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16/03/2009

Otra Mirada /3. Mi Buenos Aires Querido

di Enza Reina, alle 08:46

clicca per ingrandireUna regione a cavallo di più stati: l’area nord orientale tra Argentina e Uruguay. Da Buenos Aires a Puert Iguazù, al confine con il Brasile, e quindi in Uruguay attraverso il Rio de la Plata. Ovvero: la Capitale, la Foresta, la Città decadente, la Località Turistica. In mezzo, le strade: di terra e d’acqua, a piedi o da dietro il finestrino del pullman. Otra mirada, un altro sguardo. Buona lettura.

La Boca

Sono a la Boca, uno dei quartieri più famosi di Buenos Aires. Caminito, la via più famosa del barrio raggomitolato su Riacuelo, un fiumiciattolo quasi immobile, è un patchwork di colori, lamiere ondulate e mattoni dai colori improbabili. Ci sono arrivata a piedi una domenica mattina che più luminosa non si poteva. Attraverso strade deserte e a vecchie sedi chiuse del partito justicialista, via via le avenidas ampie si restringono. Gente di fronte alle panetterie aperte: medialunas fragranti, pane e cotolette gigantesche già impanate e fritte.

Le case che danno su Caminito, nel quartiere di La Boca a Buenos Airos
Le case che danno su Caminito, nel quartiere di La Boca a Buenos Airos

La Bombonera

Zigzagando, arrivo di fronte alla Bombonera, lo stadio del Boca Juniors, un giocattolone blu e giallo, tanto verde intorno e strade scalcinate. La sensazione è quella di trovarsi di colpo sopra un enorme carro carnevalesco di cartapesta con i pupazzi giganti dei giocatori affacciati ai balconi e l’amarcord di Dieghito ben presente nell’aria.

Bambini giocano a calcio in campetti di cemento. Intorno ballerini, artisti da strada, un centro culturale simile ad un teatrino che racconta la storia del quartiere fondato in buona parte dagli immigrati italiani impiegati negli stabilimenti di conservazione della carne di manzo e che dipingevano le baracche in lamiera con i colori che avanzavano alle chiatte sul fiume.

Bambini giocano vicino allo stadio del Boca Juniors
Bambini giocano vicino allo stadio del Boca Juniors

Una fila di taxi nella prima strada agibile, aspetta i turisti. A Buenos Aires imparo velocemente a spostarmi in taxi. La metropolitana è comoda e funzionale, ma non copre tutte le zone della città. Faccio attenzione ad avere sempre ben aperta davanti al naso una cartina stradale e fingo di seguire il percorso con un dito: il tassametro rimane basso, i tragitti brevi e ogni tanto ci scappa pure lo sconto.

Plaza de Mayo

Quando arrivo a Plaza de Mayo il cielo è coperto e c’è una pioggia insistente e calda.

Plaza de Mayo è divisa in due parti: da un lato la Casa Rosada con la bandiera bianca e azzurra enorme che sventola incessantemente, poi, superato il giardino di fronte, la visuale sul resto della piazza viene interrotta da una serie di barricate mobili già posizionate ai lati della strada e velocemente pronte all’uso. La Libertà, in punta alla piramide che celebra la Rivoluzione del Maggio 1810, guarda con aria impotente tutto quel ferro che violenta il suo spazio.

Plaza de Mayo, con le barricate mobili intorno
Plaza de Mayo, con le barricate mobili intorno

San Telmo

San Telmo è uno dei barrios più attraenti e ricchi di storia della città, simbolo dell’orgoglio porteño che da lì ha preso le mosse verso l’indipendenza. Le vie sono acciottolate e l’edilizia non si è sviluppata molto verso l’alto. Il cuore di San Telmo è il suo mercato, la Feria domenicale dove una lunga teoria di banchi e banchetti si snoda per chilometri lungo tutta la Defensa.

Lo spirito tanguero lo respiri nell’aria, anche se spesso è sapientemente costruito ad uso e consumo dei turisti. Però non puoi farne a meno, soprattutto se hai fatto pure un corso e qualche ochos e qualche salida crusada alla fine hai imparato a farle. Sento la voce di Gardel uscire struggente dai negozi di dischi o di dai registratori portatili dei ballerini sotto le Galerias Pacifico, le donne sono proprio quelle che mi immaginavo dagli occhi neri fumosi e le scapole da uccellino. Sorridono, invitano i passanti a ballare, a volte vanno loro incontro con grazia.

Ochos

(continua… leggi anche la prima e la seconda puntata)


  • Otra Mirada /6. A land down under.
  • Otra Mirada /5. Per il mattino a Montevideo (e per un sorso di mate).
  • Otra Mirada /2. La strada d’acqua (senza musica latina).
  • Otra Mirada /4. E’ un tempio la natura

  • 2 Commenti al post “Otra Mirada /3. Mi Buenos Aires Querido”

    1. fatacarabina
      marzo 16th, 2009 09:44
      1

      Ma Lol bellissimo!!!! Hai raccontato bene la mia Argentina che amo così tanto. Brava

    2. Otra Mirada /5. Per il mattino a Montevideo (e per un sorso di mate).
      aprile 10th, 2009 18:23
      2

      […] decido di andare in Uruguay, quasi solo perché è vicino a Buenos Aires. Ci arrivo con il traghetto: prassi comune, per raggiungere il […]

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