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Post scritti nel settembre, 2009

19/09/2009

Scrittura con luce, che prevede. Cinque film sui fotografi italiani.

di Enrico Bianda, alle 11:33

E va bene. Visto e considerato che Antonio mi solletica con le parole dedicate a Berengo Gardin, colgo l’occasione per segnalare una fantastica iniziativa di un pugno di coraggiosi autori. Cinque dico cinque notevolissimi documentari dedicati ai cinque grandi della fotografia italiana. Si intitola semplicemente Fotografia Italiana.
Qui sotto, il video-trailer di presentazione.

Nell’ordine, senza voler fare classifiche, ne sono protagonisti il nostro Gianni Berengo Gardin, Gabriele Basilico, Ferdinando Scianna, Franco Fontana e Mimmo Jodice. Insomma a ben vedere ci sono tutti, quelli storici. Portatori di estetiche non sovrapponibili, amanti di luoghi e momenti diversi, fotografi che hanno percorso strade diverse, usato strumenti distinti. Li si vede in queste belle storie scritte e condotte da Alice Maxìa e dirette da Giampiero D’Angeli, raccontarsi seduti ad un tavolo, scorrere le immagini di una vita, camminare incontro alla luce, tra le ombre e il movimento – farsi insomma narrazione sul filo della memoria. Arte e storia della fotografia.

Per chi ama la fotografia è semplicemente meraviglioso vedere Jodice aggirarsi per gli scavi romani di Ercolano, alla ricerca di un cono di luce giusto, con in mano una delle sue Hasselblad. Oppure osservare il reticolo che spezzetta l’immagine in un banco ottico prima dello scatto di Gabriele Basilico.

I documentari durano tutti e cinque quasi un’ora, molto ben girati, avvicinano lo spettatore e l’appassionato al cuore della pratica fotografica dei protagonisti. E’ un’indagine intima nelle scelte e nelle motivazioni, un raro esempio di documentazione su un patrimonio umano straordinario che in Italia, come spesso accade, viene naturalmente sottovalutato.

16/09/2009

All’anima di ANIMAls /4

di Antonio Sofi, alle 16:45

E’ da qualche settimana in edicola il quarto numero di ANIMAls, e ormai ho preso il ritmo e il piacere di darne segnalazione qui.

La cover del quarto numero di ANIMAls
La cover del quarto numero di ANIMAls

Devo dire che Laura Scarpa e gli altri stanno facendo un ottimo lavoro: c’è una nuova grafica per lo spazio della Posta, con camei di Scòzzari e aumentata di una pagina (giusto: è fondamentale per riviste di questo tipo – penso all’amatissimo spazio di Totem Comic, curato da Massimiliano Bruno e per un periodo Monica Cardona, che era una specie di blog ante-litteram e valeva da solo il prezzo della rivista), continuano le 5 pagine 5 di Gipi e l’amor fou per Bastien Vives (piano piano mi convinco, eh – ma bella l’impaginazione delle pagine di moleskine disegnate), poi ci sono i fumetti di Emile Bravo, Gregory Panaccione, Lewis Trondheim, Davide Toffolo e Paolo Bacilieri, i soliti gioielli iperrealisti di Mannelli, otto pagine di Marco Makkox Dambrosio (c’è bisogno che aggiunga aggettivi? lui ci ha fatto un fumetto), un racconto inedito di mr. Paolo Nori con disegni di Marco Petrella, qualche strip d’autore (deliziose quelle di Lorena Canottiere, sul baby-talk, potremmo dire).

Poi, l’intervista più azzeccata dei primi 4 numeri (per me, ovviamente). A quello che considero (per fortuna non unico) il più grande fotografo italiano di tutti i tempi: Gianni Berengo Gardin. Una sua mostra antologica, ormai un po’ di tempo fa, mi ha fatto per la prima volta capire la magia narrativa che può nascondersi tra le pieghe di luce di una foto – prima la fotografia mi aveva sempre annoiato, limite mio. Una fotografia, quella di Gardin, che è spesso nel non-fotografato. Perché i grandi fotografi questo hanno di speciale – se ne fottono del recinto dell’inquadratura, che è conventio ad excludendum solo per chi non sa: nelle mani di uno come Berengo Gardin diventa in un attimo maggioranza assoluta, convergenza parallela, un intero pentapartito di opportunità. (Per dire, di quando ne scrissi nel 2004, di uno splendido libro su Cinisello Balsamo – dico Cinisello Balsamo: che tutti sono bravi a scattar belle foto a New York).

C’è un libro-intervista, di Silvana Turzio, che prenderò. Nello specifico dell’intervista, ho apprezzato molto il passaggio sul paratesto, e sull’ombra umana anche nelle foto delle cose, delle case – a partire da un libro meraviglioso, del ’77 “Dentro le case”, e questo di seguito:

Il bello della fotografia è che ogni situazione è diversa dalle altre, e quindi è un piacere, un divertimento, una ricerca di un qualcosa che sia specifico della persona e di quella situazione. Delle volte si passa in un luogo dove si sente che potrebbe venire una bella fotografia, però non è il momento. Poi si aspetta, basta che ci sia un’ombra, un colombo, una cosa che fa sì che la fotografia scatti improvvisamente.

[Ps.: per chi ha voglia e domani è a Roma, segnalo un evento Animals alla galleria Tricromia in via di Panico 35. Dalle ore 20, dovrebbero esserci alcuni tra autori e facitori di Animals, più chiacchiere e aperitivo. Se riesco faccio un salto anche io]

15/09/2009

Sistema Italia (ovvero: oddìo dobbiamo andare in onda, dove diavolo s’è cacciata la scenografia?)

di Antonio Sofi, alle 16:28

Come nella settimana enigmistica, trova la differenza tra i due cartelli del cantiere di Onna – quello delle casette di legno. Ne stanno scrivendo, in modo molto documentato Lorenzo C (che lo ha segnalato per primo, se non sbaglio), Biccio, Gilioli. E riprende la notizia persino Rai News, con un titolo che recita: “Berlusconi consegna le case realizzate coi fondi della Croce Rossa”.

Il cantiere di Onna. Lo stesso cartello prima e dopo l'estate
Il cantiere di Onna. Lo stesso cartello prima e dopo l'estate

Per i pigri che non amano seguire i link, ecco l’ottima sintesi di Biccio (sul post con tutti i link del caso):

Le due immagini che vedete qui sopra sono state realizzate all’ingresso del cantiere di Onna in due momenti distinti. La prima a Luglio, durante i lavori, e la seconda a Settembre di quest’anno, quando (e si può notare), la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha ben pensato di mettere un cappellino sopra ad un opera finanziata dalla Croce Rossa per 5,2 milioni di Euro e progettata e realizzata dalla Provincia Autonoma di Trento, nonostante le documentate resistenze della Protezione Civile che aveva escluso Onna dal piano di costruzione delle case di legno (vedi comunicato sul sito della Protezione Civile).

E’ certamente una “vittoria del Sistema Italia“, come dichiara Bertolaso amareggiato dai distinguo e dal fatto che un po’ i trentini se la son presa (poi il presidente della provincia Dellai ha smorzato le polemiche). Io, che non voglio amareggiare nessuno, non dubito che stasera Vespa e Berlusconi (nella puntata di Porta a Porta che ha provocato lo slittamento della prima puntata di Ballarò, e non avrà nemmeno la concorrenza di Matrix appiedato da un inconveniente tecnico dell’ultimissima ora: il nuovo studio non era allestito, né la scenografia realizzata) spiegheranno per filo e per segno la storia del “Sistema Italia” e delle case che stanno per essere consegnate. Ci mancherebbe.

11/09/2009

Dopolavoro (non ferroviario ma genovese e democratico)

di Antonio Sofi, alle 19:59

E’ bellissima Genova – una città che un po’ si nasconde, camuffa la sua bellezza, s’infratta tra le cose e le case, come la sua architettura carruggia. Da quel poco (ahimè) che ho avuto modo di vedere in quasi due settimane che ho messo lì le tende – a dare una mano a Diego Bianchi per il Dopolavoro Democratico, una specie di dopocena festaliero con dibattito, video e chiacchiera che ha avuto un certo apprezzamento anche come trasmissione tv (ma non doveva esserlo, all’inizio), e che si è svolto appunto a margine della Festa Democratica nazionale – c’è una parte antica di Genova che è una specie di pentola a pressione di persone ed etnie, di odori in combutta e sguardi d’intesa. Un micromondo dal cuore deandreiano (facile ma sorprende sia proprio così: speziato, struggente) che potrebbe esplodere in ogni secondo, e proprio per questo in perfetto equilibrio.

Uno dei momenti più attesi: l'ingresso in scena con lettura di Noi
Uno dei momenti più attesi: l'ingresso in scena con lettura di Noi

Sul sito della Fondazione Daje, per chi avesse curiosità, c’è una pagina apposita dedicata al Dopolavoro Democratico – con (più o meno) tutto dentro: tutte le 16 puntate in video (con ospiti da Sergio Cofferati a Michele Romano della friggitoria dei frisceu di Sampierdarena, da Debora Serracchiani a Francesca opinionista con il cappello bianco, da Enrico Mentana e Walter Veltroni a Valentina camallo che contestava sbattendo il cappello da operaia sul palco), le foto delle serate, i dovuti e sentiti ringraziamenti, oltre che il link ad un fogliaccio dajista che abbiamo ivi diffuso e si chiama Pattuja: Dopolavoro Democratico