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09/02/2009

Il controllo della surrealtà

di Antonio Sofi, alle 20:13

Lo schifo immediato alle dichiarazioni del premier sul caso Englaro (il cui opportunismo politico è accecante, sia in termini di timing che di complessiva efficacia – e questa volta lascia poco spazio al classico rassicurante dipinto del cialtrone), è diventato sabato un incontro in piazza per alcune migliaia di persone a Roma e Milano, e in misura più ridotta in altre città. Uno sforzo per arginare una domino di decisioni intrusive e irrispettose insieme della persona e dello stato che è continuato e sta continuando in questi giorni – in un tentativo un po’ scomposto e disorganizzato ma vitale di manifestare, esserci, testimoniare.

Fa strame di questo tentativo la scelta del Pd di lasciare libertà di voto al disegno di legge (articolatissimo!) diretta emanazione di quel decreto rigettato per incostituzionalità dal Presidente Napolitano qualche giorno fa – e che anche per questo motivo è difficile diventi in tempi utili un momento di produttivo (e obamiano, come ben dice Sergio Maistrello) reality check.

Ma qua stiamo, al massimo, al controllo dell’irrealtà. Anzi della surrealtà.
Via a controllare che la dichiarazione sia abbastanza surreale, prima di dirla.

Intanto, cos’altro se non il proprio, l’esempio? Sabato, sul sito della Fondazione Daje, abbiamo messo in piedi una diretta video/radiofonica vecchio stile, e sentito al telefono per quasi due ore amici e testimoni che ci hanno raccontato live cosa stava accadendo. C’è un podcast per chi vuole (e anche alcune foto): «testimonianza e documento di un pomeriggio in cui, senza troppe partitiche spinte, una fetta di sinistra si è trovata in piazza e si è guardata negli occhi. Forse pensando le stesse identiche cose. Di questi tempi non è poco».


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