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Post scritti nel novembre, 2008

29/11/2008

Firenze e le primarie competitive. Adelante senza troppo juicio

di Antonio Sofi, alle 18:38

[Un avanzo di articolo non pubblicato e ormai obsoleto, ché le intercettazioni e gli scandali non le batte nessuno: su Firenze, l’istituto delle primarie, i quattro contendenti troppo litigiosi, la sfida e non la battaglia di Veltroni, la deficienza nostra – politica e culturale – di comprendere appieno il senso comunicativo delle primarie, che è anche scontro a muso duro. as]

È rimasto deluso chi, dal vertice a Roma di due giorni fa tra il Pd fiorentino al gran completo e il segretario Walter Veltroni, si aspettava commissariamenti, tavoli rovesciati, nomi nuovi e risse da bar.

«Sono primarie di partito, è una sfida tra concorrenti e non tra avversari: evitate di farvi la guerra» questo il consiglio di bon ton politico che Veltroni ha consegnato ai quattro candidati del Pd a Palazzo Vecchio.

Ma se le primarie di partito non devono scadere in campagne militari, nemmeno devono ridursi ad una scampagnata. Pena renderle meno efficaci. Intanto perché sono primarie vere, come è stato detto mille volte: con veri contendenti, e nessun vincitore designato tra i nomi – importanti – di Cioni, Lastri, Pistelli e Renzi. Il problema è più comunicativo che politico.

Le primarie nei paesi anglosassoni sono caratterizzate da un delicato equilibrio di tutte le azioni comunicative di campagna: fair play di fondo e abbraccio finale, ma competizione senza sconti. Un equilibrio difficile cui la politica italiana – quella fiorentina non fa eccezione – non è abituata. Vorrebbe, specie dal punto di vista comunicativo, le primarie piene e i candidati ubriachi.

Questo sogno bello e impossibile ha prodotto in questi mesi di campagna più o meno ufficiale una schizofrenia di fondo soprattutto nel rapporto tra il partito e i candidati – per tacere di quello con i semplici elettori. La convocazione di Veltroni ne è la prova: «Sfida ma non guerra».

Ma non sempre è facile mettere dei paletti e distinguere manuale alla mano: cos’è quella frecciata, quella battuta a muso duro, quella polemica a mezzo stampa? Sfida o dichiarazione di guerra? La reazione istintiva finora è stata quella di contingentare le azioni comunicative, dei “no” quasi a tutto. No a dibattiti, a manifesti, a colpi di testa di qualsiasi tipo.

Ma le primarie, se non sono piene di comunicazione e di quello spirito competitivo che lo stesso Veltroni evoca, rischiano di non servire a niente. E non vale l’obiezione che l’eccessiva competizione sfianca i contendenti, spacca il partito e aiuta così lo schieramento avverso.

Le primarie competitive funzionano insieme come palestra d’allenamento e lente di ingrandimento: tendono da una parte a far emergere i tratti politici più efficaci delle varie candidature e dall’altra ad evidenziarne i difetti – quelli che a tavolino non sono evidenti, oppure quelli che solo l’occhio impietoso di chi ti conosce bene riesce a notare. Il tutto anche a dispetto delle previsioni della vigilia.

È il caso di Barack Obama vincitore di primarie nelle quali era strafavorita Hillary Clinton; o quello, più nostrano, di Nichi Vendola in Puglia. La competizione ci vuole, va anzi favorita senza limiti formali: è il cuore dell’istituto delle primarie. Che richiedono un vero e proprio “liberalismo comunicativo”, seppur all’interno di piattaforme programmatiche condivise e buona creanza, e che invece nel tic un po’ obsoleto del centralismo democratico rischiano di soffocare.

27/11/2008

Ridateci Clayderman e il suo pianoforte bianco e il singulto criminale

di Enrico Bianda, alle 22:57

A cavallo tra la fine degli anni 60 ed i 70 in Italia si assisteva ad un fenomeno musicale singolare. La musica di carattere industriale che veniva composta da musicisti di studio e in seguito utilizzata dalle produzioni audio visive di mercato: dalla sonorizzazione dei documentari ai Telegiornali, dai film di serie Z alle pubblicità.

Una delle caratteristiche di queste composizioni era la titolazione emotivo-onomatopeica: il punto era trovare un titolo abbastanza didascalico, che funzionasse nella fase di ricerca negli archivi sonori.

Ed ecco spiegata roba altrimenti improponibile del tipo: “Frenesia giovanile”, “Afflato sessuale”, “Erotismo notturno”, “Singulto criminale”, “Tramonto di disperazione” e via dicendo. Animato da piglio citazionista e un po’ camp, mi è capitato spesso, per i miei primi documentari radiofonici, di utilizzare queste musiche – che peraltro circolavano abbastanza dalle mie parti (per qualcuno di questi in ristampa ho scritto anche le note di copertina: Stroboscopica Vol.2 Plastic Records; I Gres, Plastic Records; e via vergognandomi).

Think big and worry little! – una delle frasi motivanti sul sito di Allevi

Tutto questo mi è tornato in mente dopo aver letto l’ennesimo inutile articolo dedicato alla mirabolante ascesa artistica di Giovanni Allevi. Sono andato a curiosare tra le pagine del suo sito ufficiale, attirato in modo particolare dalla sezione (forse parte del sito vecchio) dedicata ai pensieri fotografici: alcune immagini commentate dallo stesso Allevi che con spregio di sensibilità scrive cose del tipo «quando fai le cose con il cuore le cose non si aprono, si sfondano!», oppure ancora delicatezze come «suonare è un gesto totale», e poi seguono pensieri stupendi come «il più utile libro di composizione è il mondo che ci circonda». Brrr.

Quindi, stravolto dalla poesia e dalla capacità empatica del maestro vado ad ascoltare alcuni samples disponibili: e scorro avidamente i titoli delle composizioni “Go with the flow”, “Volo sul mondo”, “Ossessione”, “Affinità elettive”. Un tuffo sonorizzato ai titoli anni ottanta.

E ahimè non sembra che Allevi ci faccia: leggendo le interviste rilasciate all’indomani dalla pubblicazione del suo ultimo lavoro il maestro annuncia che la musica classica non sarà più la stessa ecc. – nemmeno il dubbio lo faccia per amor di consapevole kitsch.

Richard Clayderman e il suo pianoforte bianco

Poi c’è la musica. Non credo di aver bisogno di sottolineare quale è la mia opinione sulla musica composta da Allevi – del tutto “irrazionalpopolare“, come da bella definizione di Bonami e Mastrantonio. (Ne ha scritto bene il Giornale della musica in un numero recente). Allevi rappresenta, musicalmente, una sintesi – manco a dire originale – tra Michael Nyman e Richard Clayderman di Ballade for Adeline. A questo punto, meglio gli originali.

22/11/2008

Melius adimere. Il marketing minimale, dal Web all’edicola sovraffollata

di Antonio Sofi, alle 11:57

Marketing, comunicazione o pubblicità: quale busta scegli?

A scegliere la busta della domanda da un milione di euro, e sulla puntata di Quinta di Copertina di questa settimana (tormentata da una lenta propagazione dei DNS di Apogeonline, che ora dovrebbero essere più o meno risolti) è uno dei “grandi vecchi” del racconto del marketing sul e del Web, il cowboy delle nuove frontiere della comunicazione online, ovvero Gianluca Diegoli – markettaro di professione, e curatore di Minimarketing – un blog dal sottotitolo che è un biglietto da visita: il blog del marketing minimale (e non minimalista, aggiungo io). In cui, forse, il detto melius abundare si capovolge – togliendo le frolloccate e rimettendo al centro le persone.

La crescita vorticosa degli utenti del social Web in Italia (Facebook sopra tutti) e il conseguente aumento dell’attenzione ad esso dedicata, ha portato come conseguenza – non solo in Italia – che alcune aziende, sia pubbliche che private, hanno deciso di filtrarne l’accesso al lavoro. I social network sono considerati fattore di disturbo e di distrazione per i lavoratori. Il fenomeno si iscrive all’interno di una spesso schizofrenica propensione al Web delle aziende – e dei settori marketing, pubblicità e comunicazione. Ne parliamo – fino ad arrivare al problema delle metriche che non ci sono e delle nuove intraprese dell’editoria cartacea sulla tecnologia – con Gianluca Diegoli, esperto di marketing più o meno convenzionale e curatore di Minimarketing.it.

Uno degli argomento di cui mi è più divertito trattare con Gianluca parte da questo suo post sul marketing dell’edicola, ovviamente con riferimento all’atteso sbarco di Wired in Italia: alcune definizioni sono davvero molto divertenti.



[Peraltro condivido l’approccio: tutto nasce da un bisogno. Mi viene in mente anche un vecchissimo intervento sul blogging del 2003, quando ancora si usava dire
Weblog (per dir della vecchiezza della cosa). Intervento di cui mi ero completamente dimenticato ma che ho trovato sano e salvo ancora sul server in orribile ppt o in più comodo pdf. Roba ormai da modernariato digitale.]

ASCOLTA: L’azienda digitale tra marketing, pubblicità e comunicazione, su Apogeonline
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14/11/2008

La campagna di Obama e il salto sul carro tecnologico

di Antonio Sofi, alle 11:23

Nella nuova puntata di Quinta di Copertina settimanale si parla di Obama, e della sua campagna biforcuta – tecnologica e sul territorio, di mezzo e messaggio si potrebbe dire recuperando dal baule terminologie ormai un po’ polverose.

Ne parlo, nella solita chiacchierata tra ritagli di carta e di bit, con Mattia Diletti, esperto di politica americana e co-curatore di un blog sulla campagna elettorale Usa, BlogAmerica2008.

Dopo l’elezione dell’outsider Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti, sono in molti a saltare sul carro tecnologico della campagna del senatore dell’Illinois. Che di certo ha sfruttato al meglio la capacità di coinvolgimento e organizzazione dei media sociali di nuova generazione, le nuove generazioni appunto coinvolgendo, ma ha saputo anche mandare fuori il giusto messaggio politico all’interno di una strategia di campagnia su più stati e campi da gioco nonchè estremamente controllata. Un messaggio che ha trovato molti entusiasti destinatari, che si sono fatti popolo attivo. Ora il dubbio si sposta sul futuro: cosa ne sarà di questo popolo, che anche grazie ad Internet si è scoperto essere fattore decisivo di una delle più straordinarie campagne di tutti i tempi?

ASCOLTA: Mezzo, messaggio e politica. Ovvero Obama e la Rete, su Apogeonline
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13/11/2008

La barba di Eco (Carrère au contraire*)

di Enrico Bianda, alle 12:43

O l’eco della barba, nel senso che della di lui barba si sono perse le tracce, ne resta un ricordo, un’eco visiva, e basta. Che effetto vedere l’icona Umberto Eco senza barba, ma con i baffi, solo quelli, marroni e folti, belli polposi, simpatici. Ma l’icona funziona? Gli occhiali sul naso, la faccia tonda, senza barba allenta la tensione di venerazione e accondiscendenza che in noi sgorgava al solo sentir pronunciare il suo nome, brand di cultura totale, dilagante, pervasivo e italianissimo.

Ora Umberto Eco somiglia molto al caro Manuel Vasquez Montalban, caro lui, morto qualche anno fa: gli assomiglia, su, siamo sinceri, quasi una meraviglia veder la sintesi di due personaggi così cari a molti, simbiotici, sintetici, uniti dal baffo e dal buongusto per la cucina, evidente, nella posa e nell’occhio.
Ne vien fuori un’ode scalza al pelo perduto, che muoveva i sentimenti miei, devoto barboso. Di fatto la prima volta che incontrai Montalban rimasi un poco deluso, mi aspettavo una montagna di risate e bontà, di gusto e piacere, mi ritrovai un uomo serio, piccoli passi e eloquio calmo, sereno, occhi bassi a pensare e baffi scuri sotto gli occhiali.

* Il riferimento del titolo è al libro di Emmanuel Carrère, Moustache (Baffi, in italiano). ndas

12/11/2008

Poco rassicurante. La Nuova Squadra in tre scene.

di Enrico Bianda, alle 12:30

Scena prima, Dottor House. Rassicurazioni

Ristorante luganese, Svizzera, pranzo con collega colto, musicista, pianista, amante di Chopin, sa tutto quello che è necessario sapere sul pianoforte e sui più grandi esecutori. Il ristorante si presta a piacevoli pause pranzo lontano dalla famosa mensa freak della radio per la quale lavoro.

Si entra insieme, i saluti sono per lui che è cliente fisso a pranzo, io mi accodo ogni tanto e sto in scia. Al tavolo di fronte entrando sta un americano, vive qui da una trentina d’anni, si occupa di banche o qualcosa del genere, legge l’International Herald Tribune, con uno scarto rapido estrae da una cartella di cuoio di rarefatta bellezza una decina di DVD: terza serie Doctor House, sussurra. Il mio ego sempre colpevole si rasserena.

Scena seconda, Un posto al sole e non solo. Malattie

Ora, è vero che sono un po’ malato di televisione, anzi, malato di serial, soprattutto americani, e la lista sarebbe lunga. Doctor House appunto, ma anche, in rapida successione, Nip & Tuck (maledetto), Californication (troppo brevi gli episodi), Grey’s anatomy (partecipo commosso), Dexter (amore recente, ancora da inquadrare), e poi indietro X Files (ridotto a commossa schiavitù), le prime ER e la lista potrebbe pure fermarsi qui.

Da ormai quasi undici anni, poi, seguo con serenità apparente anche Un posto al sole, e già ho detto, sempre da queste pagine, della mia devozione pre-cena al rito propiziatorio quotidiano che tanto mi rassicura.

Scena terza, La Nuova Squadra. Legittimazioni

Ho letto da poco che la seconda serie de La Nuova Squadra, prodotto di magnifica fattura e così poco compreso, che segue una quasi decennale epopea de La squadra, sarebbe in crisi di ascolti. Il prodotto in questione è probabilmente uno dei rari casi di innovazione televisiva per quello che riguarda la produzione seriale in Italia. Con un’eredità pesante come la prima serie occorreva cambiare radicalmente. Ad un anno dal debutto posso tranquillamente dire che quanto va in onda il mercoledì su Rai3 in prima serata è quanto di meglio si possa trovare in giro per il genere poliziesco. Ottimi attori, storie dure e corrette, fin troppo realistiche, scritte bene, con una buona caratterizzazione dei personaggi, e una Napoli disperata e luminosa, fatta a strati, d’improvvisa luce per poi piombare nel buio di grotte e cunicoli.

E forse è proprio questa la ragione della crisi d’ascolti: poco ruvido e rassicurante cameratismo, troppo dolore, inattaccabile verosimiglianza e quel sapore di eccesso oltre i limiti. Proprio quello che normalmente amiamo nei prodotti americani, se italiano ci spaventa? Intanto, il mercoledì, so che guardare.

11/11/2008

Dalla Obama Night alla Daje Night

di Antonio Sofi, alle 16:49

Obama Night

Che il Re nero della battuta a caldo durante la assonnata mattina di veglia elettorale a stelle e strisce – tra una diretta no-stop sulla nuova Red Tv (auguri!) e una comparsata ad Uno mattina a parlare di Obama e della first lady contrappuntati da un inquietante coro gospel che coverizzava in 30 secondi Yes We Can di Will I Am – sia entrato in Casa Bianca e abbia dichiarato scacco matto a tutto un sistema di valori politici più o meno consolidati è lecito immaginare che non vi sia persona non sappia.

In attesa che la polverata opinionista si sedimenti e permetta di osservare con calma quello che è successo, specie nel delicato rapporto tra politica e Internet (ma ricordo quando lo scrivevo ad inizio 2008 prendendomi anche qualche pernacchia che ora rimanderei volentieri indietro), segnalo due reazioni – più o meno a caldo – con le quali mi trovo sintonico.

La prima è di Sergio Maistrello, scritto la sera stessa e intitolato “Buon lavoro, Mr President“; le riflessioni di Sergio fanno emergere quella giusta diffidenza nei riguardi di giudizi troppo faciloni sull’impatto di Internet in questa campagna: «Obama non ha vinto grazie a Internet, ma usando Internet per fare quello che qualunque politico dovrebbe porsi come obiettivo: ascoltare le persone, confrontare le idee, fare sintesi». La giusta direzione (come in parte abbozzato qui) mi pare essere quella di un uso rimediato dei nuovi e dei vecchi media.

La seconda è tutta nel video razzista all’incontrario di Diego Bianchi, che sta sopra.

Intermezzo (nota quasi a margine)

Il primo prodotto del ticket Obama-Biden è un sito dall’url di battaglia: Change.gov. Che prima mette online i programmi emendabili della campagna, e poi è – pare – costretto a toglierli per un vizio procedurale relativo ai fondi di campagna. Ne scrivo su Spindoc: prima parte e seconda parte

Daje Night


Daje Night a Firenze

E per chi venerdì prossimo è a Firenze, segnalo una serata al Circolo Vie Nuove (Viale Giannotti 13, Firenze, ore 21.00): è la seconda Daje Night con frizzi, lazzi, i video di Tolleranza Zoro sugli ultimi mesi della sinistra italiana e proposte politiche a sorpresa. Ci sarà Diego Bianchi, il qui scrivente e chi sa chi altri all’ultimo momento. Ingresso libero, ovviamente (e spilletta omaggio della Fondazione Daje gentilmente offerta da Bobo fino ad esaurimento scorte).

05/11/2008

Scacco matto

di Antonio Sofi, alle 14:48

Re nero in Casa Bianca.

04/11/2008

Le ultime cartucce di McCain e la Tv piena e la Rete ubriaca di Obama

di Antonio Sofi, alle 13:57

Oggi è giornata elettorale. Si vota negli Stati Uniti. Barack Obama vs John McCain (c’è qualcuno che lo ignorava?). Una campagna elettorale più lunga del previsto, a causa delle primarie democratiche mai così combattute. Tutti i sondaggi (ripeto: tutti) danno Obama vincente, e di molto, messo bene su tutti gli stati che furono di Kerry nel 2004 più almeno otto altri (tra cui alcuni storicamente repubblicani – e qui sembra aver funzionato la logica di puntare anche su stati dimenticati, o dati per persi, invece che svenarsi solo sui battleground).

Ma nessuno si fida fino in fondo: i sondaggi possono sbagliare. Di un po’, a prescindere. Oppure possono non tracciare fino in fondo un movimento sotterraneo e conservatore che non vuole esplicitarsi. Oppure non computare la reazione “underdog” degli ultimissimi indecisi: che alla fine potrebbero optare contro il mood dominante. Oppure non valutare appieno il cosiddetto “Bradley Effect” di cui tanto in queste ore si parla. Stasera comunque si saprà (e se volete fare nottata, su Spindoc l’indicazione degli orari di chiusura dei seggi).

Obama. 30 minuti di spot. Leggi su Apogeonline.

Se non avete altro da leggere, ho scritto nei giorni scorsi, e prendendo spunto da uno spot/documentario di Obama mandato in onda sui principali network televisivi, una piccola analisi della campagna del senatore di colore. Su Apogeonline, il titolo ̬: Barack Obama, dalla tv al Web (e ritorno). La tesi che si sostiene ̬ che Obama ̬ riuscito nel miracolo comunicativo di tenere insieme vecchi e nuovi media, giocandovi di rimando in maniera virtuoso Рdi avere la tv piena e la rete ubriaca. Laddove Mccain ̬ praticamente sempre andato di rimessa, e in affannata rincorsa. Ora ci vorrebbe a lui, un miracolo.

E a proposito di miracoli, la migliore della giornata è del blog multiautore Spinoza: «Tagliato fuori dai pronostici, McCain sfodera le ultime armi per tentare di recuperare consensi. Ha dichiarato che voterà per Obama».

01/11/2008

L’Italia turistica dopo (e oltre e attraverso) Italia.it. Roberta Milano a Qdc.

di Antonio Sofi, alle 20:13

Nella puntata settimanale di Quinta di Copertina graditissima ospite è Roberta Milano, docente di Web Marketing all’Università di Genova e blogger attenta ai temi del turismo e della promozione del territorio.

Si parla di turismo nell’era del Web e di risorsa, mal sfruttata, per il sistema Paese. Lo spunto sono gli annunci plurimi da parte del nuovo governo di riprendere in mano uno dei più straordinari fallimenti che la storia italiana del Web turistico ricordi: quell’Italia.it che ci mise poco meno di 10 mesi a passare dal portalone multimilionario che avrebbe dovuto risollevare le sorti dell’Italia nel mondo, a sito criticatissimo da più parti, messo online tra il pubblico e più o meno digitale ludibrio (leggi i vari post su Webgol.it compresa una presentazione ad un convegno a Matera, o i siti dedicati come Scandalo Italiano e The Million Dollar Portal Bay).

Le slide sul caso Italia.it presentate al convegno di Matera

Ma appunto Italia.it (ma pare cambierà anche il dominio: italy.com o visitaly.com) è solo inevitabile pretesto per parlare di strategie di promozione del territorio così ricco e strano come quello italiano, così campanilista e burocratico – che poco investe su innovazione e nuove tecnologie. E appunto sul ruolo che il Web può avere.

Ascolta l’audio cliccando sulla freccia, o vai su Apogeonline.

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Roberta è chiara e ha idee molto affascinanti. Io per conto mio non posso chieder di più; ho anche imparato due termini: destagionalizzazione e demarketing. :)