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21/08/2008

La lingua (e la rivoluzione) non russa

di Enrico Bianda, alle 16:57

Sul filo dei ricordi è impossibile resistere alle parole di Paolo Rumiz che è arrivato nei paesi baltici.

In Lettonia visita vecchie sinagoghe abbandonate e incontra alieni: esiliati di un paese che è stato il cuore di forti nazionalismi nel centro dell’Europa. O dell’Altra Europa. Strano. O forse no. In Lettonia vivono un migliaio di persone che non sono lettoni, non sono russe e per passaporto portano l’ingiuria dell’essere alieni. Pienamente riconosciuti nell’essere nulla, cui non è permesso nulla se non vivere dentro quel paese che non li riconosce.

Lasnamac (quartiere russo), Tallin, Estonia. Photo by as
Lasnamac (quartiere russo), Tallin, Estonia, 2004. Photo by as

Contraddizioni forti quelle che produce la modernità: questa modernità fatta di slittamenti di frontiere e annullamenti di confini, che nel frattempo vede rafforzarsi quelle linee di confine dure ed inossidabili dell’etnia, della cultura linguistica e dell’appartenenza come rivendicazione nazionalistica. In Lettonia come in Estonia.

LEGGI: Nel paese del popolo muto alla frontiera russo-baltica, 14° puntata del viaggio di Rumiz su Repubblica

Come va, signor Adamov? “Male, non c’è lavoro. Se non sai l’estone non lo trovi”.
Ma come, lei non sa l’estone? “So dire solo “pane”. Non capisco un tubo”.
Scusi, come chiede informazioni sulla strada? “Semplice, le chiedo solo ai russi. Qui sulla frontiera sono la maggioranza”.
Non mi dica che riesce a distinguerli. “Certo. Gli estoni hanno facce più rotonde, sono più ben vestiti, tengono gli occhi bassi. E camminano diversamente”.
Diversamente come? “Più impacciati”.

Sempre sul filo dei ricordi recupero le parole e le immagini di un breve soggiorno a Tallin, in Estonia. In quella terra tecnologicamente avanzata, priva di rumori, si produce una comunità di esiliati, russi figli di lavoratori russi, restati intrappolati in una Repubblica che rivendica con forza la sua indipendenza in tutto dall’antico invasore e dominatore. Passaporto diverso, impossibile uscire, viaggiare, ora anche tornare in Russia.

LEGGI anche: Il silenzio degli Estoni (eb) e Tallin, la lingua che non c’è (as)

In Estonia (quasi) tutti sanno parlare il russo […] Eppure la lingua russa non esiste, scomparsa, volatilizzata dai cartelli stradali, dalle insegne dei negozi, dagli opuscoli informativi. Non esiste. Tutto ciò che è pubblico è scritto in estone, una delle lingue più difficili al mondo. Una nazione di fatto bilingue resa monolingua da una volontà politica di assimilare la popolazione russa. I russi in pubblico parlano in estone. Anche tra russi. Chi lo conosce. Chi non lo conosce, specie la vecchia generazione, s’arrangia.

In Lettonia, invece, con Antonio, girammo molto per le strette strade della capitale Riga, alla ricerca della vecchia sinagoga: trovammo l’edificio ormai abbandonato che portava ancora i segni del suo passato. Ma non si trovava l’entrata, l’ingresso: un portone, un cancello, nulla.

Sending a kiss, Riga, Lettonia, 2003. Photo by as
Sending a kiss, Riga, Lettonia, 2003. Photo by as

Nella frenesia dei restauri della città che allora si apprestava ad entrare in Europa, tutto si muoveva, restava immobile solo il vecchio quartiere degli ebrei di Riga, una comunità pressoché svanita nel nulla. Restavano in pochi, pochissimi. Tra questi il vecchio direttore del museo ebraico e dell’Olocausto.

Durante l’intervista feci uno sforzo sovrumano per seguire quanto diceva in un lungo monologo sussurrato in un tedesco per me arcaico. Pendevo letteralmente dalla sue labbra, dondolando la testa in segno di assenso, capendo poco, cercando in ogni modo di captare qualche segnale rassicurante, qualche coordinata, qualche briciolina di pane per non perdermi nel labirinto di parole. Alla fine formulare le domande era una lotteria nella speranza che non avesse nel frattempo già risposto nel mare di parole che mi ero perso.

SENTI: Documentario su Collina delle Croci, RTSI
e anche: Serghei, giovane informatico russo, intervistato da Enrico Bianda per un documentario sulla RTSI, che parla sotto la neve di Lasnamac (mp3, 370 kb circa) e passi sulla neve di un prato ghiaccio (mp3, 290 kb ca)

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