home

Post scritti nel ottobre, 2009

29/10/2009

Lucca Comics & Games. Dagli spadoni ai bit.

di Antonio Sofi, alle 12:28

Manifesto di Lucca ComicsDa oggi giovedì 29 ottobre fino al 1 novembre si terrà a Lucca il mega appuntamento dedicato ai Comics – e da qualche anno anche ai Games: Lucca Comics & Games, appunto.

Programma (ricchissimo), città (spettacolare). Come scrivevo anche su Core: «Una enorme bolla ludico-narratica che invade le mura della città toscana, fumettari d’antan e giocatori digitali che camminano sui bastioni, frotte di cosplayer e cavalieri con spadoni di plastica che smettono di pestarsi solo quando va via il sole (non ci son le notturne)».

Sarò sicuramente questo pomeriggio a Palazzo Ducale, alle 17.30, ad un incontro di Comics Talk, una serie curata da Matteo Stefanelli, dal titolo “Crossmedia = CrossComics: verso un nuovo fumetto? Ambienti digitali e nuove piattaforme. Scenari dal fumetto del futuro” – a raccontare il fumetto che naviga digitale e che ho potuto osservare in questi anni, dal progetto Bit Comics all’attuale Coreingrapho. Modera una vecchia conoscenza, Antonio Dini. E ci saranno Gianfranco Cordara, Roberto Recchioni, Antonio Sofi, Andrea Artusi.

Nei prossimi giorni farò probabilmente alla presentazione del libro di Makkox e all’aperitivo di ANIMAls, il pomeriggio di venerdì. Fatevi vedere, nel caso.

28/10/2009

Atzechi zumpappà

di Antonio Sofi, alle 02:41

Ho perso il conto. Negli ultimi cinque anni i post in cui ho scritto di Diego Bianchi fanno quasi una categoria a parte, una specie di Zoreide: dal video a Les Blog ai pdf sul Grande Fratello, dal falso d’autore delle cronache olimpiche alle quasi 40 puntate di Tolleranza Zoro.

Mi lega a lui amicizia e dajismo, e cantarne troppo le lodi non è cosa di gusto. Ma oggi Diego compie 40 anni, e un post di auguri, nella Zoreide qui dentro, su Webgol, ci sta. (il titolo incomprensibile è ovviamente un omaggio ai tipici suoi)

22/10/2009

Ostalgie canaglia. Dai, è finita, tschüss.

di Enrico Bianda, alle 20:11

Ho visto una cosa straordinaria oggi. Un lungo documentario datato 1989, in bianco e nero girato da 12 registi appartenenti alla DEFA, operatori e giornalisti dell’audio-video che realizzavano materiali televisivi a sostegno del regime della DDR. All’indomani del famoso lunedì 9 ottobre di quell’anno – all’indomani della grande manifestazione che portò 90000 persone in corteo attraverso la città di Lipsia – questi operatori vennero mandati a filmare e a intervistare un po’ tutti i protagonisti di quella storica giornata.

La cosa straordinaria (se vogliamo grottesca con un bel po’ di senno di poi) è che questi se ne andavano in giro come degli entomologi per caso, a intervistare le persone. Operai nei cantieri, disoccupati in fila all’ufficio collocamento, giovani studenti: dentro le sezioni del partito (l’unico ammesso), le caserme, le sedi della polizia, gli uffici amministrativi, e così via. Per alcune ore, è come un flusso che slitta ai confini della storia: persone che non hanno capito che cosa è accaduto. Magari sanno che in città qualcosa è cambiato, ma di fronte alle interviste a caldo non sanno come interpretare il cambiamento. Sanno peraltro che non si possono sbilanciare più di tanto. Alcuni mantengono una rigidità da interrogatorio che mette paura.

Le candele di Lipsia. In una foto storica di archivio.
Le candele di Lipsia. In una foto storica di archivio.

In quel momento, nonostante le 90000 persone e le candele ancora accese davanti alla sede della STASI, si sentono di fronte ad un bivio. Dire la verità o recitare la manfrina che la DDR voleva sentirsi raccontare. Ancora più dissonante è la faccia del capo della polizia, che continua a scuotere la testa: si sente sotto esame, non sa che dire, ma deve parlare e mantenere un certo rigore. Quei documenti li vedranno a Berlino, la macchina della propaganda è in marcia. Ogni tanto, però, il capo della polizia viene percorso da uno spasimo che lo rende umano. Come a dire: ragazzi, dai è finita, lo sappiamo tutti.

I materiali delle interviste sono stati girati tra il 16 ottobre e il 7 novembre. Due giorni dopo il muro viene giù.

Jana Hensel, la ostalgie della DDR

Mi è rimasta però ancora una cosa da riprendere. Ne ho riparlato anche con Jana Hensel, autrice del romanzo Zonenkinder, l’altro giorno a Berlino. La ostalgie. Lei è porta su di se l’accusa di essere una nostalgica della DDR. Sicchè insomma ho chiesto a lei di raccontarmi un po’ che cosa ne pensasse. E lei l’ha presa da lontano. Ecco più o meno cosa mi ha raccontato:

Conoscerai il palazzo della Repubblica a Berlino, no? E’ stato appena abbattuto. Nella mia infanzia quel palazzo era il simbolo dell’oppressione e della repressione. Li dentro si tenevano le manifestazioni della SED, ed era tutto però così lontano dalla mia vita. Io non volevo averci a che fare. Per altri era un luogo ridicolo.

Ma nel momento esatto in cui questo palazzo scompare, ecco esso diviene il simbolo della mia vita. Anche se non ho avuto nulla a che fare con lui! Avviene una riunificazione retrospettiva con questa cosa, e per me è davvero difficile da spiegare.

Jana Hensel
Jana Hensel

Ora il fatto che io mi senta in qualche modo legata a questo palazzo mi proietta in una dimensione di nostalgia. Addirittura parrebbe che io desideri un ritorno alla DDR.

Ostalgie non è il desiderio di un ritorno al passato, alla dittatura, ad uno stato repressivo come era la DDR. In realtà l’ostalgie è il desiderio di ricollegarsi alla propria vita, come in un flusso che è stato in passato interrotto. E’ un tentativo, fatto con una certa consapevolezza, di ricordarsi di film, di libri, di musica. Ricordare attraverso le espressioni della cultura pop della DDR.

Ascolta un pezzetto dell’audio dell’intervista

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

I tedeschi dell’EST sono stati molto criticati per questo loro tentativo di ricordare. Personalmente non ho mai potuto capire queste critiche. Nella DDR noi abbiamo vissuto, abbiamo condotto una vita che aveva anche dei tratti di normalità. Avevamo una vita quotidiana che vogliamo ricordare senza per questo immaginare un ritorno alla DDR.

Concludo, per sottolineare come questa questione del Palazzo della Repubblica sia sentita in Germania. Oggi, il quotidiano Die Welt, nella prima della cultura, pubblica un piccolo articolo molto significativo: “Koalition will sich zum Schloss-Wiederaufbau bekennen”: come a dire che la coalizione di governo appena insediatasi verrà ricordata come quella che ha ricostruito il Castello. (originariamente, prima che la DDR costruisse il suo Palazzo della Repubblica, il sito, accanto alla Humboldt Universität e all’Opera, accoglieva un importante Castello imperiale, e questo verrà ricostruito in modo filologico). Come dicono qui: Tschüss.

    ASCOLTA:

  • Sulla Rete Due della Rsi, i documentari audio, comodamente on demand. Ci sono otto puntate: metà da Lipsia e metà da Danzica, tutte raccolte nella pagina di Laser, con vari materiali. A cura di Enrico Bianda e Cristina Foglia.

21/10/2009

Ostalgie canaglia. Kinderzone: nessuna colpa, nessuna gloria.

di Enrico Bianda, alle 14:26

In questi giorni di lavoro, mentre provo a ricostruire la Lipsia degli anni 80, fino a pochi mesi prima della Friedliche Revolution, e la guardo perdersi in questi venti anni, annebbiarsi in una guazza immobiliarista, di frenetico rinnovo e distruzione, mi è stato abbastanza difficile mettere a fuoco davvero il passato, ma soprattutto il passaggio.

Che cosa è successo alle persone che davvero da un giorno all’altro hanno visto i supermercati riempirsi di tutto quello che a Ovest si poteva comprare? In questa città nel 1989 non c’erano telefoni, privati intendo. Non c’erano le linee telefoniche. Mi hanno mostrato, con un certo orgoglio direi, che cosa usavano per comunicare tra amici e conoscenti. Cartoline mandate per posta.

“Domani passo da te alle 2”.
“Ceniamo insieme mercoledì?”.
“All’emporio questa settimana arriva il bagnoschiuma Vidal”.

Oppure fuori dalla porta di casa si lasciava una blocchetto di carta, chi passava lasciava un messaggio.
O direttamente si suonava alla porta.

Steffen Schleienmacher. Photo by Enrico Bianda
Steffen Schleienmacher. Photo by Enrico Bianda

Allo stesso tempo Lipsia era una città aperta. Proprio come la pensiamo noi una città aperta. Per molti motivi, alcuni oscuri, qui si poteva andare alla Gewandhaus, la principale sala da concerto della città, tra le più celebri sale di tutta Europa (oggi ne dirige l’orchestra Riccardo Chailly, in passato Kurt Masur), e si assisteva ad un programma che prevedeva musiche di Stockhausen, Holliger, Nono. Quanto di meno istituzionale si potesse immaginare. Altro che marce e inni di regime.

Ne ho parlato diffusamente l’altro giorno con un compositore contemporaneo, Steffen Schleienmacher, che a Lipsia è arrivato nel 1980 per studiare al conservatorio. Ha conosciuto la cultura di questa città e le libertà che qui si potevano sperimentare. Poche confrontate a quelle occidentali certo, ma preziose in una città che – come mi ha detto una donna – era “nera e odorava di torba”.

    (Mi ricorda l’odore dei cetrioli e dei calzini nelle campagne lituane, di un vecchio viaggio webgolliano di qualche anno fa: questo è il link, con tutti i materiali sbalestrati dai passaggi in troppe piattaforme)

Tutto questo per dire che poi, alla fine, ieri sono andato a Berlino. Dove ho incontrato una giovane scrittrice, Jana Hensel. Con lei ho capito davvero che cosa deve essere stato il trauma del passaggio, per una generazione (la sua: classe 1976), che all’improvviso si è ritrovata in un mondo che non conosceva. Che parlava una lingua diversa. Senza aver fatto a tempo ad essere davvero una cittadina dell’Est. Nessuna colpa in un paese di colpevoli. Nessuna gloria in un paese di eroi.

Qui sotto un momento dell’intervista con Jana, in tedesco, ancora non montato. Clicca per ascoltare

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

Una generazione a metà, ibrida, i kinderzone, come li ha chiamati lei. Una zona nella quale loro, ma in fondo tutti i cittadini dell’est, continuano a vivere. La DDR è sicuramente scomparsa dalle strade, negli arredi, nei sapori, negli odori, ma resta sempre viva dentro le persone, come un’ombra, una paura, un’incomprensione, una colpa.

    ASCOLTA:

  • Sulla Rete Due della Rsi, i documentari audio – fino a venerdì, alle 9.00 in diretta, e poi anche comodamente on demand. Ci sono già le prime sei puntate audio: tre da Lipsia e tre da Danzica, tutte raccolte nella pagina di Laser, con vari materiali. A cura di Enrico Bianda e Cristina Foglia.

20/10/2009

Ostalgie, ostalgie canaglia

di Enrico Bianda, alle 07:48

Ma allora la ostalgie esiste. Se ne parla spesso, se ne legge pure, me la sono ritrovata un po’ ovunque preparando questa gita a Est. E poi, da dietro un palazzo in questa Lipsia piovosa maledetta, è spuntata, bella cartocciara appiccicata dietro un portone di ferro, quasi non si vede, non fosse per la pioggiaventopioggia non mi sarei nemmeno voltato a guardarla.

Ostalgie
Ostalgie, Lipsia. Foto di Enrico Bianda

Allora, coordinate. Lipsia, ma anche Berlino. A vent’anni, quasi, dalla caduta del muro, a raccogliere storie in questa città di Sassonia, dove tutto iniziò, un anno prima quasi, silenziosamente. Poi il 9 ottobre la gente si incamminò e pacificamente andò a metter candele – in 90.000 – sotto il portone della sede cittadina della Stasi.

Lipsia, 9 ottobre 1989
Lipsia, 9 ottobre 1989

Una raccolta di testimonianze soprattutto su quello che è accaduto in questi venti anni, tra adolescenti inquieti, compositori d’avanguardia e frange di estremisti di destra.
Che ne è stato di una generazione di mezzo?
Che cosa resta della DDR?

Qui qualche appunto, qualche foto. Di seguito una introduzione non disponibile sul sito:

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

(Clicca per ascoltare)

Sulla Rete Due della Rsi, i documentari audio – fino a venerdì, alle 9.00 in diretta, e poi anche comodamente on demand. Ci sono già le prime due puntate, dai cantieri navali di Danzica, e dal centro di Lipsia.

    ASCOLTA:

  • Danzica e Lipsia, vent’anni dopo la caduta del muro di Berlino, a cura di Enrico Bianda e Cristina Foglia.

19/10/2009

Venice Sessions. Il futuro dei media (ma meglio puntare al viceversa)

di Antonio Sofi, alle 11:46

Martedì (ovvero domani) sarò a Venezia a seguire con piacere i lavori di Venice Sessions su un tema a me molto caro: Il futuro dei media nell’era digitale.
(E, giusto per accennare al titolo, ho sempre trovato affascinante parlare anche del viceversa: i media del futuro; di come gli strumenti, i luoghi, le tecnologie, le stesse relazioni che si stabiliscono dentro la rete sociale, creino nuove opportunità, anche giornalistiche, per raccontare le cose).

Il programma completo dovrebbe essere qui: da Martin Sorrell a David Weinberger (ma da quello che so ci dovrebbero essere più ospiti). Il tutto al Future Center (che non so dove sia) della città  più struggente che c’è (che è Venezia appunto, nessun problema nemmeno ad esser banali). Proverò a far cenno delle cose che si dicono, magari su Twitter.

La copertina di Ne approfitto, visto il tema, di segnalare (e come spesso accade per le mie cose, non l’ho fatto prima senza bene sapere perché), un lavoro uscito poco meno di un anno fa, scritto a sei mani, con interventi di Carlo Sorrentino, Enrico Bianda e miei (Antonio Sofi). Il titolo è “Attraverso la Rete. Dal giornalismo monomediale al giornalismo crossmediale“, edito (e molto ben curato) dai tipi di Rai-Eri per la collana di studi massmediologici “Zone”. Il (macro)tema è sempre quello: come sta cambiando la professione giornalistica dentro (e appunto attraverso) la rete.

Con un focus – sia teorico che empirico – sulla professionalità  giornalistica e i cambiamenti più o meno strutturali delle redazioni giornalistiche che si affacciano su internet (con alcuni modelli abbozzati dei casi italiani). Lo segnalo perché – con i miei tempi biblici – sto lavorando ad una versione pdf delle parti da me scritte, da scaricare: un anno di vita, da queste parti, vale per dieci, ma qualcosa di interessante credo ci sia, per gli appassionati.

18/10/2009

All’anima di ANIMAls /5. Come galleggiare.

di Antonio Sofi, alle 16:15

La copertina (firmata Mannelli) del 5 numero di ANIMAls in edicolaCome ormai d’abitudine, segnalo qui il nuovo numero di ANIMAls (qui il blog ufficiale) – bello e acquattato nelle edicole da qualche settimana ormai (esce stabilmente ogni inizio di mese, come s’usa per i mensili educati bene). La copertina (qui accanto) è firmata da quel mostro di Mannelli. Un gran bel numero. All’interno c’è un Gipi che altri no ma lui puote; un Bacilieri notevole, con fotogrammi deserti di una Milano agostana, che risuonano di silenzio accaldato; una intervista a Federico Baccomo, aka il Duchesne di “Studio Illegale”, accompagnato da un suo racconto inedito.

C’è un fumetto di una autrice cinese, Rain e di Japhet Miagotar, fumettaro africano; c’è il solito Bastien Vives che a me – me ne farò ormai una ragione – non riesce a scaldarmi (anche se un po’, Turlut, m’ha smosso). Poi c’è una storia di un uomo senza testa, una bella idea di Gregory Panaccione che mi ha appassionato per qualche pagina per poi deludermi molto nel finale; le solite meravigliose pagine di Novecento, con una corrispondenza di guerra del 1937; c’è Jason, Pino Creanza, le strip di Vinci, Pettinato e Canottiere, le rubriche di Luigi Bernardi e Francesca Sibani (e vabbè, anche la mia: che mi diverte moltissimo scrivere, ma che qui dico solo per completezza).

Tratto da Epifanie del giovine assassino, di Makkox

Poi. A ‘sto giro c’è anche una storia-storia di Makkox (Marco Dambrosio): Epifanie del giovine assassino. Una cosa da lustrarsi gli occhi, che a me ha mosso il co-cor – e non solo per affetto e amicizia nei confronti sua. Sono le atmosfere di formazione che a lui s’accocchiano più morbide: la fanciullezza pensosa, quel guscio traslucido di timidezza e curiosità che ti tiene sempre lontano dalle cose, quell’attrazione ipnotica che ti fa stare sempre un secondo più avanti e un secondo più indietro di ciò che intorno accade. Sfalsato. In attesa.

“Le sento. Cicale. Quel suono è fitto. E’ come le chips di polistirolo: imballa lo spazio. Se mancasse di botto mi sentirei galleggiare nel vuoto”.

16/10/2009

Un killeraggio vero, anzi “Verissimo”

di Antonio Sofi, alle 11:41

[Era una nota su Facebook, poi ho pensato di metterla anche qua, più o meno uguale]

“Alle sue stravaganze siamo ormai abituati”.
“E’ impaziente, non riesce a stare fermo, avanti e indietro”.
“Ci regala un’altra stranezza”.

Il testo che accompagna il servizio sul giudice Raimondo Mesiano, il giudice che ha condannato Mediaset ad un risarcimento milionario alla Cir di De Benedetti – servizio andato in onda su Mattino Cinque, programma di approfondimento di Canale 5 – andrebbe trascritto completamente, parola per parola: per quanto è incredibile.

[Ne scrive anche Luca («Non è più un paese civile. Ok?»), Gilioli («Si chiama, semplicemente, linciaggio»), Guia («È la lucignolizzazione collettiva: nessuno si senta escluso») e immagino altri via via seguiranno)

La tecnica è quella classica di tutta la comunicazione di stampo berlusconiano, dal nome “Forza Italia” al materiale propagandistico “Una Storia Italiana”, così simile ad un femminile da edicola. Si chiama criptomnesia. E’ quando, per far scivolare meglio un messaggio, lo ungi di qualcosa di familiare, riconoscibile e riconosciuto, rassicurante.

“Passeggia l’uomo Raimondo Mesiano per le strade milanesi”
“Due sole volte si sofferma, una al semaforo, l’altra a pochi metri dal passaggio pedonale, per accendere l’ennesima sigaretta del mattino”

Il servizio andato in onda e firmato Annalisa Spinoso, è un killeraggio vero – anzi “Verissimo”. Lo stile è infatti esattamente quello lì, del rotocalco televisivo: la voce melliflua che fa telecronaca delle immagini, la musica alta di sottofondo, il testo che insinua e strizza l’occhio di continuo, le inquadrature “paparazzate” (dietro la grata, dal barbiere – come se lui si nascondesse). Il sottotesto è chiaro, sarebbe chiaro anche al di là del testo (disgustoso): è uomo da gossip, nasconde qualcosa. E’ degno di un servizio così.

“Guardatelo, seduto su una panchina: camicia, pantalone blu, mocassino bianco e calzino turchese – di quelli che in tribunale non è proprio il caso di sfoggiare”

[Update del 18/10/2009, ore 15.00. Da Massimo, un aggiornamento sulle modalità attraverso cui si è risposto (ci si è opposti) a questo video, con campagne folkloristiche (di chi parla anche Achille), dalla logica trita e inerziale, che hanno lo stesso retropensiero televisivo: semplificante e alla ricerca dell’audience. La mia opinione, che Massimo riporta anche di là è che quando si ha ragione marcia, come in questo caso, bisogna essere seri e inappuntabili e batter cassa.]

15/10/2009

Una domanda pacata firmata Pattuja

di Antonio Sofi, alle 21:27

Avevo qui scritto del numero uno di Pattuja, monopagina dajista in formato A4 (in quel caso diffuso a manella tra i fritti alla Festa di Genova). Poi c’è stato un secondo numero volante, sempre allestito dalla Fondazione Daje in nome quasi collettivo, in cui ci si interrogava – diciamo così – di quanto fosse arduo trovare nella realtà tracce degli evocatissimi simpatizzanti Pd.

Ora, giusto per dire (che spesso qui non tengo traccia delle cose che faccio altrove) che è uscito il pdf del terzo numero di Pattuja, a ‘sto giro quasi monografico su Binetti e dintorni. In un dichiarato omaggio alla logica dei ciclostile, è tutto compresso in un pdf di nemmeno 800 kb, pronto ad essere – alla bisogna diffusiva – stampato da qualsiasi stampante.

Il terzo numero di Pattuja, pdf da scaricare

ALL’INTERNO: Il leader del futuro, La metafa di Pigi, Il Dajetwit, 10 motivi per cui Binetti sta nel Pd (thanx Zabajone), i titoli della Fondaje tutta, le vigne di Makkox e Artefatti.

Ah! Sta anche felice e bello acquattato su Virus, la satira virale de L’Unità, che ha tante altre belle cosine da leggere e vedere, e che consiglio (qui giù il logo di Bobo Artefatti, ma poi ci sono la Fornario, Salis, i FaceCool, OON e i suoi Parla come magni, i video di Metilparaben, ecc. ecc.).

05/10/2009

Coreingrapho, non-rivista a fumetti premiata per miglior grafica

di Antonio Sofi, alle 19:32

Lo scorso anno alla Blogfest di Riva del Garda mi era capitato la (a dire il vero piacevole) incombenza di dover salire sul palco a ritirare – per conto di terzi amici e assenti – due Macchianera Blog Awards: il premio per “Miglior post 2008” (vinto da Diego Bianchi) e “Miglior blog a fumetti” (vinto da Marco Dambrosio). Quest’anno, causa precedenti impegni, non sono riuscito ad essere presente alla festa di tre giorni organizzata da Gianluca Neri patron di Macchianera (che è anche molto altro oltre i Blog Awards: un mix di incontri, barcamp tematici e sano cazzeggio).

LEGGI: l’articolo del Corriere.it con la lista delle categorie e di tutti i premi vinti

Il blog award vinto da Coreingrapho (grazie a Susan per l'amorevole custodia)
Il Macchianera Blog Award vinto da Coreingrapho (grazie a Susan per l'amorevole custodia)

Quest’anno, tra i blog candidati, nella categoria “Blog con miglior grafica”, insieme a signori blog, c’era però anche uno dei miei “figlioletti” web: l’amatissimo Coreingrapho, non-rivista a fumetti (come ci piace chiamarla) che ha debuttato nel gennaio del 2009 da una idea di Marco Dambrosio, mia e di Flaviano Armentaro e che in appena dieci mesi ha visto finora più di 70 tra fumetti scrollanti, strip e tavole con il coinvolgimento di più di 20 eterogenei e straordinari autori.

Autori che hanno provato a giocare con il lato narrativo e digitale del fumetto, con storie spesso intime e personali, sempre con il piacere di giocare con i limiti e le potenzialità del fumetto ai tempi di internet (per esempio, appunto, con tavole che non ricalcano la pagina cartacea ma scrollano verso il basso allo scrollar di rotellina di mouse).

Sono quindi molto contento del premio, che nel merito va per il 99,9% al Marco Dambrosio di cui sopra, che ha pensato e disegnato la struttura grafica del sito (fosse stato per me l’avrei cambiato mille volte, lo ammetto). E sono contento perché mi sembra anche un bel segno per un progetto fatto di gente che ama il fumetto in tutte le sue forme, e in questo senso va a tutti quelli che hanno avuto voglia di partecipare in questi mesi con fumetti, testi, sceneggiature, commenti, pacche sulle spalle, consigli e critiche (non so nemmeno quante migliaia di commenti abbiamo nel database). E ovviamente a chi ha votato. Altre riflessioni suall’insight di Coreingrapho. Intanto, qui, grazie :)

01/10/2009

Anti-italiani? Prrr!

di Antonio Sofi, alle 08:50

Riparte Parla con Me, riparte Tolleranza Zoro – serie di videini di e con Diego Bianchi ospitati dalla trasmissione di Dandini & company. Questa qui sotto è la puntata numero 35, online di circa un minuto e mezzo più lunga rispetto lla versione andata in onda – per chi non l’avesse vista e per chi non c’era.