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08/04/2009

Emergenza 2.0. Comunicazione e azione dal Web (ma ancora c’è molto da fare)

di Antonio Sofi, alle 11:33

[Pubblico qui sotto, con qualche aggiustamento e link, una breve nota pubblicata oggi su Dnews. L’argomento fa riferimento a quello che ho altrove chiamato giornalismo diffuso, in momenti di emergenza. Con la doppia accezione legata all’emergenza: emergenza come comunicazione (e informazione) e emergenza come azione. Soprattutto per quanto riguarda quest’ultimo punto, molto il Web potrebbe fare, e qualcosa sta facendo, tra pagine wiki e appelli che girano veloci con il passaparola – anche se ovviamente è difficile all’ultimo minuto architettare soluzioni efficienti e resilienti. Mi sovvengono le riflessioni di Jeff Jarvis dopo Katrina, quel Recovery 2.0 di cui scrivevo all’epoca: «Internet – afferma lo studioso americano – non era preparato ad affrontare le molteplici sfide che un disastro di questo tipo lancia, dal punto di vista organizzativo e comunicativo, in termini di “software, hardware, infrastructure, media, money”». Non sarebbe male se da questa tragedia venisse fuori qualcosa che ci permetta di dare una più utile mano in futuro e in situazioni analoghe. as].

Grande è la partecipazione sotto il cielo del Web a margine della tragedia che ha colpito l’Abruzzo due giorni fa.

Attraverso la Rete è passata buona parte delle cosiddette “breaking news” dei primissimi minuti (e interessante conferma si trova nel discorso che Ferruccio de Bortoli ha pronunciato davanti alla redazione del ‘Corriere della Sera’, via Primaonline – ndr): singole persone connesse che diventano insieme testimoni e fonti di un evento tragico, diffuso e notiziabile come il terremoto. I primi a segnalare la tremenda scossa che ha squassato la notte di lunedì sono stati infatti gli utenti di social network come Facebook o di microblogging come Twitter o Friendfeed – in molti hanno segnalato quasi in diretta le forti scosse, tanto più forti quanto più chi scriveva era geograficamente vicino all’epicentro del sisma.

E nella sospensione temporale in cui i media e i soccorsi si sono messi faticosamente in moto, il Web sociale è stato per molti l’unico – confuso, contraddittorio, caotico, ma unico – canale in cui “non sentirsi soli” (come ha scritto un utente), e in più provare ad informarsi e informare gli altri su ciò che stava accadendo.

Internet ha inoltre dimostrato negli ultimi anni di poter giocare un ruolo importante anche dopo, a supporto della gestione dei soccorsi – come nei giorni seguenti all’uragano Katrina a New Orleans, in cui un intreccio di siti Internet appoggiò con ottimi risultati la ricerca delle persone scomparse e il coordinamento degli aiuti sul territorio. In molti ci stanno provando anche ora e qui, dal basso: c’è chi si preoccupa di far girare il numero verde per le donazioni, e chi raccoglie tutte le informazioni disponibili in una pagina wiki.

Grande anche la confusione, ovviamente, soprattutto nelle prime concitate ore – erano molti gli appelli e i link che rimbalzavano incontrollati e ambigui dentro i social network. Dimostrazione comunque di una partecipazione che su Internet cambia di forma, e da cordoglio emotivo e spesso di prammatica vuole fortemente essere, sempre più, mobilitazione attiva – che produca dei risultati concreti e visibili. Che, nonostante le apparenze, vuole più fatti e meno parole.


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