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10/10/2007

L’head fake di Randy Pausch. L’ennesimo sogno realizzato

di Antonio Sofi, alle 21:49

[Sempre sull’ultima lezione di Randy Pausch pubblico di seguito un duemila e passa battute divlgative uscite, con qualche piccola differenza, su Il Firenze di oggi. Al di là della ripetizione/ridondanza (voluta), ciò mi permette di segnalare una chiave di lettura scovata nel blog di Luca Chittaro che si sorprendeva degli interventi arrivati dopo la lecture, da parte di amici e colleghi (il video integrale postato ieri s’interrompe prima). E’ la logica del Living funeral, un funerale da vivi – che non conoscevo, ma pare stia guadagnando popolarità negli Usa.]

Negli Stati Uniti, quando un professore lascia l’insegnamento per andare in pensione, è consuetudine che tenga una “last lecture”, una ultima lezione di saluto. Randy Pausch è un professore di informatica (un genio nel suo campo), ha 46 anni e tre figli piccoli, e qualche settimana fa ha tenuto una last lecture nella sua università, la Carnegie Mellon.

Una ultima lezione, davanti ad un’aula gremita di studenti. Ma il prof. Pausch non andrà in pensione. E’ malato terminale di cancro, ha raccontato già tutta la storia in una sezione del suo sito personale dentro il dipartimento (la scoperta, la terapia, la sconfitta). Ora ha davanti a sé solo pochi mesi di vita – così dicono i medici. Ma è in gran forma: ha iniziato la sua lezione con una serie di flessioni, invitando chi volesse compatirlo a farne altrettante, prima.

Il suo intervento, intitolato «Really Achieving Your Childhood Dreams», ovvero «Come realizzare i sogni della vostra infanzia», è una vera e propria lezione di vita. A partire dai sogni, appunto. I sogni dell’infanzia del prof. Pausch erano sei: sperimentare l’assenza di gravità, giocare nella Lega di Football, scrivere una voce di una enciclopedia, essere il Capitano Kirk di Star Trek, vincere enormi pupazzi di pezza e realizzare un’attrazione animata per un parco giochi.

Randy racconta, continuamente interrotto dagli applausi e dalle risate degli studenti, i sogni che ha realizzato. E quelli che, beh, non è riuscito a realizzare. Come giocare nel campionato di football. Ma poco importa, dice il professore, perché si impara di più a non realizzarli, alcuni sogni: «l’esperienza è ciò che ottieni quando non sei riuscito ad ottenere quello che volevi».

Altri sogni invece sono stati raggiunti dopo molte difficoltà e molti ostacoli. Ma gli ostacoli, continua Pausch, ci offrono la possibilità di dimostrare quanto fortemente desideriamo qualcosa: «non sono lì per fermare noi, ma gli altri – quelli che non hanno abbastanza voglia di superarli».

Un’ora e spiccioli di lezione. Commovente, bellissima. Che, grazie alla Rete, ha superato i confini angusti dell’aula universitaria e grazie al passaparola si sta diffondendo in tutto il mondo: il video integrale è stato finora visto da quasi 400 mila persone. E ci sono traduzioni dell’intervento in varie lingue, compreso il cinese e l’italiano.

L’ennesimo sogno realizzato da Randy Pausch. L’ennesima finta (“head fake”). La più facile e la più inaspettata, per uno che dice «il miglior modo per insegnare qualcosa a qualcuno è far sì che pensi di stare imparando tutt’altra cosa».


  • L’ultima lezione di Randy Pausch. Altro che tv.
  • Augurio au contraire per l’anno nuovo
  • Un velo all’ordine V
  • Febbre (media) da cavallo (stanco)

  • 8 Commenti al post “L’head fake di Randy Pausch. L’ennesimo sogno realizzato”

    1. Blog Notes, Weblog di Giuseppe Granieri
      ottobre 11th, 2007 01:34
      1

      Antonio SofiL head fake di Randy Pausch. L ennesimo sogno realizzato

    2. Dario Salvelli
      ottobre 11th, 2007 13:11
      2

      Bellissima lezione: però spero non venga strumentalizzato con il solito piglio commiserativo di molti media.

    3. Antonio Sofi
      ottobre 11th, 2007 13:16
      3

      hai ragione Dario. Ne parlavo proprio qualche minuto fa con un amico. E’ un equilibrio difficile, sottilissimo – la bellezza della sincerità di emozioni vere da una parte e dall’altra parte ci sono i toni commiseranti. E spesso è la ironia che permette questo equilibrio difficile – che non fa cascare il tutto nel fossato dei “coccodrilli”. A mio parere questa lezione è un piccolo capolavoro anche per questo – e se c’è chi può strumentalizzarlo non è certo internet :)

    4. Smeerch
      ottobre 11th, 2007 13:27
      4

      OFF TOPIC: Antonio, ieri sera mi è capitato di leggere per caso il pezzo che hai scritto su GQ Italia. Mi è piaciuto. L’ho trovato interessante e condivisibile. I miei complimenti.

    5. Antonio Sofi
      ottobre 11th, 2007 13:33
      5

      Oh, grazie Nicola, ancora non ne ho scritto in effetti – contento ti sia piaciuto :)

    6. chiara
      ottobre 11th, 2007 14:46
      6

      Non conoscevo Randy Pausch, ho letto – purtroppo – solo la traduzione, senza poterlo seguire in video – benedetto inglese che mastico male. Mi piacerebbe lo leggesse qualche insegnante di un istituto superiore e lo portasse in classe, sarebbe davvero “una” lezione.
      Grazie della preziosa segnalazione.

    7. L’ultima lezione « Distratta di professione
      ottobre 12th, 2007 00:01
      7

      […] Ma questa sera è veramente difficile, direi impossibile, non parlare di Randy Pausch (grazie a Fabio e ad Antonio che ne hanno parlato prima di me). […]

    8. L’ultima lezione | PlayMonick.net
      gennaio 10th, 2008 17:08
      8

      […] sera è veramente difficile, direi impossibile, non parlare di Randy Pausch (grazie a Fabio e ad Antonio che ne hanno parlato prima di […]

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