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04/03/2008

La Politica Pop di Walter, Barack e Josè

di Antonio Sofi, alle 23:42

[il pezzo è uscito oggi su DNews, e qui è leggermente modificato]

Cognome e nome: Obama Barack, Veltroni Walter, Zapatero José Luis Rodríguez. Età: rispettivamente 47, 53, 48. Provenienza: Stati Uniti, Italia e Spagna. Segni particolari: candidati premier. Tre politici che per curiosa coincidenza si giocano in questi giorni i rispettivi destini elettorali, tra polemiche e dibattiti in televisione, pullman e manifesti sorridenti.

Un trio portabandiera della sinistra moderna, aperta al cambiamento, ideologicamente scanzonata, che usa i media in modo meno ingessato dei predecessori. Che cerca una immagine più “fresca”, differenziandosi così da una politica tradizionale considerata da molti definitivamente “scaduta”. Ma saranno anche vincenti al voto? Chissà.

L’ansia da “notte prima degli esami” tocca oggi ad Obama, che affronta l’ennesima tappa delle sue (finora) trionfali primarie contro Hillary Clinton, favorita della vigilia: si vota in due grandi stati come Texas e Ohio, e se vince lui, la nomination democratica non gliela toglie nessuno.

Domenica prossima è invece il turno di Zapatero: gli spagnoli andranno alle urne per confermare la fiducia al leader del Psoe o cambiare di nuovo, scegliendo i popolari di Mariano Rajoy. Veltroni, poi, sarà in apnea fino al 13 aprile, quando tutto si deciderà all’ultimo colpo di reni di una campagna che si preannuncia tiratissima e affollata (10 i candidati premier, più di 180 i simboli presentati alla faccia della semplificazione del sistema).

Ma cosa hanno in comune un senatore di colore dell’Illinois che è diventato in pochi mesi una specie di icona vivente, un sindaco di Roma uscente colto e cinefilo che guida una nuova formazione politica e un ironico premier in carica che, salito al potere quasi per caso, ha in pochi anni rigirato come un calzino un paese un po’ stanco?

Qualcosa c’è. La voglia di parlare al cuore delle persone, di entusiasmare con una comunicazione pienamente “pop” – lasciando agli avversari l’arduo compito di spiegare ad un elettorato sempre più diffidente il dettaglio (razionale e un po’ noioso) delle singole scelte di governo.

I conti, certo, si faranno alla fine. Ma se il trio delle meraviglie vincerà allora sarà una nuova “Terza Via” come quella teorizzata da Anthony Giddens e messa in pratica dal premier inglese Tony Blair. Che negli ultimi anni dello scorso millennio portò 12 paesi dell’UE ad essere governati dalla sinistra e Bill Clinton, seppur scosso dall’affaire Lewinsky, in sella di una America in pieno benessere economico.

Con qualche differenza, però. Perché se la “Terza Via” pensava ad una strada mediana tra il socialismo statalista e il neoliberalismo capitalista (una strategia un po’ algida però, che ha in qualche modo riportato in auge le pragmatiche destre), la “Politica pop” di Obama e soci parla come mangia, cerca parole nuove, e nasconde i programmi chilometrici dietro idee semplici e capaci di emozionare.

Zapatero ha per esempio puntato molto sui successi del suo governo: ma con leggerezza e senza prendersi troppo sul serio. E tutti e tre cavalcano in fondo quel sentimento antipolitico che percorre quasi senza distinzione il mondo globalizzato. Ammesso e non concesso, però, che alla fine non vinca chi è invece rimasto con i piedi ben piantati in terra.


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  • Un commento al post “La Politica Pop di Walter, Barack e Josè”

    1. Panktalk
      marzo 6th, 2008 12:51
      1

      visti da Webgol

    2. sparkaos
      marzo 5th, 2008 14:29
      2

      La debolezza di veltroni sta però nel non poter cavalcare l’antipolitica fiono in fondo
      e poi emoziona davvero?
      Obama e zapatero sono più energetici, meno “bonaccioni” hanno gli occhi che brillano

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