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01/10/2007

La disintermediazione dei Radiohead. Il nuovo disco is up to you

di Antonio Sofi, alle 20:50

In Rainbows è il titolo del nuovo album dei Radiohead. Zitti zitti lo hanno completato e poi ne hanno annunciato l’uscita sul loro blog (ora un po’ affollato dalle visite): sarà disponibile il 10 ottobre prossimo. Nei migliori negozi di dischi? Macchè.

Il disco si potrà acquistare solo sul sito Inrainbows.com. “No label, no shop, no price” è l’idea che ci sta dietro. Di commovente e multicolore semplicità le opzioni possibili. O il diskbox, o le canzoni in mp3.
Il diskbox è l’albero della cuccagna del fan, come scrive Pitchfork: due cd + due vinili, libretti, artwork, cotillons vari. Costa 40 sterline. Paghi e ti arriva a casa. Se vuoi invece le canzoni, il prezzo è “up to you”.
Lo decidi tu.

[Schermata di conferma che il prezzo lo decidi proprio tu, dal sito Inrainbows.com]
Radiohead - up to you

La prima schermata di ordinazione ha le caselle del prezzo in bianco. Accanto un punto interrogativo da cliccare. Se clicchi per capirne di più, una semplice schermata ti rassicura: “It’s up to you”. E se tu chiedi ancora spiegazioni, una seconda schermata (vedi immagine sopra): “No really. It’s up to you“.

Irresistibile. La miglior pubblicità del mondo.

L’ho preordinato a 4 sterline. 50 c più di Phonk/eìo, 2 £ più di Luca Castelli che sulla Stampa è come al solito velocissimo e bravissimo. Perché voglio anche dar manforte a questo esperimento di disintermediazione musicale – che abbia così successo da diventare un esempio da seguire senza se e senza ma.

Un approccio, quello dei Radiohead, che attiva un meccanismo win-win (tipico del micropagamento). Che soddisfa chi vende (che in questo caso può farlo direttamente e senza intermediari, e non ha particolari costi fissi trattandosi di oggetti digitali). E soddisfa chi compra – che può acquistare ad un prezzo che lui stesso stabilisce come equo e giusto.

Ovvio che il disco circolerà lo stesso sui canali peer-to-peer.
Ma sono convinto che in molti preferiranno pagarlo anche poco ma direttamente dal sito, sapendo che in questo modo contribuiscono a ripagare lo sforzo creativo di un gruppo che gli piace. Non saranno i DRM a tutelare i contenuti creativi, ma un patto fiduciario chiaro e trasparente: tu fai cose belle, io ti ripago per quanto belle penso siano. In questo modo so bene che ti sto anche permettendo di continuare a farle (senza ingrassare solo i mille intermediari).


  • Musica per una festa in cui non ti fanno entrare
  • Ti spezzo la lacca
  • La chat con Hillary e la livella di Totò
  • Il nuovo è in cantiere

  • 25 Commenti al post “La disintermediazione dei Radiohead. Il nuovo disco is up to you”

    1. Blog Notes, Weblog di Giuseppe Granieri
      ottobre 2nd, 2007 03:06
      1

      Antonio SofiLa disintermediazione dei Radiohead. Il nuovo disco is up to you

    2. BolsoTumblr
      ottobre 2nd, 2007 01:14
      2

      “tu fai cose belle, io ti ripago per quanto belle penso siano.” -La disintermediazione dei Radiohead. Il nuovo disco is up to you

    3. Svevapress
      ottobre 2nd, 2007 00:48
      3

      La disintermediazione dei Radiohead. Il nuovo disco is up to you

    4. L'altro blog era piu' bello
      ottobre 1st, 2007 21:16
      4

      è successo

    5. Phonkmeister
      ottobre 1st, 2007 19:15
      5

      Antonio Sofi è uno spendaccione

    6. nocturama.ilcannocchiale.it
      ottobre 5th, 2007 10:56
      6

      “avanti” non solo per la musica. Rompono gli indugi e forse faranno da battistrada per un nuovo modo (da tempo teorizzato) di distribuire la musica. Andrea Tramonte, pubblicato oggi su E Polis Aggiornamento. Sull’argomento leggi ancheil post di Webgol.

    7. Blogs4biz
      ottobre 8th, 2007 09:06
      7

      della rete al fine, sacrosanto, di fare business nel settore musicale. Da un lato ci sono gli inglesi Radiohead, che annunciano e vendono il loro prossimo album on line secondo la formula – rivoluzionaria – del “No label, no shop, no price”.Disintermediazione totale, dove il prezzo lo decide il fan e le case discografiche restano a bocca asciutta. Dall’altro c’è il “nostro” Gigi D’Alessio che, titola l’Ansa, “lancia il suo videoblog” per annullare “le distanze con i suoi tanti fan”. Il nuovo “blog” debutta

    8. Skoptes
      ottobre 15th, 2007 12:34
      8

      Ho appena scoperto (e comprato subito dopo) il nuovo album dei Radiohead. Acquistabile solamente online sul loro sito, costa quanto decido io di pagarlo. Incredibile?[IMG] Io lo trovo semplicemente geniale! THANKS TOWebgol

    9. Nuove forme del comunicare in rete
      novembre 10th, 2007 14:15
      9

      grado di gestire l’immagine coordinata in rete. Il settore è in piena fase evolutiva e ciò che sta accadendo è semplicemente un adattamento delle sue diverse parti alla dinamicità del web. Fonti: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15,16, 17.

    10. Oscar
      ottobre 1st, 2007 21:16
      10

      Anch’io sono convinto della bontà della cosa: sono sicuro che per ogni persona disposta a pagare 20 euro per un cd ce ne sono molte più di 4 disposte a spendere 5 euro (anche avendo la possibilità di non spendere nulla). E’ un vero esempio di win-win e i Radiohead si meritano il successo dell’iniziativa.

    11. antonio vergara
      ottobre 1st, 2007 22:13
      11

      buona è buona, ma smetteranno per questo di scaricare a dorso di mulo? :-) credo proprio di no.

    12. Federico Fasce
      ottobre 1st, 2007 22:20
      12

      Siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Tra l’altro molti esperimenti di economia basati sulla teoria dei giochi dimostrano che i soldi che uno sceglie di pagare tendono ad essere molti più di quanto un’analisi razionale suggerirebbe.

      Nella fattispecie: il minimo che posso pagare è un penny. Tu hai pagato quattro sterline: quattrocento volte tanto!

      L’altro giorno, a Ginevra, Robert Cailliau diceva proprio che il futuro sta nei micropagamenti. Questa iniziativa potrebbe avere un impatto molto pesante sull’industria musicale.

    13. diletta
      ottobre 1st, 2007 22:47
      13

      “No really. It’s up to you” è geniale. Fanno pure gli spiritosi. Granmde idea. Concordo sul fatto che meritino davvero un gran successo. Da tenere d’occhio.

    14. Sid
      ottobre 2nd, 2007 00:33
      14

      Sorvolo sulla questione scientifico/economica (colpa mia che non ho argomenti) ma l’ urto che potrebbe avere nel melmoso mercato discografico potrebbe essere drammatico…pardon, fantastico!!!

    15. sweetmisery
      ottobre 2nd, 2007 10:08
      15

      epperò: la mia teoria di partenza – squisitamente personale – è: compro i cd degli artisti giovani che credo meritino il mio supporto – magari ascoltandoli prima attraverso altri canali, try & buy è mio amico – e quelli di una quantità esigua di gruppi affermati per cui ho una specie di culto materico, per cui sento il bisogno di avere in mano qualcosa di fisico / cartaceo, e pure per amore di collezione.
      e qui mi si presenta il dilemma: se sei una vera collezionista ti prendi il superpaccone con i gadgetsss e godi come un riccio.
      e cazzo, però, 40 sterline vuol dire un fottìo di pacchetti di sigarette. scusa, tasto dolente, cambio: 40 sterline vuol dire un fottìo di biglietti del treno.
      gh, ci devo pensare.
      però “no, really, it’s up to you” mi priva del piacere di chiudermi nella mia cameretta e ascoltare il cd sfogliando adolescenzialmente il libretto – e quelli dei radiohead sono sempre stati capolavori -, e mi priva anche della possibilità di fruire dei brani con un impianto che abbia una qualità del suono migliore delle miserrime casse del portatile.
      gh, non ci siamo.

      insomma, loro sono adorabili, mi deciderò per un’opzione o per l’altra, e probabilmente sono io che sono rimasta indietro, ma, per una volta, in medio stat virtus, col vecchio cd avrei evitato la sindrome dell’asino di buridano..

    16. vincos
      ottobre 3rd, 2007 11:08
      16

      d’accordo con sweetmisery
      Ho cercato di evidenziare l’effetto buzz e qualche elemento critico qui http://www.vincos.it/2007/10/03/i-due-colori-dellarcobaleno-radiohead/

    17. Antonio Sofi
      ottobre 3rd, 2007 11:21
      17

      Grazie Vincos, e tutti
      avevo anche commentato il contro-hype di Elisa qui
      http://webgol.tumblr.com/post/13904036

    18. Apogeonline - La rivoluzione parte dai Radiohead
      ottobre 3rd, 2007 12:36
      18

      […] Radiohead e il laboratorio della musica. Come racconta Cristian Conti i Radiohead, dopo aver lasciato la loro casa discografica, hanno deciso di autoprodursi e di vendere il loro nuovo album via Internet. In due versioni, una delle quali, quella digitale, lascia all’utente la decisione sul prezzo da pagare. Giorgio Valletta si chiede se questa mossa segnerà l’inizio della fine delle case discografiche, mentre Nicola Bruno è dubbioso: l’esperimento è facile per i Radiohead, band conosciuta e apprezzata. Ma per i giovani artisti emergenti? Dario Bonacina spiega che anche iTunes, il negozio online di Apple, potrebbe soffrire molto la scelta del gruppo di Oxford. Paolo Attivissimo coglie l’occasione per ribadire l’inefficacia del Drm, e puntualizza come quello dei Radiohead non sia il primo esperimento del genere. Antonio Sofi riflette sull’idea del micropagamento legata all’operazione. Luca De Biase pensa al mondo della musica come laboratorio dell’economia legata ai contenuti digitali, e Brunoblog lamenta una certa difficoltà nell’accedere al sito per completare l’acquisto. […]

    19. makkox
      ottobre 4th, 2007 19:21
      19

      …un pò come lasciar cadere le monete nella custodia della chitarra di chi suona nella metropolitana o all’angolo di strada (ovviamente fatte le dovute proporzioni!).
      Una nuova vecchia idea sintetizzata dal partenopeo “Fate voi dottò…” hehehe.
      Very intresting. Ma è un vero modello di business o c’è anche l’espressione di un voto “contro” (le multinazionali, il monopolio etc.) nelle tue 4 sterle?
      M.

    20. Radiohead “In Rainbows”: il re è nudo… e l’industria discografica pure! at Brand Care
      ottobre 5th, 2007 01:42
      20

      […] Paolo Attivissimo: “Radiohead, download a offerta dal 10 ottobre” Antonio Sofi: “La disintermediazione dei Radiohead. Il nuovo disco is up to you” Achille: “Al vostro buon cuore” […]

    21. I Radiohead? Senza prezzo « nocturama
      ottobre 8th, 2007 13:29
      21

      […] anche il post di webgol, questo post e questo pezzo riassuntivo. No Comments Leave a Commenttrackback addressThere was an error with your comment, please try again. name (obbligatorio)email (will not bepublished) (obbligatorio)url […]

    22. Moreno
      ottobre 13th, 2007 22:52
      22

      Vi parlo mentre ascolto il nuovo cd che ho appena acquistato.

      Invito tutti a NON condividere l’album sul P2P.
      si può scaricare praticamente gratis…

      Io ho comprato l’album, sono soddisfattissimo, e le canzoni così sembrano anche più belle!

    23. I Radiohead? Senza prezzo « On Repeat
      ottobre 15th, 2007 19:51
      23

      […] Leggi anche il post di webgol, questo post e questo pezzo riassuntivo. Filed under: archivio giornale, media, metapop, tecnologia   |   […]

    24. Hue
      novembre 8th, 2007 13:26
      24

      ai Radiohead è scaduto il contratto con la Parlaphone, invece di piazzarsi sul mercato e essere acquisiti da una major con i controcojones azionari si sono immolati in pubblica piazza. A parte i classici giudizi di valore sull’iniziativa devo dire che solo un feticista può decidere di voler pagare per un mp3, scegliendone il prezzo. Solo il feticista malato acquista gli mp3 magari ad un prezzo irrazionale e poi si compra anche il confanetto. Si insomma siamo un branco di depravati. E cmq io credo che i radiohead prendano per il culo i propri fan (tra cui io!) da kid a. Prima ti lasciano senza singoli, poi addirittura pubblicano 2 album e un live in 1 anno e poi ti lasciano senza album e senza singoli. Dipende da me…poco ci credo scusa eh!

    25. Archivi per: Ottobre 2007 - Blogs4biz
      dicembre 29th, 2007 16:52
      25

      […] Forse sapete già che la band inglese dei Radiohead ha diffuso il suo ultimo album, In Raimbows, senza passare per le major e senza imporre ai fan un “prezzo di listino”, ma anzi dando loro la massima libertà possibile. Spiega Antonio Sofi: […]

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