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22/03/2008

Saltare sul carro del vincitore (o correre in aiuto del perdente?)

di Antonio Sofi, alle 15:06

Premessa. Il ruolo dei sondaggi in campagna elettorale – e il suo impatto sull’opinione pubblica. E’ uno dei temi che più mi appassionano, e di cui ho spesso scritto – essendomi peraltro occupato professionalmente di sondaggi elettorali. In quest’ultimo periodo, pare, il tema, interessi non solo a me. Per esempio trovo una bella riflessione di Valentina Orsucci intitolata “Sondaggi politici e principi metodologici” («I sondaggi sulle previsioni di voto misurano, come tutti gli strumenti di misurazione, 1 e solo 1 fenomeno misurabile: la previsione di voto (non il voto)» e ancora «Utilizzarli come argomento della campagna elettorale è tatutologico e metodologicamente scorretto, considerarli una leva favore della propria candidatura un errore profondamente grossolano».). E mentre Renato Mannheimer discetta di un Indice Winner che starebbe calando per Berlusconi, va a finire che ha ragione l’immarcescibile Massimo D’Alema che dichiara (via Wittgenstein) «Guardando ai risultati delle precedenti elezioni ci si accorge che i sondaggi erano quasi sempre sbagliati: questo mi fa pensare che passiamo tutto il tempo in campagna elettorale a commentare numeri che alla fine non si realizzano mai». Di seguito il pezzo uscito mercoledì scorso per DNews, che questo mood crescente intercettava, e qui leggermente modificato

Saltare sul carro del vincitore.
Uno sport nel quale noi italiani – pare – non temiamo rivali. Ma sarà vero? In realtà è uno sport ben praticato ovunque.

Più o meno ovunque gli indecisi tendono in maggior parte a spostarsi dalla parte di chi vince. Regoletta minima delle elezioni. Ecco spiegato il banale motivo per il quale tutti dicono che stanno vincendo (o stanno inesorabilmente rimontando e vinceranno). Ecco spiegato perché non passa giorno che non venga pubblicato l’ennesimo sondaggio dalla talora discutibile metodologia usato come strumento comunicativo da partiti politici e candidati.

Se dici che vinci, vincerai. Una profezia che si auto-adempie con il voto? I politici che hanno “buoni sondaggi” lo sperano. Quelli con “cattivi sondaggi” confidano per una volta nella intelligenza dell’elettore. Il fenomeno è così pervasivo che se ne sono recentemente lamentati gli stessi sondaggisti: «Basta con l’uso strumentale dei sondaggi. Hanno una funzione di studio e di analisi, non possono essere utilizzati come armi di propaganda da scagliare contro lo schieramento avverso» ha dichiarato qualche giorno fa Nando Pagnoncelli, presidente dell’Assirm – l’associazione che riunisce i maggiori istituti di ricerca sociale. Gli hanno fatto eco altri illustri esponenti della categoria, ma senza grandi risultati: ogni giorno spuntano nuovi mirabolanti dati, formidabili “forbici” di intenzioni di voto molto “intenzionate” a far vincere l’uno rispetto all’altro. Eccetera.

Spesso con differenze importanti da un giorno all’altro: come se gli elettori fossero preda di continui e velocissimi cambiamenti d’idea. Con i media che spesso “mangiano e si scordano”: e seguono l’onda (molto notiziabile) dell’ultimo numero sempre più gridato.

Il risultato? Tutti vincono. O vinceranno. Oltre alla perdita di credibilità dello strumento, il rischio, per gli elettori appassionati dello sport del salto sul carro del vincitore, è di non sapere in che carro saltare. «Non è che sbaglio carro, come quando scelgo la fila più lenta in coda all’autostrada?» – potrebbe chiedersi l’elettore dubbioso (ammesso che esista davvero).

Negli Stati Uniti, patria dei sondaggi politici, l’effetto di traino del vincitore è studiatissimo; ed è chiamato, con uno scarto tecnologico, “Bandwagon effect”. Ma dal carretto italico ai vagoni del treno a stelle e strisce il concetto è lo stesso. E’ una guerra di numeri. Una sorta di “celhopiùlunghismo” a chi ha un voto in più dell’avversario – anche se sono voti sulla carta, spesso intenzioni flebili come infatuazioni primaverili.

O meglio: sono voti “cristallizzati”, fotografati in un preciso istante. Che spesso non tengono conto delle cose che possono accadere, e cambiare i destini di una campagna all’ultimo momento – come talora è accaduto. C’è insomma ancora speranza per chi apparentemente rincorre, e chi sta apparentemente davanti deve guardarsi le spalle.

Ah, dimenticavo. In letteratura è anche segnalato un effetto opposto, al saltare sul carro del vincitore. È noto come “underdog effect”, traducibile con “andare in soccorso del perdente”. (E in Europa è spesso declinato come effetto “anti-winner“: come voto negativo contro il vincitore annunciato, con insomma una sfumatura di senso contrastivo). Ma non ci dovrebbe essere da preoccuparsi: è un effetto così debole e retrò che non ci crede (quasi) nessuno.


  • Non salire sui carri (potrebbero essere allegorici)
  • Hillary Clinton, il New Hampshire e l’underdog effect.
  • La campagna di Obama e il salto sul carro tecnologico
  • Metafore democratiche. Dimmi con che consolle giochi e ti dirò chi voti.

  • 10 Commenti al post “Saltare sul carro del vincitore (o correre in aiuto del perdente?)”

    1. Blog Notes, Weblog di Giuseppe Granieri
      marzo 22nd, 2008 19:35
      1

      Antonio SofiSaltare sul carro del vincitore (o correre in aiuto del perdente?)

    2. Smeerch
      marzo 22nd, 2008 17:53
      2

      Uh, che nostalgia! Leggere questo pezzo è come stare ancora sui libri dell’università. Mi sembra di essere ancora nel 2000. Grazie della Madeleine :)

    3. valentina
      marzo 23rd, 2008 20:30
      3

      Sono contenta che parli dell’argomento, aspettavo il tuo parere.
      Credo che chiunque abbia competenze sul tema non possa che riconoscere che forse mai come in questa campagna elettorale (parlo dell’Italia)ci sia una tremenda confusione fra strumento e oggetto. I sondaggi sono una misura dell’effetto della campagna elettorale (e di altro, certo), e non il loro contenuto. Questo è un errore profondo (che tuttavia non ne riduce gli effetti, anzi). Speriamo solo che dopo il voto non si facciano troppi commenti sulla qualità dei sondaggi e dei relativi Istituti…:)

      Sugli effetti, io penso (ma chiedo il tuo parere) che in questo caso i dati sui vincitori possano avere un effetto (residuale, ma non di scarto) di rassicurazione. Sapere che il partito principale “ce la fà”, a mio avviso potrebbe rasserenare il voto che andrebbe tendenzialmente ai partiti minori ma della stessa area (penso in particolare a Casini – per % maggiori al PDL-, e alla sinistra arcobaleno -nel caso fosse dato in maggioranza il PD).
      Mi interessa però sapere che ne pensi.
      Concordo pienamente sul mancato rischio dell’underdog effect. Non siamo abbastanza altruisti, nè abbastanza passionali :)

      p.s. naturalmente volevo dire tautologico :D

    4. Rhadamanth
      marzo 23rd, 2008 21:35
      4

      Auguri di Buona Pasqua!

    5. Vale Landia: Errori metoologici, effetti collaterali
      marzo 24th, 2008 01:33
      5

      […] elettorali e la chiusura di BlogBabel.Sul primo caso ho già detto quello che penso (e Antonio ne riflette molto meglio di come ne posso fare io).Sul secondo, non ho mai nascosto il mio […]

    6. patrick
      marzo 25th, 2008 13:04
      6

      Penso che l’effetto non sia trascurabile e per quanto riguarda il Pd ha un effetto visibile, quello di cui parla Mannheimer nell’articolo che hai linkato: la percezione delle possibilità di vittoria. Il cambio nel clima lo si percepisce ma è il sondaggio a ‘certificare’ che qualcosa sta cambiando. Forse serve una nuova definizione perché non si tratta di bandwagon in questo caso.

      valentina: quell’effetto di rassicurazione assomiglia un po’ all’effetto underdog che nasce da motivazioni psicologiche simili.

    7. Simona
      marzo 25th, 2008 13:45
      7

      Cerco di seguire il più possibile (di certo non in maniera professionale, ma semplicemente per “diletto” se così si può dire!) la campagna elettorale, soprattutto gli argomenti sondaggi e “indecisi”. Interessantissimo post. L’effetto ben descritto «Non è che sbaglio carro, come quando scelgo la fila più lenta in coda all’autostrada?» è verificabile in certe discussioni quotidiane…

      SC

    8. valentina
      marzo 25th, 2008 16:05
      8

      @patrik: no, non nella mia idea. Probbailmente l’ho formulata male. Intendo dire essere sicuri che la propria “macro-area” di riferimento vinca, per essere tranquilli e votare il proprio partito specifico (voto utile/inutile). Ma rimango sempre nell’ambito di un voto ideologicamente rafforzativo. E’ quindi proprio il meccanismo psicologico che è diverso, perchè non voto chi perde; semplicemnte, ritengo il mio voto non più indispensabile e quindi “liberato”. Mi sa che ora mi sono espressa anche peggio :)

    9. Non salire sui carri (potrebbero essere allegorici)
      marzo 26th, 2008 01:21
      9

      […] mi fa notare che lo “scarto tecnologico” di cui scrivevo in questo pezzo a proposito dell’effetto “bandwagon” nella pubblicità dei sondaggi politici […]

    10. Antonio Sofi
      marzo 26th, 2008 02:15
      10

      Sì Valentina esiste qualcosa del genere, ora la memoria mi falla e non riesco a indicarti con precisione la paternità (ma cerco). E’ stato evidenziato come effetto più o meno collaterale degli intricati equilibri all’interno di sistemi di tipo proporzionale (con la presenza di più opzioni cui far aderire il proprio consenso). Se la percezione in una fetta dell’elettorato è quella che il proprio voto abbia utilità marginale bassa (non sia il famoso “voto utile” o decisivo) porta quello stesso elettorato a dare un voto apparentemente “inutile” ma più aderente alle proprie convinzioni (se c’è il maggioritario secco sei fregato, ovvio). Per esempio il partito radicale s’è spesso giovato di questo fenomeno, soprattutto nelle elezioni considerate meno “politiche” e meno impattanti sul quotidiano, come le elezioni per il parlamento europeo. Alle politiche c’era chi votava a sinistra e poi alle europee si sentiva “liberato” come scrivi tu e poteva dare un voto d’opinione vero (per quel che si può dire dei flussi elettorali ovviamente: e cioè pochino) :)

      Patrick: Credo di aver capito, ma puoi spiegare meglio perché dici che serve una nuova definizione in questo caso?

      Simona: grazie, in effetti non son fenomeni ben presenti nella nostra vita quotidiana :)

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