30/01/2009
Ondavè (seconda parte). Diario scomodo dall’India
di Enrico Bianda, alle 16:45
Allora iniziamo dall’inizio. Passo il viaggio seguendo la piccola sagoma dell’aereo che passa sopra territori sconfinati e bellissimi, intriganti: il Mar Nero e Odessa, dove anelo di andare da tre anni, l’Afghanistan, Peshawar, e altro ancora. Tutto sotto di noi, da qualche parte oltre il buio, oltre le nuvole.
Finalmente a Delhi, preparato a tutto, seguo dettagliatamente le indicazioni di un amico, e cerco un ufficio che ha un’insegna sgangherata: Pre-paid Taxi. 310 Rupie, esco nell’aria già calda del mattino, annuso per la prima volta l’aria e la luce. Perché a qui, in India, l’aria non solo si respira, a fatica, ma la si guarda, abbagliante.
E’ il “dolce aroma impregnato di sudore della speranza, che è l’opposto dell’odio; so che è l’aroma acre e soffocante dell’avidità, che è l’opposto dell’amore. E’ l’aroma di dei, demoni, imperi e civiltà che risorgono e decadono. E’ l’odore di sangue e metallo delle macchine. Fiuti diecimila ristoranti, cinquemila templi, chiese e moschee, un centinaio di bazaar dove si vendono profumi, spezie, incenso, fiori appena colti. Il peggiore buon profumo del mondo.”
Lo scrive Gregory David Roberts in Shantaram, e non poteva essere descritto meglio.
(leggi prima parte)






gennaio 30th, 2009 17:15
attendo di leggere le prossime puntate :-) non ho ancora capito che sei andato a fare. Salutoni
febbraio 2nd, 2009 02:18
Sono passato per New Delhi quasi due mesi fa, l’ho girata da solo per due giorni ed è una città dura, non mi vengono altri aggettivi. ho visto davvero la disperazione nella povertà di tanta gente. Sarà che dopo 3 mesi mi ero abituato alla tranquillità del Kerala, dove più o meno tutti una ciotola di riso la mattina ce l’hanno tutti e sono contenti così.
febbraio 2nd, 2009 08:37
Dentro Delhi, sopratutto la città vecchia, fin dal primo giorno. Saranno complessivamente 4 giorni, a diverse riprese. Fin dal primo contatto, un lungo attraversamento in taxi della città, l’impressione è di stordimento.
Cammineremo per ore il primo giorno fino ad arrivare a sera senza ormai parole, automi davvero consumati dalla sovrapposizione di sensazioni, rumori, voci, deliri, pratiche e movimento, sangue , umori, grida, piscio e sapone, sorrisi e serenità mischiati a tensione. tra i pochi luoghi di quiete il grande tempio Sik, di sui mi piacerebbe parlare presto. .