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Post scritti nel maggio, 2009

26/05/2009

I tanti divide dell’internet italiano. Dalla politica alla musica indipendente.

di Antonio Sofi, alle 20:22

La ricerca Political Divide, sull’uso del web sociale da parte dei politici italiani

Spindoc ha il piacere di pubblicare (qualche giorno fa la prima puntata introduttiva) i risultati di una ricerca inedita in Italia per metodologia e obiettivi, coordinata dall’amico Stefano Epifani dell’Università  La Sapienza e appunto pubblicato insieme a qualche mia considerazione su un tema che da tempo fa parte dei miei interessi. Una ricerca che cerca di studiare come i parlamentari della attuale legislatura utilizzano gli strumenti del web sociale per mantenere un contatto diretto con i propri elettori. Un punto di partenza per ragionare sulla politica e il web, con qualche dato sottomano. La prima puntata, con relative tabelle sono su Spindoc – a giorni la seconda puntata sugli strumenti (sito, blog, social network tipo facebook).

Un grafico della ricerca Political Divide. Presenza online dei parlamentari italiani divisi per schieramento (dati rilevati ad Aprile 2009)
Un grafico della ricerca Political Divide. Presenza online dei parlamentari italiani divisi per schieramento (dati rilevati ad Aprile 2009)

Intervista ad un protagonista della musica indipendente italiana, lato musicista e produttore

Michele Orvieti dei Mariposa

Cambiando sport, ma non campo da gioco (sempre il campo delle nuove tecnologie a sfidare il campo della discografia più o meno tradizionale, e della comunicazione musicale), segnalo una intervista a Michele Orvieti, tastiere dei Mariposa e mente della etichetta indie Trovarobato. La segnalo perché penso – e non parlo da mammà con il suo scarrafone – che oggi in Italia non ci siano molti operatori professionisti della musica che abbiano le idee così chiare sui rischi e soprattutto sulle opportunità di modelli ibridi di sopravvivenza dentro un contesto complicato e arricchito dalla presenza di nuovi pubblici, nuovi strumenti più o meno social, nuove cittadinanze musicali che raccontano di nuovi rapporti tra chi fa musica e chi l’ascolta:

«Per il nostro mondo di riferimento, ovvero la musica indipendente, questo meccanismo di diffusione più o meno lecita della nostra musica (che passa anche attraverso il peer-to-peer e il download “illegale”, ndr) è comunque a nostro vantaggio, è una fantastica chiusura del cerchio. Ci permette di far girare il nostro lavoro e al contempo di concentrarci sull’attività live: alimenta un pubblico consapevole, che consapevolmente viene ai nostri concerti e che spesso alla fine decide anche di comprare l’oggetto fisico – il cd che comunque continuiamo a produrre come biglietto da visita che rimane nel tempo».

22/05/2009

All’anima di ANIMAls

di Antonio Sofi, alle 14:51

ANIMAls è una rivista di fumetti nuovissima, cui però già tengo molto.

Una rivista cui tengo molto non solo perché è diretta da Laura Scarpa, che ammiro da una vita – e che ha fatto, insieme ai tipi di Coniglio Editore, un ottimo lavoro (e il primo numero è comunque difficile il triplo).
Né perché la stessa Laura è stata così incosciente da affidarmi una rubrica sulle cose di Internet, che ho voluto chiamare “Avatar mundi” – anima mundi essendo l’idea che il mondo abbia cuore e gambette, organismo più o meno vivo e senziente, esattamente come il Web per i fissati come me.

La copertina del primo numero di ANIMAls
La copertina del primo numero di ANIMAls, in edicola in questi giorni

Né perchè vi disegna, dice e scrive gente (prendo la lista dal blog ufficiale, dove ci sono anche i link) come Alberto Pagliaro, Alessio Lega, Bastien Vivés, Davide Toffolo, Elisabetta Benfatto, il mitologico e vignettistico Filippo Scòzzari, Gipi e il suo terribile collezionista di cuori, Lewis Tondheim, Lorena Canottiere, Lorenzo Mattotti, Lucia Mattioli, Luigi Bernardi, Marco “Makkox” Dambrosio, Marco Corona, Mp5, Onze, Paolo Bacilieri, un Riccardo Mannelli che stropiccia il reale così tanto da farlo sembrare più vero, Thomas Campi, Tuono Pettinato, Vanna Vinci; o perché ci sono felici intuizioni redazionali come quella di mettere a confronto distonico e bloggarolo il Cesare di Vivès con il Napoleòn di Makkox (vince Marco e non c’entra esser di parte).

Tengo ad ANIMAls perché una rivista che ha il sapore giusto di quelle fumettate d’una volta, con una bella idea di futuro (per esempio il dialogo/confronto, che io spero sempre più intenso, con la scena web – tipo quella di Coreingrapho, di cui la stessa Laura è autrice amatissima).
Insomma: lunga vita!

(p.s.: per chi oggi Venerdì 22 maggio si trovasse a passare da Roma, faccia un salto a ESC – via dei Reti 15 (San Lorenzo). Dalle h.19 fino a tarda sera ci sarà la presentazione ufficiale della rivista, incontro con gli autori, aperitivo, live comics, varie ed eventuali. Io non potrò esserci, ahimè, ma tanto non so disegnare nemmeno un alberello, e bastano e avanzano Francesco Coniglio, Laura Scarpa, Filippo Scòzzari, Riccardo Mannelli, Makkox, Tuono Pettinato, Lucia Mattioli)

20/05/2009

Lo “scatta e scappa” del fotografo disintermediato

di Antonio Sofi, alle 23:55

Dura la vita del fotogiornalista ai tempi del digitale. Assediato dalla moltitudine scattante di amateur dotati di reflex e teleobiettivi, in competizione con le migliaia di scatti che inondano i social network e taggano l’universo intero – con i fotografati che invece di stare fermi in posa sempre più spesso tirano fuori una compatta dalla borsa e diventano fotografi a loro volta. La fotografia si è “popolarizzata”, come è accaduto negli ultimi anni a molte altre tecniche e arti: c’è poco da lamentarsi in tal senso. Ma se poi anche le istituzioni remano contro, il povero fotografo rischia la depressione professionale.

Uno screenshot del video girato dai fotografi alla Casa Bianca (da Lens)
Uno screenshot del video girato dai fotografi alla Casa Bianca (da Lens)

Per esempio. Sapete quanto tempo è concesso ai fotografi ufficialmente accreditati alla Casa Bianca per scattare una foto a Barack Obama in riunione ufficiale con altri capi di stato? Una ventina di secondi, più o meno. Bisogna scattare al volo, e sperare che la foto sia venuta bene: non è concessa una seconda chance. A raccontare impietosamente l’andazzo, grazie anche al supporto di una telecamera nascosta, Stephen Crowley su Lens, il blog di “visual journalism” del New York Times: «Aspettiamo tutti fuori dallo studio ovale, anche per un’ora. Quando la riunione sta per finire, partiamo di corsa: abbiamo giusto il tempo di fare un paio di scatti e poi defluire velocemente dalla stanza».

Ogni tanto c’è il contentino di una battuta pietosa del presidente all’indirizzo dei fotografi velocisti: «Spero che almeno una di queste sia venuta bene». E il bello è che non è la prima volta che lo staff di Obama si scontra con chi di mestiere racconta per immagini. La prima gaffe risale al primo giorno di lavoro del 44° presidente degli Usa. È il fotografo dello staff a scattare le prime foto, tradizionalmente concesse ai fotografi delle agenzie come gesto di buon vicinato mediatico. Ed ecco che infatti e foto fatte in casa vengono prontamente rispedite al mittente dalle agenzie stesse, con tanto di motivazione piccata: «Non vorrete mica raccontare tutto da soli? O fate entrare i nostri fotografi o nisba».

Una delle prime foto di Obama alla Casa Bianca, scattate dal fotografo 'di casa'
Una delle prime foto di Obama alla Casa Bianca, scattate dal fotografo 'di casa'

Secondo il giornalista Mario Tedeschini Lalli che è stato tra i primi a commentare il caso è tutta una questione di inesperienza: «Obama e il suo staff sono notoriamente all’avanguardia nell’uso degli strumenti di comunicazione web. Cioè sono all’avanguardia nella comunicazione disintermediata — quella che fa a meno dell’Associated Press, come del New York Times. Evidentemente è meno a suo agio con la comunicazione mediata da professionisti». L’equilibrio è difficile: se le foto sono scattate internamente, rischiano di essere troppo propagandistiche – senza mai uno sguardo esterno che possa mettere le cose in prospettiva. Se i fotografi sono lasciati liberi e freschi, troveranno di certo la smorfia che fa da sola la didascalia, e mette in secondo piano la notizia. L’equilibrio trovato finora è lo “scatta e scappa” che racconta il New York Times. Chissà se reggerà.

[Una versione ridotta di questo pezzo è stata pubblicata oggi su Dnews]

11/05/2009

Ondavè, diario scomodo dall’India (IX parte). Questo è un finale.

di Enrico Bianda, alle 18:07

Intanto si pensa a Mumbai. Ci si pensa davvero, un martelletto continuo che scava, lentamente, inconsciamente, predispone, allevia, anestetizza, e carica, spinge, incuriosisce. L’altalena di sentimenti, odio amore, attrazione repulsione, si è sciolta in un convincimento arreso: amuchina e Mumbai, si può fare, fuor di retorica – indosserò pantaloni leggeri-tecnici, niente cavigliera né braccialetti colorati, ma alla fine si partirà, presto spero. E’ certo che tutto ci sovrasterà, investiti dal dolore e dall’allegria, dallo sfruttamento e dalla furbizia, dalla meschinità e dall’indolenza inaccettabile. Ma ora, almeno, sappiamo appena quel che ci aspetta.

Ondavè finale, foto di Manuela Ladu
Ondavè finale, foto di Manuela Ladu

Quel che resta intanto di ondavé sono le scimmie, le vacche, la merda, i sapori, le mangiate, l’attrazione per il cibo di strada, il pane insaporito di spezie e burro, i sughi da impazzire, morbidi, cremosi, piccanti; la terra nei piedi, la polvere che ti prende la gola, le fogne che scorrono accanto a te, le stanze d’albergo con le lenzuola macchiate di tutto, sangue cenere escrementi insetti, il rumore tra le pareti leggere, una coppia di giapponesi assatanata di sesso la notte in un albergo vicino al Taj Mahal; un treno fermo un giorno a poche decine di chilometri da Delhi, arresosi per la nebbia; due vecchi a piedi con la bicicletta accanto nella luce chiara del mattino umido a Varanasi; la melma attorno alle gambe nel Gange, un branco di cani selvaggi nella boscaglia, un bambino che piange abbracciato a Camilla, volontaria italiana in un ashram; il caffè nero lungo caldo la mattina, un vento tiepido di pomeriggio, i menu israeliani nei caffè, la torta di mele con il gelato alla crema di nuovo a Varanasi, guardando il fiume, e ridendo di una musica estenuante.

Questo è un finale, avrebbe detto Sergio Caputo, tanti anni fa.

05/05/2009

Compleanno biodiverso

di Antonio Sofi, alle 07:20

Il compleanno ai tempi del social network diffuso – me ne sto rendendo conto – è cosa tempestosa, assai diversa dalla calma piatta del blog. Dove l’antica tradizione dei cavoli propri in pubblico si onorava però con una certa ritrosa discrezione, scrivendolo tra le quattro mura di un post da cui difficilmente sarebbe uscito (spesso era anche un test di lettura, e serviva per fare tana al lettore meno assiduo: che magari leggeva dopo dieci giorni e aveva perso l’appuntamento con gli auguri nei commenti).

In pochi anni il panorama comunicativo di questa parte abitata del web è cambiato, ci sono nuove piazze affollate e caciarone come Facebook e Friendfeed, con modalità comunicative quasi-live, linee di commenti sfalsati, e tanto di cartelloni lampeggianti che ti avvisano anche quando è il genetliaco della zia di un tuo vecchio compagno di scuola.

Ci sono mille modi biodiversi per fare gli auguri, e riceverli.
C’è insieme meno gusto, e molto molto più gusto.
Vabbè la sto facendo lunga, ma oggi compio gli anni – e volevo comunque scriverlo prima qua, nel caro vecchio blog ormai vestigia della comunicazione che fu.

(pare siano 34 ma non ricordo: andrò a controllare su Facebook sperando che menta) :)