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07/03/2009

Otra Mirada /2. La strada d’acqua (senza musica latina).

di Enza Reina, alle 12:45

clicca per ingrandireUna regione a cavallo di più stati: l’area nord orientale tra Argentina e Uruguay. Da Buenos Aires a Puert Iguazù, al confine con il Brasile, e quindi in Uruguay attraverso il Rio de la Plata. Ovvero: la Capitale, la Foresta, la Città  decadente, la Località  Turistica. In mezzo, la Strada. Anzi le strade: di terra e d’acqua, a piedi o da dietro il finestrino del pullman. Otra mirada, un altro sguardo. Buona lettura.

Per andare dall’Argentina in Uruguay c’è un traghetto. Nella stessa area del terminal degli omnibus a Retiro, Buenos Aires. Tutto, di là, diparte.

Salgo sul traghetto, e a causa della mancanza di posti in classe turistica, finisco stropicciata nella “prima classe special” nel bel mezzo di un gruppo di elegantoni argentini. Sono diretti a Punta de l’Este, la Saint Tropez del Sud America – centro nevralgico della vita estiva sulla costa nord orientale, buen ritiro di modelle e imprenditori, a tutti gli effetti enclave argentina in terra uruguayana (ma non va detto). Ci sono anche molti vip italiani, da queste parti. Almeno così dicono.

Barche sul Rio de La Plata
Barche sul Rio de La Plata

A contorno, una serie di catafalchi anglofoni affollano il duty free all’interno del traghetto facendo incetta di ammennicoli esentasse.

Il traghetto attraversa il Rio de La Plata, che, a discapito del nome dato dagli spagnoli alla ricerca di argento, è una distesa d’acqua brillante. La vedo brillare fuori dall’oblò, color senape, riflessi dorati. Barche a vela e palafitte sospese condividono l’area fluviale vicino al porto. Non vedo sponde all’orizzonte. Solo acqua brillante come lo champagne che un cameriere visibilmente interdetto ha dovuto nonostante tutto offrirmi in quanto ospite della prima classe. Un fiume-mare che imbroglia i sensi.

Baracchino di pescatori sul fiume
Baracchino di pescatori sul fiume

Su tutti i mezzi di trasporto argentini e soprattutto uruguayani si ascolta musica bellissima. Così come ad ogni ora negli ostelli in cui dormo, in metropolitana, nei locali, per strada. E soprattutto sui bus urbani. Rock, indie, ambient e electro-bossa. Tango classico in alcune strade e Gotan o loro cloni negli angoli più connotati di Buenos Aires. Mai e poi mai, in 12 (effettivi 12, come avevo in realtà  scritto sopra) giorni di permanenza, ho sentito, anche solo per sbaglio qualcosa che potesse somigliare, anche solo lontanamente a quella che dalle nostre parti viene chiamato “musica latino americana”. Al prossimo festival latino-americano organizzato in Italia gliene dico quattro.

(continua – leggi la prima puntata)


  • Otra Mirada /6. A land down under.
  • Otra Mirada /5. Per il mattino a Montevideo (e per un sorso di mate).
  • Otra Mirada /3. Mi Buenos Aires Querido
  • Otra Mirada /4. E’ un tempio la natura

  • 3 Commenti al post “Otra Mirada /2. La strada d’acqua (senza musica latina).”

    1. Otra Mirada /3. Mi Buenos Aires Querido
      marzo 16th, 2009 09:34
      1

      […] leggi anche la prima e la seconda […]

    2. Otra Mirada /4. E’ un tempio la natura
      marzo 26th, 2009 10:42
      2

      […] leggi anche la prima e la seconda puntata, la terza […]

    3. Otra Mirada /5. Per il mattino a Montevideo (e per un sorso di mate).
      aprile 10th, 2009 18:23
      3

      […] leggi anche la prima, la seconda, la terza e la quarta […]

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