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19/09/2007

Il comizio che non c’è più (tranne per Grillo) e l’anamorfismo della politica

di Antonio Sofi, alle 19:50

[Molte cose da scrivere e poco tempo per farlo. Qui sotto un pezzo uscito oggi sulle pagine de Il Firenzeancora in parte nella lunghissima onda lunga dell’affaire Grillo. Metto in cantiere l’importante domanda contenuta in un post di Vittorio Zambardino che, scusandomi, banalizzerei con un “perché i blogger non leggono i quotidiani?” e che forse può essere messa in connessione fruttuosa con la notizia della liberazione degli archivi appena fatta dal New York Times. as]

Quando parlare in piazza era la politica, la politica era un’altra cosa.
Edoardo Novelli su La Stampa (non on line, appunto – ndr), prendendo spunto dal comizio di chiusura di Fassino alla Festa dell’Unità (forse l’ultimo grande evento di una tradizione che ha fatto del discorso di piazza una formidabile arma comunicativa), racconta proprio dei fasti comizianti del passato, quando l’ars oratoria faceva la differenza tra politico e politico.

Un podio, dall’alto – e il pubblico in basso, con facoltà solo di applaudire (o contestare) quando gli argomenti solleticavano il comune sentire. Ma il punto è che forse la politica vista da sotto il metaforico trono sul quale l’oratore s’innalza e parla senza contraddittorio, fa fatica a sopravvivere in una scena pubblica mediatizzata – complicata anche dalla presenza dei media digitali.

David di MichelangeloIn un certo senso la politica di una volta era come il David di Michelangelo. No, non bella: leggermente anamorfica. Con alcune parti del corpo ingrandite (le mani che fanno, la testa che pensa). Che però vista dal basso ed a grande distanza appare perfetta. Una specie di illusione ottica che la politica confermava con il sapiente uso del comizio.

Ma ora che succede quando bisogna confrontarsi con altre modalità comunicative? Anche per le primarie del Partito Democratico si sprecano iniziative diverse dal comizio: cene nei palazzetti con satellite e compagnia cantante, blog su internet con commenti, incontri tematici in auditorium, tavole rotonde con associazioni. Tutte modalità in cui l’anamorfismo della politica si svela in tutta la sua evidenza: chè a guardarla ad altezza d’uomo la politica è sproporzionata e spesso non riesce ad adattarsi a comunicare in modo diverso. Più sincero – come ti aspetti da chi ti guarda negli occhi.

Sintomatico della politica non-comiziante che verrà è l’uso di Internet. Che se da una parte ha consentito ad un comico genovese l’impresa di aggregare molte persone intorno ad un progetto (che però sconta in parte alcuni dei difetti che accusa: Grillo, in fondo, è il primo dei comizianti), dall’altra la Rete dimostra ogni giorno che è possibile fare politica senza salire su un palco. Ascoltando. Senza un pubblico plaudente, ma con tanti interlocutori con cui dialogare. Anche se non è facile abbandonare il posto lassù – e mettersi in discussione.


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  • 3 Commenti al post “Il comizio che non c’è più (tranne per Grillo) e l’anamorfismo della politica”

    1. g.g.
      settembre 20th, 2007 08:34
      1

      Be’, da quando Webgol è diventato un settimanale, attendo sempre con ansia post come questo :)

    2. Antonio Sofi
      settembre 20th, 2007 08:40
      2

      Ha parlato quello prolifico! A te salva che ti sei inventato il format dei coffee notes, devo farlo anche io – l’angolo della gazzosa di metà mattinata :)
      (ps: grazie)

    3. tostoini
      settembre 26th, 2007 00:07
      3

      ma che immagine interessante e arguta questa dell’anamorfismo che hai usato, mi piace molto :D

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