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10/04/2009

Otra Mirada /5. Per il mattino a Montevideo (e per un sorso di mate).

di Enza Reina, alle 18:23

clicca per ingrandireUna regione a cavallo di più stati: l’area nord orientale tra Argentina e Uruguay. Da Buenos Aires a Puert Iguazù, al confine con il Brasile, e quindi in Uruguay attraverso il Rio de la Plata. Ovvero: la Capitale, la Foresta, la Città decadente, la Località Turistica. In mezzo, le strade: di terra e d’acqua, a piedi o da dietro il finestrino del pullman. Otra mirada, un altro sguardo. Buona lettura.

Montevideo ha il fascino di certi cugini di secondo grado. Di quelli che vai a trovare solo se sei costretto, e solo dopo ti accorgi di quanto siano interessanti.

Insomma decido di andare in Uruguay, quasi solo perché è vicino a Buenos Aires. Ci arrivo con il traghetto: prassi comune, per raggiungere il paese.

Dal porto di Colonia del Sacramento, dove sbarco, mi aspetta ancora un’ora di bus prima di arrivare nella capitale. Sonnecchio sui sedili mentre davanti ai miei occhi scorrono i pascoli verdi della Nueva Helvecia, una zona colonizzata da pionieri d’oltralpe che sono riusciti a renderla una succursale della valle Engandina con le mucche pezzate che pascolano placide e le fattorie che vendono zoccoli di legno. L’effetto complessivo è un po’ buffo.

Plaza Independencia, Montevideo
Grattacielo a Plaza Independencia, Montevideo

All’orizzonte grattacieli e la torre Antel fatta a forma di cuneo. L’atmosfera è quella un po’ scarrettata e decadente di chi non s’affanna troppo per le umane cose. L’Uruguay è il paese più piccolo di lingua spagnola del continente: schiacciato sul mare dalla grandeur dei cugini porteños che stanno sulla sponda opposta del Rio de la Plata. Sento nell’aria più coscienza e attivismo, meno sorrisi ed un rifiuto molto urlato a modelli liberisti (Montevideo è sede del Mercosur, di fatto unica alternativa sudamericana al Wto).

Al Centro Municipal de Fotografìa posso vedere l’archivio fotografico digitale di un secolo di immagini del paese. Quando ci arrivo è chiuso ma il ragazzo che ci lavora mi fa entrare lo stesso. Esco da lì con una pubblicazione, oggi distribuita gratuitamente, che raccoglie e identifica tutti i luoghi della città che sono stati utilizzati per la detenzione e la repressione durante i venti anni di dittatura. Nella vetrina di una piccola esposizione all’aperto, c’è la foto di Alvarez attillato in una ridicola uniforme al fianco di una parete con le immagini di giovani scomparsi.

El General y ellos. Installazione di Juan Angel Urruzola
El General y ellos. Installazione di Juan Angel Urruzola

Dormo in una pensione di quarta categoria. La notte sento televisioni accese ad alto volume, gente che scende su e giù per le scale. Dal finestrino del bagno vedo i tetti di una parte di città e sento il vento. Però al mattino la signora con un vestito azzurro prepara colazioni che ti fanno perdonare qualsiasi inconveniente notturno. Pago con banconote grandi come un fazzoletto, con tre zeri dopo le decine, ed esco.

Il centro di Montevideo è un misto di art decò e stile neoclassico insieme a grattacieli sporchi e logori. Avenida 18 de Julio è una lunga strada commerciale come mille al mondo. L’immondizia, però, passano a raccoglierla, la sera, tra le macchine e le luci, alcuni ragazzini su un carretto trainato da un cavallo, prima che i topi che sbuchino fuori infilandosi nei sacchi.

Avenida 18 de Julio by night
Avenida 18 de Julio by night

Montevideo, al tramonto, vive lungo la sua rambla sul lungofiume, che sembra un mare. Scendono da macchine un po’ scassate: ragazzi, anziani, famiglie con bimbi piccoli. Tirano fuori seggiolini pieghevoli oppure si siedono direttamente per terra. Srotolano le lenze di lunghe canne da pesca e mentre si preparano il pastone di yerba per il mate guardano il sole che vira in arancio il cielo. I ragazzi sugli scogli giocano buttandosi in acqua e fanno a gara a chi gonfia di più il petto.

Rambla di Montevideo al tramonto
Rambla di Montevideo al tramonto

A Montevideo il mate non è semplicemente una bevanda. E’ un simbolo trasversale d’appartenenza, che supera barriere di classe e professione. Hanno tutti in mano il termos di acqua calda e la coppetta di yerba mate. Un pomeriggio, alla stazione di Tres Cruces dopo aver fissato insistentemente una coppia di ragazzi che, in attesa di fare un biglietto, si passavano la loro zucca scavata ripiena di liquido verde e bollente, uno dei due si è avvicinato chiedendomi se volevo assaggiare.

(continua… leggi anche la prima, la seconda, la terza e la quarta puntata)


  • Otra Mirada /6. A land down under.
  • Otra Mirada /2. La strada d’acqua (senza musica latina).
  • Otra Mirada /4. E’ un tempio la natura
  • Otra Mirada /3. Mi Buenos Aires Querido

  • 4 Commenti al post “Otra Mirada /5. Per il mattino a Montevideo (e per un sorso di mate).”

    1. Gaspar
      aprile 11th, 2009 07:50
      1

      Sui voli della PLUNA (Lìneas uruguayas de navigaciòn aérea) quando il comandante fa la tradizionale passeggiata per il corridoio, ha sempre in mano la bombilla del mate, e sotto al braccio il thermos dell’acqua calda.

    2. fra
      aprile 11th, 2009 12:59
      2

      Sono estasiata dai tuoi racconti e dalle tue foto. Una piccola guida di viaggio molto evocativa.

    3. La Rejna
      aprile 11th, 2009 13:51
      3

      e io felice di riuscire trasmettere anche solo in minima parte le emozioni che ho provato. Grazie davvero. :)

    4. Otra Mirada /6. A land down under.
      aprile 28th, 2009 09:37
      4

      […] Leggi le precedenti puntate: prima, seconda, la terza e la quarta e quinta […]

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