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Post scritti nel gennaio, 2008

29/01/2008

Hillary e Barack, due facce della stessa medaglia (democratica)

di Antonio Sofi, alle 18:32

Hillary Clinton vs Barack Obama è una sfida affascinante.

Perché, per molti versi, e nonostante lo stesso ovvio sostrato democratico, non potrebbero avere una immagine più differente.
Le differenze di genere e di colore della pelle sono (ovviamente) evidenti, quelle riguardo alle consolle per videogiochi e alle tecnologie un po’ meno; e poi ci sono anche (lo avevamo già accennato con toni un po’ seri un po’ no) alcune differenze di strategia comunicativa: più “istituzionale” e compita, in pieno ossequio alla vecchia cara strategia del “looking presidential” quella della Clinton, più emotiva e giovanile quella di Obama.

Continuando a tagliare la complicatissima politica americana con l’accetta della inevitabile semplificazione, e dopo aver letto un bell’approfondimento di Christian Rocca sulle reazioni pro-obamiane alla vittoria nel South Carolina, ho trovato un’altra differenza tra i due: uno vince nelle emozioni e nel coverage (chissà se davvero self-fulfilling prophecies – come diceva Merton), l’altra nei dati e nei sondaggi. Più divertente di così difficile…

Leggi: Self-fulfilling campaign? Se Hillary è avanti nei dati, Obama vince nelle emozioni, su Spindoc

28/01/2008

Aggiornamenti (e dire che ci son giorni che non accade nulla)

di Antonio Sofi, alle 16:17

In poche ore (da questo post) son successe un paio di cose, importanti e ne tengo traccia (con un post, prima avevo semplicemente fatto un update).

Segnalo il post di Paul in cui spiega perché proprio questa mattina ha tolto la serie da flickr e dal blog. E’ una sua scelta, comprensibile – data anche dalla caciara turbinosa che in pochi giorni lo ha investito (è un esempio incredibile della viralità e della potenza del web quando il contenuto è interessante: ieri vedevo aumentare a suon di migliaia il contatore del suo flickr ad ogni reload). Sono sicuro però solo temporaneamente e in attesa che le cose si chiariscano e sedimentino un po’.

E segnalo il bel post di Marco Pratellesi che si scusa (e con stile) a nome del Corriere.it.

Rinnovo la sensazione e insieme la speranza con cui (prima di sapere tutto questo) ho chiuso il pezzo su Apogeo: che questo caso (in fondo piccolo, innocuo e da non sopravvalutare ulteriormente) e la buona disposizione di tutti possa servire a trovare il modo di evitare situazioni del genere in futuro. A mettersi d’accordo e attivare canali di comunicazione di un qualche tipo (che uno dei problemi, qui, è stata la difficoltà di comunicare – e può accadere anche in tempi interconnessi e tecnologici come i nostri).

Può essere insomma l’opportunità – che tutti dovremmo cogliere IMHO – per discutere insieme su migliorare la comunicazione/collaborazione in casi analoghi (da tutte le parti).

(update 29/01: ho fatto la prova io stesso e mi rendo conto solo ora di avere dei problemi con i commenti da ieri, mangiati dall’antispam. non so perchè ma provo a risolvere. vedo che non funziona bene nemmeno il feed dei commenti, uhm. tips via email, thanks)

28/01/2008

Se un link diventa una questione di fiducia

di Antonio Sofi, alle 10:20

E’ il titolo della riflessione che mi pubblica oggi Apogeonline.

E’ il tentativo di andare oltre le critiche e capire perchè ci si scalda tanto per le questioni di link (dato, non dato, esatto, concesso).

Il punto, e al di là di questioni eminentemente legali, è che ovviamente un link non è mai solo un link – ma sempre più il segno distintivo (comunicativo e non) di quella gigantesca “comunità di pratiche interconnesse” che è ormai diventata Internet.

E inoltre, visto che chi è senza “peccati di attribuzione” scagli la prima pietra, può ben essere l’opportunità di ripensare insieme le “regole d’ingaggio” comunicativo nella citazione dei contenuti.

Affinché non si perda fiducia reciproca, né la possibilità di continuare a fluidificare le mille conversazioni che fanno il bello della Rete. :)

25/01/2008

“La faccenda mi offre più di uno sputo di riflessione”

di Antonio Sofi, alle 11:00

Massimo Bucchi, oggi, sul Venerdì di Repubblica.

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24/01/2008

La diretta dal Senato. Via Web e via Twitter.

di Antonio Sofi, alle 19:01

Prodi chiede la fiducia al Senato (c’è bisogno di link?).
Mentre seguivo la diretta Tv (via web) direttamente dal Senato, ho scritto un post di sintesi, giusto per tener traccia di un pomeriggio che racconta quello che (forse) sarà. Non so se la politica, ma sicuro la fruizione televisiva di domani.

In cui aumenta l’offerta di fruizione video via Web e l’audience classica (letteramente: che ascolta e basta) non c’è più – o c’è, ma ha ormai, ta-dah!, sempre più strumenti (Twitter, per esempio) per chiacchierare con il vicino di Web come fosse il suo vicino di poltrona – in diretta, mentre gli eventi accadono, e senza il problema di preparare gli stuzzichini.

L’ho messo su SpinDoc: In diretta dal Senato. Tra Web Tv e coverage in 140 battute.

[Il player di Corriere.it, una delle tanti fonti di dirette in streaming dei lavori del Senato]
Il player di Corriere.it, una delle tanti fonti di dirette in streaming dei lavori del Senato

Update, 20.40: questa è stupenda. E anche questa “cresciuta” all’interno della discussione su Twitter di questo pomeriggio. La millantata poesia di Neruda con la quale Mastella ha iniziato la sua dichiarazione di voto pare non essere di Neruda – ma un apocrifo che gira in Rete. Lo ha scoperto Lia di Haramlik.

23/01/2008

Leggere nella mente e la crisi double-face di Yahoo.

di Antonio Sofi, alle 17:13

Riporto anche qui sotto la puntata odierna di Quinta di Copertina, perché

a) male non m’è venuta;
b) mi permette di fare un paio di segnalazioni ipertestuali che mi son rimaste in punta di mouse.

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22/01/2008

Mastella, l’anomalia italiana e Porta a Porta.

di Antonio Sofi, alle 11:17

Ieri sera, prima di addomentarmi, ho visto qualche scambio di battute a Porta a Porta, tra un offeso Clemente Mastella che lascia il governo e alcuni (poco pungenti) direttori di giornali e opinionisti. Non l’avessi mai fatto! Mastella sorbito di notte è come l’arancia di cui diceva la saggezza popolare: ti si pianta sullo stomaco durante il sonno, difficile a digerirsi.

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18/01/2008

Come spiegare l’arte agli smanettoni. Una serie di satira geek.

di Antonio Sofi, alle 08:58

Understanding art for geeks” è il titolo originale della serie di (come chiamarla?) satira geek del misterioso Paul The Wine Guy. Serie che sta allietando da settimane buona parte della tumblosfera e non solo.

Il meccanismo è (apparentemente) semplice:

1) Si prende un quadro (più o meno) famoso;
2) Si cerca un servizio/prodotto/linguaggio/abitudine più o meno ossessiva del cd Web (più o meno) 2.0;
3) Li si mescola insieme in una sorta di mashup con l’obiettivo di far risuonare simpaticamente e reciprocamente il senso dell’uno nel senso dell’altro: in un gioco di rimandi incrociati tra antico e moderno, analogico e digitale, mondi diversi – che però, paiono dire le mille consonanze, in fondo in fondo tanto diversi non sono.

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16/01/2008

Hillary Clinton, i mediatori tecnologici e il fascino della Apple

di Antonio Sofi, alle 18:44

Chiedi ad Hillary (Ask Hillary) è il nome della nuova iniziativa della ex first lady per (provare ad) entrare in consonanza con l’elettorato giovane (che, soprattutto nello Iowa, è sembrato preferire il mood tecnologico e l’immagine da esercito-del-twist di Barack Obama). Ne scrive Elisabetta Barone su Spindoc, dove (sì, lo so: ogni scarrafone è bello a mamma soia) grazie ai tanti bravissimi collaboratori stiamo facendo un coverage ragionato e web-based delle primarie Usa.

Chiedi ad Hillary, insomma (anche via Facebook – che dice che è lì che i giovani allignano), e ti sarà risposto. E la Clinton ha risposto, con un video (anche su YouTube) girato dall’interno del bus campaign, approfittando di uno spostamento.

Clicca sulla immagine per vedere il video

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12/01/2008

Metafore democratiche. Dimmi con che consolle giochi e ti dirò chi voti.

di Antonio Sofi, alle 18:47

Due proposte (più o meno) metaforiche per raccontare le diverse strategie d’immagine dei tre (ormai) candidati alla candidatura democratica alle elezioni presidenziali Usa in corso in questi giorni. Ovvero l’ex first lady Hillary Clinton, il senatore di colore Barack Obama e il terzo incomodo alla disperata ricerca del predellino da vicepresidente nel tour del candidato che vincerà, John Edwards.

[vignetta del New Yorker]
Clinton, Obama, Edwards. Via New Yorker

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09/01/2008

Hillary Clinton, il New Hampshire e l’underdog effect.

di Antonio Sofi, alle 12:41

Hillary Clinton, dopo la inattesa sconfitta nello Iowa, si prende la sua rivincita nel New Hampshire (anche se di pochissimo in valori assoluti), rovinando il Momentum di Barack Obama – che in molti volevano già Presidente degli Stati Uniti dopo una prima affermazione (mi ha fatto molto ridere questo post di Andrea sull’esaltazione pro-obamiana).

La politica moderna, quella così intensamente mediatizzata, è davvero spesso una questione di aspettative. Obama ha goduto della sorpresa della vittoria in Iowa, e ora soffre dalla mancata replica della buona performance (ma attenzione: il senatore dell’Illinois è sempre sopra le previsioni a bocce ferme). Lato democratico sarà una tight race, una gara sofferta.
(NH lato repubblicano, invece: McCain, come dire il favorito della vigilia).

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07/01/2008

Le primarie Usa, Obama e l’esercito del Twist

di Antonio Sofi, alle 00:10

L’effetto è quello, emotivissimo, dei corridori sui blocchi di partenza dei cento metri piani – e dell’attesa dello sparo da parte del giudice. Ovviamente mi riferisco all’inizio ufficiale delle primarie statunitensi, con il caucus dello Iowa (su cos’è il caucus ne scriviamo su Spindoc, oppure ovviamente su Wikipedia).

[Una breve parentesi personale, con due considerazioni. 1) trovo il meccanismo del caucus, a prescindere dalla sua apparente complicatezza di metodo, davvero molto affascinante – per la capacità che ha di partire dal basso come le primarie ma immettendo nel processo il calore della partecipazione, del confronto, della presenza fisica; (da cui ne deriva che) 2) noi copiamo sempre il peggio dalla politica americana.]

Clinton vs Obama

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03/01/2008

Visioni e previsioni. Cosa ne sarà del 2008.

di Antonio Sofi, alle 10:56

Le pagine dei giornali tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008 sono state piene di consuntivi e previsioni – rispettivamente dell’anno che è finito e dell’anno che incomincia. E, quasi inevitabilmente, è proprio nelle (pre)visioni che la tecnologia in senso lato c’azzecca: ed ecco tutto un fiorire di affermazioni apodittiche del genere “Il 2008 sarà l’anno di…

Di volta in volta: del mobile, della web tv, della musica, delle nanotecnologie, dell’amore online, delle cavalleeeeette (cit.)

Più o meno di questo dico in Quinta di Copertina di oggi – che oggi, come ogni tanto faccio, metto anche qui sotto con il suo bel playerino in flash. Anche perché c’è qualche piccolo cambiamento di formato (una precopertina) – mentre altre sono in arrivo, questa piace?

[“Visioni e previsioni, cosa sarà del 2008“, Quinta di Copertina di oggi]

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Ascolta cliccando la freccia.

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03/01/2008

I mullet e la capigliatura dissonante (yet to come)

di Antonio Sofi, alle 02:02

Alcuni segnali, già da qualche anno, lo fanno sperare. Che nell’eterno ciclo e riciclo della storia e delle mode musicali, ritorni anche un taglio di capelli che è stato fulgore periferico del anni 80-90, ossimorica filosofica gioia in una sola parola piena di poesia: Mullet.

[Qui sotto uno splendido esemplare di Mullet felice]
Ecco uno splendido esemplare di Mullet

Ne avevo scritto a giugno del 2003 agli albori di questo blog (che sta per compiere ben cinque anni, e che appunto all’epoca si occupava di questioni importanti), in un post dal titolo Un mullet tira l’altro – che riporto anche qui sotto, liberando (e finalmente) una così aurea tematica dal silenzio indotto di una pagina statica.

Un mullet tira l’altro

Poche cose come il tipo di capigliatura assurgono a fattore distintivo di un’epoca: molto più degli abiti (che, prima o poi, ritornano, sotto forma di costosissimo vintage), molto più dell’architettura o delle canzoni (che ritornano anche loro, copiate). Ma la capigliatura no, quella non mente.
La capigliatura è la concretizzazione visibile (la si indossa, la si porta addosso) di una serie di mediazioni socioculturali complicatissime e trasversali in equilibrio tra accettabilità, riconoscibilità e devianza sociale: il sentimento di una stagione, spesso irripetibile, tradotto in capelli (non lo dite ai parrucchieri).
Con una forte valenza identitaria, tanto da diventar, spesso, sineddoche, una parte per il tutto: pensare a “i capelloni” degli anni ‘60, gli skin head, o i rasta.

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