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06/09/2007

La comunicazione scientifica tra l’incudine dei media e il martello del web (meglio il martello).

di Antonio Sofi, alle 23:52

Oggi su Nòva del Sole 24 Ore c’era un bell’intervento di Massimiano Bucchi, che insegna Sociologia della scienza a Trento e che personalmente stimo molto.
(Bucchi ha anche un blog su Nòva 100, uno dei pochi ma buoni dell’iniziativa del Sole 24 Ore che ho messo nell’aggregatore per ora, e che purtroppo viaggia alla media di un post al mese)

L’intervento di Bucchi su Nòva riprende presumibilmente parte del lavoro appena uscito per i tipi della Routledge insieme a Martin Bauer, dal titolo “Journalism, Science and Society: Science Communication between News and Public Relations“; e io lo riprendo a mia volta nell’ultima Quinta di Copertina.

In ulteriore sintesi, Bucchi ritiene che la comunicazione scientifico-tecnologica sia ormai sempre più strettamente dipendente da un campo giornalistico velocizzato e avidissimo, e come se non bastasse continuamente alimentato di notiziabilità varie per via endovenosa da professionisti delle pubbliche relazioni. Su questo ultimo punto, Bucchi scrive

Già a metà degli anni Novanta un quarto degli articoli su temi scientifici pubblicati dai quotidiani inglesi nascevano da un comunicato stampa di un’istituzione di ricerca. Oggi si stima che circa due terzi dei lanci d’agenzia su temi scientifici siano basati su comunicati e altro materiale fornito da uffici stampa e pubbliche relazioni.

E spesso con poco double-check: la maggior parte degli articoli in questione si basano su una fonte, talora nemmeno citata. Non solo, continua Bucchi, evidenziando con le cifre uno dei più significativi cambiamenti degli equilibri classici del campo giornalistico

Negli Usa, lo staff impegnato in pubbliche relazioni (circa 162mila) ha superato ormai nettamente il numero dei giornalisti (122mila).

Il rischio, scrive Bucchi, è che si possa “mettere in discussione l’indipendenza e la capacità critica del giornalismo scientifico“. E indurre un timing sbagliato e talora perverso (si pensi ai temi riguardanti la salute, le malattie più o meno pandemiche, i rischi connessi con le varie tecnologie)

L’altra faccia di questo fenomeno è che l’esposizione mediale delle questioni legate alla scienza e alla tecnologia non avviene dopo che il dibattito scientifico si è stabilizzato, ma entra nel vivo nelle fasi di maggiore incertezza e controversia tra gli stessi specialisti

Insomma, la complicata mediasfera che viviamo tende a divellere senza troppi ripensamenti tradizionali (e rassicuranti) sequenze lineari. Scrive ancora Bucchi con ottima sintesi (grassetto mio)

La tradizionale sequenza lineare “ricerca – discussione informale tra colleghi – pubblicazione specialistica ufficiale – comunicazione ai policy makers – assorbimento tramite la manualistica – divulgazione al grande pubblico“, caratteristica della comunicazione della scienza sino a tutta la stagione della big science, è continuamente spezzata e ricomposta.

E se non basta una mediasfera tradizionale sempre più complessa e aggressiva, ci si mette anche il web a fare la sua parte – disintermediando filtri e gatekeeper ufficiali, mettendo nello stesso calderone esperti e meno esperti, ricerche e supposizioni, dati ufficiali e paure personali. Mettendo spesso in pubblico quelle controversie e quei dibattiti che prima avvenivano nelle segrete stanze degli addetti ai lavori (grazie, aggiungo io, anche alla sempre più frequentata opportunità per le pubblicazioni scientifiche di pubblicare sul web, spesso anche in termini di bozza per una peer review aperta e collettiva). Grande è la confusione sotto il cielo.

Ma (lo dico io, Bucchi nell’intervento si limita ad annotare il fatto che con la Rete la sequenza lineare di cui sopra è se possibile ancora meno controllabile) è proprio grazie al corretto uso e comprensione delle dinamiche di Rete che la comunicazione della scienza può arricchirsi in tutti i suoi step. E quella “divulgazione al grande pubblico” che nella sequenza tradizionale sta all’ultimo posto può allora travasarsi quanto basta in tutti gli altri momenti della comunicazione – basta tenere sempre le porte e le finestre aperte a mille pubblici, piccoli interessati e appassionati. La massima trasparenza può non solo servire a recuperare o mantenere credibilità, ma anche attivare interessanti e potenziali meccanismi virtuosi di crowdsourcing (anche se il termine non mi piace), di collaborazione specializzata con chi non fa parte del collegame vario.

Certo: è più faticoso. Ma è uno sforzo che, se gestito bene, può pagare – come dimostrano altri esperimenti in tal senso.

Ma non è solo questo. E’ che proprio evitando di confinare alla fine di tutto, a giochi fatti, la divulgazione al grande pubblico (e chissà se esiste ancora, tutta questa massa coesa e ascoltante) che la comunicazione scientifica può liberarsi dall’abbraccio interessato dei media, con il rischio che siano le routine produttive della copertura mediale a determinare l’agenda della scienza e delle tecnologie. A determinare poi, di fatto e di volta in volta, su quale issue andranno a finire soldi e attenzioni, e ricerche future – ieri l’aviaria e le pandemie, oggi la mappatura del genoma umano, domani chissà.

(segnalo, giusto per dovere di cronaca, una mia ricerca sulla nozione di giornalismo e innovazione, che in parte rileva simili bias; nonchè, molto più interessanti, un paio di post di Luca De Biase sul giornalismo dell’innovazione)

Update: una bella novità per Nòva, sul blog di Bucchi l’intervento integrale che citavo a spizzichi: Tra giornalismo e pubbliche relazioni: verso la comunicazione della scienza 2.0?. Cibo per approfondimento, da leggere.

Postilla.
BarCamp Romagna

Chissà, se non li vedrò troppo addormentati dalle notti brave, di queste cose ne potrei provare a discutere sabato prossimo al già mitologico RomagnaCamp, che si svolgerà in un lido di Marina Romea (Ravenna) e che già domani raggiungerò. Sono previsti belle riflessioni, divertimento e buoni amici – un ultimissimo scampolo d’estate. Poi si ritorna a pieno ritmo anche da queste parti – per fortuna e purtroppo.


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  • 13 Commenti al post “La comunicazione scientifica tra l’incudine dei media e il martello del web (meglio il martello).”

    1. Blog Notes, Weblog di Giuseppe Granieri
      settembre 7th, 2007 06:30
      1

      Antonio SofiLa comunicazione scientifica tra l incudine dei media e il martello del web (meglio il martello).

    2. Random.pieces.of.info
      settembre 9th, 2007 10:10
      2

      della scienza e delle tecnologie. A determinare poi, di fatto e di volta in volta, su quale issue andranno a finire soldi e attenzioni, e ricerche future – ieri l’aviaria e le pandemie, oggi la mappatura del genoma umano, domani chissà.” -La comunicazione scientifica tra l’incudine dei media e il martello del web (meglio il martello).

    3. PseudoTecnico
      settembre 7th, 2007 07:17
      3

      Marina Rimea? Fossi uno degli organizzatori ti lascerei fuori al freddo per almeno un paio d’ore, così, per punizione :P

    4. Antonio Sofi
      settembre 7th, 2007 09:39
      4

      i bravissimi e ingegnosissimi organizzatori vorrai dire! (corretto)

    5. Antonio Sofi
      settembre 7th, 2007 10:22
      5

      Segnalazione: Giuseppe chiosa da par suo con un esempio self-evident

    6. Carlo Felice Dalla Pasqua
      settembre 7th, 2007 10:23
      6

      Non stupirti se in uno dei prossimi giorni, quando avrò un po’ più di tempo, preleverò a piene mani da questo post.

      cf

      P.s. Romagna Barcamp o Mondiali di rugby, that is the question, etc. etc…

    7. Antonio Sofi
      settembre 7th, 2007 11:45
      7

      serviti pure, cf, su queste cose ci chiappi più di tutti :)

      altra segnalazione, sempre on topic – specie sulla segnalazione di Giuseppe. Un post di Dave sull’embrione chimera.

    8. gigicogo
      settembre 7th, 2007 15:50
      8

      Urca che bello…mi fai riflettere un casino!
      Io al Romagna ci sarò e prenoto iltuo intervento…anche se dubito che la banda di ragazzotti geek/nativi capirà l’importanza delle tue riflessioni.
      Ciao

    9. Se me lo dicevi prima: Druk druk druk
      settembre 9th, 2007 10:22
      9

      […] Druk druk druk Da domani e per i prossimi dieci giorno sono in giro per l’Europa (senza laptop), per cui non aspettatevi granchè da queste parti. Vorrei aver tempo per scrivere di diverse cose, che comincio a segnarmi qui, sperando prima o poi di riprenderle: – Massimiano Bucchi ha scritto un post sulla comunicazione della scienza che vorrei rileggere con calma e che ha suscitato altri post, tra gli altri questo di Antonio Sofi. – Su la voce.info si è scritto riguardo ai miti sulla ricerca in America, secondo me azzeccando punti di osservazione interessanti. – L’ospedale in cui lavoro, uno dei più grandi e conosciuti se non negli USA sicuramente nel New England, affiliato ad Harvard Medical School, carico di soldi e di tecnologia parafantascientifica, su cosa sta pressando pesantamente i suoi dipendenti, anche offrendo incentivi economici? Sul fatto che si lavino le mani. E’ una storia sia curiosa sia interessante, che spero di aver tempo di raccontarvi per bene. – Sono stato ad IgniteBoston. Non male, più di un talk era interessante, il meglio l’ha fatto vedere Ben Fry. Mi rendo conto che più che un post è un elenco di link, ma questo è quanto riesco a fare. Alla prossima. Così scrisse Marco il 09.09.07 04:43 Commenti Di’ la tua […]

    10. Luca Mondini - » Links 10.09.2007
      settembre 10th, 2007 10:07
      10

      […] La comunicazione scientifica tra l’incudine dei media e il martello del web (meglio il martello): interessanti riflessioni di Antonio Sofi, che riprende un articolo di Massimiliano Bucchi sul giornalismo scientifico e tecnologico. […]

    11. Tre post utili per riflettere | Homo sapiens
      novembre 16th, 2007 20:31
      11

      […] Tra giornalismo e pubbliche relazioni: verso la comunicazione della scienza 2.0? La comunicazione scientifica tra l’incudine dei media e il martello del web (meglio il martello). […]

    12. Leggere nella mente e la crisi double-face di Yahoo.
      gennaio 23rd, 2008 17:13
      12

      […] Questa è più che altro una scusa per segnalare – a chi non lo sapesse già – che uno dei più interessanti inserti settimanali del giornalismo italiano è disponibile on line, in pdf completi e pubblicati con licenza Creative Commons (!). Ovviamente faccio riferimento a TuttoScienze de La Stampa – che va lodato anche per le sempre maggiori difficoltà del fare un buon giornalismo scientifico. […]

    13. Facebook, la psicologia e il pregiudizio tecnologico
      ottobre 24th, 2008 09:00
      13

      […] – e mi riprometto di tornarvi essendo stato l’argomento oggetto di alcune mie riflessioni passate – la riflessione sui bias distorsivi presenti nel passaggio dell’informazione tra […]

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