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01/09/2008

Un rabdomante e un’esorcista nell’Altra Europa

di Enrico Bianda, alle 18:20

L'Altra Europa, reportage di Paolo RumizContinua L’Altra Europa, esonda settembrino e va a finire il 4 settembre prossimo – chiudendo il cerchio narrativo aperto con il prologo del 4 agosto scorso. Sabato passato, una fotografia a centro pagina di Monika Bulaj, più grande rispetto al solito, ci guardava: si è fatta largo in quelle ore, parlandone tra di noi, un’idea. Rumiz e Bulaj (sempre più direttamente coinvolta nel racconto) come due stregoni in un’avventura picaresca – diremmo donchichottesca se non fosse per la figura allargata di Sancho Panza che proprio non corrisponde a nessuno dei due.

Viaggio in treno lungo la catena dei Carpazi, di Monica Bulaj
Viaggio in treno lungo la catena dei Carpazi, di Monica Bulaj

Due stregoni lungo una frontiera immaginata e solidissima, lacerante, tra Europa e resto del continente, guardando ad Est. Due stregoni di un tempo lontano, un rabdomante e un’esorcista.

Uno (Rumiz) cerca il fluire sotterraneo dell’acqua, cerca le sorgenti di vita che sono sorgenti di incontro e dialogo, di sorpresa e vitalità (saranno le origini carsiche, l’amore per l’acqua e per i fiumi): tant’è che cerca e trova magicamente il flusso della cittadinanza, dell’incontro amichevole.

L’altra (Bulaj) non cerca il flusso, non cerca il divenire, ma fissa l’istante, cerca quell’istante: ed è spesso una fotografia bicefala, il nero e il bianco, lo scuro e la luce, luce che da vita al volto nell’oscurità. E’ quell’istante e non altri che andava fermato. Lo ha estratto, fissato per sempre sulla diapositiva con la Leica M6. Rabdomante e esorcista: mestieri antichi per una vitalità antica, perduta da questa parte della frontiera.

Stazione di Malbork, Polonia, di Monika Bulaj
Stazione di Malbork, Polonia, di Monika Bulaj

Il viaggio si allunga attraverso praterie e piccole città: dopo Varsavia la Bielorussia, giovane per forza. Con il susseguirsi delle tappe ci si rende conto che quella di Rumiz e di Bulaj è una caccia al tesoro per tastare il polso alla diversità, al cosmopolitismo perduto dell’Europa.

Si guarda all’Unione come ad un gigante sterilizzatore, che annienta le differenze. Un processo di normalizzazione che si coglie appena nello sforzo di fermare per sempre, per rimandare a memoria quando sarà tardi ormai, con tutte le forze, delle fotografie della Bulaj: il suo sguardo si intrufola discreto nelle maglie di un’esistenza popolare in movimento. (Della stessa Bulaj, tra un mese uscirà “Genti di Dio” per i tipi di Frassinelli: vent’anni di esplorazioni negli angoli più inverosimili del sacro dell’Altra Europa )

L’esorcismo forse consiste proprio in questo: combattere l’annullamento delle diversità correndo lungo la frontiera dell’altra Europa per documentare quel mondo cosmopolita così caro a Beck, e che Rumiz già rimpiangeva attraversando la vecchia Vukovar.

Leggi anche: Nell’ora delle ombre schiacciate. Intervista a Monika Bulaj


  • Cercavo una frontiera vera. L’ultima (Altra) Europa.
  • L’Altra Europa su Repubblica e le mappe di Rumiz
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  • L’Altra Europa, il nuovo viaggio estivo di Paolo Rumiz su Repubblica

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