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Post scritti nel ottobre, 2008

27/10/2008

Tag cloud di Veltroni, Zoro già sapeva, e ultima di Bloglab

di Antonio Sofi, alle 23:46

Bloglab, si conclude domani la seconda edizione

Domani a Roma c’è l’ultimo appuntamento dal vivo di Bloglab.it, la seconda edizione del laboratorio interuniversitario che abbiamo pensato insieme all’amico Stefano Epifani e che anche quest’anno ha visto una buona presenza di pubblico e di critica (ho sempre sognato di dirlo). Nuove università  coinvolte (attivissima la presenza del campus di Savona grazie alla competenza e alla passione di Roberta Milano, ma un gran contributo hanno portato anche l’Università  di Torino con Pasteris e Toso e quella di Urbino con Giglietto), decine di blog aperti e di fellow coinvolti, alcune aziende che hanno deciso di scommettere su Bloglab come piccola piccolissima palestra di azione e di pensiero sullo strumento del blogging.

Ulteriori informazioni sono sul blog, e domani l’ultimo appuntamento è a Roma, in via Principe Amedeo, Caserma Sani nell’aula Magna (1° piano), Roma: dalle 14 alle 17. Chiunque passi di là  è benvenuto.

La manifestazione di Veltroni e le prime 100 parole del discorso

Sabato a Roma sono stato, insieme ad amici, alla manifestazione indetta dal Partito Democratico. La mia (sintetica) impressione è stata che il voltaggio emotivo fosse intenso e sfaccettato durante la passeggiata per una Roma accogliente. Fino alla conca del Circo Massimo, dove quell’energia e quella diversità si è insieme sciolta e stemperata nel discorso di Veltroni – come sempre bravo a parlare alla testa politically correct degli elettori, meno capace di scaldarne cuore e pancia. O, ancora più pragmaticamente, convincere e motivare nella direzione di azioni e scelte nel breve periodo. Forse un’occasione sprecata, per lui e per il Pd. Il fatto che le persone arrivate al Circo Massimo da tutte le parti d’Italia, e con le migliori intenzioni, se ne siano andati rassicurati, ma senza avere bene in testa anche solo una piccola cosa da fare – il giorno dopo.

Su Spindoc, come altre volte, analizzo il discorso (di quasi 40 mila caratteri) attraverso la presentazione (un po’ semplificante) di una visualizzazione a tag cloud.

Tag cloud del discorso di Veltroni al Circo Massimo

Zoro a Parla con me

E, comunque, Diego Bianchi alias Zoro, il giorno prima in onda a Parla con me, nuova edizione quotidiana dell’ormai classico programma del clan Dandini, aveva già  detto tutto. Sul senso di un video praticamente autoprodotto, con un format nato sul web e finito paro paro (o quasi) sulla tv, ha già  detto bene l’amico Achille, e a lui rimando.

24/10/2008

Facebook, la psicologia e il pregiudizio tecnologico

di Antonio Sofi, alle 08:00

Negli ultimi tempi Facebook è prepotentemente al centro dell’agenda tecnologica dei media. Articoli, inchieste sui settimanali, servizi più o meno di colore su magazine televisivi e telegiornali.

Il racconto di Facebook (preso ad esempio o sineddoche di tutto l’universo dei social network) è legittima reazione all’impennata di utenti che ha fatto registrare il servizio in Italia negli ultimi tempi (più che raddoppiati in due mesi: ora sfiorano il milione e mezzo), ma è spesso inquinato da una sorta di pregiudizio tecnologico, e da impressioni personali e discutibili ma spacciate per verità scientifiche (spesso relative alla classico refrain della dipendenza da Internet).

Una vignetta di Pietro Vanessi (unavignettadipv.it), via Psicocafè
Una vignetta di Pietro Vanessi (unavignettadipv.it), via Psicocafè

Grande dibattito ha scatenato (leggi blogbabel, o sintesi di Federico), due giorni fa, la pubblicazione di un articolo sul Corriere.it, dal titolo Facebookmania fra i 30-40enni, che semplifica il fenomeno riducendolo (quasi completamente) alla sola devianza.

Con la diffusione dell’uso di Facebook, inoltre, cambiano (in modo più o meno significativo) anche i concetti di “amicizia” e (soprattutto) di privacy – di pubblico e privato.

Nell’appuntamento settimanale di Quinta di Copertina ne parlo con Giulietta Capacchione, psicologa da tempo attenta alle dinamiche dei nuovi media, e curatrice del blog tematico Psicocafe, uno dei primi blog del genere in Italia.

Ho apprezzato molto la lucidità di Giulietta nell’affrontare i controversi temi dell’uso e abuso della Rete più o meno sociale dal punto di vista della psicologia – a dimostrazione che chi mal interpreta è spesso ignorante dei fenomeni sui quali si arroga la competenza di dire (e non è una scusante, semmai un aggravante).

Interessante – e mi riprometto di tornarvi essendo stato l’argomento oggetto di alcune mie riflessioni passate – la riflessione sui bias distorsivi presenti nel passaggio dell’informazione tra ricerca scientifica e divulgazione giornalistica – problema classico del giornalismo dell’innovazione. Il punto è forse, dice Giulietta, che mentre per le altre discipline è di fatto impossibile prevedere in che direzione andrà la cattiva interpretazione, quando si parla di nuove tecnologie e nuovi media, negli ultimi tempi, la cattiva interpretazione è di fatto quasi a senso unico, negativo o apocalittico.

22/10/2008

I nuovi spin doctor e la politica Usa.

di Antonio Sofi, alle 14:46

Da Karl Rove in poi è un’altra musica, tra i consulenti politici USA. E con le nuove star (gli obamiani Axelrod e Plouffe e il repubblicano Schmidt) gli spin doctor diventano a tutti gli effetti il legame tra ideologia e comunicazione – vecchio e nuovo delle politica.

E’ una mia vecchia fissa, questa dell’emersione dei consulenti politici – e sul rapporto tra questa professione e le nuove forme della politica. Ne scrive molto bene, con riferimento alla campagna elettorale in atto negli Usa, l’amico Mattia Diletti (che co-cura tra le altre cose America2008) su Spindoc.

Davvero ne consiglio la lettura.

Link: Da Rove a Axelrod. Cosa sono gli spin doctor oggi?

20/10/2008

L’avventura della comunicazione

di Antonio Sofi, alle 15:34

Da qualche settimana è uscito per i tipi della Lupetti, un bel volume collettaneo, dal titolo “L’avventura della comunicazione. Storie professionali e pre-visioni” davvero molto ben curato dall’amico Stefano Vietina. Sul sito di Stefano ci sono altre informazioni e materiali sul volume, che raccoglie i saggi di Matteo Bittanti, Andrea Camporese, Michele Carignani, Giuseppe Cogliolo, Luca De Biase, Michele De Lucchi, Alessandro Di Paolo, Roberto Fioretto, Giampiero Gramaglia, Francesco Jori, Andrea Kerbaker, Daniele Manca, Mario Rodriguez, Nicola Saldutti, Federico Sartor, Roberto Siagri, Antonio Sofi, Giampietro Vecchiato, Giancarlo Zizola.

L'avventura della comunicazione, a cura di Stefano Vietina, edito da Lupetti Editori di Comunicazione

Stefano è riuscito nell’impresa prodigiosa di cucire insieme interventi diversi in una collana di perle delle stessa grandezza ma di diverso colore. Raccontando un campo culturale così allargato che è talvolta difficile scorgerne i confini: quella della comunicazione in senso lato, che cambia e si evolve. Privilegiando i punti di vista personali e le esperienze sul campo. Raccontando (molto), e teorizzando (poco).

C’è anche un mio saggetto sui blog, dal titolo “Il blog, centro di gravità permanente della nostra identità digitale“, in cui, tra le altre cose, mi soffermo su due case studies. Il primo è quello dell’indimenticato progetto Understanding Art for Geeks, come pretesto per scrivere della attribuzione (spesso negata) della paternità delle fonti – vero e proprio lubrificante delle conversazioni via Web. Il secondo è Beppe Grillo e lo palcoscenico teatrale del suo blog.

14/10/2008

Facebook generation goes to Urbino

di Antonio Sofi, alle 13:53

Il titolo c’entra e vale poco. Se non a mettere in connessione Facebook appunto, il social network per il quale lItalia sembra essersi presa una scuffia violenta, sebbene un po’ ritardataria (raddoppiati gli user in meno di un mese nel mese di settembre, entrati nel top ten delle nazioni con più utenti, ecc.), e il weekend appena trascorso ad Urbino, in occasione della Girl Geek Dinner e del Festival dei blog – eventi a braccetto entrambi assai bene organizzati, in un mix gentile di leggerezza e contenuti che sta diventando l’ottimo marchio di fabbrica delle cose made in Urbino.

Quinta di Copertina e la morte presunta dei blog

Fabio Giglietto Di uno degli organizzatori del weekend urbinate, Fabio Giglietto, segnalo anche l’intervista uscita venerdì scorso per la nuova versione della mia Quinta di Copertina, con il titolo “Facebook, la privacy e la (quasi) morte dei blog“. In realtà anche in questo caso il titolo non è dei più precisi, ma ho trovato molto interessanti le considerazioni che Fabio fa a partire da una serie di dati comparativi (c’è anche Badoo, il precedente leader dei social network al tricolore), per arrivare a declinare una sorta di continuum esperienziale, che va dai blog ai social network e che ha in sé la risposta, più o meno soddisfacente, a diversi bisogni comunicativi e relazionali.

Daje in salsa social

Sempre collezionando link come perline di plastica in cromo-tematica coincidenza, segnalo anche una intervista che a conti fatti ed ex post acquista un significato dajarolo in salsa social-fangosa, essendo una intervista condotta da da Ilenia Picardi e Simona Regina per Radio SE. L’argomento è sempre Facebook, il pianeta a porta di click e oltre a me c’è un intervento di Diego Bianchi, che su FB la base ha, all’epoca, più o meno dovuto portarcelo di forza.

Alcuni dati da chiacchierata @ barcamp

Infine, ultima segnalazione: l’intervento di Vincenzo Cosenza all’AcaBarCamp. Ovviamente sull’onnipresente fb, con alcuni dati sulla galoppante (e un po’ preoccupante, come tutti i fenomeni di esondazione veloce) crescita in Italia del social network fondato da Mark Zuckerberg.

09/10/2008

Democrazia digitale e festival dei blog

di Antonio Sofi, alle 09:51

Venerdi mattina sarò a Milano per un incontro dal titolo Forme e paradossi della democrazia digitale, organizzato da Paolo Ferri nell’ambito del convegno Democrazia e conoscenza, per il decennale della Bicocca (qui il programma completo). Tra i relatori, Derrick de Kerckhove, cui è affidato il keynote, quindi Paolo Giuggioli, Andrea Rossetti, Pier Cesare Rivoltella, Gino Roncaglia, Massimo Mantellini, Frieda Brioschi, Robin Good Marco Pancini, Gianluca Nicoletti, Giovanni Pola.

Nel weekend sarò al Festival dei blog ad Urbino, se riesco ad acchiappare al volo il passaggio di Enrico – anche qui c’è un bel programma che va dal serio al faceto con mirabile scioltezza, come è giusto che sia.

Nel caso siate nei dintorni, fate cenno :)

05/10/2008

Solo in Italia. Frank Pistacchio, Antonio Pascale e l’anatomopatologia degli umori

di Enrico Bianda, alle 16:18

“Frank Pistacchio si gratta il cacchio” e “Reggiseno”. Due titoli. Fermi nella memoria. Mixtape, nastroni. Li aveva fatti per me un amico di nome Assaf. Abbiamo frequentato i primi due anni di università insieme. Poi lui ed io abbiamo preso strade diverse. Resta una fotografia che ci ritrae tutti attorno ad un tavolo di sera a giocare a carte, fumando e bevendo.

Facevamo lunghe passeggiate insieme parlando di tutto, ma soprattutto di musica. A dire il vero era lui che faceva grandi passeggiate. Partiva dalla città, dalla periferia della città nella quale vivevamo e frequentavamo la stessa facoltà di scienze politiche e si avviava a piedi lungo il lago fino ad arrivare a casa mia. Saranno stati una decina di chilometri. Arrivava che faceva buio, di sabato e si cenava insieme ad altri amici.

Quella fotografia la guardo oggi, è la copertina di un mixtape che racconta bene quel periodo di sperimentazioni musicali. E di scoperte. Frank Zappa soprattutto. 10.000 maniacs. Living Colours. Fishbones. Altro rock bello. Io invece facevo mixtape di jazz. Chet Baker, Lingomania e Kenny Wheeler, Jazz Messengers, Davis

Inverno, di Francesco Cocco (da Soli in Italia)

Ho molti ricordi di quei due anni. Il primo seminario l’ho tenuto insieme a lui: era storia delle dottrine politiche. Scrivemmo non ricordo più che cosa ne a proposito di cosa. Ricordo solo che ad un certo punto uno di noi quattro ticinesi disse “Cazzo, Henry, aiutami, che dico?”. Lo disse forte abbastanza perché la prima fila di studenti francesi sentisse. Ecco, era iniziata l’università, noi eravamo reduci dal servizio militare ed arrivavamo con tre mesi di ritardo sui programmi, capendo poco della lingua e senza sapere dove diavolo sbattere la testa per i mesi successivi. Di quei due anni trascorsi sempre insieme ricordo soprattutto la sete di sapere, nonostante gli insuccessi dei nostri primi passi accademici. Ma intanto si scopriva come fare la pasta ai peperoni e come offrire – parlando francese – un nastrone ad una studentessa.

Solo in Italia, a cura di Antonio Pascale
  • Leggi la scheda del libro su Contrasto Books: Solo in Italia, di Antonio Pascale con le fotografie di Francesco Cocco, Lorenzo Cicconi Massi, Daniele Dainelli, Massimo Siragusa
  • Sfoglia qualche pagina del libro

E’ il tono di quelle conversazioni in quegli anni che ho ritrovato un libro che ho letto da poco: Solo in Italia, edito dai tipi di Contrasto.

Antonio Pascale, lo scrittore, ha quel tono quasi di amicizia che ti racconta come stanno le cose e tu lo stai ad ascoltare. E’ una specie di magia. Scrive come parlasse. O parla come scrivesse, non so. E racconta un viaggio durato un anno, quattro stagioni in Italia facendo incontri e guidando una Smart presa a noleggio.

La cosa buffa è che ti trovi – mi trovo – a condividere molte delle impressioni che Pascale ci racconta in questo bel libro. L’inverno delle comunità di immigrati, la primavera attraversando la periferia industriosa del centro sud, l’estate tra lungomari e esperienze pre mortem ed infine l’autunno verso sud, guardando un vecchio ulivo secolare andarsene in furgone a nord, in qualche giardino di villetta monofamiliare.

Antonio Pascale viaggia nell’Italia fuori dal clamore, lontano dalla politica della capitale e lontano dalla cronaca nera che pure in passato aveva raccontato, anche se con il suo tono leggero da anatomopatologo degli umori del ceto medio e della disperazione spicciola – vedi i fantastici racconti de La manutenzione degli affetti.

02/10/2008

La crisi, l’economia nelle persone e l’innovazione nelle relazioni

di Antonio Sofi, alle 17:00

L’ospite della puntata di oggi, la terza puntata del nuovo format di Quinta di Copertina, è Alberto Cottica.

Alberto Cottica a Vancouver

L’idea di una chiacchierata con Alberto, fondatore dei Modena City Ramblers (da cui è uscito) ed economista attento ai temi dallo sviluppo che nasce dalla creatività, mi è nata – oltre che ovviamente dalla crisi finanziaria di questi turbolenti giorni – dalla foto qui sopra, presa dal suo blog, in cui scrive dal bel mezzo di un tour nord americano – insieme al Coro delle Mondine di Novi e ai Fiamma Fumana.

Il titolo del post era “Un economista in tour al tempo della crisi”, ma poi – nonostante le attese in parte ormai eterodirette di concioni incomprensibili di alta ingegneria finanziaria – Alberto scriveva del comportamento della gente e delle chiacchiere con le mondine come possibile soluzione al panico indiscriminato.

Ecco che allora mi è venuto voglia di capirne di più, partire dal suo punto di vista sulla crisi in atto per arrivare anche ad Internet, alle culture di Rete o a progetti molto affascinanti e “net-based” di “messa in relazione” di competenze e idee per lo sviluppo come Kublai.

Merito suo ovviamente, ma il risultato mi sembra davvero worth listening :)

Su Apogeonline, come sempre, il post completo di indicazioni anche bibliografiche. Qui sotto il file mp3 (c’è anche un comodo feed e un canale itunes per sotoscrivere il podcast)

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