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06/11/2007

Da watchdog a cane da compagnia. Il giornalismo politico nelle primarie Usa.

di Antonio Sofi, alle 00:56

Riemergo dalle mille rogne di questi giorni per segnalare al volo un interessante studio pubblicato dal Pej (Project for Excellence in Journalism) insieme allo Joan Shorenstein Center on the Press, Politics and Public Policy, riguardo alle tanto amate primarie per le presidenziali americane del 2008 – che pian pianino entrano nei periodi più caldi. Anche per chi, la campagna elettorale, deve “coprirla” giornalisticamente.

E lo studio in questione riguarda proprio le qualità/caratteristiche del coverage giornalistico dei primi mesi di primarie. Il titolo dice già molto: “The Invisible Primary – Invisible No Longer” (ne scrive anche Simone De Bellis sul nostro SpinDoc).

In estrema sintesi (rimando all’originale e alla sintesi estesa su spindoc per ulteriori approfondimenti) la ragione di questa “invisibilità” è data da un restringimento, fin d’ora, dei candidati papabili (sono già solo 5: è la prima cernita fatta dai media, spesso inappellabile), e dei temi in agenda (solo quelli che interessano la politica stessa). E’ una certa pigra deriva “mediterranea” (direbbero Hallin e Mancini) che porta il sistema giornalistico a diventare sempre più “cane da compagnia” della politica che classico “cane da guardia” (watch-dog).

[Topic delle campagne americane, da journalism.org]
topic del coverage  delle primarie americane - via journalism.org

Deriva che si concretizza anche, per esempio, in una copertura giornalistica sempre più campaign-centered. Ovvero, un coverage sempre più autoreferenziale che si preoccupa più dei meccanismi di campaigning (strategie, fundraising, tattiche e sondaggi a scarsa gittata) che dei temi politici o del programma elettorale o addirittura degli argomenti che riguardano la singola persona (ormai i candidati sono robot senza macchia costruiti in laboratorio: anche se basta sempre poco, un schioccar di unghia, per rovinare un candidato). Va a finire che ci vuole uno scandalo, perché si parli davvero di politica!

Il bello è che invece gli e-lettori sarebbe interessati a ben altro che non i soliti sondaggi horse-race: per esempio, banalmente, a capire meglio (ma va là!) le posizioni dei candidati sulle varie policy issues, sulle varie tematiche politiche; oppure la loro biografie e le loro competenze – anche di chi non è favorito in partenza.

E’ ovvio: è una sintesi pesata di un sistema molto complesso (in cui il Web c’è, ma poco e senza blogosfera politica). Ma anche un indicatore di tendenza per un giornalismo politico che somiglia molto a quello di casa nostra. Che è anche, di fatto, un allontanamento dai lettori e dai suoi bisogni (e da noi c’è pure Grillo, accidenti).

Per approfondire: lo studio integrale, un riassunto dei dati, la riflessione su SpinDoc


  • Le primarie (inutili) nell’uovo di Pasqua
  • Elezioni Usa 2008. Un questionario e una conferenza.
  • Hillary e Barack, due facce della stessa medaglia (democratica)
  • What are you voting?

  • 2 Commenti al post “Da watchdog a cane da compagnia. Il giornalismo politico nelle primarie Usa.”

    1. Blog Notes, Weblog di Giuseppe Granieri
      novembre 5th, 2007 12:57
      1

      Antonio SofiDa watchdog a cane da compagnia. Il giornalismo politico nelle primarie Usa.

    2. valentina
      novembre 6th, 2007 09:44
      2

      mi permetto,
      sarebbe interessante replicare questo stesso studio al momento della campagna elettorale italiana (sì ok non presidenziale ma questo è).
      Non tanto per sapere quello che probbailmente già sappiamo, come suggerisci, quanto per iniziare degli studi comparativi veri (stessi metodi, stessi strumenti, stesse analisi) e avere materiale solido su cui dibattere.
      ho dato un occhio rapido, ma metodologicamente mi sembra fattibile, anche da volonterosi tesisti :)

    3. Dario Salvelli
      novembre 6th, 2007 13:50
      3

      Ciao Antonio. Sempre sulle primarie ti segnalo questo mio post dove segnalo interessanti spunti a mio avviso riguardo l’uso dei social media.
      Un saluto carissimo.

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