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13/08/2008

Rumiz, la mappa distensiva e i boschi che passano

di Antonella Sassone, alle 11:17

[Si parla soprattutto a se stessi: ci si scava dentro sperando – o fingendo – di non trovare l’abisso. E così Rumiz incontra un giovane ex galeotto con il naso schiacciato. Si tormenta le nocche della mani. Sono rosse per il freddo o per la tensione e la paura. C’è uno scambio di regali detonatore di empatia e tristezza, e profonda amarezza. Un saluto tra i binari prima di passare oltre, con il ricordo presente dentro e un coltellino svizzero in meno. Una umanità passa attraverso le palline nere di un rosario, catena di trazione empatica tra sconfitte e speranze. eb]

L'Altra Europa, logo di AltanNel viaggio di quest’anno Rumiz torna ad usare molto il treno per i suoi spostamenti. Il treno concede al viaggiatore la visione del territorio che attraversa grazie al finestrino, e regala al suo interno l’unicitĂ  degli incontri. E’ un perfetto “andare stando” – come da straordinaria definizione del viaggio in spalla del babbo, a firma di Rumiz junior, da “E’ oriente“.

Nella puntata del 11 agosto 2008, il treno di Murmansk-Novorossisk procede verso Sud «felpato e soporifero», si ferma spesso e «tutto diventa sincopato, anche gli appunti sul notes».
Da quegli appunti però nasce oggi un racconto carico di quegli elementi di cui è ricca la scrittura rumizziana, i suoi reportage, la letteratura di viaggio in genere.

Dunque. Il treno con la sua visione dell’esterno e dell’interno.
I treni russi su cui procede il nostro passeggero sono un «mangia-dormi infinito» – possono non fermarsi per tre giorni di fila. Ciò che vede Rumiz dal finestrino è in gran parte innevato: «Laghi incrostati di ghiaccio e fiumi gonfi di disgelo». E poi ancora montagne bianche e case di legno. Isolotti sabbiosi, betulle nude all’orizzonte, «boschi che passano».

Una mamma sul vagone che porta da Olengorsk a Kem. Foto di Monika Bulaj. Clicca per leggere il reportage
Una mamma sul vagone che porta da Olengorsk a Kem. Foto di Monika Bulaj. Clicca per leggere il reportage

Nel cercare una località sulla guida che si è portato dietro si accorge di avere davanti «pagine piene di nulla». E aggiunge, «le guide banalizzano, sono complici dell’oblio dei territori. Ne propiziano la distruzione con il loro silenzio». Allora, ci racconta, strappa quelle pagine, perché si viaggia molto meglio chiedendo direttamente alla gente.

Scriveva Ryszard Kapuscinski, il giornalista polacco morto nel 2007: «Ogni volta che l’uomo si è incontrato con l’altro, ha sempre avuto davanti a sé tre possibilità di scelta: fargli la guerra, isolarsi dietro a un muro o stabilire un dialogo».

La gente, gli uomini sono l’interesse del viaggiatore che cerca l’altro. Chi è veramente l’altro da noi? L’altro comincia dove inizia la volontĂ  di incontrare, cioè di capire. E per farlo bisogna essere curiosi di superare i confini. Quelli dell’Europa con un Est che è anche e paradossalmente il suo centro.

Lo scompartimento di un treno è un mondo.
Aleksander è un ragazzo vestito di nero, tatuato, con il naso e le mani da pugile e «negli occhi qualcosa di duro e tenero insieme». Dei suoi anni dieci anni di orfanotrofio, due di carcere. Sta per tornare a casa, ma «è chiaro, ha paura di qualcosa o di qualcuno».

Per non inquietarlo gli appunti si interrompono. Entra in scena la compagna di viaggio fedele, che veramente «accompagna»: la mappa con l’itinerario del viaggio in Europa. Mostrarla equivale ad un atto distensivo: ad un patto.

Tra i due c’è subito intesa. Alex gli regala il suo rosario, creato dalle sue mani in carcere. E Rumiz: «Gli dico che è un regalo bellissimo, che lo terrò sempre con me». Ricambia con l’unico oggetto che ha, un coltellino svizzero a fronte di una monetina simbolica.

LEGGI: Un vagone di storie sincopate, otava puntata del viaggio estivo di Paolo Rumiz su Repubblica


  • Cercavo una frontiera vera. L’ultima (Altra) Europa.
  • Le case (multimediali) degli spiriti. Rumiz alla ricerca del paese perduto
  • L’Altra Europa su Repubblica e le mappe di Rumiz
  • Rumizzeide. Plurale di terra, singolare di viaggio

  • 2 Commenti al post “Rumiz, la mappa distensiva e i boschi che passano”

    1. Doriomedoff
      settembre 3rd, 2008 23:07
      1

      N.B. Dire “pope” per un sacerdote ortodosse russo, è mancanza di rispetto, – segno di disprezzo – Cf “Dictionnaire des termes en usage dans l’Eglise russe” ed. Institut d’ètudes slaves – Paris

    2. Le case (multimediali) degli spiriti. Rumiz alla ricerca del paese perduto
      agosto 1st, 2011 12:52
      2

      […] dello spaesamento temporale e spaziale che lo spostamento dalle rette vie spesso provoca. Sono atti distensivi: mostrarla equivale ad un […]

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