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05/12/2008

Famolo strano sul ballatoio. Riflessioni sull’isola del feticismo

di Enrico Bianda, alle 15:21

L’altra sera è andata in onda una puntata di Anno Zero che portava un titolo un po’ ammiccante, “Reality e politica: l’isola di Obama”, ed era in gran parte dedicata alla vittoria di Vladimir Luxuria nell’ultima edizione dell’Isola dei famosi, reality di successo che proprio quest’anno ha sfiorato i 9 milioni di spettatori nell’ultima serata, quella della premiazione.

Il cast dell'Isola dei Famosi 2008

La puntata della trasmissione di Michele Santoro è stata, credo, molto interessante, anche perché ha svelato in parte i limiti interpretativi del fenomeno reality, messi in particolare rilevanza dalla presenza “eccessiva” di Luxuria – che Liberazione ha addirittura avvicinato associato ad Obama, o che – tra i tanti commenti – una come Norma Rangeri, critica televisiva del Manifesto ha giudicato «donnetta da ballatoio».

L’interrogativo di base della trasmissione di Santoro è stato: ma è stata la televisione ad impossessarsi di Vladimir o è stata lei a prendersi la televisione? In altri termini: chi ha normalizzato chi? Alla vincitrice sono andati – mi pare di aver capito – 600.000 televoti, che ne hanno decretato la vittoria tra cascate di coriandoli e lacrime scintillanti. Questi televoti rappresentano qualcosa? Un segnale, una nuova attenzione alle questioni dei diritti civili (lavoro, amore, sesso, pari opportunità,) di gay, lesbiche e transgender?

La cosa è andata avanti per un po’, così, su questi livelli, tra un occhione vellutato di Belen e la barba sfatta di Fabrizio Rondolino con il pile nero coi peli del gatto (per carità, va bene intellettuale, ma ‘na camicetta pulita ce l’avrà pure Rondolino, o no?) e alla fine mi sono addormentato. Ah, c’avevo un pollo alla diavola con patate arrosto che non hanno aiutato, è vero. Di seguito due piccole riflessioni.

Il reality come (velleitario) strumento politico

Usare un reality per condurre battaglie politiche e culturali è velleitario. Perché il televoto non è valido succedaneo del voto (o dei sondaggi scientifici) e perché luoghi come l’Isola dei famosi rappresentano dei mondi autoreferenziali, con regole e automatismi propri, inattaccabili. Un circuito chiuso che ha bisogno di freaks, se ne nutre, li espone e li usa, fino alla fine.

Vladimir Luxuria è un bisogno del meccanismo televisivo, da esporre come bestia rara. E’ sicuramente vero che in tutto questo lei è riuscita a restare integra, sincera, e che in forza di questa coerenza ha vinto. Il personaggio ha una sua carica civile molto forte, nobile, necessaria. Ma dentro quel meccanismo serve altro. E lei aveva altro da offrire. Lei stessa, come trans.

    Anche Vladimir è stata nelle regole, ha investito nella necessità del reality di disporre di casi umani: le gemelle con il naso lungo, il mago con la diarrea, il playboy che si fotte la vecchia ricca, l’ex divetto del cinema con la barba intellettuale, il portiere in mobilità, l’aristocratica cicciona messa stecchetto, la bella sudamericana con lo sguardo un po’ intelligente, e così via.

Lo sforzo del reality peraltro è quello di ostentare normalità attraverso l’estremo, mischiando i piani e le voci tra vip e poveri sfigati in cerca di notorietà. In tutto questo il voto a Vladimir Luxuria ha rappresentato la vittoria del famolo strano come sintesi del nostro bisogno, come pubblico votante. E ancora una volta occorre distinguere tra meccanismo televisivo tritasassi e personalità integra della vincitrice. Sono due piani distinti, difficilmente sovrapponibili, per questo l’ipotesi di un uso politico della televisione viene meno. In questo caso, ancora una volta, la televisione ha vinto, o stravinto.

Il reality come pornografia (feticista) dei sentimenti

L’ulteriore punto che credo possa essere interessante credo sia l’idea di una televisione che pornografizza i sentimenti.

“Il feticismo è intriso di inautenticità. Perciò anche l’onestà può diventare un feticcio, specialmente nell’epoca dell’inganno.”

Riprendendo un bel saggio della psicoanalista Louise J. Kaplan, intitolato “Falsi Idoli. Le culture del feticismo”, ci troviamo di fronte ad una strategia del feticismo – che mettendo in scena l’intimo ha una sua dimensione pornografica – ma che espone in primo luogo, sacralizzandoli, gli oggetti del desiderio. Che a loro volta assumono la forza del desiderio derivando dalla normalità/quotidianità.

Messi nelle condizioni di reclusione, i protagonisti dell’Isola si lasciano andare ad istinti naturali, che si traducono, ai nostri occhi, in istinti normali; vengono per così dire decontestualizzati – fuori dalla televisione, dalle pagine dei calendari, dai settimanali di gossip, dai lussuosi night estivi – per scendere nella polvere del comportamento umano.


  • Il teatrino di Google su You Tube
  • La carta del giorno dopo e le riflessioni interstiziali
  • Il ricordo e il suo doppio
  • Nel settembre del ’43 non avevo ancora compiuto due anni…

  • 3 Commenti al post “Famolo strano sul ballatoio. Riflessioni sull’isola del feticismo”

    1. Ciocci
      dicembre 5th, 2008 22:55
      1

      Secondo me sarebbe molto interessante provare a mettere su un analisi sul rapporto tra consenso, voto e televoto.

    2. Fabrizio Rondolino
      dicembre 18th, 2008 22:17
      2

      … ma come diavolo hai fatto a riconoscere i peli dei miei gatti??

    3. Enrico
      dicembre 19th, 2008 10:14
      3

      … è la mia (nostra di casa) divisa serale: pile verde e gatta umorale perennemente sdraiata su di me. Colgo peli di gatto a distanza siderale.

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