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11/04/2007

Siamo in grado di riconoscere il talento, anche quando è gratis e incongruo?

di Antonio Sofi, alle 11:02

E’ una bella storia, quella di Joshua Bell che fa il busker nella stazione Enfant Plaza di Washington tra l’indifferenza di molti (ricordo un esperimento analogo millantato da Sting qualche anno fa, ma di lui dopo le otto ore di sesso tantrico c’è poco da fidarsi; e – mi dicono dalla regia, grazie Francesco – analoghi esperimenti, pare, sono stati fatti anche da Claudio Baglioni, Syria, Badly Drawn Boy, Bon Jovi…). Una storia che ha prodotto un gran bel pezzo crossmediale del Washington Post pasquale, che consiglio di leggere in originale, guardando anche i clip video (ma c’è anche un lungo resoconto di Repubblica.it). Tanti gli spunti di riflessione possibili, ne ho scritto un piccolo commento su ilFirenze di oggi, che riporto di seguito un po’ modificato. E’ un tema che mi sta caro, anzi carissimo. Che in un certo senso riguarda il tema della meritocrazia evocato da Sir Squonk e rimbalzato su vari blog come quello di GG. Perché, a livello meno speculativo e più operativo, il concetto di meritocrazia è sia applicazione di standard oggettivi di valutazione, che capacità di riconoscere predisposizioni e talenti in fieri.

Joshua Bell busking at Washington Metro – Washington Post
Joshua Bell busking at metro - Washington Post

Della serie: come non riconoscere il talento. Nemmeno quando ti passa vicino. È successo qualche giorno fa nella capitale americana.

Il quotidiano Washington Post ha infatti proposto a Joshua Bell, violinista di fama mondiale, di suonare musica classica all’ingresso della metropolitana. Per vedere l’effetto che fa.

Il 39enne musicista, vincitore di 2 Grammy Awards, accetta. Si veste in modo dimesso e si piazza all’ingresso della metro nell’ora di punta – proprio davanti ad un cestino dei rifiuti. Quindi imbraccia il suo Stradivari da 3 milioni di dollari ed esegue un repertorio di grandi classici: Bach, Brahms, Schubert, Massenet. Dopo un’ora di concerto e migliaia di persone passate senza degnare di uno sguardo l’esibizione e senza riconoscerlo, le mance ammontano a 32 dollari.

La morale? È presto detta, ed è una versione adattata del famoso abito che, nonostante il proverbio, fa il monaco. Ovvero: è spesso il contesto che fa l’arte. E il punto diventa se siamo in grado di riconoscere il talento quando si esibisce in un palcoscenico incongruo, al di fuori di un frame riconoscibile e riconosciuto (il palco di un teatro, le pagine di un giornale, le pareti di un museo).
La risposta è, forse, che non siamo in grado.
E abbiamo sempre più bisogno di qualcuno che c’indichi la luna (guarda qui! Questo è talento!), sperando al contempo di non soffermarsi a guardare il dito.

È allora solo una questione d’ignoranza? Forse no. Lo stesso musicista, un po’ stupito dell’indifferenza generale, ha spiegato il suo punto di vista: «Quando suoni per un pubblico pagante, non hai bisogno di fare alcuno sforzo per attirare la loro attenzione. Ce l’hai già. In questo caso il mio problema era: cosa devo fare per farmi notare?».

Ecco il vero punto: l’attenzione. Ciò che cercano tutti, e che in molti confondono con la più banale “visibilità”. L’attenzione è la vera risorsa scarsa dei tempi moderni, che sovrabbondano di stimoli. E alla fine il pagamento di un qualsivoglia “biglietto d’ingresso” è una sorta di garanzia minima che il pubblico presterà attenzione – quantomeno per giustificare con se stesso i soldi spesi.

La domanda che alla fine rimane nell’aria, a modo suo inquietante: siamo noi in grado di riconoscere il talento “incongruo” – anche quando è gratis e ci passa sotto il naso? A maggior ragione nel campo delle nostre passioni e competenze?

[tags]Joshua Bell, metro, Washington, Washington Post, talento[/tags]


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  • 21 Commenti al post “Siamo in grado di riconoscere il talento, anche quando è gratis e incongruo?”

    1. Gaspar Torriero gone verbose
      aprile 15th, 2007 19:33
      1

      le più bizzarre stramberie riprendendo per buono un articolo pasquale del Washington Post. Riassumendo, si prende un violinista famoso e lo si riprende di nascosto mentre suona “in incognito” in metropolitana e mentre le folle gli passano attorno senza ascoltarlo.

    2. Infoservi.it - Infoservi.it
      aprile 17th, 2007 10:10
      2

      talento immortale” finché in vita e poi dimenticati dai posteri. E’ una curiosa e suggestiva parabola quella che sta tracciando Antonio Sofi, interrogandosi, interrogandoci, appunto, sul talento e la fiducia. La prima storia parla appunto del violinista Joshua Bell. Gaspar Torriero risponde lapidario con un punto direi sostanziale. Concordo, è su questo che stiamo lavorando, con, frase di Gramsci che mio padre citava sempre, il

    3. Blog Notes, weblog di Giuseppe Granieri
      aprile 17th, 2007 09:41
      3

      in un mondo di dati. E il dottor Sofi ci spiega come usare uno strumentino, residuale e divertente, ma fatto apposta per questa logica. E ce lo mostra. Segnali dalla periferia. Sulla questione delle barriere al talento (o meritocratica) una buona idea arriva da Piero che, essendo segretario regionale dei DS Basilicata, ne ha fatto una proposta operativa. Staremo a vedere. Technorati Tags:Kurai, Sofi, Lacorazza

    4. [•] - RSS/ATOM Feeds Aggregator
      maggio 1st, 2007 22:33
      4

      in più del normale: sarà roba da nulla, fuffa da perdigiorno, non meritevole del mio tempo e della mia attenzione. ricorda qualcosa? a scoprire subito il collegamento della storia di joshua bell con la blogosfera è stato alberto d’ottavi nei commenti. la domanda allora diventa: anche i blogger sono stati, specie all’inizio, dei buskers, dei suonatori di strada? persone che in fondo, come chi si esibisce nel metrò, scrivono e pubblicano (scrivevano e pubblicavano, perché col tempo qualcosa è

    5. alberto d'ottavi
      aprile 11th, 2007 14:06
      5

      grande antonio, gran bella storia. anzi, triste, per la verità, sempre pensato che la grande arte sappia farsi riconoscere. ma tant’è. vero, viviamo nell’economia dell’attezione e del tempo

      ma trovo perfetta la tua storia, nella riflessione sul contesto, anche per il mondo dei blog. paradossalmente credo che l’assenza di contesto sia stato uno degli ingredienti che ha decretato il successo del blog, permettendo di concentrarsi sul contenuto, sulle cose dette, a prescindere dal profilo (il “distintivo”) del blogger

      ma è purtroppo vero anche il contrario: spesso si viene influenzati (da blog, media, word of mouth, opinioni in generale) più per il “contesto” che per le cose dette / fatte

      eh sì, ci vuole attenzione… o, come diceva il buon Jannacci, “ci vuole orecchio” :)

    6. Antonio Sofi
      aprile 11th, 2007 14:53
      6

      Eheh, ero sicuro che avresti colto il “link” con la blogosfera.

      Blogger = buskers, almeno all’inizio? Gente che scriveva fuori da un frame riconosciuto, gratis e per passione. Questo spiega disattenzione e diffidenza (quantomeno iniziale, ma non solo). E spiega anche forme di inclusione degli ultimi tempi, che parlano di un certo allargamento di vari campi professionali (il buskers che alla fine si fa notare).

      Ma, vista da un altro punto di vista, come giustamente noti, il contesto “deficitario” (che era comunque una barriera all’attenzione, oggettivamente) voleva dire anche l’attivazione di patti fiduciari più forti e più saldi. Più rari e meno “facili”, ma più saldi.

      Io l’avevo chiamato “doppio patto fiduciario” – perchè è più difficile da attivare rispetto alla “fiducia” nel soggetto riconosciuto, ma quando accade è più forte, perché più consapevole – più basato sui dati di fatto di letture, pratiche, contenuti. :)

    7. ciro
      aprile 11th, 2007 16:12
      7

      Indubbiamente, il contesto fa arte (e artista). Anche perché, questa è la mia opinione, un contesto ad hoc predispone ad “accogliere” l’arte.
      La Marylin di Warhol appesa nella taverna “Zì Peppe” in vico Duchesca alla Ferrovia è compresa allo stesso modo nelle stanze del MoMa di NY? Non penso.
      Concordo sulla sovrabbondanza di stimoli: al giorno d’oggi Niccolò Paganini rischierebbe di passare per un punkabbestia (certo, con i fondi dello Stato italiano per l’arte pure lui finirebbe a chiedere spiccioletti in strada con 4 cuccioli di cane…)

    8. Carlo
      aprile 11th, 2007 17:24
      8

      cfr. http://falsoidillio.splinder.com/post/11714506/il+prezzo+del+biglietto

    9. Antonio Sofi
      aprile 11th, 2007 19:02
      9

      grazie Carlo, un pezzo as usually magistrale

    10. jest
      aprile 11th, 2007 23:38
      10

      antò, io l’ho smepre detto che bisogna guardare il dito

    11. mauro
      aprile 12th, 2007 09:17
      11

      citerò questo post alla cerimonia di consegna dei nobel.
      o degli oscar
      insomma, alla prima occasione utile

      tu intanto preparati 4 o 5 foto per Vanity Fair

    12. sandra
      aprile 12th, 2007 18:07
      12

      sempre i soliti luoghi comuni. Ci vuole anche la predisposizione d’animo per rendersi conto se c’è o meno del talento. Non è come la bellezza di una donna o di un uomo, basta guardare e rimanere fulminati. Chi ci dice che quel giorno lì, con quel violino lì, quel talentuoso lì abbia veramente dato il meglio di sè? E se fosse stata una giornata inversa? E se quelle persone avessero da sbarcare il lunario invece che dedicarsi al riconoscimento dell’arte. Un po’ come nella rete…
      sandra

    13. ciro
      aprile 12th, 2007 20:41
      13

      comunque, se stava a Napoli alla Ferrovia, quello Stradivari….

    14. www.nonrassegnatastampa.it
      aprile 13th, 2007 12:00
      14

      Siamo cresciuti con questo è giusto e questo è sbagliato. Lo spirito critico va allenato e noi siamo infortunati da anni.
      sob sob

    15. POP LIFE
      aprile 13th, 2007 13:05
      15

      credo che il problema in parte sia un’altro, o meglio, che la scarsa attenzione sia imputabile al fatto che le persone in transito non hanno tempo e si muovono da un punto ad un altro spesso senza voler interporre alcuna altra attività o impegno: chi paga per un concerto o più semplicemente decide di assistere a uno spettacolo, generalmente organizza la sua giornata in maniera tale da disporre del tempo necessario per farlo / mentre chi si muove attraverso la città o fruisce degli spazi annessi al transito, probabilmente non è in quel momento disponibile ad un uso alternativo del suo tempo e dunque rimane concentrato su altri pensieri / …se poi per caso di lì passa un direttore d’orchestra magari la faccenda è diversa /
      in ogni caso vi sono così tanti fattori che possono condizionare l’ascolto all’interno di tali spazi da rendere davvero difficoltosa la percezione del talento per un non addetto ai lavori! / un saluto / POPLIFE [che si scusa per la scrittura un po’ rozza e frettolosa]

    16. Blogger = buskers? E’ (forse) questione di doppia fiducia. Webgol, a cura di Antonio Sofi
      aprile 13th, 2007 13:11
      16

      […] Nemmeno il tempo di evocare un collegamento più o meno criptico e c’è subito chi ti scopre. Mi riferisco all’articolo sul violinista nel metrò (sembra un libro di Augè) e alle facili riflessioni sulla difficoltà che abbiamo a riconoscere il talento quando questo si esibisce al di fuori di un congruo e validato contesto. […]

    17. Gaspar
      aprile 15th, 2007 21:10
      17

      Antonio, di questo tuo post non condivido nemmeno le virgole :-)

      L’esperimento mi pare una stupidata colossale. Per analogia, è come se Wislawa Szymborska in persona andasse a declamare le sue poesie in metropolitana a Milano, ma in polacco!

      Il problema non è la capacità di comprendere il talento di Bell: il problema è la capacità di comprendere la musica classica, capacità non largamente diffusa tra gli abitanti di NY.

      Se sei abituato alla classica, ti accorgi immediatamente quando un violinista ha talento oppure no, che la differenza è abissale (se vuoi, posso portare a supporto alcune registrazioni emblematiche).

      Ma se Joshua Bell avesse suonato in metropolitana tutti i giorni alla stessa ora, con il passaparola in poco tempo credo si sarebbero radunate le folle di intenditori. Senza bisogno di “segnalatori ufficiali di talento”.

    18. Felter Roberto
      aprile 15th, 2007 23:59
      18

      Forse non vi rendete conto che come metro di valutazione della comprensione del talento è stata usata esclusivamente l’offerta economica raccolta.
      Ma il fatto di non aver dato soldi non vuol dire per forza non avere apprezzato e/o riconosciuto il talento del musicista. Semplicemente non lo si è “ricompensato”, ma d’altro canto la fretta, la massiccia presenza di personaggi simili che richiedono soldi ecc, può aver impedito a molti di dare soldi nonostante abbiano pensato” .azz. se suona bene quel tipo.” Probabilmente se fosse passato di li un “cercatore di talenti” si sarebbe fermato e avrebbe cercato di scritturarlo, e se non lo avesse fatto allora LUI non avrebbe compreso il talento, non tutti gli altri che sono passati.
      Proprio ieri, dopo anni che non lo facevo, ho usato la metropolitana a Milano e ho beccato il solito ragazzino con il violino che suonava. Faceva pena, ma sono sicuro che anche se avesse suonato più che bene, da me non avrebbe preso un centesimo. Io incapace di riconoscere un talento? probabilmente no, solo “insensibile” alla miriade di accattoni che si trovano in giro.

    19. Piacere, allievo di Giuseppe Verdi. Vuole arrivare tardi al suo appuntamento? Webgol, a cura di Antonio Sofi
      aprile 16th, 2007 13:23
      19

      […] Due citazioni, giusto per complicare le cose su talenti, attenzioni fiduciarie e zone limitrofe. […]

    20. Placida Signora » Blog Archive » Talenti e fama
      aprile 19th, 2007 11:27
      20

      […] Antonio Sofi ha scritto tre bei post a proposito, riflettendo sul nostro saper riconoscere il talento , sulla fiducia che diamo alle persone, sulla conseguente importanza che queste potranno avere nella società grazie alla stima, ammirazione, credibilità di cui sono oggetto collettivo.   […]

    21. Humanitech » Archivio » Busker, talenti e blog
      maggio 21st, 2007 00:45
      21

      […] La discussione aperta su Webgol era nata dal caso di Joshua Bell, ma visto che sono stati tirati in ballo i blog, facciamo pure un passo avanti, tralasciando la solita teoria sull’innatismo del talento artistico per approfondire quello più generale, legato al saper fare (bene) ciò che si fa. Con talento, appunto. […]

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