home

Leggi gli aggiornamenti in home page

12/08/2008

La supercazzola slava e i frati di viaggio

di Enrico Bianda, alle 09:31

L'Altra Europa, logo di AltanE’ probabilmente nella natura stessa della scrittura di viaggio parlare di se stessi. Ed in controluce inevitabilmente parlare degli altri, di tutti. Paolo Rumiz viaggia nell’Altra Europa e racconta in un andirivieni continuo tra quello che vede da una parte della frontiera e quello che lascia dall’altra. Incontra l’altro come ha sempre fatto in questi anni di viaggi.

Lo guarda e se ne innamora: come sabato che a casa di un Pope incontra militari delle forze speciali e mangia gorgonzola e beve Vodka: «Preti e militari, abbinamento fascista. Qui no, i tre sembrano silenziose guide alpine». Gli incontri si fanno sempre più fitti, intimi: come a dire che Rumiz ha preso le misure al viaggio, il passo è quello giusto.

La collina delle croci, Diaumantai, Lituania. Foto di as

Volevo parlarne fra qualche giorno, ma non mi va di aspettare: proprio perch̩ quando si scrive di viaggi alla fine si deve parlare di quello che cambia in noi nei confronti del mondo e delle persone che vediamo e che abbiamo visto: di preti ne ho incontrati anche io in viaggio. E mi hanno offerto birretta e frittelle di mele a colazione, con la marmellata di cotogne. E pane nero e formaggio a fette la sera, anzi la notte, raccolto ad una fermata della corriera nelle campagne di Daumantai, in Lituania Рla terra intorno alle croci.

Io dovevo raccontare quella nazione insieme alle altre del Baltico. Mi ero messo in viaggio e solo di notte ero arrivato dai frati francescani. Un frate enorme, aveva giocato a rugby, guidava un furgone scassato. Mi aspettavano alla fermata e non riuscivo a vedere le facce nascoste nel saio col cappuccio. Solo una volta arrivati, in silenzio, mi avevano mostrato la cella dove avrei dormito quella notte, poi le cucine ed infine il refettorio. Pane birretta e salame violaceo.

E poi la mattina alle cinque e mezzo, per loro la preghiera e per me l’attesa della colazione: appunto, frittelle di mele calde e questa strana birretta leggera, ottenuta non so da cosa ne come, ma scendeva e dava una strana sensazione di leggera esaltazione. Forse il viaggio o forse l’idea di essere così lontano da tutto in un piccolo monastero di frati francescani davanti alla collina delle croci. La notte successiva, sempre nel buio, aspettavo nella campagna sulla strada l’arrivo di Antonio, che arrivava in pullman danzerino da Vilnius.

Foto di Monika Bulaj
Foto di Monika Bulaj. Clicca per leggere la puntata del reportage

Intanto Rumiz si cimenta in un brindisi elaborato: e nasce così dal nulla, improvvisato, un lungo e poetico brindisi, forse recitato in russo, forse in una lingua bastarda che mischia il dialetto triestino, le lingue slave della frontiera con i balcani, e qualche parola di russo. Ma piace, agli amici russi piace e sollevano i bicchieri.

“Amici cari la vostra lingua mi è famigliare, alle porte della mia città comincia il mondo slavo e su questo tavolo ci sono cose che hanno un nome che conosco. Hleb, pane. Voda, acqua. Maslo, burro. Sapete come si chiamano le donne da noi? Babe”. Risata generale, in russo vuol dire la stessa cosa. “E quando si vuol dire che una donna è una gran bella donna, sapete come diciamo? Babòn”. Risata ancora più forte, la parola suona comicissima rispetto alla lingua russa, delicata e piena di vezzeggiativi.

Quanto a noi, ai caselli e alle frontiere tra Croazia e Bosnia partiva sempre una cacofonia inventata un po’ provocatoria, una supercazzola slava che lasciava in silenzio i casellanti e le guardie di confine.
Che faceva più o meno così: Dubrrvk.

Una parola passepartout. Che poi doveva essere l’arrivederci, ma anche il ciao e il grazie – dipende dalla bisogna.
Ci si provava sempre, funzionava poco.
Forse perché Antonio rideva a crepapelle.

LEGGI sulla collina delle croci: Daumantai, la terra attorno alle croci, l’odore dei frati e Voulez vous dancer? (as) – purtroppo a causa del cambio di piattaforma di qualche anno fa sono indisponibili i materiali fotografici linkati (ma rimetteremo tutto a posto in questi giorni)


  • Cercavo una frontiera vera. L’ultima (Altra) Europa.
  • Cagata-grandissima-cagata
  • H, blog a domino (o a staffetta)
  • L’odore dei frati

  • 2 Commenti al post “La supercazzola slava e i frati di viaggio”

    1. ludik
      agosto 12th, 2008 09:44
      1

      Sono anche io affetto da rumizzeide ormai da anni, e rimurgino da tempo l’idea di viaggiare verso est. Ciao, L.

    2. alberto d'ottavi
      agosto 14th, 2008 08:17
      2

      meno male che A) ti sei rimesso a scrivere e B) non mi manchi la rumizzeide, ché io quest’anno la repu manco di lontano, l’ho vista, e non sapevo come fare ;)

    Lascia un commento