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Post scritti nel novembre, 2007

30/11/2007

Per i “pirati” francesi la legion straniera? (ma meglio cercare i nuovi strapuntini)

di Antonio Sofi, alle 12:55

Dell’accordo stretto nei giorni scorsi dal governo Sarkozy con i produttori di materiali audiovisivi e i fornitori di connessione internet al fine di (termine rivelatore!) “civilizzare Internet” e combattere la pirateria (con più filtri e sanzioni), sui giornali se n’è parlato così così.

[vignetta di Marco “Makkoz” Dambrosio]
Legion straniera

Rimando però, oltre al solito Punto Informatico, all’ottima pagina di Nova del Sole 24 Ore (anche online, toh!) di ieri – con una cronaca di Antonio Dini e due interventi: uno di Enzo Mazza (sull’articolo online è saltata la firma) intitolato “I discografici: una sveglia anche per noi” e altro di Francesco SaccoIl professore: Internet cambia tutto per tutti” (ne ho detto anche su Qdc di ieri). Curiosa e significativa la specularità dell’interpretazione dello stesso accordo dei due interlocutori a confronto (ovviamente uno favorevole, e l’altro contrario). E se i discografici applaudono ad “uno spirito più operativo e meno politico” che animerebbe i governanti francesi, per Francesco Sacco (in una analisi molto interessante e molto connotata) “l’accordo su sviluppo e protezione dell’industria dei contenuti sui nuovi network in Francia fatto da Sarkozy è un atto ad altissima concentrazione di politica“.

Credo che a buttarla in politica (o in non-politica) se ne esca comunque con le ossa rotte. La verità è insieme più e meno complicata: è una questione di quattrini. Le posizioni su audiovisivi e copyright sono attualmente cristallizzate in un buffo gioco delle belle statuine – tutti i player attaccati come patelle allo strapuntino dei vecchi modelli di business (e dei vecchi modelli di fruizione – segnalo l’interpretazione di Federico Fasce).

Ma tra un po’ nessuno gliela farà più, a tenersi aggrappato – pur se a suon di filtri e accordi. E (come già sta accadendo: vedi iTunes, o il mercato dei VAS, o anche il caso Radiohead) l’avrà vinta chi sarà abbastanza furbo da seguire la corrente per un po’ e poi aggrapparsi per primo sul nuovo strapuntino.

28/11/2007

Karlo Marketing

di Makkox, alle 20:20

Karlo Marketing, vignetta di Makkox per webgol.it

Vignetta di Makkox

[Giusto per dimostrare che i problemi con il logo non son solo cosa d’oggi. Ma ne approfitto anche per inaugurare la collaborazione a suon vignettazze con un fumettaro/disegnatore che adoro, Marco Dambrosio alias Makkox, che già su Webgol questa estate deliziò con la mini-serie di Jeppo o’ Killer. as]

27/11/2007

No logo. Ovvero “vuoi mettere quello di prima?”

di Antonio Sofi, alle 19:37

L’Italia è un paese di santi, navigatori, allenatori di calcio e grafici professionisti.

Da che mondo è mondo (e da che politica moderna è politica moderna) non ricordo il caso di una presentazione di un nuovo simbolo che sia stato universalmente apprezzato. Soprattutto a sinistra. Tutti a borbottare, bofonchiare, bilanciare l’eventuale giudizio positivo con potenziali migliorie e sbreghi grafici – cui nessuno chissà perché ha pensato, quegli incompetenti.

Logo del Pd

La Quercia della Bolognina aprì una ferita evidentemente non ancora cicatrizzata (ricordate? Bruno Magno, il grafico storico, fu costretto a disegnare le foglioline a mano per non far trapelare il nome della Cosa prima del tempo). Da allora al PD, passando per i vari loghi ibridi delle coalizioni, non c’è stata occorrenza in cui anche il più zoccolo duro non girasse per la sezione con, sulla punta della lingua due concetti forti e chiari
Concetto numero 1: vuoi mettere quello di prima? (indifferentemente falce-e-martello, fiamma-tricolore, scudocrociato)
Concetto numero 2: la temutissima bestia nera di tutta l’arte e la grafica contemporanea lo-faceva-pure-mio-cuggino (la variante moderna è… con-photoshop)

Per dire che c’è un po’ di torto in queste opinioni – che sono spesso espressione di una certa vaga riluttanza al cambiamento (quale che sia).

Quanto al simbolo del Pd di cui scrivevamo qualche giorno fa subito dopo la presentazione del segretario Veltroni, segnalo qui sotto alcune delle reazioni più divertenti raccolte sul web a proposito (ed ho usato l’amatissimo tumblelog, strumento a mio parere perfetto per approfondimenti focalizzati di questo tipo)

L’ansia è democratica.
Pensate a migliaia di bandiere che sventolano, con quel logo… Mi prende l’ansia.
Un altro logo che non mi piace @ Axell weblog

Partito in offerta speciale.
Quanto alle lettere panciute: che font è? l’Obeso Bold Strong? […] E poi io sono certo d’aver visto un “POP DISCOUNT” in qualche periferia con un logo simile: mancano solo le stelline con “NEW!”, “SOLO PER POCHI GIORNI”, “OFFERTA SPECIALE”, “COSCE DI POLLO € 0,50” e tutto il resto.
Tra i commenti di PD, il simbolo del ‘Patriottismo Dolce’ | SocialDesignZine

Ehi, posso dire che mi piace?
finalmente si esce dal cerchio racchiudi tutto e si passa all’elaborazione del lettering.
Il nuovo simbolo del Partito Democratico | Draft.it – una delle poche opinioni positive (o quasi)

Una Pizza Democratica al tavolo 12!
Siamo approdati, auge-mente, ad un perfetto esempio di non-logo. L’unica cosa certa è il tricolore. Siamo in Italia.
Al massimo con un logo del genere è possibile ordinare una Pizza Democratica. Pomodoro, Basilico e il bianco della mozzarella. E ovviamente l’ulivo, perchè senza olio d’oliva che gusto c’è. Ah ecco ora capisco, il senso dell’ulivo.

NaOH in un commento a PD: la morte del simbolo @ DesignerBlog.

E poi le cavallette e il buco nell’ozono
è persino un insulto ai daltonici
KarmaChimico

Al massimo è bello dentro.
Il simbolo del Partito Democratico. Lo vedi per la prima volta e dici: brutto. Poi lo guardi con più partecipazione e commenti: proprio brutto. Poi cerchi qualche dettaglio, gli angoli senza angolo, gli accostamenti azzardati di colore, la teatralità delle due lettere sistemate a mo’ di siparietto, fai un respiro e dici: mamma mia quanto è brutto.
Segnal’etica, nei commenti a PD, il simbolo del ‘Patriottismo Dolce’ | SocialDesignZine

Freud presidente onorario
Ma poi, aguzzando la vista, se ne scoprono delle altre, come nel gioco delle matrioske: sì, perché anche se la D è in negativo, ha nascosta dentro di sé una seconda D in positivo. E a guardare meglio, si capisce che si sarebbe potuto ottenere il simbolo del nuovo partito anche usando soltanto la prima lettera, la verde P, perché dentro di sé contiene un’altra D in positivo. «Freudianamente potremmo dire che la D della democrazia è già contenuta dentro la P di partito».
Gillo Dorfles intervistato dal Corriere della Sera

Piano piano migliora
Prima abbiamo commentato insieme il simbolo e non è che ci piacesse molto.
Poi abbiamo bevuto un aperitivo. E’ arrivata gente, il gruppo ha iniziato a suonare.
E noi abbiamo bevuto un po’ di vino rosso. A quel punto abbiamo riguardato il simbolo.
“Beh dai. Non è male. C’è mica dell’altro vino rosso?”

Senza aggettivi: Noi siamo i giovani.

Volete un simbolo alternativo? Sempre Sdz aveva aperto un contest – settimane prima della presentazione di quello ufficiale. Io, tra tutti, mi sono innamorato di questo, ad opera di Annalisa Gatto. Visto che si lamenta l’assenza di un significante moderno, eccolo: l’emoticon :)

Logo per il Pd, di Annalisa Gatto

Infine. Io odio la par condicio per definizione – ma, quello che è giusto è giusto, i loghi dei nuovi partiti di destra sono così brutti che quasi non vale la pena di parlarne (mi basta citare l’opinione dei soliti tipi di SocialDesignZine)

23/11/2007

Non so da dove vengo…

di Antonio Sofi, alle 13:47

Altan, vignetta su L'Espresso N° 47 del 29 Novembre 2007

Come spesso con Francesco Tullio Altan, una vignetta di chiosa e tac!, la discussione è chiusa. Signore e signori, prego parlar d’altro.

(tra l’altro anche per segnalare, chè non lo sapevo, che le vignette del genio trevisano uscite su L’Espresso negli ultimi due mesi stanno online in bella vista in questa meritoria sezione – un bravo a l’Espresso per l’istigazione all’hyperlinking) :)

21/11/2007

Tra grafica e (nessuna) ideologia. Il nuovo logo del Pd.

di Antonio Sofi, alle 22:01

Nuovo logo Pd

E’ il nuovo logo del Pd, a lungo atteso e presentato oggi.
(Per vederlo meglio sul sito dell’Ulivo una brochure di presentazione con i vari possibili utilizzi).

SocialDesignZine, il mio sito di riferimento sulle cose grafiche non ne parla benissimo (è un eufemismo… ma loro stroncano chiunque per definizione, ed è questo il bello)

Mancando un contenuto ideale e simbolico (che a quanto pare non si è riusciti a trovare da qualche parte) ci si è rifugiati in angolo, disegnando una P e una D enormi, gestalticamente partite tra verde, bianco e rosso.

Ad altri invece non dispiace, invece. Io mi metto a metà del guado e faccio un distinguo. Non è per niente male, graficamente. E, per lo più (c’è da esserne contenti in un paese drammaticamente gerontofilo), è stato ideato da Nicola Storto, un grafico 25enne.

Ma, al di là della grafica piacevole, risente (come peraltro tutti i simboli post-tangentopoli, e segnalo a questo proposito un bel libro quasi esaurito dal titolo “Partiti!“) di un horror vacui ideologico che rischia di portare al nulla grafico – in cui alla fine l’unica cosa intorno a cui riconoscersi rimane il tricolore.
Che però non distingue proprio nulla, usato com’è infatti ormai da tutti i partiti (forse a parte la Lega).

Update: aggiungo una cosa, che è innovativa (e c’ho fatto caso guardando la brochure in cui sventolava una bandiera). L’abbandono della classica (e a dire il vero un po’ vetusta) forma rotonda per una forma rettangolare e indubbiamente più moderna (come quello di FI: che si diceva era stato fatto così perché stava bene in uno schermo televisivo…).

21/11/2007

Incontro i propri pregiudizi. Dal giornalismo a Grillo, passando per Rodotà.

di Antonio Sofi, alle 20:06

Alcune veloci segnalazioni da unAcademy (sì, quella roba su Second Life: qui sito).

“Alla fine era una unPuttanata”
E’ (più o meno) la spiritosa sintesi finale di Vittorio Zambardino su unAcademy – invitato venerdì scorso a parlare di giornalismo e credibilità sulla terrazza colorata. Partito molto diffidente, alla fine di due ore di chiacchierata s’è in parte ricreduto sulle potenzialità dell’ambiente metaforico, e lo spiega in questo lungo post. Che inizia così: “Sempre andare incontro (contro) i propri pregiudizi: quasi sempre se ne esce migliori“. Servirebbe a tutti, come tag-line permanente sottocutanea.

Rodotà e la Costituzione di Internet
Chissà se anche il Prof. Stefano Rodotà è diffidente di Second Life. Pare di no, però. Visto che verrà a parlare in UA, il 10 dicembre prossimo, della Carta dei diritti del Web – argomento che va evangelizzando da tempo, e con molte buone ragioni. Merito a gg per l’ospite, come peraltro per molte delle cose di UA.
(Del tema ne dico sull’ultima Quinta di Copertina, segnalando anche una replica critica de Il Foglio, dalla colonna degli editoriali)

La seconda vita per la terza età.
E’ il percorso che s’è inventato Sergio Maistrello per UA – un percorso di stimolo per chi ha più di sessant’anni su come usare al meglio la parte abitata della Rete (che non vuol dire necessariamente la parte gggiovane). E’ vero che, come dice Sergio, per arrivare su Second Life probabilmente ci vorrà un tutoring di figlio o nipote – ma l’ambiente di sl permette poi di seguire una lezione di modalità (più o meno) tradizionale, interagendo con voce e microfono. Diffondete la voce (o accompagnate voi qualcuno, perchè no!).

Beppe Grillo e le comunità dei commenti
Domani è infine il terzo appuntamento con le chiacchierate che curo su Internet e politica. La volta scorsa abbiamo parlato del blog e delle strategie di comunicazione di Beppe Grillo, spesso date per scontate o non sufficientemente considerate anche dagli esperti. In sintesi tre idee sono uscite fuori (discutibili come tutto)

    1) La forma del blog di Grillo è archetipica (ma poco d’esempio perché poco “evangelizzata”: quanti blog grillo-a-like conoscete, Di Pietro escluso?)
    2) La dinamica comunicativa è più simile a quella che va in scena in uno spettacolo teatrale che a quella che va in scena in televisione – con uno che parla da un palco e la gente che applaude o fischia dalla platea. Come sostenuto da me in questo intervento, e rilanciato da Valentina in un post che ha ben tenuto traccia della scorsa chiacchierata.
    3) Nei commenti di Grillo (prima ancora che nei Meetup: e anzi cerchiamo qualcuno che ce li venga a raccontare dall’interno: hai voglia tu o conosci qualcuno?), ora arricchiti da tool sociali di rilevanza, si annida una comunità molto eterogenea e dalle dinamiche assai interessanti.

Ne parleremo meglio questo giovedì, dalle 22.00 – venga chi se la sente (questo lo slurl, da cliccare con il software di Sl installato e attivo, incrociando per di più le dita al dio dei mondi metaforici)

18/11/2007

Il Partito Democratico in lettura veloce. Parla di politica.

di Antonio Sofi, alle 18:04

Ieri si son tenuti i primi incontri delle tre commissioni nominate il 29 ottobre scorso dall’assemblea costituente del Partito Democratico (Commissione statuto, Commissione codice etico e Commissione manifesto dei valori).

In almeno due commissioni i blogger hanno la loro “rappresentanza” (ovviamente si fa per scherzare).

Su SpinDoc ho scritto di due di questi. Della giusta strategia “mercanteggiante” di Ivan Scalfarotto nel chiedere un wiki per avere un partito “liquido” e senza tessere (c’è bisogno di dire che concordo?), della voglia di corazzata Potemkin di Mario Adinolfi e di un bel post di cronaca (informale ed esaustivo) di Gianni Cuperlo – il cui blog consiglio vivamente per passione e contenuti.

Mi è rimasto impresso questo passaggio (oltre che sono usciti fuori sono due concetti da me molto amati: globalizzazione e tecnologia), davvero molto divertente – sul punto riguardante la lunghezza del Manifesto che verrà:

Gianni Cuperlo«Sulla lunghezza del Manifesto ho spiegato che non ero in grado di esprimermi ma che forse non conveniva sacrificare la complessità dei temi, e ho citato quella splendida battuta di Woody Allen che dice “ho fatto un corso di lettura veloce e ho letto Guerra e Pace in venti minuti. Parla della Russia”. Non ha riso assolutamente nessuno e ho capito che non conviene fare battute»

Update: C’è anche Daniela Bartalucci nella commissione Codice Etico.

Link: Cuperlo, Scalfarotto, Adinolfi e le commissioni del Pd via blog

17/11/2007

Due video per far andare a votare gli elettori. Confronto tra Hillary (Usa) e Emiliano (Ita)

di Antonio Sofi, alle 16:40

In gergo si chiamano GOTV (Get Out The Vote), e sono quei video elettorali che hanno come obiettivo principale quello di far andar le persone a votare (“mobilitare l’elettorato”, si sarebbe detto una volta, e soprattutto quello più o meno acquiescente).

E’ modalità di comunicazione politica, a causa della scarsa partecipazione al voto, molto diffusa nelle varie competizioni elettorali americane (e in realtà non solo in forma di video – ma anche mailing, telemarketing ecc.). Ma si sta diffondendo anche da queste italiche parti. Nella maggior parte dei casi sono messaggi che si risolvono in un generico (e serioso) invito al senso civico. Talora (soprattutto in Italia) fanno appello all’eventuale senso di colpa per la vittoria del “nemico”. Alcune volte sono dei gioielli di ironia (perché ovviamente meno legati alle issues politiche in senso stretto).

Mi capitano sotto le mani due video, legati a due primarie democratiche molto diverse tra loro (grazie a Camillo e Wittgenstein)

Ne scrivo più diffusamente in due differenti post su SpinDoc
1) Caucasing is easy. Un divertente video Get Out The Vote di Hillary Clinton.
2) The italian way to GOTV. La passione (e le parolacce) di Michele Emiliano.

Qui di seguito, uno dopo l’altro i due video. Il primo appunto di Hillary Clinton per il caucus dello Iowa. Il secondo (risalente ad un mese fa) del sindaco di Bari Michele Emiliano in occasione delle primarie del PD (e c’è dietro lo zampino di questi signori: bravi!).

Il video GOTV della Clinton

Il video GOTV di Michele Emiliano

Inutile dire io quale preferisco, vero? :)

16/11/2007

La generazione degenerata che si mette in mostra sul Web

di Antonio Sofi, alle 17:17

Se la prima volta (vedi articolo di Romagnoli) un po’ t’arrabbi, la seconda sei più propenso a farti una risata.

Il settimanale Panorama questa settimana ha deciso di accodarsi all’onda mediatica “Internet uguale perversione & devianza” e dedica copertina e relativa storia alla “Generazione degenerata” che sta a smanettare sulla Rete, dove “l’inimmaginabile è cosa normale” – recita il sommario dell’articolo di Cristina Bassi, Nicola Bruno e Luca Dello Iacovo, titolato “La peggio gioventù“. Arricchito da box su: le notte brave di Perugia e Bologna, i siti pro-ana e lo sconvolgente blog Tettopoli. Ne ho detto anche su Quinta di Copertina di oggi.

La peggio gioventù, Panorama

Oh! che poi, per carità, nessuno nega che Internet anche questo (e peggio) accolga. E va più che bene un reportage dalla “selva oscura della Rete”. Ma che bisogno c’è di usare toni da “Lucignolo” ansioso? Forse perché di ciccia ce n’è poca, spesso vecchiotta, spesso stiracchiata dal semi-bullismo di YouTube. A guardar bene (nella versione online ci sono molti link: applausi!), le cose “inimmaginabili” sono (nella sezione della “droga”) lo sconvolgente video di un tipo che fa la pipì nei cassonetti e (nella sezione sesso) questo video “voyeurista”. Dove andremo a finire :)

(la foto è bella, però)

15/11/2007

Crossmediando, dai vigneti in Francia alle elezioni americane

di Antonio Sofi, alle 19:58

Scrivevamo qualche giorno fa delle meravigliose convergenze crossmediali del giornalismo che verrà. Dicevamo anche (più o meno) che le varie competenze professionali – ora rigidamente accoccolate intorno ai fortini dei media settoriali – in parte si scioglieranno in un competenza crossmediale sull’informazione (che troverà e vita e sponde facili nel Web che verrà e che c’è già).

Una competenza che mette al centro la notizia o l’approfondimento (e non, come dicevo, e la carta o la tv, o la radio) e che, in aziende editoriali che sempre più si spostano online richiede una capacità di pensare la notizia in modo crossmediale – governando un diverso tipo di processo lavorativo (workflow) dell’informazione. Metto in fila alcune suggestioni degli ultimi giorni (e non tutti c’azzeccano perfettamente – ma è pratica che risente dell’assenza di esempi consolidati e/o di successo).

Il primo me lo gira il sodale Bianda, che ha peraltro curato in prima persona progetti di giornalismo crossmediale (testo, audio, video, foto per raccontare un territorio). Ed è un dossier sugli effetti del clima sul territorio francese, trovato su Le Monde

Le Monde, effetti del clima crossmediali

Il secondo, straordinario, è un coso interattivo del New York Times sull’analisi dei dibattiti televisivi. Ne scrivo su SpinDoc più approfonditamente (“Analizzare un dibattito in tv. Il giochino (serissimo) del New York Times“). Davvero da provare se avete, come me, questa passione bizzarra per i debate televisivi.

Debate analyzer, New York Times

Il terzo, sempre per rimanere nell’ambito politico e sempre per rimanere nel New York Times, sono i dossier sui protagonisti alla lunga corsa alle elezioni presidenziali (The Long Run). Come quello su Romney, per esempio.

Romney, timeline interattivo dal New York Times

Nel dossier di Romney, per esempio, c’è: articolo, video di lui che parla in francese, e uno straordinario strumento biografico (che loro chiamano interattivo) che racconta la vita di Romney.

Come dici? Sono anche divertenti, oltre che essere pienamente informazione? Esatto :)

13/11/2007

Reti civiche, Tramvia e One Laptop Per Child

di Antonio Sofi, alle 23:53

Sabato scorso si è svolto a Firenze un incontro denominato Reti Civiche 2.0: l’evoluzione del rapporto tra cittadini, istituzioni e web. Un bel po’ di blogger invitati dal comune di Firenze per discutere su cosa farne del benedetto/maledetto sito del comune. Ospite attenta (rara avis tra i politici che spesso vogliono solo soluzioni preconfezionate) l’assessore Lucia De Siervo, assistita dal bravo Franco Bellacci. Sono uscite fuori alcune cose interessanti (ne scrive anche Sergio Maistrello), tra cui che non bisogna aver paura ad usare il Web sociale (“è buono!“, “non morde!“, “ad aver coraggio e fiducia ti ripaga con la sua amicizia!”).

Due cose divertenti. La prima è il case study sulla Tramvia fiorentina appassionatamente presentato da un consigliere comunale. E in particolare sulla disfida online tra i guelfi e i ghibellini, tra chi la aborre e chi la difende. Tra chi l’attacca a suon di forum e foto ritoccate e chi la difende, battagliando di retroguardia sui commenti di Grillo. Disfida con colpi più o meno bassi. Che origina, ahimè, da una comunicazione/informazione sul Web fin dall’inizio deficitaria da parte del Comune (che ora ovviamente si preoccupa perché c’è stato chi, invece, Internet l’ha usata – e dal basso). Ma ci devo tornare, ché ho un post che mi sta sul gargarozzo da settimane.

Paolo Attivissimo cerca di far comunicare l’OLPC e l’iPhone, con scarsi risultati :)
La triade magica

La seconda è il post-conferenza. Da cui tiro fuori questa foto di Paolo Attivissimo, colto in pieno momento dea-Kali-geek con in grembo un Mac, nella mano destra un iPhone funzionante (di Antonio “Emozioni AppleDini) e in quella sinistra il bellissimo OLPC (One Laptop Per Child) di Nicholas Negroponte. Ovvero, come in molti sapranno già, il portatile che costa 200 dollari pensato e prodotto per i paesi in via di sviluppo. Io me ne sono innamorato a prima vista: ci ho giocato un po’, e a parte la tastiera disagevole è macchina perfetta per quel che deve fare: connettersi ad Internet tramite wi-fi e orecchiette simil-Nabaztag, scrivere e comunicare. Date un’occhiata al sito, che merita: “It’s an education project, not a laptop project.

09/11/2007

Le privacy emergenti (mentre ci si rincoglionisce con Internet)

di Antonio Sofi, alle 19:19

Ben Shannon, da WiredQuanto all’editoriale di Gabriele Romagnoli su R2 di Repubblica di oggi, c’è poco da dire. Le tre pagine che aprono la sezione d’approfondimento di Rep hanno come titolo “Generazione YouTube“, come (inquietante) controtitolo “Il diario online dei ragazzi soli” e condisce il tutto una grafica ripresa da Ben Shannon – immagine in alto a sinistra e tanto per capire il mood della pagina che forse alimenta anche gli “errorini” nei box. Per fortuna c’è Rodotà, che ha apertura mentale e laica competenza, intervistato di spallina – ma piccolo piccolo, a non far ombra alle solitudini blogger.

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08/11/2007

(Non)convergenze più o meno parallele tra web e giornali

di Antonio Sofi, alle 15:09

Due giorni fa su UnAcademy si è svolto un piacevole incontro con Massimo Razzi, vicecapo di Repubblica.it (stiamo parlando di Second Life, eh: questo è lo slurl di UA per andare a dare un’occhiata). Nonostante alcuni (inediti per UA) problemi di audio che hanno a momenti reso difficoltoso seguire il dibattito moderato da Giuseppe e interrotto dalle molte domande (esperte) dei presenti, la chiacchierata con Razzi sugli articolati (felici e infelici) rapporti tra i quotidiani nati cartacei e il web è stata molto proficua.

Ne hanno scritto anche Gaspar Torriero, Carlo Felice Dalla Pasqua, Giovanni Calia, Pietro Izzo, Vito Colangelo… altri?

[Un-conference di Massimo Razzi, vicecapo di Repubblica.it su UnAcademy]
Un-conference di Massimo Razzi, vicecapo di Repubblica.it su UnAcademy

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06/11/2007

Da watchdog a cane da compagnia. Il giornalismo politico nelle primarie Usa.

di Antonio Sofi, alle 00:56

Riemergo dalle mille rogne di questi giorni per segnalare al volo un interessante studio pubblicato dal Pej (Project for Excellence in Journalism) insieme allo Joan Shorenstein Center on the Press, Politics and Public Policy, riguardo alle tanto amate primarie per le presidenziali americane del 2008 – che pian pianino entrano nei periodi più caldi. Anche per chi, la campagna elettorale, deve “coprirla” giornalisticamente.

E lo studio in questione riguarda proprio le qualità/caratteristiche del coverage giornalistico dei primi mesi di primarie. Il titolo dice già molto: “The Invisible Primary – Invisible No Longer” (ne scrive anche Simone De Bellis sul nostro SpinDoc).

In estrema sintesi (rimando all’originale e alla sintesi estesa su spindoc per ulteriori approfondimenti) la ragione di questa “invisibilità” è data da un restringimento, fin d’ora, dei candidati papabili (sono già solo 5: è la prima cernita fatta dai media, spesso inappellabile), e dei temi in agenda (solo quelli che interessano la politica stessa). E’ una certa pigra deriva “mediterranea” (direbbero Hallin e Mancini) che porta il sistema giornalistico a diventare sempre più “cane da compagnia” della politica che classico “cane da guardia” (watch-dog).

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