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Post scritti nel dicembre, 2008

24/12/2008

Aggiungi Ferdinand ai tuoi amici. Gemeinschaft e gesellschaft ai tempi di Facebook.

di Antonio Sofi, alle 20:34

Il sociologo tedesco Ferdinand Tönnies non ha un profilo su Facebook. Eppure lo meriterebbe, nonostante sia morto da quasi 80 anni. Non fosse altro per aver inconsapevolmente fornito, con le sue teorie, impagabili suggerimenti su come progettare social network su Internet. – due parole ostiche e vibratili, opposte come poli di calamita – non hanno certo colpa del successo dei moderni Facebook, MySpace, Linkedin, Badoo, Netlog, e via elencando. Eppure aiutano un po’ a capire la diffusa fascinazione che i social network hanno, ogni giorno di più, presso un numero sempre maggiore di persone in tutto il mondo; e al contempo, l’altrettanto montante resistenza che generano.

Oxygen 5

Oggi ho ricevuto con piacere nella cassetta della posta la rivista Oxygen, il numero 5 di Ottobre. Il trimestrale – a cui un sito oggettivamente falla – è però un oggettino cartaceo davvero delizioso, edito ed editato dagli amici di Codice Edizioni per Enel. Molto più che un magazine “aziendale” però: intorno al filo rosso delle energie trovano spazio e posto approfondimenti, storie fotografiche, saggi più o meno monografici di varia natura e scienza. Se lo trovate in libreria dategli un’occhiata: è anche un piacere alla vista, con un superbo apparato iconografico.

In questo numero c’è anche un mio divertissement (intitolato “Aggiungi Ferdinand ai tuoi amici”) sul rapporto tra il social web e le teorie di un sociologo tedesco attivo all’inizio del secolo scorso, che scriveva di “comunità” e “società” (nel dossier dedicato ai social network anche – e ben più on topic di me – interventi di Clay Shirky, Andrea Toso e Enrico Sola). Ché poi, parlare di comunità è anche una buona scusa per auguri di buone feste e buon anno: che la festa è quando si sta con chi senti più vicino. Webgol, salvo comparsate strane, torna nel 2009.

22/12/2008

La musica sul Web è pronta al peggio. Andrea Girolami a Qdc.

di Antonio Sofi, alle 13:21

SENTI: Quinta di copertina – 19 dicembre 2008 – Ospite: Andrea Girolami
SCARICA: mp3 (20 minuti e 10 mega ca)
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Mi ha fatto molto piacere chiacchierare venerdì scorso con Andrea Girolami, deus ex machina (da presa) di Pronti al Peggio, progetto di programma musicale sul Web condotto insieme ai videomaker IRagazzidellaprateria. Andrea ha le idee chiare su come dev’essere la “narrativa musicale” ai tempi del Web – proattiva direi se il termine non mi facesse ribrezzo, che si prende la responsabilità muovere il sedere dalla poltrona e raccontare ciò che vede (e sente). Senza aspettare che siano gli altri a farlo, la stessa band, i discografici, la stampa tradizionale troppo spesso ostaggio di vecchie logiche – o che un racconto si faccia da sé. Una rubrica come Fossifigo, che racconta il lato B dello stage e dei concerti, ciò che le band devono fare pe campà – specie all’inizio o in un mercato asfittico come quello italiano, andrebbe, come dice Roberta in un commento su Apogeonline “distribuito d’ufficio col primo acquisto di strumento musicale”).

Sta tutto su Apogeonline, se vi interessa.

La musica non è morta, recitano le cronache che un po’ semplificano eppure raccontano di come – a margine della crisi delle major discografiche e dei modelli tradizionali dell’industria musicale – mai come oggi gira e si ascolta così tanta musica. La musica non è morta, anche grazie alla internet più o meno sociale che ha messo in circolo nuove idee e creatività più o meno a basso costo. Sullo sfondo c’è un giornalismo musicale “tradizionale” che si è lasciato “scippare” dal Web il racconto dei nuovi fenomeni musicali e una blogosfera più o meno amatoriale un po’ litigiosa ma piena di fermento.

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19/12/2008

Le mille dirette sul Web dalla Direzione del Pd

di Antonio Sofi, alle 18:29

Varie le dirette Web per raccontare l’attesa riunione della Direzione del Pd, nella sede del partito in via del Nazareno. La riunione ha iniziato i suoi lavori alle 9.30 con un intervento di Veltroni ed è andata avanti per otto ore consecutivamente con interventi di 7 minuti a testa (circa, in molti a sforare). In mattinata erano più di 80 gli iscritti a parlare. Una votazione a metà del guado (con una previsione di conclusione verso mezzanotte) ha di fatto scelto di rinunciare a metà degli interventi previsti e ha previsto una replica del segretario per le 18.30 (dopo seguiranno votazioni a mozioni varie).

  • Quelle “ufficiali” di Repubblica (sia testo che video) e Corriere (solo video, ma con commenti molto abitati sugli articoli di sintesi)
  • Le due televisioni di partito (a vario titolo) hanno proposto una diretta no-stop dalla mattina: YouDem e Red Tv. Quest’ultima – unica tra tutte – ha anche il codice per l’embed in siti terzi, e ha predisposto – al contrario di YouDem – una diretta anche da studio, onestamente perdibile.
  • Luca Sofri, membro della Direzione, aggiorna un liveblogging dal suo Wittgenstein.
  • Sul sito della Fondazione Daje c’è una diretta delle varie dirette, che si nutre anche del thread molto popolato su friendfeed
  • Nonché gli altri post di chi ha seguito e scritto della Direzione sui loro blog.
Veltroni durante l'intervento alla riunione della Direzione Pd

C’è chi dice – con qualche sensatezza politica – che il semplice fatto ci sia una diretta disponibile a tutti (e oggi, appunto, come sopra e grazie ai mille mashup e coinvolgimenti possibili del Web 2.0, molteplici canali e livelli di fruizione di queste dirette) voglia già dire che questa Direzione conta poco.

Io non sono di questa idea, e lo trovo una strada (oserei dire un metodo) da perseguire a prescindere. A patto che qualcuno, da quella direzione, si prenda la briga ex post di ascoltare e tirare le politiche fila di questo multiforme confusionario appassionato feedback della parte scrivente del fu pubblico televisivo – o in questo caso, se si vuole, elettore.

15/12/2008

Musica (in)quieta. Il consenso di Allevi, i coperchi di Belushi e il jazz sociale.

di Enrico Bianda, alle 23:42

E’ con piacere che mi sono accorto, subito dopo aver finito di scrivere le poche righe dedicate ad Allevi, che il fenomeno del Maestro da molti era visto con un certo imbarazzo. Non lo sapevo: ma non mancano certo in giro giudizi negativi (esilaranti, come questo di Malvestite; o sconfortanti, come il racconto di Matteo Bordone di una puntata di Otto e Mezzo) sulla sua musica e soprattutto sull’attitudine verso di essa.

Archiviato il giudizio assolutamente impietoso – per quello che mi riguarda – sulla sua musica, resta aperta, credo, la questione della musica contemporanea. Come dicevo nel commento/minaccia del precedente post, la domanda da porsi è: che cosa deve fare, e quindi che cosa è, in fondo, la musica contemporanea.

Sgombro il campo da possibili equivoci: quando parlo di contemporaneità mi riferisco a tanta musica di qualità, e non dimentico certo il rock, o l’amato jazz: per me con quella definizione si raccolgono le musiche buone, da Leonard Cohen a Paul Weller, da Wadada Leo Smith ai Wilco passando per Kurtàg o Ligeti.

Mats Gustafsson

Devo ammettere che quando mi è capitato di leggere affermazioni rilasciate dal nostro (sempre Allevi), come «la musica contemporanea non sarà più la stessa, è ora di voltar pagina», avrei voluto John Belushi pronto a scattare e a schiantare il coperchio del biancopianoforte sul viso del Maestro. Uno di quei gesti veloci e sensazionali che mozzano il fiato, rapidi e inauditi per i quali saremo perennemente grati.

Più a freddo mi rendo conto che probabilmente Allevi è prigioniero del personaggio che gli è stato cucito addosso da molto, troppo, giornalismo di costume e musicale. Le operazioni di popolarizzazione cui è stato sottoposto hanno contribuito a far esplodere la bolla mediale, portandosi in scia tutta la melassa della gratitudine per aver fatto avvicinare alla musica tanta povera gente che altrimenti sarebbe andata avanti a Britney Spears, oppure sarebbe restata tagliata fuori dalla musica tout-court.

Procedo in ordine sparso, con tre punti – che casualmente sono rispettivamente commerciale, politico e giornalistico:

  • L’industria musicale è così ingorda e contemporaneamente impermeabile alla qualità che appena sente odore di fenomeno, appena vede spuntare una lacrimuccia di emozione nel pubblico é pronta a far partire il carrozzone (vedi cosa è successo con Bocelli).
  • La questione della propedeuticità di Allevi, come avvicinamento al mondo della musica colta, è un problema legato ad un paese che ha deciso ancora quest’anno di tagliare per il prossimo triennio oltre il 30% dei finanziamenti alla cultura e alla musica in particolare. Non bisogna sorprendersi se si finisce per confondere Giusy Ferreri con un’artista di qualità.
  • Abbiamo delegato il giornalismo musicale a luoghi e persone che al posto di raccontare la musica preferiscono nella migliore delle ipotesi alimentare luoghi comuni. In molti hanno alimentato il fenomeno Allevi, diffondendo un’idea di musica zavorrata al passato e azzoppata dalle regole commerciali dell’industria discografica. Un esempio? Se si parla di jazz, ad esempio, sembra inevitabile flirtare con l’immagine stereotipata di un genere fatto di languore, note in blu, melanconia e storie maledette, da Charlie Parker a Chet Baker.

E’ un intreccio abbastanza perverso, ma che ci obbliga a ripensare finalmente la musica contemporanea fuori dai percorsi stabiliti. E siamo finalmente al nocciolo della questione, la contemporaneità nella musica e la sua necessaria dimensione sociale.

Davide Sparti, Musica in nero, Bollati e Boringhieri

Davide Sparti ha scritto un saggio molto interessante e unico nel panorama italiano, Musica in nero. Il campo discorsivo del jazz, dedicato al jazz e approcciato attraverso gli strumenti della sociologia. Ci parla della musica afroamericana cogliendola come campo discorsivo.

Il jazz in questo caso ci aiuta a comprendere che cosa deve essere la musica contemporanea. Sparti indica bene la via: la musica deve parlare del mondo che la accoglie, deve fare breccia in quel mondo, tant’è che per comprenderla dobbiamo considerarla come fatto sociale totale, che investe relazioni, rapporti di forza, istituzioni, storia, racconti, profili personali, mercato e consumi culturali. La musica quando riesce ad essere tutto questo, quando racconta qualcosa del mondo che viviamo, rischiando, mettendosi in gioco, sovvertendo le logiche commerciali, indagando negli interstizi del gusto e del piacere, allora fa qualcosa di contemporaneo.

Altrimenti – voi sapete di chi sto parlando – c’è un flusso indistinguibile di note concordanti, che stabiliscono un clima musicale di consenso assoluto, di quiete, di rassicurazione. La musica è finita, amen.

12/12/2008

Fiume di notizie

di Antonio Sofi, alle 12:01

Rischio piena per il Tevere, a causa delle forti piogge dei giorni scorsi. Problema analogo, ma in parte già rientrato, per l’Arno. Due grandi città, una eventualità che è tragica e che è notizia. Provo a vedere da qui come la raccontano le varie risorse online. [Nota bene: post in aggiornamento. Ultimo aggiornamento h. 1.30 del 13/12]

Hard news

La miglior risorsa per la diretta testuale e l’aggiornamento è Repubblica Roma, curata (leggo ora l’agiunta) da Danilo Fastelli.

  • [h. 1.30 del 13/12] E’ una piena Godot, che mai arriva e quasi attesa. Repubblica riporta la dichiarazione del sindaco di Roma: “Possiamo stare tranquilli”. Ci si è giocato forse troppo, con la paura della piena: tra media e politica. Ma ovviamente meglio così (che non sia arrivata ovviamente).
  • [h. 19.56] L’arrivo della piena arriverà intorno all’una di notte e andrà avanti fino alle prime luci dell’alba – è l’annuncio di Alemanno.
  • [h. 14.00] L’arrivo della piena è ora previsto per le 20.00 (prima si diceva mezzogiorno)

Corriere Roma

Ore 20.15. Il link alla “diretta” in hp del Corriere si è trasformato in un link ai “video”. E il player video, dopo aver mandato per pochi secondi l’intervista al consumatore natalizio che niente c’entrava con il Tevere, è diventato un monocolo fisso con fischio lancinante. Che sarà successo?

Ore 19.45: ritorna la diretta “dall’isola Tiberina, Ponte Milvio e Castel Sant’Angelo”. Per visualizzarla, essendo impossibile il deep link, dall’home page. E’ in effetti una “diretta” strana, se posso dire, ad un certo punto (alle 20.03 per essere precisi) è andata in onda all’improvviso una intervista sui regali di Natale, dopo alcuni secondi interrotta.

Ore 17.00: alle 15.30 la diretta è andata off line, e mi dicono non si è più ripresa. Ora che scrivo non è più nemmeno linkata dalla home page. Che non fosse vera diretta, come dicono alcuni che hanno visto “ripartire” il nastro? Problemi tecnici di trasmissione? Buio incombente? Di sicuro giornalisticamente mi sembra di poter dire che una diretta avrebbe ancora senso, visto che la piena è attesa per le 20.00, e che la realizzazione – aldilà dei dubbi che solo riporto e non posso confermare con i miei occhi – era molto efficace e mi sembra apprezzata.

Uno screenshot della diretta dal Tevere via webcam, Ore 14.30 - Corriere.it

Ore 14.00. Ora c’è (lo scrivevo qualche ora fa nei pensierini più giù come risorsa attivabile) una diretta webcam (è in realtà una vera e propria diretta tv – anche se c’è chi ha annotato delle incongruenze: “a me pare di rivedere un filmato in loop”)

Uno screenshot della diretta di Corriere.it. Ore 15.00 ca, Un barcone viene disincagliato.

Repubblica Roma

Concordo con Massimo Russo. Gran bel lavoro stanno facendo a Repubblica Roma nel “coprire” il rischio esondazione del Tevere a Roma. Ottime davvero le mappe, la diretta e l’apparato crossmediale a supporto.

Mappa del Tevere con zone a rischio (e video) - Repubblica Roma
Mappa del centro di Roma con le zone a rischio. Repubblica Roma

Update: il buon lavoro talvolta diventa un boomerang, a pochi minuti alle 12.00 – primo orario annunciato della piena – il sito è down. Dopo qualche minuto ritorna su, ma evidentemente molto rallentato dagli accessi.

Informazione diffusa

Le informazioni ai tempi dei social network viaggiano anche in maniera orizzontale. Validati dalle relazioni e dalle testimonianze personali.

    Su friendfeed

  • ROMA /6 (inizio 19.45 ca): “Arrivata a casa. Lungotevere completamente bloccato da metà in poi, ma in realtà il casino lo faceva più tutta la mareaaa di gente che guardava giù il tevere.” (link)
  • ROMA /5 (inizio 17.50 ca) “minchia, ma stanno sgombrando le persone nel mio municipio?”(link)
  • ROMA /4 (inizio 17.00 ca) – “Allora: ponte vittorio emanuele funziona, è pieno di curiosi che fotografano, la cosa impressionante è che per strada il 40% delle vetture che circolano sono della polizia/vigili del fuoco/ambulanze, tutti a sirene spiegate…” (link)
  • ROMA /3 – Fiume di notizie, discussione relativa a questo post
  • ROMA /2 (inizio 13.00 ca) – “Bollettino Sott’acqua: Chiudono piazzale flaminio?”; “ponte milvio è completamente coperto dall’acqua, mai visto una cosa simile in vita mia” (link)
  • ROMA (inizio 12.00 ca) – “Tutto regolare. Piazza Bologna è asciutta (si fa per dire). Almeno fino a stamattina.” (link)

    Su Facebook

    Alcuni status trovati (li metto anonimi, il più aggiornato in alto, visto che alcuni profili non sono pubblici, se qualcuno vuole attribuzione scriva nei commenti :)

  • si tiene saldamente alla zattera. (gc)
  • quando c’era Veltroni la grandine si trasformava in pop corn. (ec)
  • ha appena fatto avanti e indietro sui ponti di Roma e vorrebbe dirlo a chi gli ha detto che erano chiusi. (rl)
  • fa le foto al tevere (dal divano di casa così il sindaco è tranquillo). (fs)
  • “benedice il rischio d’esondazione, che ha incredibilmente sgombrato il GRA.” (am)
  • ..già 2 contrattempi x il lungo viaggio sottomarino roma-napoli. (ag)
  • si attrezza per la navigazione. (pa)
  • lo tsunami romano blocca PonteMilvio. (ls)
  • pensa che forse si stia un po’ esagerando… e che sarà mai.. un po’ d’acqua! (ags)
  • sta facendo i tonnetti a traina su Via Colombo.. (ba)
  • infreddolito dopo una mattinata sotto l’acqua. (ct)
  • torna a casa attraversando il ponte prima che scompaia nelle acque. (as)
  • va a vedere il Tevere straripare. (gs)
  • che scena! Centinaia di persone con fotocamere in attesa che il tevere straripi :-S. (dr)
  • è molto preoccupato per i lucchetti di Moccia a Ponte Milvio. Affogheranno? (mbg)
  • esondo ma non mollo. (ba)

Foto Roma su Flickr

Foto del Tevere di Felicia Ciupi su Flickr
Ponte Milvio con stadio Olimpico. Foto di Zef67 su Flickr
Isola Tiberina under water, foto di Grizabel su flickr
Isola Tiberina sotto l\'acqua. Foto di Giorgio Clementi su Flickr
  • Altre foto su flickr con tag: tavere

Video Roma su YouTube

Panoramica da Ponte Milvio. L’autore Fabior71 scrive: “L’altezza del fiume è di 13,20 metri, alle ore 13:30 del 12 dicembre 2008”

Foto Firenze su Flickr

Ponte Vecchio visto da Ponte alla Vittoria. Ieri a Firenze. Foto di Nina Camic su Flickr

Commenti e discussioni

Alberto Mucignat scrive nei commenti dell’utilità dell’informazione che circola:

mi pare che, a parte la webcam […], siano tutti dei tentativi senza un capo ne coda per riuscire a dare informazioni durante un’emergenza. Anche perché il problema vero è che molti romani come noi al momento stanno cercando di capire 2 cose: 1. posso andare a lavorare? 2. che percorso posso/devo fare?

C’è comunque una differenza tra “dare informazioni” e “messa in forma” delle stesse (la cosiddetta copertura giornalistica). Mi sembra ci sia, in questa occorrenza, un problema di chiarezza delle informazioni alla fonte, incrociato con una notevole confusione del rapporto comunicativo tra le mille autorità preposte e i media. La domanda alla fine è proprio questa: se questo tipo di copertura giornalistica online, ben organizzata, sia alla fine dei conti una risorsa e una utilità per il cittadino, coinvolto o non coinvolto negli eventi.

Alberto aggiunge altre interessanti considerazioni nei commenti, ne riporto un pezzo:

La cosa triste è che appunto la protezione civile e le unità di crisi sanno (o dovrebbero sapere) benissimo quali sono le esigenze e i bisogni, senza però riuscire a dare mai un servizio informativo efficace. Per fare un esempio, al momento i siti del comune di roma e della protezione civile non danno per niente informazioni utili, se non dei banali bollettini che non aiutano a capire esattamente cosa succede attorno a noi e se possiamo muoverci, quali sono i percorsi più affidabili, queli sono i mezzi che al momento funzionano meglio, etc. E non esiste un sito che dia lo stato del traffico “right now” in maniera puntuale ed efficace. almeno, io non l’ho trovato.

Pensierini (più o meno) finali

  • IN TEMPO REALE. Ad aprire il sito in mattinata ho sentito l’esigenza di lettore, cercavo e mi aspettavo una risorsa più live: tipo una diretta che mi facesse vedere in tempo reale, e con i miei occhi, quello che stava succedendo – il livello del Tevere nei punti critici. Non necessariamente con regia, non necessariamente “professionale”, non necessariamente televisiva: anche una webcam ben direzionata. E’ un bisogno giornalisticamente sensato e tecnicamente soddisfacibile, con un po’ di ingegno. L’unica diretta della giornata è stata quella messa in piedi da Corriere.it – ma saltellante e spesso down, e con qualche dubbio circa il fatto fosse davvero in tempo reale. Una occasione persa, a mio parere.
  • UN FORMAT EMERGENTE. Forse il passo successivo (ma è questione più generale dell’architettura delle informazioni, e non solo di questo caso) è pensare prima, e abitare giornalisticamente poi, un format che sia pienamente e consapevolmente a “dossier”. Un format “emergente”, buono per occasioni di emergenza diffusa e che sappia far “emergere” – appunto e giocando sui doppi sensi di questa parola – i contenuti molteplici e differenziati che provengono da più fonti e soggetti. Un formato che abbia la forza di accogliere rapidissimi aggiornamenti, incasellandoli nello slot giornalistico giusto, riconoscibile ed soddisfacente. Sia per il lettore che vuole la storia, e la notizia, e il contesto, sia per il lettore che vuole informazioni più stringenti e precise, e farsi una idea sensata per prendere decisioni operative (“quando uscire di casa”, “che strada prendere”, ecc.). Un format emergente che sia risorsa one-click dove trovare tutto e ben organizzato.

11/12/2008

Cambio d’abito (e non solo) di Apogeonline

di Antonio Sofi, alle 10:50

A minuti, se tutto va bene, Apogeonline.com cambia d’abito. Nuovo template e nuovo cms, ma anche nuova architettura e in parte nuovi obiettivi. Per l’occasione – ma senza nemmeno troppo programmarlo – abbiamo pensato ad una diretta via Mogulus, una sorta di Quinta di Copertina speciale, online prima qui e poi sul nuovo sito. E proveremo a parlarne, insieme a chi ha voglia di darci le prime e seconde impressioni e insieme a Sergio Maistrello, che lo coordina e l’ha pensato.

Ah, c’è anche un evento apposito su Facebook, in qualche modo ci sdoppieremo anche lì.

Update del giorno dopo: Grazie a tutti, è stata una diretta molto divertente (almeno per me, ma leggo con piacere non solo per me) e popolata. Era un modo per festeggiare, e mettere a frutto il capzioso piacere – che è innanzitutto mio e nostro, ma evidentemente non esclusivo – di “fare le pulci” ai siti nuovi per cercare inesorabili e inevitabili errori e bug. La lista dei miglior debugger l’ho persa, ma questo mi permette, appunto, di ringraziare tutti senza dimenticarne nessuno. Qualcos’altro ci inventeremo prossimamente :)

  • PODCAST E INTERVISTA (a Sergio Maistrello): Un nuovo abito per Apogeonline
  • Apogenline cambia profondamente, dopo nove anni di tocchi e ritocchi progressivi. Cambia il motore tecnologico (ora “monta” un cms open source di blogging molto diffuso: WordPress), la veste grafica (più centralità ai contenuti, e grafica semplificata negli elementi e nei colori), e in parte l’approccio alla Rete, grazie a una maggiore attenzione ai social network, e a “mandare fuori” i lettori proponendo loro contenuti e link interessanti. In più feed completi, anche di singole rubriche, maggiore multimedialità ed elasticità per provare ad inventarsi nuovi modi di stare nella Rete. Di questo e – inevitabilmente zoomando all’indietro e allargando lo sguardo – di giornalismo online parliamo appunto con Sergio Maistrello, giornalista e coordinatore dl 2006 di Apogeonline.

11/12/2008

Squonk vs Scrooge, e la magia del Natale è salva

di Antonio Sofi, alle 09:20

PslA 2008. Clicca per scaricare
Il titolo – direbbe lui – è da cialtrone. Ma il prodotto, un pdf multiautore pieno zeppo di storie più o meno natalizie (ben 71, quest’anno) e zuppo di sudore dello stesso curatore Sir Squonk in arte Sergio (per i mille ritardi possibili), un oggettino gratuito e scaricabile sfornato caldo nei pressi delle festività natalizie da 6 anni a questa parte, un ebook dal titolo “Natale sotto l’Albero” (PslA per gli amici), il prodotto – dicevo – è tutt’altro che cialtronesco. Merita invece di essere conservato sul desktop (almeno io così faccio) e letto con calma – un racconto dopo l’altro, spizzati come fossero carte da poker.

08/12/2008

I dalemien, la vendetta del Lingotto e la sellatura dei cavalli

di Antonio Sofi, alle 19:50

Sì, lo so che le guardi già tutte, le nuove puntate di Tolleranza Zoro in onda ogni venerdì a Parla Con Me (per vederle: Youtube, il blog di Diego, o quello della Fondazione Daje). Eppure questo ultimo lo embeddo pure qui, anche per far pernacchia alla mini-rassegna stampa sulla fine della satira che tengo ben visibile sulla scrivania – aggiungendo di volta in volta nuove borbottanti e sconclusionate opinioni. Vale come per la celebre frase di Fukuyama: finisce solo ciò che non si ha più voglia di cercare :)

05/12/2008

Famolo strano sul ballatoio. Riflessioni sull’isola del feticismo

di Enrico Bianda, alle 15:21

L’altra sera è andata in onda una puntata di Anno Zero che portava un titolo un po’ ammiccante, “Reality e politica: l’isola di Obama”, ed era in gran parte dedicata alla vittoria di Vladimir Luxuria nell’ultima edizione dell’Isola dei famosi, reality di successo che proprio quest’anno ha sfiorato i 9 milioni di spettatori nell’ultima serata, quella della premiazione.

Il cast dell'Isola dei Famosi 2008

La puntata della trasmissione di Michele Santoro è stata, credo, molto interessante, anche perché ha svelato in parte i limiti interpretativi del fenomeno reality, messi in particolare rilevanza dalla presenza “eccessiva” di Luxuria – che Liberazione ha addirittura avvicinato associato ad Obama, o che – tra i tanti commenti – una come Norma Rangeri, critica televisiva del Manifesto ha giudicato «donnetta da ballatoio».

L’interrogativo di base della trasmissione di Santoro è stato: ma è stata la televisione ad impossessarsi di Vladimir o è stata lei a prendersi la televisione? In altri termini: chi ha normalizzato chi? Alla vincitrice sono andati – mi pare di aver capito – 600.000 televoti, che ne hanno decretato la vittoria tra cascate di coriandoli e lacrime scintillanti. Questi televoti rappresentano qualcosa? Un segnale, una nuova attenzione alle questioni dei diritti civili (lavoro, amore, sesso, pari opportunità,) di gay, lesbiche e transgender?

La cosa è andata avanti per un po’, così, su questi livelli, tra un occhione vellutato di Belen e la barba sfatta di Fabrizio Rondolino con il pile nero coi peli del gatto (per carità, va bene intellettuale, ma ‘na camicetta pulita ce l’avrà pure Rondolino, o no?) e alla fine mi sono addormentato. Ah, c’avevo un pollo alla diavola con patate arrosto che non hanno aiutato, è vero. Di seguito due piccole riflessioni.

Il reality come (velleitario) strumento politico

Usare un reality per condurre battaglie politiche e culturali è velleitario. Perché il televoto non è valido succedaneo del voto (o dei sondaggi scientifici) e perché luoghi come l’Isola dei famosi rappresentano dei mondi autoreferenziali, con regole e automatismi propri, inattaccabili. Un circuito chiuso che ha bisogno di freaks, se ne nutre, li espone e li usa, fino alla fine.

Vladimir Luxuria è un bisogno del meccanismo televisivo, da esporre come bestia rara. E’ sicuramente vero che in tutto questo lei è riuscita a restare integra, sincera, e che in forza di questa coerenza ha vinto. Il personaggio ha una sua carica civile molto forte, nobile, necessaria. Ma dentro quel meccanismo serve altro. E lei aveva altro da offrire. Lei stessa, come trans.

    Anche Vladimir è stata nelle regole, ha investito nella necessità del reality di disporre di casi umani: le gemelle con il naso lungo, il mago con la diarrea, il playboy che si fotte la vecchia ricca, l’ex divetto del cinema con la barba intellettuale, il portiere in mobilità, l’aristocratica cicciona messa stecchetto, la bella sudamericana con lo sguardo un po’ intelligente, e così via.

Lo sforzo del reality peraltro è quello di ostentare normalità attraverso l’estremo, mischiando i piani e le voci tra vip e poveri sfigati in cerca di notorietà. In tutto questo il voto a Vladimir Luxuria ha rappresentato la vittoria del famolo strano come sintesi del nostro bisogno, come pubblico votante. E ancora una volta occorre distinguere tra meccanismo televisivo tritasassi e personalità integra della vincitrice. Sono due piani distinti, difficilmente sovrapponibili, per questo l’ipotesi di un uso politico della televisione viene meno. In questo caso, ancora una volta, la televisione ha vinto, o stravinto.

Il reality come pornografia (feticista) dei sentimenti

L’ulteriore punto che credo possa essere interessante credo sia l’idea di una televisione che pornografizza i sentimenti.

“Il feticismo è intriso di inautenticità. Perciò anche l’onestà può diventare un feticcio, specialmente nell’epoca dell’inganno.”

Riprendendo un bel saggio della psicoanalista Louise J. Kaplan, intitolato “Falsi Idoli. Le culture del feticismo”, ci troviamo di fronte ad una strategia del feticismo – che mettendo in scena l’intimo ha una sua dimensione pornografica – ma che espone in primo luogo, sacralizzandoli, gli oggetti del desiderio. Che a loro volta assumono la forza del desiderio derivando dalla normalità/quotidianità.

Messi nelle condizioni di reclusione, i protagonisti dell’Isola si lasciano andare ad istinti naturali, che si traducono, ai nostri occhi, in istinti normali; vengono per così dire decontestualizzati – fuori dalla televisione, dalle pagine dei calendari, dai settimanali di gossip, dai lussuosi night estivi – per scendere nella polvere del comportamento umano.

03/12/2008

L’Obamite e le strategie internet del presidente Usa

di Antonio Sofi, alle 14:44

Obama è il mio personalissimo fil rouge di questo periodo (e non solo, a dire il vero).

Lunedì e martedì scorso sono stato ospite di Giovanni (grazie a lui e al LaRiCa) e dell’Università di Urbino e abbiamo parlato anche della strategia “tripartita” e “a pendolo” che ha fatto della presenza online di Obama il motore innovativo della sua campagna.

Su Spindoc (colpevolmente abbandonato per qualche settimana causa mancanza di tempo, ahimè) ci sono 3100 battute scritte per DNews, pubblicate ieri. E’ affetto da Obamite chi evoca come il cavolo a merenda le gesta obamiane, più per cercare una disperata briciola di carisma che per innovare le prassi politiche e amministrative.

Ben viene quindi il convegno “Obama 1 mese dopo: la vittoria di Internet? Come Obama ha usato il web per vincere le elezioni” cui sono stato invitato e che si terrà domani 4 dicembre alla Camera dei Deputati a Roma (Sala delle Colonne, Via Poli 19, alle ore 17). E se possibile, mi piacerebbe partire proprio da questa malattia – piuttosto endemica anche se credo passeggera – della politica e della comunicazione politica italiana. Saranno presenti Antonio Palmieri, Responsabile Nazionale Comunicazione Elettorale e Internet Forza Italia/PDL e Paolo Gentiloni, Responsabile Nazionale Area Comunicazione PD, e ancora, oltre al qui scrivente Enrico Menduni, David Orban, Edoardo Colombo. Ulteriori informazioni e modalità di partecipazione su Codice Internet.

02/12/2008

Da Europeana al Wikipedia, il valore della conoscenza libera. A Qdc Frieda Brioschi.

di Antonio Sofi, alle 19:52

In ritardo segnalo anche qui la puntata settimanale di Quinta di Copertina, dedicata alla organizzazione, distribuzione e promozione della conoscenza online – lo spunto/notizia è Europeana.eu, progetto europeo andato online il 20 novembre scorso con 2 milioni di contenuti digitali legati alla storia e alla cultura dell’Europa – da Kafka a Vermeer, da Mozart a Picasso – e “crashato” per troppi accessi due giorni dopo.

Ne ho discusso con enorme piacere con Frieda Brioschi, presidente di Wikimedia Italia, ed interlocutrice preparata e brillante – e non lo scopro certo oggi o io. Peraltro, con una curiosa e opportuna coincidenza, negli ultimi giorni altre due notizie hanno girato intorno ai temi wikipediani: da una richiesta di sequestro delle pagine Wiki in Germania da parte di un parlamentare al plagio in Spagna da parte del sito di una enciclopedia cartacea, fino ad arrivare all’accordo concluso di Wikimedia con Creative Commons.

Insomma, credo meriti l’ascolto :)

ASCOLTA: Wikipedia, Europeana e la conoscenza creativa, su Apogeonline
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