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03/01/2008

I mullet e la capigliatura dissonante (yet to come)

di Antonio Sofi, alle 02:02

Alcuni segnali, già da qualche anno, lo fanno sperare. Che nell’eterno ciclo e riciclo della storia e delle mode musicali, ritorni anche un taglio di capelli che è stato fulgore periferico del anni 80-90, ossimorica filosofica gioia in una sola parola piena di poesia: Mullet.

[Qui sotto uno splendido esemplare di Mullet felice]
Ecco uno splendido esemplare di Mullet

Ne avevo scritto a giugno del 2003 agli albori di questo blog (che sta per compiere ben cinque anni, e che appunto all’epoca si occupava di questioni importanti), in un post dal titolo Un mullet tira l’altro – che riporto anche qui sotto, liberando (e finalmente) una così aurea tematica dal silenzio indotto di una pagina statica.

Un mullet tira l’altro

Poche cose come il tipo di capigliatura assurgono a fattore distintivo di un’epoca: molto più degli abiti (che, prima o poi, ritornano, sotto forma di costosissimo vintage), molto più dell’architettura o delle canzoni (che ritornano anche loro, copiate). Ma la capigliatura no, quella non mente.
La capigliatura è la concretizzazione visibile (la si indossa, la si porta addosso) di una serie di mediazioni socioculturali complicatissime e trasversali in equilibrio tra accettabilità, riconoscibilità e devianza sociale: il sentimento di una stagione, spesso irripetibile, tradotto in capelli (non lo dite ai parrucchieri).
Con una forte valenza identitaria, tanto da diventar, spesso, sineddoche, una parte per il tutto: pensare a “i capelloni” degli anni ‘60, gli skin head, o i rasta.

Poi ci sono i mullet. Che sono tutt’altra cosa.

Il mio primo mullet lo intravidi più di una dozzina di anni fa.
Ad Hampstead, ridente località britannica nota per aver dato i natali ad A.A. Milne, creatore di Winnie The Pooh (da cui, credo, l’italico gruppo – tra l’altro mullet anch’essi: tutto torna) tra torpidi approcci alle ragazzine svedesi e caramelle gommose trafugate con destrezza negli store.
Me lo fece notare un mio amico inglese, con lo stessa accortezza che si userebbe nell’indicare l’ultimo esemplare vivente di upupa imperiale: voce bassa e movimenti controllati, altrimenti scappa via.
Un esemplare meraviglioso, nel suo genere.
Sopra capelli a spazzola, corti, normali, e poi, sotto, lunghi, giù fin sulle spalle.
Sopra corti, sotto lunghi. Facile.

Un virus tricotico trasversale ai generi (sostanzialmente unisex), all’età (viste intere famiglie mullet, bimbo massimo treenne compreso: un’esperienza da far tremare i polsi, che non consiglio a nessuno), alle classi sociali, dalle origini ancora oscure alla scienza positivista (perché? PERCHE’?).

Quell’estate la passammo cercando mullet in mezzo alla gente.
Tanto tempo dopo scoprii, per caso, di non essere il solo affascinato da questi strani esseri a capigliatura dissonante. Come si legge su uno dei tanti siti a loro dedicati (il più famoso è mulletsgalore e merita un’attenta consultazione) dire che i mullet sono semplice capigliatura è rimanere alla superficie del fenomeno: the mullet is a way of life, it is a state of mind, it is every person who wears it.

Io vi avverto, fate attenzione con i mullet: provocano dipendenza.

Ora. Dopo aver incocciato per caso una tumblata con un esemplare d’annata, ed essermi quindi ricordato del mio post perduto, mi sono reso conto di un paio di cose.

    1. che non tutti (specie i più giovani) sono a conoscenza del fenomeno;2. che dei cinque siti che avevo segnalato all’epoca solo uno ha gettato la spugna ed è finito preda dei cercatori di siti abbandonati. Gli altri non hanno fatto una piega al passare degli anni e sono ancora vivi e pugnaci a difendere la fortezza bastiani dell’ideologia Mullet – in attesa della rivincita che un giorno verrà (e intanto dandosi delle gran gomitate dal ridere con l’aiuto di marchingegni social del tipo “rate-my-mullet“);

    3. che il fenomeno mullet è nel frattempo dei cinque anni diventato a tutti gli effetti enciclopedico, e ora può vantare una splendida pagina su Wikipedia – che, voglio dire, proprio non vi serve altro. Per dire, ho scoperto che esistono anche i Frullet (ovvero “front mullet” – terribilmente vicini alla moda “emo”, da cui la speranza che ci si trovi ad un passo da ritorno), il Tropical mullet (con i dread), la Femullet e il Chullet (di cui parlavo anche nel post, rispettivamente donna e bimbo e soprattutto il temibile Skullet (non metto foto né descrizioni, lo faccio per voi);

    4. ah, a proposito, buon anno! :)


  • Un mullet tira l’altro
  • Parrucchiere Mullet Cevoli Manila (mischiare a piacimento)
  • Ma come porti i capelli bella bionda?
  • Per favore non mordermi sul collo /2. Come un riccio di mar.

  • 16 Commenti al post “I mullet e la capigliatura dissonante (yet to come)”

    1. Blog Notes, Weblog di Giuseppe Granieri
      gennaio 3rd, 2008 15:06
      1

      Antonio SofiI mullet e la capigliatura dissonante (yet to come)

    2. marinella
      gennaio 3rd, 2008 03:52
      2

      …sono venuta a vedere chi era quel puzzone che aveva fatto scomparire canemucca…non ticiriprovaremaippiù!
      Sono rimasta estasiata dal mulletpost!
      :o) misacheripasso :o)

    3. valentina
      gennaio 3rd, 2008 08:58
      3

      non più di 3 mesi fa mi ero fatta anche io un giro alla ricerca di foto di mullet estremi.
      oscillano fra il commovente e lo straziante :)

    4. pm10 - susan
      gennaio 3rd, 2008 11:13
      4

      uno degli apici piu’ alti dell’orrore stilistico degli anni 80, a pari merito con le spalline imbottite taglia extra large.

    5. Davide Tarasconi
      gennaio 3rd, 2008 11:43
      5

      Fra l’altro nel corso del 2007 fra i 15-16enni c’era stato un timido rientro di capigliature dissonanti – il “crestino” che in alcune forme più estreme andava a richiamare uno pseudo-mullet.

      io credo di avere qualche foto di me stesso in età prescolare con “tentativi di mullet”.
      che volete farci, mia madre negli anni’80 aveva 20 anni, lei e le sue amiche parevano Jem e le Holograms.

    6. Antonio Sofi
      gennaio 3rd, 2008 12:09
      6

      esatto davide, mi confermi allora la mia impressione che c’è qualche speranza di ritorno di fiamma?

    7. danilo
      gennaio 3rd, 2008 13:21
      7

      dalle mie parti, i mullet si chiamano “quelli coi capelli a scendiletto”.

    8. Davide Tarasconi
      gennaio 4th, 2008 01:16
      8

      @Antonio, ultimamente non mi è capitato di vedere molti branchi di teenagers, non posso confermare ma un tentativo (partito da dove non si sà) di sicuro c’è stato.

      Il problema secondo me è la “cultura del gel” che regna sovrana (a spanne potremmo farla iniziare dopo il periodo grunge, seconda metà dei ’90): sappiamo benissimo che un mullet in salute viene allevato senza ricorrere al gel…

    9. Riccardo
      gennaio 5th, 2008 19:33
      9

      Va bene tutto degli anni ’80, ma il mullet no ti prego :)

      P.S.: ad hampstead (e non solo) ne puoi trovare ancora un discreto numero di esemplari, pare abbiano trovato il modo di farli riprodurre, non so se in cattività :)

    10. tostoini
      gennaio 6th, 2008 15:55
      10

      sperare in un ritorno in auge del mullet è una delle idee più perverse che abbia sentito.
      spero siano solo gli effetti collaterali del cotechino.

      penitenziagite!

    11. Federico Bolsoman
      gennaio 7th, 2008 13:54
      11

      Un contributo da un mio collega ferrarese:

      http://digilander.libero.it/Thjodolf/petta.html

      occhio che il sito va e viene in maniera causale.

    12. Antonio Sofi
      gennaio 7th, 2008 13:59
      12

      davide, la tua teoria del monopolio culturale del gel è davvero degna di nota e meritevole di approfondimento :)
      Riccardo: devo venirci in vacanza, da quelle parti
      Tostoini: nemmeno ti rispondo, nemmeno
      Bolso: ma grazie, nonostante le stolide resistenze prima o poi il mullet tornerà!

    13. clicky
      gennaio 15th, 2008 10:46
      13

      È un’acconciatura che confermo propria della club culture , come riporta Wikipedia .

      http://files.splinder.com/151e320dbbba7756020326e217670020.jpeg

      I miei capelli , peraltro , ne godono di una versione soft , con lunghezza posteriore appena accennata .

    14. Antonio Sofi
      gennaio 15th, 2008 10:52
      14

      Grazie clicky, utilissimo (ma l’hai messo tu l’inserto “italiano” su wikipedia? prima non mi sembrava ci fosse)
      comunque lo riporto qui per chi è pigro, fa parte dell’elenco dei modi con cui è chiamata questa capigliatura in giro per il mondo
      ovviamente da qui
      http://en.wikipedia.org/wiki/Mullet_(haircut)

      # The Italian term is “capelli alla tedesca” or “taglio alla tedesca” ((German-style haircut)) referring to its former popularity in Germany, above all among Bundesliga soccer players. It is also known as “alla McGyver” (McGyver style) as the main character of this the popular American TV series appears with mullet in some episodes, or as “sette” (seven) because the hair on top and back form the image of a number seven, but also “pitta”. This haircut is also very popular among people who listen and dance house music, especially in Rome and Milan. House people in Italy usually show middle-length hair on the top (often spiked up), short hair at the sides (sometimes totally shaved) and very long hair at the back of the head (most of the time they smooth the back hair downwards).

    15. clicky
      gennaio 15th, 2008 22:14
      15

      No ho editato la voce inglese .. Anzi , stamattina l’elenco dei riferimenti intercontinentali a questo hair style , che tu non ricordi di aver letto al tempo del post, non erano racchiusi in tabella .. Magie di Wikipedia !

      Ritornerò qui quando avrò letto questo : http://books.google.it/books?id=4YJlAAAACAAJ&dq=teddy-boys+cyberpunk&lr=lang_it : sfogliandolo qui davanti al pc , ho l’impressione che gli autori non abbiano tenuto conto del fenomeno tricologico .

    16. Per favore non mordermi sul collo /2. Come un riccio di mar.
      luglio 4th, 2009 18:57
      16

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