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22/07/2008

Le ragioni della confusione (e del cambiamento)

di Antonio Sofi, alle 14:12

Riprendo dal bravo Dario Banfi un illuminante schema, che riporto sotto (fonte: La visione integrata dell’IT Governance, Risk e Compliance, ADFOR – 2008)

Schematizzare è sempre un po’ tradire, soprattutto se si parla di sistemi complessi. […] Il diagramma mette in luce come siano necessari elementi contemporanei per cambiare, innovare, migliorare realmente le imprese italiane. […] La mancanza di soltanto uno di essi fa crollare l’intero sistema finalizzato al cambiamento.

Fonte: La visione integrata dell’IT Governance, Risk e Compliance, ADFOR - 2008

Lo schema fa riferimento ad un contesto di governance d’impresa, addirittura focalizzata sull’Information Technology, ma ha l’elasticità necessaria per adattarsi anche ad altri contesti, più o meno sistemici.
A me è venuto naturale pensare alla politica (lato “democratico” ovviamente, chè il primo pensiero va sempre alla squadra del cuore).

Ho pensato agli Stati Uniti. A quel vento di cambiamento che sembra spirare oltreoceano, e che Barack Obama è riuscito finora ad “sentire” con forza, visione e carisma. Mettendo di fatto in allineamento cosmico, in fila indiana dietro la sua persona, mezzi, competenze, passioni, politiche e strategie. Ovviamente non è dato ancora sapere se il magico trenino della vittoria che ha maciullato la Clinton nelle primarie funzionerà anche in autunno contro l’avversario dell’altra barricata. Ovvero quel John McCain che di fatto ha vinto le primarie repubblicane senza fare campagna, ha speso poco ed è (ancora e relativamente) neutro quanto ad attribuzioni comunicative; e che per di più sarà probabilmente costretto – per convenienza, indole e biografia – a farsi alfiere di una placida contro-rivoluzione.

Poi ho pensato all’Italia. E al fatto che tra le cinque altre parole di decrescente propensione anti-cambiamento dello schema (ovvero confusione, ansia, resistenza, frustrazione e stagnazione) non ce n’è nemmeno una che non sia usata oggi, o sia stata usata in questi mesi, per descrivere la condizione della sinistra italiana post-elezioni.

Ma siamo confusi ansiosi o stagnanti frustrati? O dobbiamo essere per forza e ancora condannati a resistere resistere resistere?
Perché ne passa: la confusione è perché nessuno ci indica la strada, la stagnazione è perché non c’è proprio, la strada.

Insomma, a credere allo schema, chi pensa che al Pd serva solo un altro leader al posto di Veltroni è quasi un’ottimista.

Update del 23.07.08.
Aggiungo questa chiosa di Luca De Biase: «Mi trovo spesso a discutere della parola visionario che in italiano corretto significa ancora folle, mentre nell’italiano della trasformazione che stiamo vivendo significa colui che vede un futuro da costruire. Oggi il visionario non è il folle; è folle l’organizzazione senza il visionario».


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  • 12 Commenti al post “Le ragioni della confusione (e del cambiamento)”

    1. PublicBrain
      luglio 25th, 2008 10:40
      1

      Le ragioni della confusione (e del cambiamento)

    2. Alessandra
      luglio 22nd, 2008 14:27
      2

      uhm… a giudicare dai risultati, siam scarsi in tutte le caselle… Da che parte cominciare?

    3. adrix
      luglio 22nd, 2008 15:44
      3

      Interessante… e non del tutto veritiera. Ma utilissima.

      Come accade nel mondo reale, nessuna delle caselline bianche è totalmente vuota, senza eufemismi mi premurerei comunque di far notare che ognuna delle caselline, perché l’innovazione si verifichi, deve essere dotata di “massa minima” :-)

    4. Antonio Sofi
      luglio 22nd, 2008 15:57
      4

      adrix, ottima considerazione – e forse, per capire da che parte cominciare, come dice Alessandra, bisognerebbe anche capire quale casellina insufficiente è oggi più prossima alla massa minima per poter funzionare…

      (ecco perché forse questa ossessione della leadership? mi chiedo)

    5. Alessandra
      luglio 22nd, 2008 17:02
      5

      Forse perché la leadership sembra una risposta facile, di una sola parola? (cioè: trovato il leader, foss’anche il Chiunque di Leonardo, poi sono affari suoi, invece a sviluppare competenze, trovare mezzi e risorse, definire incentivi e sviluppare piani d’azione ci vuole un sacco di tempo…

    6. Antonio Sofi
      luglio 22nd, 2008 17:08
      6

      Già, forse è così. (e grazie per aver segnalato quello splendido post di Leonardo)

      Complicherei però; che oltre la leadership, c’è anche, nello schema che abbiamo preso ad oracolo e pretesto, e giustamente, la “vision” – che una leadership dovrebbe accompagnare a braccetto.

      E, forse, tornando a picchiata sul caso Pd, il punto è proprio la mancanza di “massa minima” di vision della attuale leadership. :)

    7. adrix
      luglio 22nd, 2008 20:22
      7

      (mi sono fatto un foglio elettronico per vederlo meglio)

      Delle idee (dei memi se vogliamo) che ho imparato nell’industria secondo me possono estendere la metafora del diagramma.

      La vision, in aziendalese, è la chiara percezione di dove si vuole essere come organizzazione con un orizzonte temporale lungo, da cinque anni in poi. Per raggiungerla occorre una missione (riassumibile in poche parole benissimo pesate) che definisca esattamente ciò che si è.
      L’esatto contrario del Programmone.

      Ciò è sintomo e causa per l’appunto di insicurezza: di mancanza di leadership (di delega), e incapacità di prendersela: approfittare della delega per semplificare a qualcosa di maneggiabile e raggiungibile la missione.

      Io credo che il PD abbia un grosso buco culturale profondissimo: questo tipo di competenze di “ingegneria gestionale” manca dai suoi quadri ed è visto come il fumo negli occhi da molti militanti, che peraltro non sanno nemmeno tanto bene di cosa si tratti, o ne mancano di esperienza in altri contesti.

      Il buono del “partito azienda” (in realtà certe metodologie e soprattutto la capacità di gestire i progetti a risorsa limitata) dovrebbe essere usato e piegato con consapevolezza politica ed etica senza riguardi, perché è una maniera praticabile per rispondere al “che fare”.

    8. Citazioni a “Il cambiamento? Un puzzle” / BlogBabel
      luglio 23rd, 2008 06:59
      8

      […] Le ragioni della confusione (e del cambiamento) […]

    9. YAUB - Yet Another Useless Blog
      luglio 23rd, 2008 08:41
      9

      […] 22 luglio 2008 Liderscip, miscion, visgion Uno stimolante post su Webgol porta ad alcune idee su come usare l’ingegneria gestionale per far uscire dal guado il PD. Nel […]

    10. Apogeonline - La mappa del cambiamento
      luglio 23rd, 2008 09:10
      10

      […] particolare della scuola italiana sia purtroppo incapace di mettere in atto i requisiti richiesti. Antonio Sofi, invece, prova ad applicarlo alla politica. Luca De Biase ragiona sulla connotazione negativa […]

    11. Alessandra
      luglio 23rd, 2008 09:16
      11

      Interessanti le considerazioni di Adrix. Il PD in effetti – per storia, tradizione, abitudini delle persone che ne hanno costituito lo zoccolo duro – difetta e sospetta di molti tipi di “culture aziendali”: quella della buona comunicazione, quella dell’organizzazione efficace.. questo, a ben vedere, è anche uno dei motivi della distanza/diffidenza ahimé difficile da colmare fra il PD e il gruppo sociale dei professionisti/imprenditori/autonomi. Non che nella “cultura aziendale” in senso lato ci sia solo del buono, sia chiaro, ma il buono che c’è fatica a farsi strada e a rendersi utile “nel nostro campo”. E spesso chi, come me, si sente parte di entrambe le squadre (quella democratica sul versante politico, e quella aziendale sul versante socioeconomico), vive con insofferenza e sconforto certe distanze.

    12. Valentina - FriendFeed
      luglio 23rd, 2008 09:40
      12

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