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24/06/2009

La democrazia salvata dai gattini. Il web e la protesta in Iran /2.

di Antonio Sofi, alle 21:49

Continuo a provare a tener traccia del ruolo dei nuovi media nella protesta iraniana, dopo il post di una settimana fa. Il pezzo qui sotto ̬ uscito ieri su Dnews, e qui ̬ ampliato da abbondanza di link e risorse tra le tantissime Рper provare a fare minimo o inevitabilmente non esaustivo punto di riflessione e aggregazione. as

Internet sta in un certo senso rivoluzionando il modo di fare le rivoluzioni: il modus operandi di movimenti che si oppongono a regimi più o meno autoritari, o chiedono il rispetto dei diritti umani in contesti difficili in giro per il mondo (dal Pakistan all’Egitto, dal Kenia alla Colombia e così via, vedi intervista a Tempestini).

Screenshot da CitizenTube, il canale di YouTube che raccoglie (anche) i video delle manifestazioni
Screenshot da CitizenTube, il canale di YouTube che raccoglie (anche) i video delle manifestazioni

In Iran, fin da subito è stato chiaro a tutti l’importanza strategica dei nuovi media nei fatti delle ultime settimane: esiste un vero e proprio fronte telematico della protesta, che vede da una parte il governo iraniano con i suoi tentativi di censura, manipolazione e controllo dell’informazione e dall’altra i manifestanti appoggiati da buona parte degli “smanettoni” di tutto il mondo a cercare di raccontare quello che sta accadendo, con mezzi digitali e spesso di fortuna, tra proxy fight e contenuti mobili e 2.0 che se passano chissà.

L’Iran è ai primi posti mondiali per numero di blog attivi e per uso dei social network, nonostante i deficit infrastrutturali e i 23 milioni di utenti totali, ed è proprio grazie ad una internet sempre più partecipata e globalizzata che – ha scritto qualche giorno fa sul Telegraph Leyla Ferani – è stato di fatto abbattuto negli ultimi anni il muro (informativo, culturale) che separava l’Iran dal resto del mondo.

But they're all correspondets, di Wasserman. Via la room curata da Ezekiel su ff
But they're all correspondets, di Wasserman. Via la room curata da Ezekiel su ff

La Rete è stata in questi anni una vera e propria palestra di dialogo, come dimostrano i risultati di una ricerca sui flussi di informazione della blogosfera mediorientale pubblicata dall’Università di Berkman. Lo studio, nonostante le profonde differenze locali e le difficoltà ad impattare sul serio, dimostra come Internet negli anni non sia quasi mai stato un veicolo di radicalizzazione dei conflitti o di supporto del terrorismo e abbia arricchito la sfera politica locale di inedite opportunità di partecipazione democratica e di costruzione di una agenda pubblica dal basso.

This study supports some aspects of the view that the Internet can empower political movements in the region, since it provides an infrastructure for expressing minority points of view, breaking gatekeeper monopolies on public voice, lowering barriers to political mobilization (even if symbolic), and building capacity for bottom-up contributions to the public agenda.

Ma c’è di più. Perchè Internet non è solo uno strumento dell’attivismo politico, fa ormai profondamente parte della vita quotidiana del pezzo di società che lo usa. E’ un mix vincente, è la democrazia salvata dai gattini“, come da provocazione di Ethan Zuckerman, fondatore di Global Voices Online: il meccanismo sociale e tecnologico che permette alle persone di scambiarsi contenuti “frivoli” e banali (come le foto delle vacanze o dei gattini, appunto) è lo stesso che garantisce ai messaggi della protesta di diffondersi velocemente.

I explained to the assembled funders that, while Web 1.0 was invented so that theoretical physicists could publish research online, Web 2.0 was created so that people could publish cute photos of their cats. But this same cat dissemination technology has proved extremely helpful for activists, who’ve turned these tools to their own purposes. – Ethan Zuckerman

The connection between cute cats and web censorship, grafico di Ethan Zuckerman
The connection between cute cats and web censorship, grafico di Ethan Zuckerman

In questi giorni, qualsiasi contenuto provenga dall’Iran viene continuamente rilanciato da chi lo legge, in un vorticoso passaparola planetario (Bloggasm ha calcolato una media di 58 “repliche” per ogni contenuto originale).

Ma c’è anche un ennesimo motivo, e lo evoca Noam Cohen (con la sintesi di Paolo Ferrandi): “Quando blocchi Internet per fermare l’attivismo online dei cittadini impegnati politicamente (generalmente una minoranza) aspettati la rivolta anche del popolo dei gattini (generalmente la maggioranza) che non riesce più a raggiungere il suo blog pro-felini“.

 Stop Or I'll Tweet, by Daniel Kurtzman, About.com
Stop Or I'll Tweet, by Daniel Kurtzman, About.com

Il risultato è che forse oggi nessun paese può bloccare completamente la Rete, pena la riprovazione interna e esterna e al di là dei problemi tecnici (servizi di microblogging come Twitter non hanno un centro definito, in quanto tool spalmabile e remixabile su tutto il Web).

Twitter aspires to be something different from social-networking sites like Facebook or MySpace: rather than being a vast self-contained world centered on one Web site, Twitter dreams of being a tool that people can use to communicate with each other from a multitude of locations, like e-mail – Cohen

E laddove la censura non può, arriva il monitoraggio dei contenuti. Il Wall Street Journal ha denunciato l’uso da parte del governo iraniano di una tecnologia all’avanguardia, la Deep Packet Inspection (DPI), che permette di controllare nel giro di pochi millisecondi qualsiasi contenuto che passa online: dalle e-mail alle telefonate, fino alle singole attività sui social network o alle chat. La Rete quindi verrebbe tenuta aperta anche perché così sarebbe possibile tracciare e controllare le comunicazioni in entrata e in uscita dal paese.

Terribile scenario: taci Web, il governo ti ascolta. Quello che succederà nei prossimi giorni in Iran è anche un test utile per capire i margini potenziali delle nostre future libertà. Digitali e non.


  • The revolution will not be televised (but twittered). Il web e la protesta in Iran.
  • Democrazia digitale e festival dei blog
  • Wikileaks e la trasparenza. Ovvero la politica che deve dir grazie ad Assange
  • Infodiversità dal cuore tragico degli eventi. Dall’Honduras a Viareggio.

  • 2 Commenti al post “La democrazia salvata dai gattini. Il web e la protesta in Iran /2.”

    1. Regolo
      giugno 25th, 2009 17:00
      1

      Ottimo articolo, pieno di risorse utilissime.

      Personalmente concordo con Montemagno nell’intervista a Skytg24 di ieri, un controllo effettivo della rete è strutturalmente impossibile, “control doesn’t scale” (seppur può ridurre notevolmente la facilità di utilizzo). Credo che l’esempio iraniano dimostri soprattutto che una tribuna di condivisione e conversazione mondiale è effettivamente possibile. Da buon sognatore, credo che oltre alla democrazia i gattini possono salvare anche questo mondo di divisioni culturali e stereotipate, aprendo ad un world wide web davvero world-wide (come sottolinei, “è stato di fatto abbattuto negli ultimi anni il muro informativo e culturale”). Ma è necessario lavorare in questa direzione anche al di fuori del solo contesto emergenziale.

      Empowering Cut cats worldwide sharings?

    2. Fam
      giugno 28th, 2009 10:36
      2

      Quella che si sta preconizzando è una specie “democrazia digitale”. E’ un fatto estremamente positivo; speriamo, però, che non diventi un mero rifugio in mancanza di democrazia reale. E non mi riferisco solo all’Iran, purtroppo.

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