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13/04/2007

Blogger = buskers? E’ (forse) questione di doppia fiducia.

di Antonio Sofi, alle 13:11

[Avvertenza: post lungo e tagliato con l'accetta]

Nemmeno il tempo di evocare un collegamento più o meno criptico e c’è subito chi ti scopre. Mi riferisco all’articolo sul violinista nel metrò (sembra un libro di Augè) e alle facili riflessioni sulla difficoltà che abbiamo a riconoscere il talento quando questo si esibisce al di fuori di un congruo e validato contesto.

E allora se da una parte abbiamo, continuiamo ad avere, bisogno di un qualche “sistema esperto” che ci indichi la strada e la luna (come lo stesso sistema giornalistico è stato più volte e autorevolmente definito; ma come anche è filtering distribuito che internet nel suo complesso ormai produce in tutte le sue articolazioni), dall’altra è anche un problema di deficit di tempo, attenzione e capacità di focalizzazione. Tanto che il pagamento di un qualsivoglia “biglietto di ingresso” diventa sempre più (lo è sempre stato) un attivatore di attenzione, in un mondo denso di stimoli. Continuando a speculare con l’accetta, una delle conseguenze è che ciò che è gratis o costa poco incontra qualche resistenza in più del normale: sarà roba da nulla, fuffa da perdigiorno, non meritevole del mio tempo e della mia attenzione.

Ricorda qualcosa?

A scoprire subito il collegamento della storia di Joshua Bell con la blogosfera è stato Alberto D’Ottavi nei commenti.

La domanda allora diventa: anche i blogger sono stati, specie all’inizio, dei buskers, dei suonatori di strada? Persone che in fondo, come chi si esibisce nel metrò, scrivono e pubblicano (scrivevano e pubblicavano, perché col tempo qualcosa è cambiato) ai margini di un frame riconosciuto, nella maggior parte dei casi gratis e per passione/divertimento? Un atto di generosità non ingenua, però, con aspettativa di rientro di conoscenze e competenze, relazioni e amicizie, e perché no, anche opportunità professionali. E’ una metafora banale, che però potrebbe spiegare a) la disattenzione e la diffidenza di molti verso la blogosfera in generale (iniziale, ma non solo; giustificata, ma non solo) nonché b) alcune forme di inclusione degli ultimi tempi, che parlano di un certo allargamento di vari campi professionali (il buskers che alla fine si fa notare o viene notato).

Ma, per quanto mi riguarda, la parte più interessante è un’altra.

Che nell’articolo qui sotto su Joshua Bell non c’era spazio per sottolineare. La parte più interessante riguarda i pochi – tra i tantissimi che non hanno degnato di uno sguardo o di un orecchio il violinista con lo Stradivari – che si sono fermati ed hanno ascoltato con piacere l’esibizione di Bell – seppur non riconoscendolo come consacrato musicista. Gene Weingarten, nel bell’articolo sul Washington Post, ha intervistato alcuni tra quelli che hanno riconosciuto del talento nel busker che suonava davanti ad un cestino dei rifiuti, in qualche modo e per qualche ragione (un manager, un bimbo di tre anni, l’addetto al bar di fronte che non ha chiamato la polizia ma se l’è goduta – e c’è rimasto male quando gli hanno detto che la prossima volta per ascoltarlo avrebbe dovuto pagare, e molto). Al piacere dell’ascolto, si mescolava in loro il piacere della scoperta – l’attenzione che, una volta attivata, si fa esperienza di qualità.

Tornando alla blogosfera, scrive Alberto nei commenti: «paradossalmente credo che l’assenza di contesto sia stato uno degli ingredienti che ha decretato il successo del blog, permettendo di concentrarsi sul contenuto, sulle cose dette, a prescindere dal profilo (il “distintivo”) del blogger». Credo che abbia ragione, anche se non credo sia una questione di successo. Ma di attivazione di un rapporto fiduciario molto particolare. Che mette insieme pubblico e privato, serendipity e validazione orizzontale (non voglio scrivere: dal basso). Un contesto “deficitario” e non congruo (che è comunque una barriera all’attenzione, oggettivamente) vuole dire anche la possibilità di attivare rapporti fiduciari più forti e più saldi. Più rari e meno “facili”, ma più saldi.

In questo saggetto l’avevo chiamato doppio patto fiduciario, quello che può attivarsi dalla frequentazione dei blog, e che si instaura spesso reciprocamente tra chi scrive e chi legge. Un patto più difficile da attivare rispetto alla “fiducia” data per default (o per pagamento) al soggetto che opera in un contesto riconosciuto e consacrato (il giornale, il libro, il concerto), ma che quando si attiva, vincendo la resistenza di attenzione fretta tempo, è spesso più forte, duraturo e consapevole. Perché che si aggancia doppiamente ai contenuti e alla persona, si nutre degli archivi e dei feedback, si basa sui dati di fatto di letture incrociate, pratiche quotidiane di conversazione e relazione, contenuti discussi e discutibili – in tutti e due sensi di quest’ultimo aggettivo.


  • Piacere, allievo di Giuseppe Verdi. Vuole arrivare tardi al suo appuntamento?
  • Se un link diventa una questione di fiducia
  • Un link non vuol dire fiducia
  • Ma quale fiducia? La politica alla moviola

  • 9 Commenti al post “Blogger = buskers? E’ (forse) questione di doppia fiducia.”

    1. Phonkmeister
      aprile 14th, 2007 07:13
      1

      “ Blogger = buskers? Antonio Sofi

    2. Infoservi.it - Infoservi.it
      aprile 17th, 2007 10:10
      2

      su questo che stiamo lavorando, con, frase di Gramsci che mio padre citava sempre, il “pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo della volontà”. Io, commentando il post di Antonio, ho fatto un’associazione di idee che lui riprende qui, estendendo il tema ai rapporti fiduciari. E non è finita, perché nei commenti allo stesso post Dario Banfi racconta una bella storia su Giuseppe Verdi che Antonio raccoglie, puntuale, qui. E a cui, sempre nei commenti,

    3. Pietro
      aprile 13th, 2007 14:30
      3

      Un post veramente interessante, non ci avevo mai pensato! In effetti sì, io sono un busker, e ne sono orgoglioso! :-))

    4. Fra
      aprile 13th, 2007 17:44
      4

      L’ho trovato! Il video di Badly Drawn Boy suonatore in metrò è su http://www.cissme.com/bgroup/rm/xl/badly/video/tnxl017cd-01_rvh.ram

    5. Dario
      aprile 13th, 2007 20:06
      5

      A proposito di talento e musicisti da strada, vi segnalo anche l’esatto speculare. Ne racconta Paolo Iacci (a capo dell’ass. direttori risorse umane) con questo aneddoto riferito a Verdi. Bel tema, comunque. Appena esco dal tunnel posto pure io su sta cosa..

    6. Antonio Sofi
      aprile 13th, 2007 20:45
      6

      Straordinario il controcanto speculare, Dario, molto utile alla riflessione. E l’aneddoto del busker verdiano – davvero straordinario! Aspetto con ansia (e un po’ conoscendoti temo) le tue riflessioni :)

    7. Blog Notes - Blog Aggregator 3.3
      aprile 13th, 2007 23:41
      7

      [...] Webgol, monografie blog Blogger come buskers? E’ forse una questione di doppia fiducia… View blog reactions [...]

    8. Piacere, allievo di Giuseppe Verdi. Vuole arrivare tardi al suo appuntamento? Webgol, a cura di Antonio Sofi
      aprile 16th, 2007 13:27
      8

      [...] Due citazioni, giusto per complicare le cose su talenti, attenzioni fiduciarie e zone limitrofe. [...]

    9. Placida Signora » Blog Archive » Talento e fama
      aprile 19th, 2007 11:28
      9

      [...] Antonio Sofi ha scritto tre bei post a proposito, riflettendo sul nostro saper riconoscere il talento , sulla fiducia che diamo alle persone, sulla conseguente importanza che queste potranno avere nella società grazie alla stima, ammirazione, credibilità di cui sono oggetto collettivo.   [...]

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