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13/02/2009

Ondavè (quinta parte). Diario scomodo dall’India.

di Enrico Bianda, alle 11:47

Il cantilenare di Kumar ci accompagna fuori da Jaipur. Stiamo cercando il Tempio delle scimmie, il Galta.

“No good, no many people there, very dirty there, dangerous monkeys”

Lo raggiungiamo nonostante le proteste, il traffico, la follia totale delle strade, attraversiamo quartieri che sembrano appena usciti da un bombardamento, case crollate, muri anneriti, finestre e porte sfondate. Il pomeriggio allunga un po’ le ombre, l’umidità sale a poco a poco, l’aria assume quella pesantezza della sera che conosciamo bene.

Il Galta finalmente appare, raggiunto percorrendo una strada che attraversa una valle alberata, qualche gregge e poche macchine.

Jaipur Monkey temple
Jaipur Monkey temple, foto di Manuela Ladu

Ci accolgono le vestigia di quello che probabilmente era un tempio importante. Adesso assomiglia forse più ad un set cinematografico abbandonato, o alle casematte che appartengono ai miei ricordi militari. Un girello arrugginito ci introduce al tempio semi deserto. Due occidentali ci vengono incontro bianchi in volto e sussurrano passando “Good Luck”.

Questo tempio delle scimmie appare subito un luogo desolato e isolato, che sprigiona una magia infettiva: macerie con scimmie. Mi vengono in mente le parole di W.G. Sebal nella sua Storia naturale della distruzione (qui una bella recensione):

questi sono luoghi abitati da scimmie, centinaia di scimmie che si azzuffano urlando, che si fermano immobili e ti guardano con occhi penetranti.

E’ un post qualcosa questo luogo: vestigia, macerie, abbandono.

Poca vita. Qualche frammento visibile di devozione. Guardiani che, piĂą che altro, resistono. La sera con il tramonto questo luogo trasfigura, appare fluorescente per una magia della luce che unisce la nebbia, i fari gialli che illuminano il centro della valle, le piccole lampade dei templi, la luna che illumina la notte.

Ed una voce, che gracchia come un flusso di coscienza. Una lettura continua, scritture, richiamo: da qualche parte un Sadu legge ad un microfono che amplifica attraverso i palazzi sventrati, la polvere e le urla delle scimmie.

Leggi anche: prima, seconda, terza, quarta parte e guarda l’intervista live


  • Ondavè, diario scomodo dall’India (VI parte). Le quattro Indie
  • Ondavè (seconda parte). Diario scomodo dall’India
  • Ondavè (Quarta parte). Diario scomodo dall’India.
  • Ondavè, diario scomodo dall’India (IX parte). Questo è un finale.

  • 2 Commenti al post “Ondavè (quinta parte). Diario scomodo dall’India.”

    1. Gaspar
      febbraio 13th, 2009 13:33
      1

      brividi!

    2. Assaf
      febbraio 13th, 2009 14:39
      2

      Un quadro fantastico! Un luogo in cui il tempo e l’abbandono caricano di fascino le macerie. Stavo leggendo le tue righe e immaginavo una colonna sonora…

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