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20/05/2009

Lo “scatta e scappa” del fotografo disintermediato

di Antonio Sofi, alle 23:55

Dura la vita del fotogiornalista ai tempi del digitale. Assediato dalla moltitudine scattante di amateur dotati di reflex e teleobiettivi, in competizione con le migliaia di scatti che inondano i social network e taggano l’universo intero – con i fotografati che invece di stare fermi in posa sempre più spesso tirano fuori una compatta dalla borsa e diventano fotografi a loro volta. La fotografia si è “popolarizzata”, come è accaduto negli ultimi anni a molte altre tecniche e arti: c’è poco da lamentarsi in tal senso. Ma se poi anche le istituzioni remano contro, il povero fotografo rischia la depressione professionale.

Uno screenshot del video girato dai fotografi alla Casa Bianca (da Lens)
Uno screenshot del video girato dai fotografi alla Casa Bianca (da Lens)

Per esempio. Sapete quanto tempo è concesso ai fotografi ufficialmente accreditati alla Casa Bianca per scattare una foto a Barack Obama in riunione ufficiale con altri capi di stato? Una ventina di secondi, più o meno. Bisogna scattare al volo, e sperare che la foto sia venuta bene: non è concessa una seconda chance. A raccontare impietosamente l’andazzo, grazie anche al supporto di una telecamera nascosta, Stephen Crowley su Lens, il blog di “visual journalism” del New York Times: «Aspettiamo tutti fuori dallo studio ovale, anche per un’ora. Quando la riunione sta per finire, partiamo di corsa: abbiamo giusto il tempo di fare un paio di scatti e poi defluire velocemente dalla stanza».

Ogni tanto c’è il contentino di una battuta pietosa del presidente all’indirizzo dei fotografi velocisti: «Spero che almeno una di queste sia venuta bene». E il bello è che non è la prima volta che lo staff di Obama si scontra con chi di mestiere racconta per immagini. La prima gaffe risale al primo giorno di lavoro del 44° presidente degli Usa. È il fotografo dello staff a scattare le prime foto, tradizionalmente concesse ai fotografi delle agenzie come gesto di buon vicinato mediatico. Ed ecco che infatti e foto fatte in casa vengono prontamente rispedite al mittente dalle agenzie stesse, con tanto di motivazione piccata: «Non vorrete mica raccontare tutto da soli? O fate entrare i nostri fotografi o nisba».

Una delle prime foto di Obama alla Casa Bianca, scattate dal fotografo 'di casa'
Una delle prime foto di Obama alla Casa Bianca, scattate dal fotografo 'di casa'

Secondo il giornalista Mario Tedeschini Lalli che è stato tra i primi a commentare il caso è tutta una questione di inesperienza: «Obama e il suo staff sono notoriamente all’avanguardia nell’uso degli strumenti di comunicazione web. Cioè sono all’avanguardia nella comunicazione disintermediata — quella che fa a meno dell’Associated Press, come del New York Times. Evidentemente è meno a suo agio con la comunicazione mediata da professionisti». L’equilibrio è difficile: se le foto sono scattate internamente, rischiano di essere troppo propagandistiche – senza mai uno sguardo esterno che possa mettere le cose in prospettiva. Se i fotografi sono lasciati liberi e freschi, troveranno di certo la smorfia che fa da sola la didascalia, e mette in secondo piano la notizia. L’equilibrio trovato finora è lo “scatta e scappa” che racconta il New York Times. Chissà se reggerà.

[Una versione ridotta di questo pezzo è stata pubblicata oggi su Dnews]


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  • Un commento al post “Lo “scatta e scappa” del fotografo disintermediato”

    1. Spindoc | West Wing Week, l’Obama disintermediato
      maggio 17th, 2010 17:12
      1

      […] appunto non è la prima volta che c’è da discutere. Per esempio già all’inizio c’era stato da ridire quanto alle foto ufficiali del primo giorno…: e alle varie “priorità” di scatto. Situazione che fece dire a molti di una […]

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