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08/05/2007

Dal Nimby alla Banana. Nè nel mio cortile, nè altrove.

di Antonio Sofi, alle 22:00

Nel documentarmi per un pezzo ho scoperto una mia mancanza grave nella conoscenza dei vari acronimi (e dire che li amo).

L’acronimo NIMBY lo conoscevo.
Sta per Not In My Back Yard.
Se vuoi fare una cosa, non farla Nel Mio Cortile di Casa, please.
(se n’è parlato molto, recentemente, anche in Italia)

L’acronimo BANANA, invece, mi mancava.
E’, se vogliamo, la versione iperbolica del primo, e vuol dire: Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything (o Anyone)
Non Costruire Assolutamente Nulla Vicino ad Altra Cosa o Persona.

A modo suo (molto a modo suo) delizioso segno dei tempi, le cui verità esagerano perché hanno perso la calma (cit. Gibran).


  • Ultimo Amore
  • Bud Spencer non è grasso, non odia nessuno, e ogni tanto sbuffa
  • Mamuthones. Sangue, sudore e campane.
  • Corpi Estranei IV – Tempo da perdere

  • 5 Commenti al post “Dal Nimby alla Banana. Nè nel mio cortile, nè altrove.”

    1. Smeerch
      maggio 9th, 2007 03:13
      1

      Vabbè ma si ti metti anche a citare Gibran diventi il mio nuovo guru di riferimento. :)

    2. PI: Palude WiMax, ecco come se ne può uscire
      maggio 25th, 2007 00:09
      2

      […] Anno XII n. 2773 di venerdì 25 maggio 2007 (PI Telefonia – Commenti) Palude WiMax, ecco come se ne può uscire di Michele Favara Pedarsi – Una strada c’è ed è nelle mani e nelle possibilitĂ  del ministro delle Comunicazioni. L’unica via per ribaltare l’impostazione del WiMax all’italiana è la flessibilitĂ . Il quadro   ForumScrivi nuovo Roma – Dopo la panoramica, dopo anche essermi disperato, vengo finalmente a dire la mia sul WiMax: sono d’accordo con tutti tranne quelli che non hanno considerato gli altri, dove per “altri” intendo anche il sistema paese. Si chiama “fare sistema” ed è il contrario del partito NIMBY-BANANA. E in questo senso sembra andare il documento presentato congiuntamente da DS e Margherita il 5 aprile scorso e contenente una proposta di gestione delle frequenze; ma anche quel documento, proposta forse ancora un po’ acerba anche se nell’ottica giusta, non basta a respingere le pressioni delle lobby. La palla WiMax al momento è al Ministero delle Comunicazioni ai piedi del Ministro Paolo Gentiloni, il quale può fare tutto quel che serve indipendentemente da quanto statuito dall’Autorità TLC. Ma farà quello che serve al paese solo se gli indichiamo con forza qual è il pubblico interesse – se non ti esprimi, non esisti – e vorrà farlo perché anche lui ci tiene ad aggregare il consenso necessario ad essere rieletto. Internet, al contrario della TV, vi permette di dire la vostra, e senza dover spostare le natiche dalla poltrona, perdere giornate di stipendio per andare a manifestare, e nemmeno spendere soldi per il francobollo: non importa se non avete fatto neanche le scuole medie o siete invece dei guru delle TLC, fatelo.Quella che segue, attenzione, non è la mia (possessivo) ricetta; io sono soltanto uno che scrive una possibile miscela di tutto ciò che già esiste nell’ottica della flessibilità; unico vero punto di convergenza universale.Credo che per soddisfare quello che al momento sembra essere l’orientamento europeo per il mercato, dare priorità agli interessi del paese – ovvero collegare tutti, prima possibile, simmetricamente – ascoltare il mondo accademico così come i rantoli dell’industria, dovremmo dividere lo spettro in 3 parti uguali: un terzo (21Mhz) regolato con il metodo tradizionale; un terzo (21Mhz) regolato con il metodo market driver, introducendo cioè la possibilità per gli operatori di cedersi l’un l’altro la concessione; un terzo (21Mhz) regolato con il modello open spectrum con una normativa cioè che non esprime chi può usarlo o come deve essere usato, e che non crei dei gradini d’ingresso di nessuna natura (es: pagamento di una gabella). Il tutto amalgamato da regole generali, trasversali cioè a tutte le fasce di utilizzo, che impongono interoperabilità e interconnessione; quest’ultima caratterizzata da un livello minimo di qualità. Questo – analogamente a quanto segnalato da Stefano Quintarelli – se si vuole assumere subito un assetto flessibile e quindi competitivo.Il regolamento infimo appena varato dall’Autorità TLC individua 3 licenze per macroregione, il governo, se proprio deve dividere lo spettro, può trasformare queste licenze in 3 ecosistemi indipendenti – servizio pubblico finalizzato al solo servizio universale entry-level, market-driven e open spectrum – che daranno tra qualche anno dati concreti, e facilmente comparabili, sulle performance dei 3 diversi modelli di gestione. Fermo restando che, come rilevato dallo stesso Fulvio Sarzana S. Ippolito in un suo articolo, chiunque prenda in concessione lo spettro radio nei due ecosistemi dove è prevista concessione, deve essere obbligato – e nell’ecosistema market-driven l’obbligo deve essere reiterato ad ogni passaggio di consegne – a raggiungere obiettivi definiti in modo netto e collocati nel tempo, pena la restituzione automatica della risorsa pubblica all’interno dello stesso ecosistema di appartenenza. A questo ultimo punto aggiungerei soltanto l’idea quintarelliana di abbreviare l’iter di accertamento e sanzione in caso di non copertura del territorio. Per garantire un qualsiasi assetto normativo si devono però decidere fin da ora le modalità di accertamento e sanzione per i segmenti di spettro concessi ai privati (market-driven), ed evitare il clientelarismo per l’ecosistema a gestione tradizionale.Michele Favara PedarsiGli altri scenari di MFP sono disponibili a questo indirizzo Canali:   AttualitĂ    Cyber diritti   Italia   Sviluppo della rete   Telefonia e connettivitĂ    WiMax   […]

    3. PI Telefonia: Palude WiMax, ecco come se ne può uscire
      giugno 4th, 2007 00:22
      3

      […] Palude WiMax, ecco come se ne può uscire venerdì 25 maggio 2007 StampaSegnala via emailSharingDiggOkNotizieCommenti (3) function ShareURL() {return encodeURIComponent(‘http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2001187’);}function ShareTitle() {return encodeURIComponent(‘Palude WiMax, ecco come se ne può uscire’);}function ShareAbstract() {return encodeURIComponent(‘di Michele Favara Pedarsi – Una strada c è ed è nelle mani e nelle possibilitĂ  del ministro delle Comunicazioni. L unica via per ribaltare l impostazione del WiMax all italiana è la flessibilitĂ . Il quadro’);}function ShareID() {return encodeURIComponent(‘2001187′);} Roma – Dopo la panoramica, dopo anche essermi disperato, vengo finalmente a dire la mia sul WiMax: sono d’accordo con tutti tranne quelli che non hanno considerato gli altri, dove per “altri” intendo anche il sistema paese. Si chiama “fare sistema” ed è il contrario del partito NIMBY-BANANA. E in questo senso sembra andare il documento presentato congiuntamente da DS e Margherita il 5 aprile scorso e contenente una proposta di gestione delle frequenze; ma anche quel documento, proposta forse ancora un po’ acerba anche se nell’ottica giusta, non basta a respingere le pressioni delle lobby.La palla WiMax al momento è al Ministero delle Comunicazioni ai piedi del Ministro Paolo Gentiloni, il quale può fare tutto quel che serve indipendentemente da quanto statuito dall’Autorità TLC. Ma farà quello che serve al paese solo se gli indichiamo con forza qual è il pubblico interesse – se non ti esprimi, non esisti – e vorrà farlo perché anche lui ci tiene ad aggregare il consenso necessario ad essere rieletto. Internet, al contrario della TV, vi permette di dire la vostra, e senza dover spostare le natiche dalla poltrona, perdere giornate di stipendio per andare a manifestare, e nemmeno spendere soldi per il francobollo: non importa se non avete fatto neanche le scuole medie o siete invece dei guru delle TLC, fatelo.Quella che segue, attenzione, non è la mia (possessivo) ricetta; io sono soltanto uno che scrive una possibile miscela di tutto ciò che già esiste nell’ottica della flessibilità; unico vero punto di convergenza universale.Credo che per soddisfare quello che al momento sembra essere l’orientamento europeo per il mercato, dare priorità agli interessi del paese – ovvero collegare tutti, prima possibile, simmetricamente – ascoltare il mondo accademico così come i rantoli dell’industria, dovremmo dividere lo spettro in 3 parti uguali: un terzo (21Mhz) regolato con il metodo tradizionale; un terzo (21Mhz) regolato con il metodo market driver, introducendo cioè la possibilità per gli operatori di cedersi l’un l’altro la concessione; un terzo (21Mhz) regolato con il modello open spectrum con una normativa cioè che non esprime chi può usarlo o come deve essere usato, e che non crei dei gradini d’ingresso di nessuna natura (es: pagamento di una gabella). Il tutto amalgamato da regole generali, trasversali cioè a tutte le fasce di utilizzo, che impongono interoperabilità e interconnessione; quest’ultima caratterizzata da un livello minimo di qualità. Questo – analogamente a quanto segnalato da Stefano Quintarelli – se si vuole assumere subito un assetto flessibile e quindi competitivo.Il regolamento infimo appena varato dall’Autorità TLC individua 3 licenze per macroregione, il governo, se proprio deve dividere lo spettro, può trasformare queste licenze in 3 ecosistemi indipendenti – servizio pubblico finalizzato al solo servizio universale entry-level, market-driven e open spectrum – che daranno tra qualche anno dati concreti, e facilmente comparabili, sulle performance dei 3 diversi modelli di gestione. Fermo restando che, come rilevato dallo stesso Fulvio Sarzana S. Ippolito in un suo articolo, chiunque prenda in concessione lo spettro radio nei due ecosistemi dove è prevista concessione, deve essere obbligato – e nell’ecosistema market-driven l’obbligo deve essere reiterato ad ogni passaggio di consegne – a raggiungere obiettivi definiti in modo netto e collocati nel tempo, pena la restituzione automatica della risorsa pubblica all’interno dello stesso ecosistema di appartenenza. A questo ultimo punto aggiungerei soltanto l’idea quintarelliana di abbreviare l’iter di accertamento e sanzione in caso di non copertura del territorio. Per garantire un qualsiasi assetto normativo si devono però decidere fin da ora le modalità di accertamento e sanzione per i segmenti di spettro concessi ai privati (market-driven), ed evitare il clientelarismo per l’ecosistema a gestione tradizionale.Michele Favara PedarsiGli altri scenari di MFP sono disponibili a questo indirizzo Tag:wimax, ministero tlc, italia, frequenze, autoritĂ  tlc Commenti alla notizia Feed xmlUltime discussioni – Clicca qui per leggerle tutte (3) Cablare Roma con 15.000 euro. – mik.fpwifi a 300km pltcnc to con 4soldi+linwimax è morto.   […]

    4. Zanaboni Davide
      giugno 13th, 2007 23:59
      4

      Buongiorno, se domani per Voi tutti potra’ essrlo.
      Premesso che purtroppo e’ palese agli occhi di tutti che nessuno di noi vuole nel suo cortile i var inceneritori, centrali, tralicci, discariche ecc. ecc..
      Ma purtroppo e’ altrettanto palese che nessuno di noi rinuncia al produrre rifiuti di alcun genere e/o di richiere eneria in quantita’ illimitata.
      Ed allora come fare?
      Seppur possa essere assai complicato, sembrerebbe essere altrettanto molto semplice.
      L’uovo di colombo direte Voi? No, semplicissima concretezza, non politica o passione di sorta.
      Abbiamo i rifiuti? Bisogna smaltirli, e non in casa d-altri.
      Vogliamo l;energia? dobiamo trasportarla? ma non in casa d-altri.
      Vogliamo migliorare i trsporti? Si, ma non in casa d-altri? e allora………
      Semplice possiamo farceli costruire in casa nostra, ma obbligando semplicemente i costruttori ad utilizzare le migliori tecnologie a livello mondiale. E’ vero forse non sono sicure lo stesso ma sicuramente se prese da quei paesi che hanno il massimo rispetto per l;ambiente forse avremmo il massimo al momento disponibile, con una clausola contrattuale che il gestore degli impianti, di qualunque tipo essi siano si impegna sin dalla costruzione a mantenere l’impianto in funzione utilizzando la miglior tecnologia ecocompatibile presente sul mercato.
      Non direi che cosi’ avremmo quadrato il cerchio, ma sicuramente penso che vivremmo tutti molto meglio.
      D’altronde gi’ lo fanno gli Svedesi, i Finlandesi, i Norvegesi, i Danesi, i Finlandesi ecc. ecc. tutti popoli che salvo smentite sono i migliori protetori della natura.
      Cosa ne dite se ci provassimo anche noi????
      O siamo sempre il solito popolo rimasto all;epoca dei Romani?

    5. Adriano
      giugno 18th, 2007 11:53
      5

      Il problema è che in Italia si contesta tutto a prescindere, e così il movimento del NIMBY, diventa il movimento della BANANA.
      Riflettete gente, riflettete….

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