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05/03/2009

Otra Mirada /1. La strada rossa per Puert IguazĂą

di Enza Reina, alle 12:34

clicca per ingrandireUna regione a cavallo di piĂą stati: l’area nord orientale tra Argentina e Uruguay. Da Buenos Aires a Puert IguazĂą, al confine con il Brasile, e quindi in Uruguay attraverso il Rio de la Plata. Ovvero: la Capitale, la Foresta, la CittĂ  decadente, la LocalitĂ  Turistica. In mezzo, la Strada. Anzi le strade: di terra e d’acqua, a piedi o da dietro il finestrino del pullman. Otra mirada, un altro sguardo. Buona lettura.

3500 km in 12 giorni. Pullman, traghetti, bus, taxi, metropolitane e gambe. Le distanze, fuori dalle ristrettezze europee diventano pura convenzione, spalmate sulle migliaia di km di un paese che dall’Equatore tocca il Polo Sud.

Per strada, c’è di tutto: famiglie, persone sole, ragazzi giovani, anziani. La mancanza di una rete ferroviaria capillare ha decretato la supremazia numerica dei mezzi su ruote che attraversano questo pezzo di Sud America tra Argentina e Uruguay. E quindi viaggiano in tanti. Anzi, viaggiano tutti.

Il terminal degli Omnibus della stazione di Retiro a Buenos Aires è un edificio su tre piani che ospita uffici e sportelli di più di cento compagnie di trasporti. Punto nevralgico, di passaggio e smistamento di una buona parte di coloro che attraversano il Sud America.

In alto i grandi schermi appesi che alternano le previsioni meteo alle domande con risposta multipla modello “Chi vuol esser miliardario”. Il flusso umano è continuo, straniante.

Gente in attesa in uno dei terminal sulla strada che da Buenos Aires porta a Puert IguazĂą
Gente in attesa in uno dei terminal sulla strada che da Buenos Aires porta a Puert IguazĂą

Fuori, le piazzole numerate. Almeno sessanta.

Dietro le piazzole una baraccopoli, di cui non si riesce a percepire la reale estensione. La vedo dopo, me ne accorgo dopo, nel momento in cui lascio la città e mi ritrovo seduta – anzi sdraiata – sui sedili formato famiglia dell’omnibus a due piani, e vedo passare veloce strade sterrate, macchine sfasciate e baracche raffazzonate di mattoni con parti comuni, condivise: in comproprietà.

Per gli argentini è normale viaggiare in questo modo. Da qui ci vogliono 17 ore per raggiungere il Nord del paese. Nulla a che vedere con camioncini pieni di gente, con gabbie di galline e bimbi urlanti. Per il corrispettivo di circa 45 euro mi tocca una esclusivissima “Cama total” – una sorta di lunga poltrona reclinabile come quelle del barbiere. Non si dorme male.

Ho la percezione che qualcosa stia cambiando quando all’alba mi risveglio in mezzo al verde esplosivo dei primi paesi ai margini della selva. La strada è stretta, in buona parte ricoperta di terra rossa. Siamo nella provincia di Missiones, fiore all’occhiello della colonizzazione gesuitica a partire dal 1600.

Sulla strada rossa per Puert IguazĂą, nella regione di Misiones
Sulla strada rossa per Puert IguazĂą, nella regione di Misiones

La terra, rossa. E rosse sono anche le bandiere dei santuari votivi spontanei dedicati al “Gauchito Gil”. Di questi santuari dedicati ad Antonio Gil – un po’ santo un po’ Robin Hood, disertore dell’esercito federalista, impiccato ad un albero di “espinillo” e poi decapitato da un poliziotto – ce ne sono molti sul ciglio delle strade. Sono tabernacoli fai-da-te e quasi mi commuovo a questo svolazzare, insieme laico e religioso, di bandiere e bandierine rosse senza alcun simbolo.

Sulle strade gruppi di bambini, quelli piĂą piccoli sono spesso nudi. Ma non sembrano stare male.

Nonostante la presenza della chiesa cattolica nella vita delle comunitĂ  locali rimanga forte, si respira un’aria di abbandono. C’è un po’ di turismo, da qualche tempo, che si muove sui circuiti delle “rovine gesuitiche” e prosegue anche negli altri due paesi confinanti (Brasile e Paraguay).

Anana(s)
Nei dintorni di Posadas. Una macchina al bordo della strada vende ananas

Le strade sono piene di polizia. C’è un posto di blocco ogni 100-150 km. Ad uno di questi salgono su i militari e controllano i documenti.
Uno di loro mi chiede se capisco il castigliano.
Quando gli rispondo “Pochito” sorride e se ne va.
ChissĂ  cosa doveva dirmi.

Seduto sulla poltrona accanto a me, Martin. Venticinque anni, altissimo, in mano una reflex che gli invidio molto. Ritorna a casa per la prima volta dopo 9 anni da emigrato a Barcellona. Lo osservo mentre fotografa tutto con quello zoom alto come lui. Al mattino quando si sveglia mi chiede in che parte di Italia vivo. Martin è stato a Torino e a Bolzano, e adora le baite. Quando scendiamo dall’autobus mi saluta con uno degli auguri piĂą belli che la lingua spagnola possa regalare: “Muchissima suerte”.

(continua…)


  • Otra Mirada /2. La strada d’acqua (senza musica latina).
  • Otra Mirada /6. A land down under.
  • Otra Mirada /5. Per il mattino a Montevideo (e per un sorso di mate).
  • Otra Mirada /4. E’ un tempio la natura

  • 5 Commenti al post “Otra Mirada /1. La strada rossa per Puert IguazĂą”

    1. Otra Mirada /2. La strada d’acqua (senza musica latina).
      marzo 7th, 2009 12:46
      1

      […] (continua, forse – leggi la prima puntata) […]

    2. Otra Mirada /3. Mi Buenos Aires Querido
      marzo 16th, 2009 08:47
      2

      […] leggi anche la prima e la seconda […]

    3. Otra Mirada /4. E’ un tempio la natura
      marzo 23rd, 2009 19:37
      3

      […] leggi anche la prima e la seconda puntata, la terza […]

    4. Otra Mirada /5. Per il mattino a Montevideo (e per un sorso di mate).
      aprile 10th, 2009 18:24
      4

      […] leggi anche la prima, la seconda, la terza e la quarta […]

    5. Otra Mirada /6. A land down under.
      aprile 28th, 2009 09:37
      5

      […] Leggi le precedenti puntate: prima, seconda, la terza e la quarta e quinta […]

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