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07/08/2009

L’Italia sottosopra (e senza astri). Il sismografo delle nostre rimozioni.

di Antonella Sassone, alle 14:28

[Per la rumizzeide, categoria che da 5 anni accompagna con piccole chiose a margine i viaggi estivi di Paolo Rumiz, una sintesi virgolettata di Antonella Sassone, che da tempo segue e studia i viaggi (e l’idea di viaggio narrativo) dell’inviato di Repubblica, quest’anno in cerca dell’Italia profonda o sprofondata, che ribolle e si muove: L’italia sottosopra. Altro arriverĂ  (forse, si spera). Buona lettura. as]

Paolo Rumiz quest’anno ci racconta dell’Italia. Nell’Italia: «Nell’Italia degli abissi, dei vulcani e degli antri dove nascono i terremoti». Un racconto di terra, acqua e fuoco, di «un pezzo di mondo dove Dio ha voluto che Bello e Terribile s’intrecciassero piĂą a fondo che altrove».

La preparazione del viaggio ha visto coinvolti vari «Dottori del profondo»: geologi, vulcanologi, storici dei terremoti, sismologi, geofisici. Rumiz si muove con mezzi vari anche quest’anno, a cominciare dal traghetto. Ha una «carta della meraviglie» con sĂ©, una carta geologica per l’esattezza, e per la prima volta un computer, per leggere la topografia dei luoghi per mezzo delle immagini satellitari. Ma nel suo sacco, ci sono anche come al solito libri e appunti. Non ci sono, quest’anno, invece, le splendide foto di Monika Bulaj (su Webgol una intervista di qualche anno fa).

Belice, foto d'archivio. Quest'anno non ci sono le foto di Monika Bulaj, presente negli ultimi viaggi.
Belice, foto d'archivio. Quest'anno non ci sono le foto di Monika Bulaj, presente negli ultimi viaggi.

Un viaggio nell’Italia sottosopra, e non importa se «gli italiani non sanno e quel che è peggio preferiscono non sapere», come gli dicono in tanti. Parlare di calamità naturali come i terremoti «imbarazza i politici», «rovina il gioco ai palazzinari», «inorridisce gli operatori turistici». Nella puntata del sei agosto l’organista nella chiesa di S. Giorgio a Ragusa lo ammonisce di stare attento al suo viaggio perché potrebbe fare la fine di Tina Merlin, che fece la previsione della frane del Vajont e la denunciarono per procurato allarme! «Ma sì, è tutto così chiaro.» dice Rumiz. «Niente come il mancato antisismico svela la scomparsa del futuro dalla mente degli italiani».

Insomma, la parola “pericolo” infastidisce. Una passeggera sul traghetto Napoli-Palermo gli chiede se sa cosa vuol dire la parola «disastro». E’ la «mancanza di stelle che spaventa in naviganti. Vuol dire andare senza gli astri che indicano la strada» gli spiega. E il termine «rischio»? Anch’esso ha un significato importante. Ha origine dal persiano ed indica un forte vento, il Ruzgar, tanto pericoloso da causare naufragi. «Prender il Ruzgar», per gli italiani divenne «prendere il rischio».

E la nostra penisola di rischi ne corre. E’ una terra che ribolle, che erutta, che frana. Come il sismografo indica i movimenti tellurici, così il viaggio di Rumiz promette di essere un po’ come un «sismografo delle nostre paure e delle nostre rimozioni». Figlio di terra trema, quella friulana, vuole vedere dentro la terra che trema.


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