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02/08/2008

L’homophilia ci rende stupidi. Ammesso non lo fossimo già.

di Antonio Sofi, alle 15:30

Ha iniziato le danze del dagli-a-internet Nicholas Carr qualche settimana fa su Atlantic.com (uno dei magazine più goduriosi del globo terracqueo). Il titolo era oggettivamente paraculo (“Is Google Making Us Stupid“), il contenuto no.

Ehi, cosa diavolo mi sta succedendo?

Al contrario di altri oziosi bastiancontrari digitali, di moda in questi ultimi tempi rinculanti, Carr veste i panni di super-utente della Rete e si domanda, del tutto legittimamente: «ehi, un attimo, cosa sta cambiando nel MIO modo di leggere il mondo? Di pensare, di informarmi, di relazionarmi con gli altri?».

E ancora (traduco e semplifico io): «Sono più di dieci anni ormai che io passo un sacco di tempo online: navigo, uso i motori di ricerca, uso la Rete in maniera evoluta e intensiva. In che modo questo mi sta cambiando – o mi ha già cambiato?».

Illustrazione di Guy Billot, da The Atlantic
Illustrazione di Guy Billot. Fonte: http://www.theatlantic.com/doc/200807/google

Le domande sono più che legittime. Le possibilità di fraintendimento altissime (vedi reazioni in ritardo, in pieno esprit d’escalier, dei media tradizionali via Mantellini – ma vedi anche le semplificazioni di molta blogosfera). Le risposte mai meno che sistemiche (giocoforza) e complicatissime.

Repubblica.it commenta l'articolo di Carr
Repubblica.it commenta l'articolo di Carr. Via http://www.mantellini.it

La verità è che tendiamo a sovrastimare l’influenza dei media a breve termine e a sottostimarla a lungo termine. E questo vale anche per Internet, ammesso e non concesso sia un media comparabile agli altri finora dominanti.

Prova a leggere un libro e contiamo dopo quanti secondi vuoi cliccare qualcosa

Carr fa un esempio semplice semplice. Leggere un libro. Dall’inizio alla fine. Senza distrarsi. Per Carr (ma mi ci metto anche io) ormai una esperienza quasi frustrante: “Non riesco a concentrarmi per più di due o tre pagine. Se insisto inizio a stare sulle spine, perdo il filo e mi guardo intorno in cerca di qualcos’altro da fare” più o meno contemporamente o nel frattempo.

I’m not thinking the way I used to think. I can feel it most strongly when I’m reading. Immersing myself in a book or a lengthy article used to be easy. My mind would get caught up in the narrative or the turns of the argument, and I’d spend hours strolling through long stretches of prose. That’s rarely the case anymore. Now my concentration often starts to drift after two or three pages. I get fidgety, lose the thread, begin looking for something else to do. I feel as if I’m always dragging my wayward brain back to the text. The deep reading that used to come naturally has become a struggle.

Ma poi Carr va oltre. Infoscando ancora di più le tinte di un futuro in cui, in una sorta di passaggio di testimone tra media sempre più onnivori, arriveremo a delegare ad altri o ad altro la nostra capacità di capire e interpretare il mondo che ci circonda – rendendo di fatto la nostra limitata intelligenza una intelligenza potentissima ma artificiale.

L’homophilia (no non è quello che pensate voi)

Il punto di Carr popolarizza altre e più sostanziose discussioni (che in parte lo stesso Carr cita) sugli effetti cognitivi e sociali di 15 anni digitali – non tutte peraltro così pessimistiche. E ad un certo punto quindi incontra il fiumiciattolo della discussione sulla cosiddetta homophily, un concetto coniato più di 50 anni fa da una coppia storica, i Gianni e Pinotto della sociologia dei media, Lazarsfeld e Merton. Il concetto, inizialmente usato per spiegare alcune dinamiche dei processi amicali (la tendenza a diventare amici di persone che sono o la pensano come te), è stato esteso a tutti i possibili network sociali e a tutte le possibili relazioni – al grido di “Similarity breeds connection” (leggi il saggio “Birds of a Feather: Homophily in Social Networks“).

Insomma il senso è chiaro: se ci pensi ti rendi conto che tutti quelli che conosci e frequenti la pensano più o meno come te? Ebbene sei anche tu un po’ “homophiliaco”.

Da qui, il passaggio all’homophilia all’interno dei network digitali è una breccia di Porta Pia dopo il passaggio dei bersaglieri. Il concetto arriva tra le mani di uno che la testolina e i link sa come farli girare, quel Ethan Zuckerman fondatore di Global Voices, che a sua volta tira su dalle tenebre della Rete un bel pezzo (di due anni fa) di Nat Thorkington, Homophily in Social Software.

L’homophily ci rende stupidi?

E’ davvero bravo a sintetizzare tutto questo po’ po’ di roba Andrea Dambrosio oggi su D La Repubblica delle Donne, con un pezzo il cui titolo è una citazione di quello di Carr (“Se l’homophily ci rende stupidi”) e il cui sommario recita

«Credevamo che Internet ci rendesse liberi di conoscere praticamente tutto. Salvo scoprire che ricadiamo sempre nello stesso tranello: scegliamo quello che ci piace perché ci somiglia».

Se l'homophily ci rende stupidi, D La Repubblica delle Donne, 2 Agosto 2008
Se l'homophily ci rende stupidi, D La Repubblica delle Donne, 2 Agosto 2008

Chi si somiglia si piglia, anche online? La più straordinaria forza della Rete (che è esattamente quella di metterti a portata di mano e di mouse persone che hanno interessi e passioni a te affini, senza curarsi di tempi e spazi differenti, di distanze e fusi orari) può diventare anche la sua più ambigua debolezza?
Non abbiamo nemmeno fatto un passo fuori dalla casa di Mamma Tv, che ci voleva audience indifferenziata e poltroniera, e già non va più bene – tutta questa libertà di sceglierci in piena autonomia i compagni di strada (fonti, contenuti, persone, strumenti)?

Dambrosio intervista sull’argomento Giuseppe Granieri, Giovanni Boccia Artieri e il sottoscritto. Provo a sintetizzare (e prendo pezzetti di virgolettati). Se pure c’è una tendenza digitale all’homophilia (e abbiamo tutti molti dubbi), i network digitali mantengono comunque la possibilità dell’esposizione al nuovo, e all’alterità. A quella serendipity, che è di fatto il contrario dell’homophilia: la capacità di fare scoperte fortunate e non attese, grazie a orecchie aperte e mente preparata.

Online peraltro partecipiamo a diverse comunità che non sono monolitiche, e mai completamente autosufficienti e chiuse a stimoli esterni. Il web sociale è pensato per lasciare porte aperte alle sorprese. Basta un link e pof!sei subito da un’altra parte, in un altro mondo.
(Pof! non c’è nell’articolo)

Per finire. Cesare Pavese già sapeva.

Da Il mestiere di vivere di Cesare Pavese, citazione che oggi girava per i tumblr italiani (via revep)

«Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi».


  • L’homophilia ci rende stupidi. Ammesso non lo fossimo già.
  • UnAcademy, arma non convenzionale di cultura digitale
  • Tag cloud di Veltroni, Zoro già sapeva, e ultima di Bloglab
  • Questo Capecchi è impazzito. Oppure è danese.

  • 24 Commenti al post “L’homophilia ci rende stupidi. Ammesso non lo fossimo già.”

    1. Dario Salvelli
      agosto 2nd, 2008 16:38
      1

      Bel post estivo, molto interessante specie per il concetto di homophilia che non conosco ma che ora approfondirò. Io sono sempre stato convinto che dal confronto nasce tutto e che non valga il “chi si somiglia si piglia”, per lo meno non in senso così assoluto. Però forse le reti sociali hanno dinamiche abbastanza simili a questa: sono convinto però che la penseremo diversamente quando la rete diverrà veramente tale ovvero si allargherà ad una massa tale per la quale sarà sempre più difficile riconoscere le proprie idee in quelle degli altri.

    2. Carlo Columba
      agosto 2nd, 2008 18:04
      2

      Normalmente butto “D” senza nemmeno averlo letto (peccato per le belle pupe delle pubblicità . . .) ma questa volta andrò a leggere l’articolo che segnali. La tematica è molto interessante e certamente qualche riflessione del genere l’abbiamo tutti già sfiorata.
      Sono convinto che la tematica, e più di essa le modalità di esposizione, sia proposta secondo le regole del giornalismo “accattivante” ovvero il giornalismo che tende a far notizia a discapito dell’equilibrio e del valore della trattazione. Qualsiasi cosa, quando fatta e frequentata in modo esagerato e monomaniacale, diventa dannosa frittura di cervelli: questo vale per le pulizie di casa come per il più incallito workaholic! L’uso di internet ci pone senz’altro delle sfide formidabili, sfide che vanno evolvendo nel tempo; all’inizio era la capacità di trovare le informazioni desiderate, poi è stata quella di valutare la affidabilità dei siti e delle informazioni in essi riportate. Adesso è la capacità di selezionare! Altro che bazzicare sempre gli stessi temi e le stesse persone: per me la difficoltà è quella di dover continuamente rinunciare a cose che mi piacerebbe leggere e ad attività che mi piacerebbe fare! Questo stress mi obbliga costantemente a riflettere su ciò che voglio, su ciò che posso o non posso fare. In poche parole: mi fa crescere!

    3. alberto d'ottavi
      agosto 2nd, 2008 19:04
      3

      grazie anto’ per questa bella riflessione. eheh, andrea è una vecchia volpe, no, giovane volpe, insomma, uno di quelli attenti e in gamba

      però non è forse un po’ sempre così? nel digitale, ma in generale. quando vai in libreria cerchi libri che ti son piaciuti e poi guardi “lì vicino” in cerca di sorprese. su google cerchi qualcosa che credi di sapere ma sei più contento se trovi qualcosa che nn sai

      con le persone lo stesso: chiaro che ci clusterizziamo tutti per similitudine (e allora non era aristotele a dire “il simile attrae il simile”? o platone? ah la vecchiaia che brutta cosa)

      in generale quoto la conclusione di Carlo Columba (col quale dissento per il mancato apprezzamento di D, che trovo invece una delle poche belle riviste italiane): “questo stress mi obbliga costantemente a riflettere su ciò che voglio”. eh sì, è proprio questo, è l’azione in sé, il processo, non tanto le conclusioni

      e anche quest’ultima casualità – essere d’accordo e in disaccordo con la stessa persona – è la parte bella dell’agire

      alla ricerca della prossima sorpresa – pof!

    4. tostoini
      agosto 2nd, 2008 19:07
      4

      ho avuto sotto mano questo articolo per tutto il giorno, ho pensato ‘uh, interessante’ poi intorno c’era il mare di villasimius, i pescetti, i granchi, e la sabbia in cui panarsi e ho pensato vabè, in un altro momento :D

    5. Antonio Sofi
      agosto 2nd, 2008 19:15
      5

      sì siamo tutti un po’ homophiliaci

      Ma forse è proprio quell’altalena accordo-disaccordo – un po’ stressante – motore ultimo delle cose che vivono e si evolvono. Il fatto che ciò che è a te simile è così confortante (comfort zone la chiamano) e insieme così opprimente, da voler rimanere e insieme fuggir via :)

      Vero verissimo Alberto, anche io considero D (e anche un passettino sotto Io Donna) una gran rivista, molto meglio di altre più blasonate

    6. Altea
      agosto 3rd, 2008 11:28
      6

      Ciao! Ma scusa… in realtà il concetto di homophilia è… la percezione selettiva riveduta e corretta! ascoltiamo, mandiamo a memoria e cerchiamo quello che ci piace e ci interessa. è vero che ci precludiamo la possibilità di incappare in ciò che non ci piace, ma con internet in realtà non è poi tanto possibile mettersi a riparo dall’imprevisto. La televisione cerca di comprendere i nostri gusti e riproporceli masticati e i suoi effetti a lungo termine si vedono, soprattutto politicamente. Ma con internet è diverso, è il nostro sistema nervoso espanso… e non ci pone di fronte a quanlcosa, siamo noi che andiamo a cercare qualcosa.
      Comunque, andrò a ripescare D dal cesto della carta, sono molro curiosa di leggere l’articolo…
      a presto!

    7. Mariela De Marchi
      agosto 3rd, 2008 21:06
      7

      Ho letto l’articolo su D, ma trovo che l’argomento sia stato trattato con un po’ di superficialità. Certo, ci sono i limiti di spazio, ma allora meglio parlare d’altro, di argomenti che non richiedono chissà quale approfondimento. Messo così, l’articolo diventa quasi banale. Perché scopre l’acqua calda – certo, frequentiamo per libera scelta la gente che gradiamo e che ci assomiglia – e fa affermazioni riduttive circa la vita online.
      Chiaramente dice “scegliamo quello che ci piace perché ci somiglia” e subito dopo “E non allarghiamo orizzonti”. Ci saranno pure le persone che non lo fanno, ma non generalizziamo, per favore! Quante sorprese ci sono dietro l’angolo, in ogni singola ricerca su Google? Quante volte ci è capitato di cercare una cosa e finire nei meandri di un’altra a anni luce di distanza! Non è solo l’èlite della rete (gli addetti ai lavori che la vivono con più consapevolezza) a fare questo genere di esperienze, ma tutti.
      Le persone a noi affini, sia online che offline, hanno altri interessi oltre a quelli che condividiamo. E lì si allargano davvero gli orizzonti. Li orizzonti stretti ce li hanno le persone di mente stretta, certamente non a causa di internet.

    8. Spindoc | I blog alla ricerca di un ruolo pubblico (e politico)
      agosto 4th, 2008 07:49
      8

      [...] specificatamente sulla internet politica il rischio homophiliaco è nettissimo: polarizzazione del dibattito e animosità partigiana sono le possibili derive dello [...]

    9. adrix
      agosto 4th, 2008 08:14
      9

      E’ sicuramente vero: titoli come “troppo Google frigge i cervelli” lo confermano. Almeno sui cervelli dei titolisti.

    10. Giulia
      agosto 4th, 2008 10:06
      10

      Due riflessioni a caldo:

      – A me con i libri difficilmente capita di distrarmi. Al massimo, mi addormento (cosa non rara, visto che leggo prima di dormire e la lettura mi è diventata indispensabile per prendere sonno). Però non mi capita mai di voler fare altre cose, nel senso multitasking del termine. Credo dipenda dal mezzo: se non ha uno schermo, non mi distraggo. Mi capita invece di leggere tre articoli contemporaneamente sul PC (senza capire nulla di nessuno dei tre, ovviamente).

      - l’omofilia nel senso in cui la intendi è un dato di fatto nella vita della maggior parte di noi. Avere un blog appena un po’ letto, o frequentare a livello commenti blog di massa, ti obbliga a venire in contatto con scuole di pensiero diverse dalla tua. A volte ci trovi spunti interessanti, a volte vorresti tirare fuori un lanciafiamme. E’ normale. Ma non credo che tutti noi cerchiamo solo conferme: più spesso, a me capita di cercare rivelazioni.

    11. Dario Salvelli’s Blog » Blog Archive » Siamo tutti fratelli
      agosto 4th, 2008 12:37
      11

      [...] dei social network della Rete come una vera e propria misura di distanza sociale e di homophilia. Non sono un sociologo nè ho abbastanza fondamenta in questo campo ma non capisco perchè ci si [...]

    12. Mitì
      agosto 4th, 2008 14:21
      12

      Quel titolo su google è proprio “siocco” ;-)
      Riguardo ai libri, per me dipende sempre e solo dal libro.
      Per l’omofilia invece farei una precisazione; mi va benissimo leggere e “conoscere” cose e persone completamente diverse da me e dal mio mondo; l’ho sempre fatto, per lavoro e passione mia, anche prima di internet.
      Però vi sono determinati paletti per me irrinunciabili. Non riesco nemmeno ad avvicinarmi a qualcosa che emani violenza, maleducazione, padreternismo, esibizionismo, volgarità becera mascherata magari da satira o spregiudicatezza comportamentale. Sarà un mio limite, ma sono cose che non accetto da nessuna parte; vita quotidiana, letture, spettacoli, rete. Mi dà proprio un fastidio fisico trovarmele davanti. Perciò anche in rete (anzi, soprattutto, visto che posso scegliere con un semplice clik), le evito accuratamente, prediligendo cose a me più affini. Perché dovrei farmi del male? Come dice la mia amica Catrionapotts di SecondoPiano ” Io ormai ho raggiunto un’età per cui non do neanche una possibilità alle cose che so che non mi piacciono…”
      ;-*

    13. Boh/ Orientalia4All
      agosto 4th, 2008 14:30
      13

      in effetti sempre cerchiamo delle conferme fuori a quello che già crediamo, non solo quando leggiamo ma anche quando ci scegliamo gli amici o vediamo un film.

      Di solito è intelligente chi la pensa come noi.

    14. mauro
      agosto 4th, 2008 22:11
      14

      Ho letto anche io l’articolo su D, mi sono documentato e ho subito provato a sintetizzarlo in un post.
      Adesso ho aggiunto il link a questo tuo, molto più esauriente….

    15. l’omofilia in rete « Anna Torcoletti
      agosto 5th, 2008 13:12
      15

      [...] punti di vista con più argomentazioni circa questo tema. Seguondo i link, arrivo a leggere “Arrivo a leggere l’homophilia ci rende più stupidi. Ammesso non lo fossimo già” di Antonio Sofi, post conseguente a quello pubblicato da Nicholad [...]

    16. …My heart’s in Accra » Polymeme and distributed agenda-setting
      agosto 7th, 2008 00:14
      16

      [...] The contextualizing function is a really difficult one to carry out in a digital world. In the newspaper age, smart writers and editors might try to get Boston Globe readers interested in a story about West African cocoa by talking to people in the West African community in Boston, or by talking to high-end Boston chocolatiers. In a digital age, it’s hard to know who’s reading your coverage – or watching your ill-informed rants about China on CNN. Even reading my server logs pretty closely, I’m never entirely sure whether this blog is talking to new media activists in the US, African political junkies on and off the continent, or Italian bloggers with an interest in homophily. [...]

    17. Spindoc | Una Rete piena di ideologie
      agosto 16th, 2008 09:00
      17

      [...] Polarizzazione dei punti di vista. Rafforzamento delle prese di posizione ideologiche. Radicalizzazione del dibattito politico. Tutte cose che dicevamo lunedì scorso in riferimento alla politica più o meno homophiliaca. [...]

    18. gino tavera
      agosto 16th, 2008 16:20
      18

      L’homophily non è che sia una mossa per renderci più vulnerabili? Per avere una cultura più debole? Per avere meno alleati che potrebbero costituire un fronte comune e quindi meno autorevoli?

    19. gino tavera
      agosto 16th, 2008 16:23
      19

      Chiarisco “cultura più debole”: se conosciamo un po’ di tutto, ed essere un porto in balia di qualsiasi onda o vento, non avremmo sempre delle carenze?, rispetto a conoscere veramente bene poche cose?

    20. Se l’homophily ci rende stupidi. «
      agosto 23rd, 2008 13:02
      20

      [...] correlato sul blog di Antonio Sofi, docente di sociologia all’Università di Firenze. L’homophily (che non [...]

    21. quxxga
      settembre 30th, 2008 17:29
      21

      Chissà come sarebbe il blog di Cesare Pavese??

    22. Ibridamenti - maschile vs femminile | Ibrid@menti
      ottobre 4th, 2008 00:52
      22

      [...] più raffinata l’ipotesi – sempre di marchio States – sul fatto che l’homophilia ci rende stupidi dove per homophilia si intende il fatto che in rete si cercherebbero solo persone che la pensano [...]

    23. Facebing e l’homofilia « I media-mondo. La mutazione che vedo attorno a me.
      ottobre 14th, 2010 14:46
      23

      [...] discorsi al proposito li avevamo già  cominciati a fare da un po’ di tempo. E la serendipity ci [...]

    24. Armanni Luca Lab – ALL » Se l’effetto rete annulla la saggezza delle folle
      giugno 28th, 2011 14:15
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      [...] viene a generare all’interno dei siti di social network, ad esempio, risente fortemente sia del rischio di homophilia che di influenza derivante dalle relazioni tra amici. Ecco allora, come scrive ItMom con una [...]

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