21/07/2009
Il ritorno (o la vendetta) di Italia.it
di Antonio Sofi, alle 13:48
Qualche settimana prima della messa off line per manifesto insuccesso del primo Italia.it feci una presentazione che fu accolta da un certo interesse: Do it better. Le cose da non fare in Rete. Il caso di Italia.it.
Italia.it, il ritorno. O la vendetta, come Rambo. Da qualche giorno è di nuovo online il famigerato portale del turismo italiano, dopo quasi un anno e mezzo di black-out. Il progetto precedente fece molto discutere per gli errori tecnici e le inesattezze contenutistiche, nonché per il budget completamente fuori scala rispetto al resto del web, dove spesso le nozze si fanno con i fichi secchi.
Un progetto faraonico realizzato male e comunicato peggio, calato sul web come una navicella aliena e messo off line per manifesto insuccesso dopo numerose proteste anche ufficiali. Ora la nuova versione, fortemente voluta da Michela Brambilla – terzo ministro che si passa il cerino acceso del portale che dovrebbe rilanciare il turismo italiano, dopo Lucio Stanca (cui si deve il contestato progetto iniziale e buona parte dei difetti “genetici”) e Francesco Rutelli (autore anche all’epoca di un video di saluto che ancora spopola su YouTube grazie al tormentone “plis visit auar cauntri”).
Il nuovo Italia.it non è granché, però, a detta di tutti – esperti e semplici visitatori. Graficamente banale (c’è chi ha notato forti “somiglianze” con l’omologo spagnolo spain.info), povero di contenuti “vetrinizzati” e ricco di problemi tecnici (dall’accessibilità alla validazione del codice al SEO – vedi l’analisi di Tom Stardust), con un’accozzaglia disordinata di link (vedi la pagina su come organizzarsi un viaggio), un motore di ricerca che funziona male (come nota Mantellini tra le altre cose) e poche concessioni a quel web fantasmagorico e social cui siamo ormai abituati.
Disattese le promesse della vigilia, che annunciavano un sito “emozionale”: «Non vedo niente di emozionale – scrive su friendfeed il web designer Dario Agosta – a me turista norvegese non interessa sapere che a Bologna si mangiano i tortellini, mi interessa sapere cose che non so. “Tell me something I don’t know”». E poi aggiunge, facendo in fondo la descrizione esatta della natura dei contenuti generati dagli utenti che si trovano in tutti i social network di ultima o penultima generazione:
«E’ “emozionale” la luce della Val Venosta dopo un temporale di luglio, la ragazza carina che ti sorride in Piazza Plebiscito a Napoli, il cameriere che si siede a fumare una sigaretta con te fuori dal ristorante, e l’attimo di vertigine che mi prende sempre quando esco dalla stazione di venezia e vedo il canale, e sono queste le cose che ho sempre raccontato dell’Italia. Non quella razzumaglia da sussidiario».
Dalle parti del ministero mettono le mani avanti: è un sito ancora in versione “beta” e provvisoria e si nutrirà via via del contributo di tutti. Contributo che in Rete emerge quasi automaticamente (ma si disperde altrettanto facilmente se non viene “curato”):
«La cosa straordinaria infatti rimane l’interesse delle persone, un interesse che va ben oltre il diretto coinvolgimento nelle questioni turistiche e che, a mio parere, trae origine da un orgoglio ed un amore di ciascuno per la propria terra. Siamo un popolo di poeti, santi, eroi e… potenziali guide turistiche».
commenta Roberta Milano, docente di web marketing turistico.
Un interesse un po’ inferiore a quello della precedente versione – perché è stato presentato con meno squilli di tromba e sperpero di denaro, c’erano meno aspettative, e si attende la versione definitiva. Un interesse che comunque Italia.it avrà l’onore e l’onere di usare per il meglio. Internet difficilmente farà sconti: l’annuncio non seguito dai fatti serve a poco, da queste parti.





luglio 21st, 2009 14:17
Meno sperpero sì, tanta spesa pure. 10 milioni sembrano tanti. Poi, la scusa del sito “beta” regge poco. Un conto è una beta come quella di gmail, dietro la quale ci si para da tutti gli eventuali disservizi o da varie utility deficitarie, ma altro è un sito che appare, se non è, in bozza, pieno di errori nei contenuti e nelle applicazioni. Cioè, l’errore del vecchio portale non ha insegnato nulla. Meglio consegnare con un mese di ritardo ma consegnare bene.
Cmq molto somigliante a spagna-punto-info è un bell’eufemismo (a me ricorda anche il sito di trenitalia. E non è un bene).
luglio 21st, 2009 14:55
Non so, sai? Io invece credo meglio un mese prima e orecchie aperte. E di sicuro io avrei fatto un sito completamente diverso, non avrei salvato nulla, ma il punto si fa ovviamente anche sul confronto con il passato e sulle aspettative.
Sulla spesa: dove hai trovato 10 milioni? io ero rimasto a 5 milioni, ma comunque a progetto completato.
luglio 21st, 2009 16:33
Ok, Antonio, ma consegnare un mese prima con le orecchie aperte significa NON portare una bozza ma una beta, cercando feedback per migliorare il lavoro. Così sembra un sito messo su in 20 minuti con un template standard di Joomla.
Ma chi l’ha fatto? Io non ho trovato nulla. Le leggi sulla trasparenza non impongono di render noto lo studio che lo ha realizzato? O c’è scritto e sono cieco?
Per la spesa la mia fonte ultima è stata questa: http://www.tomstardust.com/archives/italia-it-e-tornato/, che tra l’altro fa un ulteriore approfondimento teNNico. Sono sicuro poi di averlo letto anche da qualche altra parte ma non ho idea di quale altra parte quindi non so.
luglio 21st, 2009 18:50
[...] E’ tornato Italia.it, “Portale ufficiale del turismo italiano”. Ha una storia lunga e travagliata, costellata di sprechi di denari pubblici, che avevamo seguito due anni fa a seguito del movimento di Ritalia.it. Se ne trova ombra in un mio vecchio post, ma il miglior recap – aggiungendo attuali riflessioni – lo fa come sempre Antonio Sofi, in questa pagina. [...]
luglio 21st, 2009 19:13
Mi sembra che molti se lo stiano chiedendo senza risposte per ora (dico chi l’ha fatto): oggi l’ho chiesto un po’ in giro (ho fatto una chiacchierata con dal pozzo e altri) ma nessuno lo sapeva.
(mi ero perso tomstardust, grazie, ottimo lavoro, lo aggiungo alle fonti su – ma sulle fonti la maggior parte mi sembrano dire 5 milioni, anche su questo è opportuno continuare a cercare e chiedere trasparenza)