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Post scritti nel settembre, 2008

30/09/2008

Uno Yeti di nome Elvis. Cronache dall’Himalaya.

di Antonio Sofi, alle 13:08

Grazie a Massimo, mi accorgo – disattento come sono – dell’ultima avventura di un blogger che seguo da tempo, Lorenzo Campani: The highest blog, il blog più alto del mondo. Il titolo è una consapevole paraculata: “Questo è il post più alto del mondo, ovvero la cosa più inutile dopo gli otto anni di presidenza di George Bush”, scrive Lorenzo domenica da quota 6200 metri in diretta dalla catena montuosa dell’Himalaya, nel Tibet, dove a 8.201 metri c’è un punto che fora il confine tra cielo e terra, e che sulle carte è indicato come “Cho Oyu”.

Incontro con un yak al campo base cinee (Cho Oyu, Tibet, Himalaya)
Incontro con un yak al campo base cinee (Cho Oyu, Tibet, Himalaya)

Il blog più alto del mondo è un pretesto per raccontare, senza i patemi della notiziabilità giornalistica a tutti i costi, una spedizione tutta emiliana chiamata “Cho Oyu 2008” e condotta nel rispetto di una logica di decrescita non competitiva (che forse piacerebbe a Sergio), «al di fuori di una logica del risultato ad ogni costo e con il minor sforzo, ma vissuta in modo vero e schietto. […] in controtendenza con un’ottica sempre più commerciale, cercheremo nel modo in cui tenteremo di vivere questa esperienza, più che nel risultato alpinistico-sportivo, l’obbiettivo coerente con il nostro ideale di montagna».

Incuriosito dalle intenzioni, dalle cronache multimediali e dall’esperimento tecnologico (subnotebook leggerissimo, celle solari per l’elettricità, telefono satellitare), contatto Lorenzo – fulminato due anni fa sulla via del Tibet – via mail e ne esce una doppia su Dnews di ieri. Secondo me niente male (merito anche di Diletta che l’ha ben messa in pagina).

Breve premessa per i complottisti, per quelli che non siamo mai stati sulla Luna ma era tutta una messinscena, per quelli che Elvis è ancora vivo e fa il pensionato a Miami: qui siamo davvero a 6.200 metri. Lo può testimoniare lo yeti che guarda incantato il mio computer. Stare a 6.200 metri in Tibet a scrivere, e voi qualche attimo dopo a leggere, è una di quelle cose che per me è più o meno paragonabile, come stupore provato, al teletrasporto del capitano Kirk.

Scalatore blogger: blog dall'Himalaya, Dnews, 29/09/08 - clicca per scaricare il pdf
Scalatore blogger: blog dall'Himalaya, Dnews, 29/09/08 - clicca per scaricare il pdf

26/09/2008

Se telefonando. Suzukimaruti ospite a Qdc

di Antonio Sofi, alle 13:18

Quinta di Copertina, dopo due anni e 245 puntate più o meno quotidiane, cambia formato e obiettivi: 20 minuti settimanali, e un ospite con cui conversare. Resta ferma l’ambizione iniziale: quella di raccontare e approfondire (forse un po’ scompaginare) l’agenda tecnologica.

L’ospite di questa settimana è Enrico Sola, alias Suzukimaruti.

Parliamo di cellulari, dall’iPhone e dall’Apple passata (un po’) al lato oscuro della forza al sistema operativo Android di Google. Fino all’inutile terrorismo sul bullismo digitale e alle cronache live di eventi.

Iphone vs Android, by The Joy of tech
Iphone vs Android, by The Joy of tech

LINK: La blogfest e i blogger (più o meno) amatoriali
MP3: mp3, 9,22 mega ca.
FEED: feed Qdc, e canale iTunes.

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

24/09/2008

IL mensile dal nome difficile da cercare su Internet e l’Obama narrativo

di Antonio Sofi, alle 12:46

Ho cercato un po’ in giro, ma non mi sembra che in molti abbiano parlato del nuovo magazine mensile del Sole 24 Ore. Chissà forse è colpa anche del nome complicatissimo da cercare su Internet: IL (Intelligence in Lifestyle).

Il primo numero a me è piaciuto: si legge con piacere, ha pagine ben costruite, con belle fotografie (straordinarie per esempio quelle del reportage di Marco Beck Peccoz, quel biliardino sulla piattaforma…) e rubriche che funzionano (“Luoghi non paralleli” per esempio). Con le storie e gli incontri più o meno tradizionali messi a sandwich tra due pancarrè global (Report e Agenda).

Parte della copertina di IL, il mensile del Sole 24 Ore
Parte della copertina di IL, il mensile del Sole 24 Ore

Il direttore Walter Mariotti lo presenta così: «Proprio come il lettore del Sole, anche il lettore di IL appartiene a un’élite. Di spirito e pensiero, però, prima ancora che di censo e frequentazioni».

La parola “élite” – simpatica il giusto – deve essere però nell’aria.

Se ne fa riferimento diretto, infatti, in un dialogo immaginario che in questi giorni sta facendo il giro del web, e in cui c’entra anche il copertinato di IL del mese. Ovvero quello tra Josiah Bartlet (indimentato protagonista della serie West Wing, interpretato da Martin Sheen) e Barack Obama: «And by the way, if you do nothing else, take that word back. Elite is a good word, it means well above average. I’d ask them what their problem is with excellence». (Nella traduzione del buon Bordone: «E comunque, se non altro, si riprenda quella parola. Élite è una bella parola, significa ben sopra la media. Io gli chiederei perché ce l’hanno tanto con l’eccellenza. Già che c’è, rivoglio indietro la parola “patriota”»).

Jed Bartlet vs Barack Obama. Lo racconta lo sceneggiatore di West Wing
Jed Bartlet vs Barack Obama. Lo racconta lo sceneggiatore di West Wing

Sulla efficacia “politica” dei consigli indiretti di Sorkin avrei dei dubbi. Ma il dialogo è formidabile. Ne scrive più estesamente Marta su Spindoc: Obama, Aaron Sorkin e il presidente di West Wing

19/09/2008

Leonardo, ospite a Qdc: «Il blog è come fare costruzioni di fiammiferi»

di Antonio Sofi, alle 14:12

Con Sergio (Maistrello) abbiamo pensato di rimetterci a giocare con il format di Quinta di Copertina, dopo quasi due anni e 245 puntate più o meno quotidiane. Fermo restando e immutata l’ambizione iniziale: quella di raccontare e approfondire (forse un po’ scompaginare) l’agenda tecnologica e i mille discorsi sulle culture digitali.

Oltre la rassegna stampa, anche una intervista/chiacchierata con un ospite, che possa aiutarci a decifrare il tema della settimana – o indicare una piccola strada. E’ tutto in super-beta – come si dice – ma meglio iniziare che speculare sulla carta. L’ospite della prima puntata è Leonardo, con lui abbiamo chiacchierato di premi e scrittura amatoriale, blog giornalistici e le cronache digitali ante-litteram dal G8 di Genova.

Un grazie va anche a Luca Di Ciaccio per strumentazione e disponibilità di location.

Ovviamente qualsiasi suggerimento e feedback è santo e benedetto :)

LINK: La blogfest e i blogger (più o meno) amatoriali
MP3: mp3, 9,45 mega ca.
FEED: feed Qdc.

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

17/09/2008

Bias-high e noise reduction. Thurston Moore e i mixtape in Ticino.

di Enrico Bianda, alle 17:00

Le più diffuse: le TDK. Quelle che a me piacevano di più: le Maxell. Erano scure, nere, pesanti. Non ho mai sopportato invece le cassette trasparenti, uscite negli anni 90, che facevano un rumore di plastichina fragile. Mentre quelle un poco più vecchie sentivi che tintinnavano le piccole viti, minuscole, e davano un senso di sicurezza e di perennità  – davano l’idea che la musica non sarebbe mai scivolata via.

Cassetta TDK
Cassetta audio TDK, via Wikipedia

Il mio primo nastro non è stato un mixtape: è stata la registrazione di Bella ‘Mbriana di Pino Daniele. Deve essere ancora nascosta da qualche parte in casa di mia madre. Dopo non mi fermai più. Ricordo ancora con un groppo allo stomaco (e al cuore) il momento in cui si aprì una discussione con mio padre (una figura molto legata ai miei mixtape). Era giunto il momento di comprare un porta cassette da viaggio: una piccola valigetta che conteneva una quindicina di nastri, raccolti in una sorta di rastrelliera di plastica nera, il tutto dentro un buccia verde con una chiusura a scatto color rame. La ricordo perfettamente perché anche lei è dentro un cassetto nella vecchia casa dove sono cresciuto.

Sono solo alcuni ricordi che scaturiscono ormai senza più controllo da quando ieri sono passato in libreria a comprare un libro di Thurston Moore, chitarrista e compositore dei Sonic Youth. Si intitola Mix Tape, lo pubblica ISBN e ha un sottotitolo che mi ha fatto venire i brividi: l’arte della cultura delle audiocassette.

Lo sfoglio e trovo decine di piccoli ricordi di personaggi bizzarri passati alla storia e ancora in piena attività nel mondo della musica. E arrivo ad una prima conclusione, radicale. Chi, negli anni ’80, pur avendone la possibilità, non ha mai fatto i nastroni, non ha mai amato la musica veramente e non la amerà mai. Punto.

Il momento della realizzazione di un nastrone (o mixtape come dice Moore) era un momento di totale creatività. Lo ricordo bene. Non arrivava a caso. Era sempre o un mercoledì pomeriggio (che non andavo a scuola) o un sabato pomeriggio. Devo dire che un nastrone nasceva prima in testa, lo elaboravo con calma a scuola, segnando con la biro sui quaderni le successioni dei brani. Giunto il momento di produrre la cassetta occorreva andare a comprare il nastro giusto (Maxell) e raccogliere i dischi, tra i miei e tra quelli di amici. Mi sedevo davanti all’impianto di casa, cuffie e pacco di vinili 33 e 45 giri. C’era da calcolare il tempo, per farci stare la selezione giusta.

Cassetta audio vista dall'interno, via Wikipedia

Poi veniva il momento della copertina. Il fratello di un mio caro amico era di qualche anno più grande di noi, invidiatissimo. Aveva già una discoteca tutta sua: dischi e cemento, intendo. Sotto casa con luci stroboscopiche e tutto quanto, compreso un poster del film Inferno di Dario Argento, e qualche inopportuna scritta inneggiante agli Emerson Lake & Palmer. Lui le copertine le faceva utilizzando i separatori colorati dei raccoglitori. Un cartoncino perfetto. Li tagliava a misura ed incollava sul dorso della cassetta un filo di pagina quadrettata: era lo spazio per il titolo del mixtape. Davanti, la vera copertina era di solito un fotografia ritagliata o addirittura un collage. Faceva dei nastri fantastici. Ne ho uno suo, ancora, che ho mandato in pensione da poco: un nastro che raccoglieva qualcosa di Laurie Anderson e di Robert Wyatt.

Lo scambio di nastri era un modo per conoscersi. Per capire chi fossimo. E per farci scoprire. Soprattutto dalle ragazze. Insomma come dice Jim O’Rourke in questo magnifico documento della memoria, i mixtape si facevano praticamente solo per le ragazze. E spesso si sbagliava. Io sbagliavo spesso. Solo ora ho capito che Godfathers e Dinosaur Jr. non erano i gruppi giusti per interessare una ragazza. O forse non lo erano in Ticino, chissà.

15/09/2008

Blogfest bagnata eccetera

di Antonio Sofi, alle 16:12

Solo per ringraziare Gianluca e Ilaria per il mazzo che si son fatti ad organizzare la Blogfest. Nonostante il tempo impietoso è andato tutto per il meglio, e con un evento spalmato su tre giorni e multiforme come questo non era per niente facile.

Blogfest
Blogfest sotto i portici

Poi è successo che due miei amici, ché bene me li scelgo, mi abbiano più o meno costretto ad andar sul palco a ritirare i loro premi, che ho riposto in un luogo consono a loro – consono ai miei amici, non ai premi che son santi come tutto ciò che viene dalle persone che votano.

Post e foto non mancano – anche se in effetti “Flickr dopo eventi simili dovrebbe essere blacklistato per legge” (cit). per il resto, sempre per dirla con Massimo, e come al solito “troppe cose assieme”.

Dopo il continua a leggere c’è un pezzullo divulgativo uscito oggi su Dnews.eu (anche scaricabile dal sito).

Prima del continua a leggere, però, un abbraccio forte ad altri due miei amici (questa volta davvero me li son scelti bene) che sabato sono convolati a giuste nozze dajiste, e che erano belli come dovrebbe esser proibito per legge: Alfredo e Mariangela.

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10/09/2008

Viaggio nel Polo che si scioglie

di Antonella Sassone, alle 18:17

Si è concluso da pochi giorni il reportage di viaggio “L’altra Europa” su “La Repubblica” ed ecco che Paolo Rumiz si rimette subito in viaggio.

Ieri è uscita oggi, sempre sul quotidiano “La Repubblica”, la prima puntata di un “Viaggio nel Polo che si scioglie”. Oggi la seconda puntata.

Rumiz a Cape Barrow (Alaska). Da Repubblica.it
Rumiz a Cape Barrow (Alaska). Da Repubblica.it

Dopo quello in verticale sulla frontiera orientale dell’Europa, quello di adesso è un nuovo percorso alla ricerca di un’altra frontiera. Quella dei ghiacci che arretrano sotto l’effetto della “grande febbre della Terra”.

    «Il gelo era sempre lì, pronto a richiudersi. Se il tempo peggiorava, capitava che la prima metà di settembre le baleniere ritardatarie naufragassero a poca distanza dalla riva in un’apocalittica collisione di ghiacci. Ora è tutto finito. Il mare si ricompatta sempre più tardi, in modo sempre meno prevedibile, e agli uomini della stazione scientifica polare che svernano in questo villaggio sperduto non resta che monitorare, più che una silenziosa ritirata, una fuga precipitosa. Duecento, trecento, quasi trecentocinquanta chilometri in pochi anni».

La storia, scrive Rumiz, comincia sullo Stretto di Bering, agli antipodi del nostro mondo. E’ il «Finis-terrae da cui parte il nostro viaggio ai margini del Polo che si scioglie fino al mitico Passaggio a Nordovest». Nello Stretto di Bering tutto cambia. Cambia l’ora dell’orologio, la notte diventa giorno e la data un’altra. La Russia è ad Occidente e l’America ad Oriente, mentre l’Europa si capovolge.

    «Tutto si inverte e tutto finisce: gli oceani; il nuovo e il vecchio mondo che qui sembrano navigare come incrociatori in rotta di collisione; il passaggio a Nordest e quello a Nordovest che confluiscono, simultaneamente liberi dalla banchisa».

I ghiacci si sciolgono, il Polo Nord è circumnavigabile. Tra il Canada e la Groenlandia “s’è rotto l’ultimo diaframma”. E’ qui che Rumiz si dirige. Da qualche tempo i ghiacci sono al minimo storico. Le rotte polari potrebbero far risparmiare tempo e petrolio al trasporto marittimo mondiale. I conflitti di interesse sono grandissimi.

Tim, la guida che conosce quasi a memoria i libri di London, di Konrad, di Melville, parla a Rumiz di mutamenti biblici tra gli uomini e la natura, di un clima che porterà chissà dove la Terra Madre.
Siamo in terre estreme, non ci sono strade, i collegamenti sono solo aerei, “persino la mappa si desertifica, perde la densità di nomi”.

Siamo alla fine dell’estate che alle nostre latitudini genera “dolci malinconie”, ma qui essa “squarcia l’anima d’angoscia”. Tutti scappano. Pescatori, cacciatori, turisti e tutti i migratori.

07/09/2008

Codice Internet a Milano, si parla di Internet e politica

di Antonio Sofi, alle 19:43

«Il progetto “Codice Internet” è molto semplice: Divulgare la Rete in Italia». Così, semplicemente, si presenta Codice Internet dal suo sito/community (c’è anche programma più dettagliato e calendario dei prossimi appuntamenti).

Dietro Codice Internet (appena agli inizi, è stato presentato alla stampa qualche giorno fa) c’è la passione di Marco Montemagno, una garanzia per quanto riguarda la divulgazione della Rete in Italia.

Domani, a Milano, all’Ottagono Galleria Vittorio Emanuele, subito dopo l’inaugurazione ufficiale, ci sarò anche io dalle 12.30 con Marco a far gli auguri ad una avventura che inizia e a chiacchierare di Internet e Politica – il primo di una serie di 35 giorni di eventi e 50 appuntamenti del genere. C’è anche un blog e una diretta video, ma se passate di là è meglio :)

LINK: L’inaugurazione di Milano “Ottagono” e il primo incontro di Codice Internet

05/09/2008

Cercavo una frontiera vera. L’ultima (Altra) Europa.

di Antonio Sofi, alle 14:03

L'Altra Europa di Paolo Rumiz su Repubblica Ieri si è concluso ad Istambul il viaggio estivo di Rumiz. Ne abbiamo scritto per tutto il mese, accompagnando da lontano e da lettori le tappe del giornalista triestino: dal prologo alle mappe, dalla supercazzola slava ai boschi che passano fino al rabdomante e l’esorcista di una coppia narrativa vera e propria, ormai – composta dallo stesso Paolo Rumiz e dalla fotografa Monika Bulaj.

Ecco un passaggio/consuntivo del viaggio di Rumiz, un viaggio in verticale lungo un nuovo confine:

Faccio l’inventario delle mie cose e scopro che il contenuto del mio zaino è cambiato. C’è un equilibrio nuovo di cose date e avute. Non ho più il mio coltello, dei quadernini da disegno, la zanzariera, penne colorate, un libro sul Mar Bianco preso a Murmansk. Ho invece il rosario di legno di Aleksander, l’ex carcerato. Ho il libro sulle saghe nordiche ricevuto in dono dall’uomo di nome Lupo sulle rive dell’Onega. Una collana di Shungut. Lo stemma degli scout russi attaccatomi all’occhiello da un soldato. Una scatola di vecchie monetine di un autostoppista lituano che faceva il carpentiere.

qui ci starebbe un disegno viaggesco che Rumiz ha mandato appositamente per Webgol, grazie al tramite dell’amico Bianda, e che avevo conservato proprio per l’ultimo post – ma finché non lo trovo nel casino che c’è rimarrà questa disonorevole ammissione di colpa :)

04/09/2008

Cercasi leader disperatamente. Ovvero la strategia dei pizzoni democratici

di Antonio Sofi, alle 12:31

Davvero difficile aggiungere qualcosa alle impressioni di Diego Bianchi sulla Festa Democratica di Firenze (pubblicato sul suo blog su La7 contortamente chiamato La7 di 7oro; ma il ragazzo ha qualche storico problema di bastiancontrarismo sulla titolazione web).

Difficile aggiungere alcunch̩ perch̩ le sue impressioni sono anche le mie Рper quanto parziali, soggettive e in fin dei conti poco significative siano le impressioni di chi manca di qualsivoglia titolo per impressionarsi che non sia quello di elettore semplice e senza gradi.

Vi potrei consigliare solo di leggerlo con attenzione e poi finirla qui. E invece qualcosa aggiungo.

In fila per farsi firmare il libro da Segolene Royal. 30 agosto, Festa Democratica, Firenze
In fila per farsi firmare il libro da Segolene Royal. 30 agosto, Festa Democratica, Firenze

Intanto una foto, questa qui sopra – che illustra un passaggio del racconto di Diego: «Una scena surreale ha visto Segolène seduta su una poltrona e una fila di persone di tutte le età aspettare il proprio turno per potersi sedere due minuti vicino a lei, dirle quanto la ammiravano, farsi fare la dedica e salutarla con la luce negli occhi. E prima di mettersi ad autografare, Segolène a fine presentazione ha chiesto più volte domande dal pubblico, domande che un pubblico non abituato a sentirsi coinvolgere da un politico lì per lì non sapeva fare (ma poi ce ne sono state). Segolene ha preferito parlare con il pubblico seduto piuttosto che con le telecamere lì assiepate invano. La priorità per Segolene erano le persone lì presenti, non quelle dall’altra parte della telecamera. E’ stata una lezione a beneficio di chi c’era, ma è stata una lezione».

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03/09/2008

Google Chrome, datemi un browser e vi solleverò il mondo

di Antonio Sofi, alle 14:21

Ieri Google ha rilasciato una versione beta (ma frutto di anni di lavoro) di un nuovo browser: il nome è Chrome. E’ (a detta dei creatori e dei primi che l’hanno provato) leggero, veloce e sicuro ed è scaricabile da questo indirizzo (per ora solo per utenti Windows).

L’annuncio, una volta lasciato cadere nel Web, ha acquistato velocemente forza centrifuga e di rimbalzo in rimbalzo è arrivato velocemente sui siti di tutto il mondo, fin nelle periferie degli imperi digitali.

Quando Google si muove ̬ come un gigante che si stiracchia: provoca movimenti tellurici e maremoti con semplici sbadigli Рfiguriamoci con annunci di questo tipo. La Grande G inoltre ̬ in possesso anche delle chiavi giuste per entrare dalla porta principale sui media: telegiornali e quotidiani di tutto il mondo ne hanno dato ampia notizia (nella concitazione della cosa anche con qualche strafalcione ed esagerazione).

Qualche esempio dell’impatto dell’annuncio di Chrome sul Web italiano e internazionale.

  • Cerca Chrome su blogbabel (67 pagine) / wikio / memesphere / technorati (it, 912 post)
  • Cerca Chrome su Technorati internazionale (115,408 risultati): e forse sì, ci sarà qualche post che parla del cromo-cromo (il metallo duro, lucido, color grigio acciaio) ma son sicuro sono un piccola percentuale.
  • DNews, pagina dedicata a Chrome
    DNews, pagina dedicata a Chrome

    Ieri ho scritto, su Chrome, un pezzo divulgativo per DNews, scaricabile dal sito. Come chiosa laterale ho scelto di scrivere del fumetto di Scott Mc Cloud, che i tipi di Google hanno usato per raccontare al mondo le potenzialità del progetto Chrome – invece di affidarsi ad un freddo e tecnico comunicato stampa. Una scelta azzeccata. Il fumetto di Scott Mc Cloud consta di ben 38 pagine in cui, con estrema semplicità e chiarezza, vengono illustrate caratteristiche, funzioni e potenzialità del browser di Google. Il fumettista americano, molto conosciuto anche per il saggio “Capire il fumetto. L’arte invisibile“, ha scelto di mettere in scena, disegnati nel web comic, i protagonisti che stanno dietro il progetto – gli ingegneri e gli sviluppatori di Google. Segnalo anche le riflessioni di Federico Fasce, che scrive: «La semplicità del fumetto di Google, invece, riduce a icona ogni personaggio e ogni elemento grafico, in modo da farci concentrare sul vero obiettivo del discorso: il concept.».

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    02/09/2008

    La semplice complessità del discorso di Obama a Denver

    di Antonio Sofi, alle 14:25

    Alcune considerazioni minime e alcune risorse web e crossmediali per vedere e analizzare il discorso di Obama alla convention di Denver davanti ad uno stadio pieno sono su Spindoc.

    La tag cloud generata con Wordle del discorso di Obama a Denver. Promise è la parola più usata.
    La tag cloud generata con Wordle del discorso di Obama a Denver. Promise è la parola più usata.

    In estrema sintesi: un grande discorso – con una regia davvero formidabile, cinematografica, perfetta per un candidato che è già una star. Insieme semplice e complesso, che – come molti altri giustamente applauditi discorsi di Obama – riesce a tenere insieme la densità dei contenuti con la leggerezza della forma. Senza cedere ad una eccessiva e frustrante semplificazione televisiva – sono discorsi che costringono chi ascolta ad uno sforzo, che provano a punzonare nel profondo. Obama oramai sa che può pretendere questo dai suoi sostenitori (sia da quelli che lo seguono live, sia da quelli che poi, con i tempi sfalsati che la Rete permette, lo guardano e analizzano da casa).

    (Continua su Spindoc)

    01/09/2008

    Un rabdomante e un’esorcista nell’Altra Europa

    di Enrico Bianda, alle 18:20

    L'Altra Europa, reportage di Paolo RumizContinua L’Altra Europa, esonda settembrino e va a finire il 4 settembre prossimo – chiudendo il cerchio narrativo aperto con il prologo del 4 agosto scorso. Sabato passato, una fotografia a centro pagina di Monika Bulaj, più grande rispetto al solito, ci guardava: si è fatta largo in quelle ore, parlandone tra di noi, un’idea. Rumiz e Bulaj (sempre più direttamente coinvolta nel racconto) come due stregoni in un’avventura picaresca – diremmo donchichottesca se non fosse per la figura allargata di Sancho Panza che proprio non corrisponde a nessuno dei due.

    Viaggio in treno lungo la catena dei Carpazi, di Monica Bulaj
    Viaggio in treno lungo la catena dei Carpazi, di Monica Bulaj

    Due stregoni lungo una frontiera immaginata e solidissima, lacerante, tra Europa e resto del continente, guardando ad Est. Due stregoni di un tempo lontano, un rabdomante e un’esorcista.

    Uno (Rumiz) cerca il fluire sotterraneo dell’acqua, cerca le sorgenti di vita che sono sorgenti di incontro e dialogo, di sorpresa e vitalità (saranno le origini carsiche, l’amore per l’acqua e per i fiumi): tant’è che cerca e trova magicamente il flusso della cittadinanza, dell’incontro amichevole.

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