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04/07/2009

Per favore non mordermi sul collo /2. Come un riccio di mar.

di Enrico Bianda, alle 18:53

[Leggi il prologo]

L’Italia appare, e forse lo è davvero, felice. Anzi direi spensierata. Non lo detto io. L’ho solo pensato. A scriverlo, bene, è stato Francesco Piccolo (L’Italia spensierata). L’Italia è il paese dove allegramente, vestiti in modo colorato, un figlio ed un padre, di qualsiasi parte, con ombrellone sotto il braccio e secchiello, cappellino spavaldo, asciugamano e Gazzetta, passando accanto ad un ginepro, sferzano un colpo didattico, di ombrellone, che ferisce perennemente la pianta. Siamo così, un po’ goffi, un po’ cialtroni, un po’ furbi, un po’ sfortunati, ma spensierati.

Ecco, ci scorre quest’Italia davanti agli occhi e non riusciamo a distinguere la realtà dalla finzione, chi è chi e che cosa fa, quando lo fa? Così come accade nel mondo dei vampiri, che dov’è la verità?

Questo continuo slittamento tra mondi che non corrono più paralleli, tra soglie che si sovrappongono, si è palesato una sera all’improvviso, di fronte a me, in un ristorante della costa toscana. Ottimo ristorante, grande fritto di calamari, mistico antipasto di crudi, annebbiato dall’ingresso di una compagnia di giro di replicanti. Ecco la cronaca, dai toni epici.

Il tavolo si compone di tre coppie, arrivano alla spicciolata, si conoscono da poco, compagnia estemporanea, dadaista.

  • In formazione “processionarie del fusillo zucchine e gamberetti”, si siede per prima la coppia “Taranta della lucchesia”. Lei, in abito nero, maniche a sbuffo, plissettate come il sipario del Teatro di Buti (che non è un teatro di tradizione giapponese), maniche ingovernabili, che per non affondare nel sugo occorre l’intervento di un macchinista. Lui, camicia bianca Robespierre, amido Nevada, quasi Tifone Guglielmina, orologio Ostrica, dentro si sente un ticchettio lontano, ombroso.
  • Seconda coppia, “Rumba dell’Ardenza” guidata da un trombettista pirotecnico orchestra Fulgor Y su Pronipotes di Guadalajara, apertura sul petto depilato, rosso tutto, anche gli occhi, iniettati di sangue. Capelli Nero lucido, tirati indietro, consistenza del bianchetto in fricassea. Lei in canottiera Kevlar tenuta stagna, contiene a stento una sesta pompata dalla simmetria imbarazzante.
  • Terza coppia, “Faccetta nera come un riccio di mar”, guidata da Donna Assunta settant’anni fa, cofana mullet biondo rossastro, tenuta su con la salamoia delle alici, che fa pendant con uno scampo, succhiato occhieggiando al compagno dell’amica.

Sono tra noi, sono tra noi. Non ho smesso di osservarli, convinto si trattasse di una puntata di Uomini e donne, sezione “Madri coraggio”. Maria de Filippi non serviva ai tavoli, ma chiamava la tombola, da dietro il bancone del pesce fresco. Uscendo, i tre SUV parcheggiati tra i cipressi erano sicuramente i loro, mezzanotte si avvicinava, i vetri anneriti, d’impulso ho pensato a Christine, la macchina infernale, ma i cofani erano freddi, d’un freddo cadaverico.

(2, continua)


  • Per favore non mordermi sul collo V. Il gonzo della politica.
  • Per favore non mordermi sul collo /3. La manutenzione di un dolore artificiale.
  • Per favore non mordermi sul collo /4. Zora la vampira.
  • Per favore non mordermi sul collo. Prologo.

  • 2 Commenti al post “Per favore non mordermi sul collo /2. Come un riccio di mar.”

    1. Rino
      luglio 4th, 2009 21:56
      1

      Salve,
      più vado avanti con gli anni, più mi accorgo che l’Italia è – con le dovute eccezioni – una buona accozzaglia di gente, dove fra un bacco-tabacco e venere ci si accorge che esiste anche un’altra realtà. Buona serata.
      Rino

    2. 24 fotogrammi
      luglio 8th, 2009 14:47
      2

      la descrizione è a dir poco esilarante. Nemmeno una macchina fotografica ci avrebbe restituito tanti succulenti dettagli!

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