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19/08/2008

La bellezza che manca IV. Le ragazze tutte gambe e minigonne.

di Enrico Bianda, alle 16:52

«I fatti comuni son schierati nel tempo, allineati lungo il suo corso come su un filo. Là essi hanno i loro antefatti e le loro conseguenze, che si affollano e si susseguono senza tregua né interruzione. Ciò ha la sua importanza anche per la narrazione, la cui anima sono la continuità e la successione».
Una bella frase tratta da L’epoca geniale di Bruno Schulz, dalla raccolta splendidamente ristampata da Einaudi intitolata “Le botteghe color cannella”.

Ora succede che mentre Paolo Rumiz si sta avvicinando all’Ucraina, appena accennata nella prima puntata intromduttiva in forma di commiato epigrafico, Gad Lerner se ne va a passeggio per le stesse campagne sulle tracce dello scrittore “ucciso per capriccio da un nazista”, appunto Bruno Schulz. Ne scrive in un pezzo di venerdì scorso (anche sul suo blog) intitolato “Le ragazze di Bruno Schultz”, tra il “fragoroso scalpiccio dei tacchi sul selciato” delle giovani donne ucraine e l’umido dei boschi attorno a Drohobycz, dove cercare la Galizia ebraica.

Le donne di Belgrado di Altan, da Tre uomini in bici
Le donne di Belgrado di Altan, da Tre uomini in bici

Quelle ragazze sembra di vederle in una vignetta di Altan in “Tre uomini in bici“, il primo dei viaggi estivi – come quando disegnava delle donne di Belgrado, mi pare, tutte gambe e minigonne, sguardo altero e passo svelto, severo, consapevole.

Si chiede ancora Schulz: «Che fare, invece, degli avvenimenti che non hanno il loro posto nel tempo, degli avvenimenti verificatisi troppo tardi, quando ormai l’intero tempo è stato distribuito, suddiviso, ripartito, e che ora sono rimasti in certo modo per aria, non incolonnati, sospesi, vaganti e senza dimora?». Appunto, che fare – se non raccontarli?


  • La bellezza che manca III. Il disordine dei confini.
  • La bellezza che manca II. Il giardino dell’anima
  • Campi di gravitĂ  e passi in avanti
  • La bellezza che manca I. L’iPod di Ghirri.

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