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23/03/2009

Otra Mirada /4. E’ un tempio la natura

di Enza Reina, alle 19:35

clicca per ingrandireUna regione a cavallo di più stati: l’area nord orientale tra Argentina e Uruguay. Da Buenos Aires a Puert Iguazù, al confine con il Brasile, e quindi in Uruguay attraverso il Rio de la Plata. Ovvero: la Capitale, la Foresta, la Città decadente, la Località Turistica. In mezzo, le strade: di terra e d’acqua, a piedi o da dietro il finestrino del pullman. Otra mirada, un altro sguardo. Buona lettura.

Puerto Iguazù, nel nord est dell’Argentina, è infilato in un cuneo di foresta che confina con il Brasile e il Paraguay. Il caldo è soffocante, come il cielo che si condensa sulla massa verde della foresta. I vestiti ti si appiccicano addosso appena scendi dall’autobus, e per due giorni non ci sarà verso di staccarli.

Ci metto un po’ a sincronizzare il mio respiro con quello della foresta. L’aria ha un peso specifico differente, sembra essere la somma delle mille forme di vita che popolano questo posto. Le grida degli uccelli dalla testa turchese mi svegliano all’alba. Dalle porte vetrate della stanza con le zanzariere rotte vedo un albero dalle foglie che sembrano enormi cuori verdi. Tutto è fuori misura e io mi sento un po’ Alice, ma dai capelli un po’ più scuri.

La selva dei guaranì
La selva primaria dei guaranì

Non immaginavo il variegato indotto turistico che si è sviluppato intorno alla zona: dallo Sheraton vista cascate, al campeggio “into the wild”, passando dalle stanze in affitto tipo Saigon anni ‘30. L’ostello in cui dormo potrebbe essere un resort a tutti gli effetti: con la piscina a forma di fagiolo che la mattina, dopo le grigliate consumate ai suoi bordi, è piena di bottiglie di Quilmes.

Ragazzi stranieri biondissimi e scalzi girano in costume come se si fosse al mare. C’è sempre coda davanti ai quattro pc che ci sono nella hall: foto da caricare immediatamente su Facebook, mentre la luce va e viene. Dall’altra parte della strada a soli cento metri, Maria gestisce Guiraoga (“casa degli uccelli”). Lì vengono accolti gli animali che sono stati feriti dai bracconieri, cuccioli allevati in cattività che i padroni hanno deciso di abbandonare o animali fermati alle dogane perché nascosti da qualche trafficante del mercato nero.

Tucano di La Rejna, su Flickr
Un tucano a Guiraoga, la casa degli uccelli gestita da Maria, a Puert Iguazù

Maria è da sola e la sua attività va avanti grazie al lavoro volontario di molte persone.
Insieme ad una giovane famiglia argentina, ci inoltriamo nella selva. Loro camminano per la foresta con infradito e vestiti leggerissimi. Quando il temporale quotidiano ci sorprende, a metà del giro, loro si asciugheranno molto più in fretta, mentre io dovrò strizzare la camicia. La pioggia ha una forza dirompente: secchiate di acqua tiepida scaraventate dal cielo rendono impossibile qualsiasi attività, solo ragni giganti ed innocui continuano a tessere i loro centrini di ragnatele.
Tutto si ferma mentre la natura si sfoga.

Il fiume Rio Iguazù che si incontra con il Rio Paranà
Il fiume Rio Iguazù che si incontra con il Rio Paranà

Visibili da due versanti differenti (quello brasiliano e quello argentino), le Cataratas del Iguazù richiamano un flusso di visitatori imponente. Branchi di coaties, piccoli animaletti pelosi dalle code lunghe e striate, danno il benvenuto ai visitatori. Farfalle grandi come due mani si accoppiano insaziabili svolazzando sopra pozzanghere d’acqua stagnante. Un’iguana si sposta lentamente alla ricerca dell’ombra.

Le Cataratas del Iguazù
Le Cataratas del Iguazù

La Garganta del Diablo, è un buco smisurato investito da spruzzi, arcobaleni, vapori. Sembra che la terra abbia deciso di ingoiare se stessa in un baratro di almeno 80 metri di cui non si vede il fondo. Prima del salto, il fiume si divide in numerosi canali, scogli, isolette nascoste che danno origine a numerose cascate più piccole.

Ponti di legno e passerelle trasparenti permettono di attraversare in diversi punti l’altopiano vulcanico che termina bruscamente originando l’incontro tra il placido fiume Iguazù e il Rio Paranà.

Piccoli e indifesi
Una passarella lungo le cataratas

Le cascate sono forza pura, smuovono emozioni bloccate: ci si spoglia, si urla forte cercando di sovrastare il fragore di migliaia di metri cubi di acqua che vengono giù ininterrottamente.
Dove va a finire tutta questa energia?

(continua… leggi anche la prima e la seconda puntata, la terza puntata)


  • Otra Mirada /6. A land down under.
  • Otra Mirada /5. Per il mattino a Montevideo (e per un sorso di mate).
  • Otra Mirada /2. La strada d’acqua (senza musica latina).
  • Otra Mirada /3. Mi Buenos Aires Querido

  • Un commento al post “Otra Mirada /4. E’ un tempio la natura”

    1. fioly
      marzo 31st, 2009 13:57
      1

      Sintetico ed evocativo. Belle le parole, belle le immagini. Brava, un vero invito al viaggio!

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