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06/06/2007

Il “chiagni e fotti” dell’industria discografica

di Antonio Sofi, alle 19:49

[Ho letto un paio di cose in Rete sull’argomento, l’argomento è un sempreverde peggio di White Christmas, e mi sono ricordato di un piccolo pezzullo che avevo scritto qualche settimana fa e che era uscito su Il Firenze. In qualche settimana l’approccio non è cambiato per niente – come da titolo. E’ che ormai hanno assunto questo atteggiamento da signora-mia-gli-affari-vanno-male e chi li smuove più.]

C’è un antico proverbio napoletano, molto chiaro in proposito. Che recita: “chiagni e fotti” – e mi scuserete la volgarità. Ma è, il proverbio, superba sintesi della diffusa propensione a lamentarsi da una parte e a godere dall’altra: le due facce contemporanee della stessa medaglia.

Il proverbio è inoltre superba chiave di lettura – tra le tante cose di stampo politico – di ciò che sta accadendo nel settore discografico con la diffusione di modalità di consumo digitale – a legger bene tra le righe e a far confronti tra notizie (volutamente?) messe una lontana dall’altra.

Il mercato dei CD audio è in crisi! – si strilla da più parti. Nessuno più compra i CD, gli album interi di gruppi o cantanti.

E non è (solo) un problema dei download pirateschi dalle reti peer-to-peer (che i giovani conoscono forse meglio del cellulare che hanno in tasca, ed è tutto dire). Ma anche di musica legalmente acquistata da rivenditori on line come iTunes: 99 centesimi al pezzo.

Il punto è che l’opera integrale, il disco intero composto da una dozzina di canzoni dello stesso autore, ha perso la sacralità che un tempo aveva. Questa è l’epoca della singolarità. Tutto è singolo, frammentato: dissolto fino alla minima unità possibile, e adattato ai singoli bisogni individuali. E così, nella musica, ritorna l’usanza del “nastrone”, la compilation fatta in casa: in cui si mescolano canzoni diverse a seconda dei gusti personali.

Ma se all’industria discografica i soldi escono dalla porta della mancata vendita dei CD, rientrano subito dopo dalla finestra dei cellulari.

E infatti basta poco per trovare strilli di tutt’altro tenore: boom della musica sui cellulari!
Nel 2006, tra le insopportabili suonerie politonali e gli mp3 veri e propri, il settore della musica “mobile” ha sorpassato quello dei CD e DVD musicali – e non accenna a calare. Il cellulare (sempre più multimediale) è sempre più centro di gravità permanente e convergente di mercati, bisogni e consumi.

Tocca farcene una ragione.
E se c’è chi si lamenta del proprio telefonino, basta ricordare il proverbio napoletano: vale di certo anche per lui.


  • La musica è mia e la remixa chi voglio io
  • Mondo cane. Per fortuna
  • Musica (in)quieta. Il consenso di Allevi, i coperchi di Belushi e il jazz sociale.

  • 13 Commenti al post “Il “chiagni e fotti” dell’industria discografica”

    1. Panktalk
      giugno 7th, 2007 09:08
      1

      [IMG ] Che il mercato dei cd audio sia in crisi (ne parla webgol) è sicuro, basta guardare a quanti sono i negozi di dischi che chiudono. Per le case discografiche una crisi del genere può essere anche un’opportunità, non è detto che le cose debbano andargli male per forza, anzi. Chi compra(va) regolarmente

    2. Words On Web
      giugno 9th, 2007 18:14
      2

      almeno non è così nella stragrande maggioranza dei casi. “Il punto è che l’opera integrale, il disco intero composto da una dozzina di canzoni dello stesso autore, ha perso la sacralità che un tempo aveva.” Riporto integralmente un’ estratto del citato articolo di Antonio Sofi perché “sacralità” è sicuramente il termine che meglio interpreta la sensazione che aveva chi acquistava dischi negli anni anzidetti. Ribadisco che dopo di allora e fino ad oggi ci sono singoli e gruppi che producono delle cose

    3. Smeerch
      giugno 7th, 2007 02:06
      3

      Quella del pezzo singolo è una moda di ritorno. Negli anni ’60 in italia si compravano un sacco di 45. Anche lì il pezzo il più delle volte era uno solo. Il lato B valeva poco. Era già un riempitivo. Poi, con il diffondersi del 33 giri si è pensato furbescamente di alzare il prezzo ed aumentare il riempitivo.
      Sarei curiosissimo di conoscere il momento esatto dell’inversione di tendenza.

    4. mauro
      giugno 7th, 2007 10:29
      4

      peccato che non vadano di moda le suonerie mp3 con racconti al posto delle canzoni.
      potrei smettere di lavorare… :-(

    5. pigreco
      giugno 7th, 2007 19:36
      5

      non sarà per caso che un cd non contiene mai (salvo pochissimi casi nella storia della musica degli ultimi 25 anni) più di una, al massimo due, “singolarità” e che per poterle ascoltare bisogna spendere tanti uerini e portarsi a casa delle “ciofeche” inascoltabili?
      Saluti

    6. Sid
      giugno 8th, 2007 00:04
      6

      Io invece provo a dirtene un’ altra: i guadagni sono assai maggiori rispetto anche solo a 10 anni fà, e questo proprio grazie al digitale.
      Uno studio che costava 100 ora costa 10. Uno studio che occupava 5 persone ora ne occupa 2. La produzione di un disco poi è radicalmente cambiata e se prima ne uscivano 10 in un anno ora ne (possono/potrebbero) uscire 50.

      D’ accordo do i numeri, ma l’ enorme problema della discografia (non quella italiana che semplicemente non esiste) è la pigrizia, che in questo caso serve come panacea: piangere da un lato per godere molto di più dall’ altro (e qui chiagni e fotti è perfetta).

      Rispondendo a pigreco, scusandomi per il francesismo, quello che dici è una str*****a prima che un luogo comune… cioè o sei AssanteCastaldo o non puoi pensare una cosa del genere (Nirvana, PearlJam, Radhiohead, PublicEnemy,jeff buckley,Beastie Boys,Nick Cave,Sonic Youth, Soundgarden, Rage Against the Machine, Franz Ferdinand, Massive Attack, Tricky, Red Hot Chili Peppers, Metallica, Pantera, Kyuss, Muse, Faith No More,Air, Archive, EEls, Sigur Ros, Mogwai,Supergrass, The Album Leaf, Teen Age Fanclub… devo continuare?)
      :)

    7. Zetavu
      giugno 8th, 2007 11:45
      7

      Illustre Sofi,
      permetta una correzione nel suo napoletano.
      “Chiagnere e fottere” non è proverbio, ma affermazione descrittiva di una condotta. “Quello chiagne e fotte” si dice appunto di persona che lamenta la sua miservole condizione ma in realtà persegue con successo le proprie finalità e / o profitti
      Con Immodificata Stima
      suo
      vz

    8. Antonio Sofi
      giugno 8th, 2007 12:19
      8

      zetavu, non fa una piega. Mi pento del mio inesatto uso del napoletano. In quanto terrone (ma calabro) tendo a vantarmi immotivatamente della conoscenza di qualsiasi cultura e linguaggio al di sotto di Roma ;)

    9. pigreco
      giugno 8th, 2007 20:02
      9

      Ciao Sid, la mia era solo una domanda, e in quanto tale non può essere una str****ta, vada per il luogo comune :-)
      Evidenzio solo che se si riescono ad elencare sono comunque casi, anzi pochi casi, nel panorama della musica mondiale. Nell’articolo si parlava di crisi del mercato dei cd in generale, è chiaro a tutti che ci sono delle “aree” dove la crisi è avvertita un pò meno.
      Non sono Assante – Castaldo, sono solo un “ascoltatore esigente” che crede di avere assistito ad un lento declino della buona musica.
      Su quello che posso pensare mi piacerebbe molto che potessi essere io a decidere.
      Buoni ascolti.

    10. Sid
      giugno 9th, 2007 16:20
      10

      pigreco, ovviamente niente di personale ;-)
      Io pure sono un ascoltatore esigente, ma anche innammorato della musica e continuo a non essere d’ accordo con te sul lento declino della buona musica… poco male comunque.

      Sono convinto che rispetto al tema del post la qualità (giudizio molto soggettivo) della musica contemporanea non c’ incastri nulla, non poco, nulla!!!

    11. pigreco
      giugno 9th, 2007 20:22
      11

      Ciao Sid, se ti va possiamo proseguire lo scambio di opinioni su http://wordsweb.blogspot.com/
      L’argomento è per me molto interessante e mi piacerebbe molto confrontarmi con altre opinioni. Inviterei anche Antonio Sofi, che penso faccia parte del club “Ascoltatori esigenti”.

    12. diletta
      giugno 11th, 2007 15:53
      12

      Beh, per quanto riguarda le suonerie non capisco perché definirle necessariamente “odiose”. Sono una personalizzazione, un modo per rendere proprio(se pur la maggior parte delle volte uguale a 100 altri) il suono che sentiamo aimè più frequentemente di quello della voce di una persona cara. Basta pensare alla modalità di poter attribuire una canzone diversa a seconda delle persone che ci chiamano, ad esempio. è come la foto sul desktop del computer o sul displey del cellulare stesso. Parla una poi che adesso ha messo su una suoneria araba proveniente niente popo di meno ché da Tripoli, quindi capisci bene che tocchi un punto debole. Per quanto riguarda la tendenza a autoprodurre, se così si può dire, un cd “casereccio” con una selezione di canzoni sono d’accordo. E0′ facile, comodo e permette di raccogliere tutti i brani che più szi addicono ad un determinato periodo della propra vita. Per quanto mi riguarda tuttavia, la conoscenza almeno parziale di un autore passa inevitabilmente dall’ascolto di almeno un album completo. Detto tutto direi. ciao a tutti

    13. diletta
      giugno 11th, 2007 15:54
      13

      ovviamente era display con la “a”

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