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Post scritti nel aprile, 2007

30/04/2007

Ode ai Barcamp (sogno 10 tavole rotonde in un campo di calcio wifizzato)

di Antonio Sofi, alle 13:59

Riprendo commento e discussione nel post precedente, e la madre di tutti i barcamp (cit. Gaspar che cit. Zuck) è solo uno spunto per riflettere su questo formato straordinario che è il BarCamp.

[Beggi, Kurai, Suz]
Beggi, Kurai, SuzHo messo foto e commenti più emotivi in un set su Flickr. Abbiate pietà: sono in piena fase “sfocato è meglio”, la peggiore delle fasi del fotografo dilettante. Non solo: mi sono convinto che abbia un senso scattare direttamente in B/N con la digitale (non ce l’ha).

Dopo il primo Barcamp si verifica una specie mutazione genetica irreversibile, tipo mosca di Cronemberg. Qualsiasi altro formato di conferenza/incontro/convegno sarà per qualche motivo percepito come insoddisfacente. Io sono diventato abbastanza insofferente alle conferenze tradizionali, chiunque sia il relatore. Perché la formula della non-conferenza così come si è miracolosamente cristallizzata in questi pochi mesi dimostra agli scettici un altro modo (migliore) di stare insieme e condividere la conoscenza.

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29/04/2007

ZenaCamp: libertè, egalitè, trenettè.

di Antonio Sofi, alle 23:55

Pizza bianca? Naaa, focaccia - foto di AndyE’ stato un grande Barcamp, lo ZenaCamp di ieri. Riuscitissimo: grande atmosfera, tanta gente, interstizi molto conversati. Rispettato il geniale copy delle magliette: libertè, egalitè, trenettè.
E, insomma, lo posso dire a ragion veduta e frequentata, visto che (ho fatto il conto) sono stato a sei dei dieci BarCamp finora svolti, dal primo di Milano passando per Torino, Roma, Ancona, Casalecchio e finendo per ora in bellezza ieri a Genova (chi mi batte?).

Quando ci si trova bene ringraziare non è un obbligo, ma un piacere.

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26/04/2007

ZenaCamp e le scienze delle conversazioni

di Antonio Sofi, alle 22:32

ZenaCampDomani andrò a Roma per la presentazione di un Master cui tengo molto – a parlare delle nuove forme di comunicazione politica via Web. Quindi ritorno di corsa a Firenze e calcistica ripartenza il giorno dopo per Genova, per il mio ennesimo BarCamp (ho perso il conto), ovvero ovviamente Zenacamp (temo di non riuscire ad arrivare prima delle 11.00, ahimè).

Lo ZenaCamp si preannuncia un gran bell’evento, quanto ad organizzazione, presenze e contenuti – e poi, come sempre, una buona parte del piacere sta nel rivedere e interstiziare con vecchi amici che non si ha mai abbastanza tempo per vedere altrimenti.

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25/04/2007

Più errata corrige per tutti

di Antonio Sofi, alle 21:35

Ecco, l’ho ritrovata. Dal bel mezzo della mia serendipitosa pila di ritagli di giornali. Non che dica niente di sconvolgente o nuovissimo, ma talora serve ripetersi le sacrosante verità. E proprio per non dimenticare, me la appunto qui, come post-it pubblico.

Da “Sette giorni di cattivi pensieri”, imperdibile rubrica domenicale di Gianni Mura su Repubblica 22 aprile 2007 (ininfluente a cosa si riferisca, ma era una errata corrige di Gramellini).

    Il giornalismo migliore non è quello che non sbaglia mai (non esiste, semplicemente) ma quello che quando sbaglia riesce ad ammetterlo pubblicamente.

Il bello è che una frase passepartout. Mutatis mutandis, funziona anche con “blog”, “politica”, “allenatore di calcio”, “azienda”, ecc. ecc.

23/04/2007

Zoro killed the video stars

di Antonio Sofi, alle 21:28

L’ultima puntata del GF7.Zoro di Diego Bianchi, 14 capolavori di rimediata espressione della postmodernità bloggante.

Il popolo quando sente le parole difficili si affeziona (Ettore Petrolini)

[tags]Zoro, Grande Fratello, GF7, Video, YouTube, Diego Bianchi[/tags]

22/04/2007

Nella scuola 2.0 il professore diventa un po’ studente, e lo studente un po’ professore

di Antonio Sofi, alle 23:31

Se tutti i docenti italiani fossero come quelli che da quattro anni stanno animando il network di Blogdidattici e che ho avuto il piacere di incontrare a Gubbio questo weekend per il convegno sulle tecnologie didattiche, la scuola italiana non avrebbe nulla da temere dal futuro.

S’è discusso di scuola 2.0, per fare una sintesi in una parola. Che, al di là della singola tecnica o tecnologia (che poi è la tecnica quando si fa parola, e risponde ai bisogni di qualcuno), è una scuola in upgrade: che senza buttare via il buono che già c’è, cerca di utilizzare al meglio le opportunità offerte dalle nuove tecnologie.

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18/04/2007

La scuola 2.0, da Eco a Gubbio

di Antonio Sofi, alle 21:59

Segnalo al volo la trentesima puntata di Web Docet, rassegna stampa e web online ogni settimana su Edupodcast (adoro le cifre tonde). Ne approfitto per ringraziare tutta Garamond (in particolare Agostino Quadrino e Chiara Calzavara) per il coraggio, la competenza e la passione che stanno dedicando ad un prodotto così sperimentale di informazione. Su un tema, quello del rapporto tra scuola e nuove tecnologie, così centrale per una scuola migliore e spesso invece, ahinoi, trattato in modo parziale o apocalittico.

Questa puntata, dal titolo A che serve il professore nell’epoca di Internet, apre con la bella Bustina di Minerva di Umberto Eco, sul numero in edicola de l’Espresso, di cui hanno scritto anche Federico e Giuseppe. La riflessione di Eco parte da una domanda da far tremare le vene ai polsi. La domanda di uno studente riportata da Marco Imarisio in una puntata dell’inchiesta del Corriere della Sera sui “Prof in trincea” (analoga inchiesta a puntate ha appena concluso Repubblica, curata dal bravo Michele Smargiassi), che avevamo segnalato anche sulla puntata di Web Docet del 30 marzo scorso. In pratica uno studente aveva chiesto: “Con Internet, voi professori che ci state a fare?”.

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16/04/2007

Webgolr e il buon dio della Coda Lunga

di Antonio Sofi, alle 21:47

Evidentemente non c’è mai fine alla semplicità. Prima di provare Tumblr ero un po’ diffidente. Mi sembrava un ennesimo strumento che si andava a sovrapporre ai tanti altri (troppi) che già uso. E invece non solo non c’è mai fine alla semplicità (per aprire uno spazio su tumblr ci vogliono davvero 2 minuti), ma anche evidentemente ai piaceri comunicativi che il vivere la Rete genera. Ed ecco il tumblelog di Webgol, con originalità chiamato Webgolr.

Webgolr, il tumblelog di Webgol

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16/04/2007

Piacere, allievo di Giuseppe Verdi. Vuole arrivare tardi al suo appuntamento?

di Antonio Sofi, alle 13:23

Due citazioni, giusto per complicare le cose su talenti, attenzioni fiduciarie e zone limitrofe.

La prima è un controcanto sul talento di strada e lo segnala Dario Banfi in un commento. Si tratta di un verdiano aneddoto d’attacco di un intervento di Paolo Iacci, dal titolo “Se la retorica danneggia i talenti”, uscito su il Sole 24 Ore di qualche mese fa. Lo ricopio qui sotto.

Mille Lire, Giuseppe Verdi

Si racconta che Giuseppe Verdi, passeggiando nei presso della Scala di Milano, si fosse imbattuto in un suonatore di organetto che stava suonando la marcia trionfale dell’Aida. Verdi ne fu attratto, ma subito lo apostrofò: «State andando troppo in fretta, ci vuole ritmo, seguite il tempo». «Grazie mille maestro». Il suonatore lo aveva subito riconosciuto e gli si stava rivolgendo con deferenza. Il giorno dopo, uscendo dalle prove, ritrovò lo stesso suonatore. Finalmente stava andando a tempo. Pur nella modestia dello strumento, una buona esecuzione. «Molto bravo», pensò Verdi. In quello stesso istante, notò un vistoso cartello a fianco dell’organetto, con una grande scritta in rosso: «Allievo di Giuseppe Verdi»

La seconda è una bella storia di attenzione serendipitosa che quando si attiva diventa esperienza di qualità. Come in parte quella dei pochi che si sono fermati all’ingresso della stazione della metropolitana ad ascoltare Joshua Bell pur non riconoscendolo come celebrato musicista. La racconta Gaspar Torriero in un commento di un suo post piuttosto critico, da appassionato di musica classica, sul senso dell’esperimento del violinista nel metrò.

A proposito di attenzione, tanti anni fa, una mattina nel metro di Parigi c’era un signore anziano che, seduto da parte in uno di quei lunghi corridoi di raccordo, suonava le Suites per violoncello di J.S. Bach. Non era un virtuoso e suonava con cautela ma con molto rispetto.
Mi sono fermato, da solo. Dopo un’ora gli ho lasciato nel cappello quello che spendo normalmente per un concerto, l’ho ringraziato e gli ho stretto la mano. Sono andato via felice e commosso. Ovviamente, sono arrivato tardi al mio appuntamento di lavoro.

13/04/2007

Blogger = buskers? E’ (forse) questione di doppia fiducia.

di Antonio Sofi, alle 13:11

[Avvertenza: post lungo e tagliato con l’accetta]

Nemmeno il tempo di evocare un collegamento più o meno criptico e c’è subito chi ti scopre. Mi riferisco all’articolo sul violinista nel metrò (sembra un libro di Augè) e alle facili riflessioni sulla difficoltà che abbiamo a riconoscere il talento quando questo si esibisce al di fuori di un congruo e validato contesto.

E allora se da una parte abbiamo, continuiamo ad avere, bisogno di un qualche “sistema esperto” che ci indichi la strada e la luna (come lo stesso sistema giornalistico è stato più volte e autorevolmente definito; ma come anche è filtering distribuito che internet nel suo complesso ormai produce in tutte le sue articolazioni), dall’altra è anche un problema di deficit di tempo, attenzione e capacità di focalizzazione. Tanto che il pagamento di un qualsivoglia “biglietto di ingresso” diventa sempre più (lo è sempre stato) un attivatore di attenzione, in un mondo denso di stimoli. Continuando a speculare con l’accetta, una delle conseguenze è che ciò che è gratis o costa poco incontra qualche resistenza in più del normale: sarà roba da nulla, fuffa da perdigiorno, non meritevole del mio tempo e della mia attenzione.

Ricorda qualcosa?

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11/04/2007

Siamo in grado di riconoscere il talento, anche quando è gratis e incongruo?

di Antonio Sofi, alle 11:02

E’ una bella storia, quella di Joshua Bell che fa il busker nella stazione Enfant Plaza di Washington tra l’indifferenza di molti (ricordo un esperimento analogo millantato da Sting qualche anno fa, ma di lui dopo le otto ore di sesso tantrico c’è poco da fidarsi; e – mi dicono dalla regia, grazie Francesco – analoghi esperimenti, pare, sono stati fatti anche da Claudio Baglioni, Syria, Badly Drawn Boy, Bon Jovi…). Una storia che ha prodotto un gran bel pezzo crossmediale del Washington Post pasquale, che consiglio di leggere in originale, guardando anche i clip video (ma c’è anche un lungo resoconto di Repubblica.it). Tanti gli spunti di riflessione possibili, ne ho scritto un piccolo commento su ilFirenze di oggi, che riporto di seguito un po’ modificato. E’ un tema che mi sta caro, anzi carissimo. Che in un certo senso riguarda il tema della meritocrazia evocato da Sir Squonk e rimbalzato su vari blog come quello di GG. Perché, a livello meno speculativo e più operativo, il concetto di meritocrazia è sia applicazione di standard oggettivi di valutazione, che capacità di riconoscere predisposizioni e talenti in fieri.

Joshua Bell busking at Washington Metro – Washington Post
Joshua Bell busking at metro - Washington Post

Della serie: come non riconoscere il talento. Nemmeno quando ti passa vicino. È successo qualche giorno fa nella capitale americana.

Il quotidiano Washington Post ha infatti proposto a Joshua Bell, violinista di fama mondiale, di suonare musica classica all’ingresso della metropolitana. Per vedere l’effetto che fa.

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05/04/2007

Italia.it, un’inchiesta prismatica in attesa di un finale

di Antonio Sofi, alle 22:38

Ancora Italia.it, un tormentone infinito in attesa di un finale.

Ieri i 15 quotidiani del gruppo EPolis hanno dedicato le tre pagine del “Fatto del giorno” al caso del portale nazionale del turismo che ha debuttato on line poco più di un mese fa. Italia.it era un progetto ormai spettro fantasmatico che il nuovo governo ha scelto di rievocare – con un mix di coraggio, ingenuità e furberia. Che il precedente ministro Lucio Stanca annunciò nel 2005 come “imminente” e non è andato online né quell’anno né l’anno dopo, criticato fin dai suoi primi vagiti di carta per i faraonici stanziamenti e le storture progettuali. Che, una volta andato on line il 22 febbraio scorso, è stato subito criticato per tecnologie, contenuti, usabilità. Che, infine, negli ultimi giorni ha visto un crescendo di proteste più o meno costruttive come il RitaliaCamp a Milano, lettere aperte e le critiche di soggetti istituzionali (come Regioni e Assessorati al Turismo).

Pagina nazionale di epolis su italia.itNella pagina nazionale di EPolis di ieri, tra una infografica con alcuni dati e una spalla con le critiche istituzionali, c’era anche un mio pezzo riassuntivo dal titolo Italia.it, uno zombie d’oro nella Rete (dopo un altro pezzo uscito una ventina di giorni prima, tra le pagine di cultura). Riflettevo, avendo dato un’occhiata a tutte le edizioni locali, che il formato de “Il fatto del giorno” di EPolis si presta bene ad un processo virtuoso di osmosi giornalistica tra nazionale e locale. Cosa non sempre facilissima.

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02/04/2007

The horizontal way (to success)

di Antonio Sofi, alle 14:30

Su Apogeonline, una mia intervista dal titolo «Così ho vinto l’Oscar dei CSS» a Marco Rosella, sardo schivo costretto sulla terra pisana, che nemmeno un mese fa ha vinto il premio come miglior CSS al prestigioso South By Southwest, giunto quest’anno alla decima edizione e che quest’anno ha consacrato un servizio come Twitter (vincitore nella categoria blog). Ché non si dica che non teniamo conto dei talenti nostrani.

The Horizontal Way

Marco ha vinto con un sito dal template orizzontale che è gallery di altri siti con template orizzontale, un cane che si morde la coda e che si chiama The Horizontal Way: un sito molto “verticale” quanto al tema, anche se nel caso specifico sembra un’offesa. Il concetto di “orizzontalità” (dell’informazione, dei contenuti) è poi uno di quei concetti che stanno di fatto modellando la parte abitata della Rete – chissà che non abbia senso pensarla anche applicata al design dei siti web.

Link: intervista a Marco Rosella su Apogeonline.

02/04/2007

Zoro vs il Grande Fratello, 11 a 0

di Antonio Sofi, alle 14:17

L’undicesima puntata delle videocronache del Grande Fratello, made by Diego Bianchi, alias Zoro (che venerdì ha ricevuto applausi a scena aperta dall’aula universitaria in cui presentavamo Bloglab). Si può dire? In giro c’è davvero poco di meglio. E il GF7 diventa, come al solito, pretesto narrativo per parlare d’altro – per raccontare la società che fuoriesce dal video e che al video ritorna, attraverso gli spezzoni televisivi sapientemente amalgamati, come immaginario collettivo di una intera generazione. (ho esagerato?) :)

Link: La undicesima puntata della videocronaca del Grande Fratello.