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15/03/2007

Carlini e i toni colloquiali. Ma il giornalismo di qualità è da persona a persona.

di Antonio Sofi, alle 15:34

In molti* citano oggi l’editoriale di Franco Carlini, giornalista tecnologico tra i più lucidi ed esperti in circolazione.
L’articolo è, vivaddio, disponibile online, su Vision Blog – da tutti leggibile e commentabile.

A dire il vero a colpire è stato solo un passaggio, che riporto qui sotto, l’articolo parla in fondo d’altro. (Ne ho anche detto su Quinta di Copertina di oggi, dove curiosamente altre segnalazioni girano intorno alla stessa questione: Vivian Schiller del New York Times su Corriere Magazine, e Giuseppe Granieri su Nòva del Sole 24 Ore).

Sulle forme della democrazia e ancor più sull’illusione del voto in rete su ogni possibile decisione, la discussione è finita da tempo, dopo le ventate tecno-utopiche dei primi anni ’90 e chi frequenti l’insieme dei blog, specialmente quelli italiani, potrà avere conferma di quanto poco discorsiva, colloquiale e spesso vuota sia la suddetta blogosfera. Noterà come molti autori siano monomaniacali, autoreferenziali e autocitantesi, sovente pronti all’insulto, approssimativi nei giudizi. Persino alcuni tra i migliori giornalisti, da anni nel mestiere e nella rete, quando bloggano, si sentono in dovere di sfoderare fastidiosi toni colloquiali in prima persona, tipo «ho pensato che», «mi arriva una telefonata da ». Ma fai il tuo mestiere, viene da dire: dammi le notizie e il loro contesto, ché delle tue telefonate mi importa assai.

Che razza di giornalismo è quello dei blog?
Una razza diversa ma non troppo, mi verrebbe da rispondere a quella che mi sembra la domanda implicita della divagazione che fa Carlini in questo passaggio. Certe volte mi sembra di tornare a qualche anno fa, quando sul tema ci si scannava. E forse anche giustamente, all’epoca: perché erano ancora molto opachi i contorni di quello che ora viene chiamato Web 2.0 e delle varie forme di rimediazione del campo giornalistico (di cui ho scritto con più agio in questo saggetto) che hanno di fatto e pian piano allargato (anche di poco) il campo stesso – ibridando forme, linguaggi, priorità, addirittura strategie editoriali.

Ritorna, atteso, il fantasma dell’autoreferenzialità: la prima freccia all’arco dei critici. Quella autoreferenzialità che è spesso parte della soluzione, ma che è soprattutto il modo più veloce per valutare un fenomeno dall’esterno; cristallizzato, coeso e coerente, prismatico eppure solido, senza differenze o sfrangiature: autoreferenziale, appunto. Cosa che ovviamente non è.

Blogosfere, al plurale. Come i giornalismi.

La blogosfera deve essere ormai declinata al plurale, così come i “giornalismi” di cui ha ben scritto Agostini: blogosfere, tanta è la variegata ricchezza di una Rete abitata da milioni di persone.

Ma Carlini ovviamente provoca, e fa bene. Parla di molti autori che sono “monomaniacali, autoreferenziali e autocitantesi, sovente pronti all’insulto, approssimativi nei giudizi”. E, detta così, ognuno di noi ha credo molti esempi da portare, come prova provata della sensatezza dell’affermazione. Affermazione che però si potrebbe rivolgere non solo alla blogosfera, ma anche ai molti della categoria dei registi cinematografici, dei presentatori televisivi, dei politici, degli amministratori locali, dei gommisti e degli avvocati, dei piastrellisti e degli allenatori di serie A. Dei professionisti dell’informazione no, perché i giornali continuo a leggerli con piacere e abbondanza, al contrario di Giuseppe Granieri che ammette pubblicamente di non farlo più :)

Basta con i toni colloquiali. Mi dia del lei!
La parte dell’editoriale di Carlini che più mi interessa è però un’altra.
Ovvero quella che parla dei fastidiosi toni colloquiali in prima persona.
Qui niente scherzi. A me dei toni colloquiali in prima persona importa assai.

Se vuoi conversare con i lettori devi farlo in prima persona. Nessuno conversa con un marchio, scriveva l’ormai epigrafico Gaspar; e allo stesso modo nessuno conversa con un comunicato stampa. Io difendo la prima persona: prima la persona, appunto. Oppure vogliamo dire che il giornalismo che si apre alla conversazione sono solo parole vuote usate nella speranza di passà a nuttata? Che tutto torni come prima, quando ci raccontavamo la storiella della oggettività dell’informazione – che ora non ci crede nemmeno la casalinga di Voghera?

Ben venga invece una sana personalizzazione, la prima persona e il tono colloquiale, se questi significano:

1) maggiore trasparenza del punto di vista di chi scrive;
2) maggiore apertura all’ascolto e al dialogo con i lettori, e soprattutto
3) la consapevolezza che dall’altra parte del foglio, dello schermo o del Web c’è un lettore che non è popolo-bue, molto meno ingenuo di quanto si vuole credere. Ben consapevole dei meccanismi dell’informazione, sempre più abituato a comparare notizie e opinioni diverse grazie a mille-media che ci sono in giro, che apprezza quando chi gioca con il suo bisogno di informazione lo fa a carte scoperte. Senza prenderlo in giro, o nascondersi dietro il dito della oggettività dei fatti, o della terza persona.

Più che litigiosità, approssimazione e autoreferenzialità (che un po’ è vero, via), è l’attacco alla prima persona che non mi va giù. Al contrario di quanto scrive Carlini (che è ormai qui diventato puro pretesto), il giornalismo di qualità sarà quello che userà al meglio i toni colloquiali e la prima persona. Che riuscirà ad essere personale: ovvero da persona a persona.

Io la penso così :)

*Finora ne hanno parlato: Massimo Mantellini, Mauro Lupi, Bernardo Parrella, Andrea Martines, Biccio, Luca Conti, Lele Dainesi, Beniamino Pagliaro, e altri

[tags]Franco Carlini, giornalismo, blog, prima persona, personalizzazione, autoreferenzialità[/tags]


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  • 41 Commenti al post “Carlini e i toni colloquiali. Ma il giornalismo di qualità è da persona a persona.”

    1. Senza Identità
      marzo 16th, 2007 01:17
      1

      as an independent citizen platform is the start of a complicated new era in the evolution of the blogosphere. Nascerà una lobby dei blogger? O forse esite già? Di certo quando si sentono attaccati o chiamati in causa dai giornalisti i blogger sanno rispondere a tono.[IMG]

    2. Sid05 web log: di blog, internet e webdesign
      marzo 15th, 2007 21:16
      2

      La seconda volta in pochi giorni che mi trovo senza un parere: anche stavolta le provocazioni accendono la miccia ed anche stavolta la blogosfera fa muro (naturalmente con una discreta varietà di pareri): ma cos’ ha scatenato la tempesta? Il tema è (più o meno) sempre lo stesso, la blogosfera come “media”, i pro e i contro, con una precisa critica ai toni (troppo) personali delle conversazioni…

    3. Pandemia
      marzo 15th, 2007 20:46
      3

      diverse grazie a mille-media che ci sono in giro, che apprezza quando chi gioca con il suo bisogno di informazione lo fa a carte scoperte. Senza prenderlo in giro, o nascondersi dietro il dito della oggettività dei fatti, o della terza persona. [Antonio Sofi] [IMG][IMG]

    4. MANTEBLOG, il weblog di Massimo Mantellini
      marzo 15th, 2007 19:49
      4

      Sull’articolo di Carlini un bel commento di Antonio Sofi. Massimo Cavazzini illustra la nuova fantastica flat per la internet mobile di Vodafone UK. Paolo Valdemarin spiega le 8 buone ragione per tenere un portatile aperto ad un convegno ignorando la cravatta del relatore.

    5. TVspenta
      marzo 18th, 2007 14:05
      5

      opportuno riflettere sulle considerazioni di alcuni tra i più attenti osservatori delle cose della Rete. Lascio qui il link ad una citazione di Loris Lessig, lasciata tempo fa da B. Parrella su politicaonline. Altre reazioni le trovate qui e qui. P.s.: questo blog non ha nessuna ambizione giornalistica

    6. web e conoscenza
      marzo 18th, 2007 13:22
      6

      bloggano, si sentono in dovere di sfoderare fastidiosi toni colloquiali in prima persona, tipo «ho pensato che», «mi arriva una telefonata da » …..” Ora la polemica è accesa in diversi altri blog: Pandemia Mauro Lupi Amici amici Biccio.com Antonio Sofri e altri ancora Io vi riporto il mio commento, fate un po voi le debite conclusioni: Re: L’illusione della democrazia attraverso i blog Inserito da gigicogo il 18.03.2007 – 10:30 Ciao Franco,

    7. Il Blog di Stefano Epifani
      marzo 19th, 2007 00:42
      7

      in un suo pezzo su VisionBlog non usa parole di stima per la blogosfera in generale, e per quella italica in particolare. La levata di scudi è quasi unanime, ma non mancano le voci a favore: Antonio ribadisce punto per punto la sua volontà di usare toni colloquiali con i lettori del suo blog e Beniamino dissente; Mauro evidenzia un errore di fondo di Carlini, quello di utilizzare per i blog le stesse metriche adottate per i

    8. gianluigi's Site - gianluigi's
      marzo 18th, 2007 23:05
      8

      fastidiosi toni colloquiali in prima persona, tipo «ho pensato che», «mi arriva una telefonata da ». [IMG powered by clipmarks] Ora la polemica è accesa in diversi altri blog: Pandemia Mauro Lupi Amici amici Biccio.com Antonio Sofri e altri ancora Io vi riporto il mio commento, fate un po voi le debite conclusioni: Re: L’illusione della democrazia attraverso i blog Inserito da gigicogo il 18.03.2007 – 10:30 Ciao Franco,

    9. Falsi movimenti
      marzo 21st, 2007 23:24
      9

      Per me questo di Antonio Sofi è il post più interessante del mese. Soprattutto questa parte qui: “Ben venga invece una sana personalizzazione, la prima persona e il tono colloquiale, se questi significano: 1) maggiore trasparenza del punto di vista di chi scrive;

    10. Pietro
      marzo 15th, 2007 15:51
      10

      io pure…! :-))

    11. kindlerya
      marzo 15th, 2007 16:12
      11

      Ben detto. Basta con questo bigottismo del giornalismo… (la rima non è voluta)

    12. bernardo parrella
      marzo 15th, 2007 16:17
      12

      proprio perche’ esistono piu’ blogosfere, antonio, esistono diverse nomenclature e obiettivi dei blogger e dei blog — ovvio quindi che non e’ il caso di generalizzare, provocazioni a parte, come e’ lo spunto di quel pezzo

      quando il giornalista doc italico (e sottolineo “giornalista doc italico”) scrive sul suo blog, spesso incluso nella testata per cui lavora, pagato fior di denari, quelle cose che diceva franco, e lo fa, lo vediamo tutti i giorni, e’ un cialtrone, punto.

      va detto, e gli va ridetto, anche se poi non legge e non si cura di quel pezzo dei dei nostri autoreferenzialissimi commenti

      molti dei signori di cui sopra abusano e stravolgono la “prima persona”, la ‘misuse’ parlando dal loro castello dorato, dall’alto del loro pulpito, in giacca e cravatta, anzi in doppiopetto

      e’ questa un’estensione del loro modo di lavorare ‘tradizionale’, del giornalista che dall’alto della sua sedia ben calda pontifica e insegna, ora magari usando il mouse anziche’ il telefono per capire cosa succede nel mondo

      e’ contro questa figura di “giornalista doc italico” (giornalista?) che io vedo dirette quelle battute, e che confermo e che rilancio non solo qui, ma anche altrove quando/come posso e che non vedo smentite finora

      certo, il giornalismo di qualita’ e’ da persona a persona, e meno male che io, noi ci proviamo a farlo, ma senza generalizzazioni e con i necessari distinguo

    13. Blog Notes - Blog Aggregator 3.3
      marzo 15th, 2007 16:41
      13

      […] monografie blog Carlini e il giornalismo di qualità E’ colloquiale: da persona a persona View blogreactions […]

    14. Tambu
      marzo 15th, 2007 16:47
      14

      aaaaahhhhhhh!! aspettavo proprio il tuo post per poter finalmente dire:

      QUOTO TUTTO! :)

    15. andreamartines.com » Il nono rischio
      marzo 15th, 2007 16:57
      15

      […] Non confermo né smentisco, potrei anche essere d’accordo. Ma poiché non tutti i frequentatori della blogosfera sembrano condividere un giudizio così tranchant, che è invece dato per scontato, individuo di conseguenza un nono rischio da aggiungere in calce alla lista: l’avvento di coloro che si “proclamano unici e autorizzati interpreti della rete e della sfera pubblica” per chiara fama nel denunciare “i troppi che si proclamano unici e autorizzati interpreti della rete e della sfera pubblica”. […]

    16. floria
      marzo 15th, 2007 17:29
      16

      D’accordo con te. Anche nel caso di giornalisti professionisti che nel loro blog si lascino andare alle loro idiosincrasie personali, il lettore è comunque grato per l’inedito sguardo dietro le quinte che questa forma di comunicazione permette.

    17. Antonio Sofi
      marzo 15th, 2007 18:12
      17

      ma sì, Bernardo, quello stralcio è per me davvero un mero pretesto per una cosa cui tengo, ovvero che l’equazione giornalismo “spersonalizzato” = qualità non ha senso e non porta da nessuna parte. Non aveva senso prima e non l’ha a maggior ragione adesso, al di là dei singoli riferimenti o delle perversioni del meccanismo che pure in effetti esistono

      kindlerya: io ti devo ringraziare per la splendida recensione di metafora, grazie :)

    18. Citazioni per Gaspar Torriero gone verbose » Statistiche dei blog italiani
      marzo 15th, 2007 18:24
      18

      […] Carlini e i toni colloquiali. Ma il giornalismo di qualità è da persona a persona. 3 ore, 47 minuti fa in Webgol […]

    19. Markingegno commenta Carlini sul Manifesto at :: Mash-ups in italy ::
      marzo 15th, 2007 23:12
      19

      […] La penso anche come Antonio Sofi che in un bel post (che potremmo chiamare articolo o editoriale se fossimo in una redazione) ha detto: […]

    20. Non toglietemi l’impersonalità at coseinfila
      marzo 16th, 2007 00:48
      20

      […] Una cosa non mi piace molto, però. La scrive l’ottimo Antonio Sofi. Ditemi pure che sarò retrò, ma non riesco a capire questo passaggio dell’io ad ogni costo. Anzi, giuro che non posso non innervosirmi davanti a un pezzo scritto in prima persona. Neanche gli editoriali. Per Scalfari si fa l’eccezione, ma capiamoci, Repubblica è un po’ il suo blog, l’ha fatta lui. […]

    21. Dario
      marzo 16th, 2007 10:09
      21

      Antonio credo che il solito bisticcio nasca dal termine “mestiere”. Fai il tuo mestiere. Appunto, quale? Se Carlini si riferisce a chi scrive di mestiere, concordo al mille per cento. Mi pagano per scomparire di fronte ai fatti, come è giusto che sia. Se invece non è un mestiere non rompa i cog*ioni, le regole me le faccio da solo, ci mancherebbe. Il problema sorge (e online nessuno l’ha mai sollevato, onestamante io non ho una soluzione) sulle economie miste [per esempio chi ha tempo di scrivere soltanto perché pagato da un giornale talmente bene da potersi fare abbondantemente gli “affari” propri, lo fa sotto la veste di giornalista, ma su un sito personale] oppure a chi cerca a tutti i costi di rendere mestiere ciò che mestiere non è, prendendo a prestito regole di altri contesti economici e produttivi, ma solo rispetto alla parte che fa comodo. In questo caso Carlini ha ragione e torto insieme. Ma non è lui a doversi chiarire.

    22. Squonk
      marzo 16th, 2007 10:55
      22

      Peraltro, ritengo che l’uso del “Lei” sarebbe ben più appropriato (vabbeh, si celia).

    23. Antonio Sofi
      marzo 16th, 2007 11:17
      23

      Parlo in generale. Perché *necessariamente* scomparire di fronte ai fatti? Perchè è giusto che così sia? Questo non lo capisco, non ne capisco la dogmaticità, come se ci possa essere “mestiere” o qualità solo nella spersonalizzazione, nell’occultamento del proprio punto di vista (che ovviamente è impossibile del tutto).

      Non è così, non è mai così, non si scompare mai dietro i fatti: perché comunque si scelgono, perché comunque si guardano da un punto di vista che è fatto di competenze, biografie, conoscenze che è il nostro, ecc. Pensi davvero che nei tuoi pezzi tu scompari dietro i fatti? Lasciatelo dire da lettore: per niente. Questa dello scomparire mi sembra una bella scusa.

      E, come commentavo anche altrove, non è certo questione di “io” a tutti i costi, intesa come parola perché ci manca solo una regola che ci imponga le parole. Ma di quella personalizzazione che svela il proprio punto di vista con trasparenza e onestà, senza nasconderlo a tutti i costi dietro il “parlano i fatti”. Che va bene come tensione ideale ma che è anche cascame di un rapporto col lettore di tipo “pedagogico” (ti spiego io come vanno le cose là fuori)…

      Io, nel mio piccolo, anche quando scrivo ‘fuori’ dal blog, cerco sempre di metterci qualcosa di mio – piccole cose, senza esagerare – perché banalmente mi sembra giusto che chi legge sappia come io la penso. Per me, il giornalismo che “non si capisce come la pensa chi scrive”, è una strada sbagliata e senza via d’uscita, soprattutto se focalizzi su Internet il centro dell’informazione che verrà.

      Generalizzo un po’, e non mi piacerebbero eccessi e dogmi da nessuna parte, ma insomma ci siamo capiti (spero). :)

    24. Antonio Sofi
      marzo 16th, 2007 11:21
      24

      Dottor Squonk, forse un “noi” alla Mago Othelma metterebbe tutti d’accordo

    25. Dario
      marzo 16th, 2007 12:40
      25

      Antonio, solitamante il “come la pensa chi scrive” è una prerogativa degli editorialisti o notisti che danno la linea al giornale. E non tutti grazie al cielo sono editorialisti. Da che mondo e mondo i giornalisti raccontano i fatti e sono pagati per fare questo. Non è che esiste maggiore qualità in questo, semplicemente il mestiere è codificato in questo modo. Ti assicuro, spesso è come stare alla pressa, non puoi metterci troppo del tuo. Sarebbe ridicolo leggere che cosa pensa un cronista di un morto ammazzato in un fosso o trovare un parere in un’agenzia di stampa. Pensa ai notiziari radiofocnici: 10 secondi per dire se il PIL è salito.. Anche se non è mai possibile al 100%, tuttavia, un giornalista è cortesemente pregato di mettere la massima distanza tra se e i fatti. Non è questione di essere dogmatici ne tantomeno pedagogia, ma se non esiste possibilità di replica è necessario fare così e da tempo il mestiere i (migliori) direttori dei giornali lo vogliono svolto in questo modo. Là dove esistono canali bidirezionali, la cosa cambia, ovviamente. La regola però c’è, tutti i giornalisti la conoscono. L’errore è proprio generalizzare, portare questa regola in altri contesti o annacquarla pensando che sui giornali si possa fare gli editorialisti, ovvero dare la linea politica. Certo, dirai, tu, lo fanno già tutti. E’ questa però la vera scusa.

    26. Antonio Sofi
      marzo 16th, 2007 13:15
      26

      La notizia in sé, il “fatto” (ammesso che possa essere oggettivamente definito) è bene ormai di poco valore, sarà sempre più nell’aria, ne fruiremo osmoticamente. A me questa distinzione di status tra chi può dire come la pensa (gli editorialisti) e chi no, mi è sempre stata un po’ sulle scatole. Se da che mondo è mondo è stato in un modo, non è detto che lo debba essere per sempre, o che sia meglio per sempre lo sia. Specie quando nuovi contesti mediali arrivano e sparigliano (un po’) le carte in gioco.

      Mi ripeto: niente eccessi, ed è ovvia la necessità di un equilibrio tra coinvolgimento e distacco (Norbert Elias ci ha scritto pagine illuminanti – parlava di sociologia ma è perfetto anche per il lavoro giornalistico).

      Ma la personalizzazione (tono colloquiale e svelamento del punto di vista) è la virtù dei forti – se mi permetti la battuta. E non può che fare del bene a chi davvero sa, ha studiato e s’è informato, è competente: e s’è fatto una idea *personale*, e parla sempre più con lettori che hanno modo di farsela anche loro.

      (scusa la fretta, se vuoi ci ritorniamo, inizio a divertirmi) :)

    27. Apogeonline - Più privacy per Google
      marzo 16th, 2007 14:22
      27

      […] Niente toni colloquiali. Franco Carlini pubblica un articolo provocatorio sulla blogosfera italiana, nell’ottica del recente discorso di Rodotà. I commenti non tardano ad arrivare: Andrea Martines è in linea di massima d’accordo. La blogosfera italiana è priva di contenuti, vuota e autoreferenziale. Mauro Lupi spiega perché non condivide le parole di Carlini: sono i metri di giudizio a non essere corretti. Per Fabrizio Ulisse il giudizio sulla blogosfera è forse troppo tranchant, mentre Antonio Sofi analizza l’articolo, e offre il suo punto di vista sul rapporto tra blogosfere e giornalismi. […]

    28. bernardo parrella
      marzo 16th, 2007 19:08
      28

      chiaro che la balla dell’oggettivita’ dell’informazione non la beve piu’ nessuno, perche’ in realta’ non e’ mai esistita, come la par condicio

      ed e’ lampante che la personalizzazione nei pezzi è la chiave di s/volta, che si tratti old o new media

      il mio punto pero’ e che una cosa e’ fare cio’ dall’alto del pulpito di testate famose, intascando soldoni, non scendendo quasi mai in piazza, sparando giudizi — il giornalista doc italico — e un’altra e’ invece la blogosfera, la conversazione, i contributi volanti da ‘economia del dono”

      non per i $$$ coinvolti o meno, ovviamente, ne; pe rposizioni ideologiche contrapposte ma perche’ i due percorsi rimangono distanti comunque, che si operi nei new o old media

      non farei quindi eccessive generalizzazioni, perche’ il senso e’: da dove viene e dove pora la ‘personalizzazione’ delle news? vuole attivare confronto reale, qui e ora? scendere nell’agora’ telematica e misurarsi apertamente? oppure vuota demagogia di sempre, prendendo pure per i fondelli il solito “lettore passivo” dicendogli della telefonata che arriva e robe simili?

    29. Le solite polemiche sui blog… at Diary
      marzo 16th, 2007 19:50
      29

      […] L’articolo “L’illusione della democrazia attraverso il mondo dei blog” apparso ieri su il Manifesto (disponibile anche su VisionBlog) dello stimatissimo fisico (ma anche bravo giornalista tecnologico) Franco Carlini ha resuscitato il “vecchio” dibattito che va sotto il nome di autoreferenzialità dei blogger. Ecco il passo dell’articolo incriminato e sul quale, unanimi, si sono espressi, in disaccordo, blogger del calibro di Luca Conti, Massimo Mantellini, Antonio Sofi e Mauro Lupi (giusto per citare quelli che ho avuto modo di leggere). Ecco il “passo della discordia”: […]chi frequenti l’insieme dei blog, specialmente quelli italiani, potrà avere conferma di quanto poco discorsiva, colloquiale e spesso vuota sia la suddetta blogosfera. Noterà come molti autori siano monomaniacali, autoreferenziali e autocitantesi, sovente pronti all’insulto, approssimativi nei giudizi. Persino alcuni tra i migliori giornalisti, da anni nel mestiere e nella rete, quando bloggano, si sentono in dovere di sfoderare fastidiosi toni colloquiali in prima persona, tipo «ho pensato che», «mi arriva una telefonata da ». Ma fai il tuo mestiere, viene da dire: dammi le notizie e il loro contesto, ché delle tue telefonate mi importa assai. […]

    30. PlacidaSignora
      marzo 17th, 2007 00:34
      30

      Mah. Dipende dai ruoli che come giornalista hai. Troppo colloquiare in prima persona in un pezzo è da “opinionista” più che da cronista. E’ ovvio che in un giornale ci vogliano tutti e due, ma se ad esempio devo scrivere una cronaca (politica, sportiva, nera, economica, persino di storia antica ecc) su un giornale, cerco di evitare la colloquialità e il personalismo; devo raccontare innanzitutto una notizia.
      Sul mio blog invece sono colloquiale quanto mi pare e su cosa mi pare, continuando però a dare notizie. Sono due modi diversi di porsi, ma necessari l’uno all’altro per un’informazione completa. Secondo me, eh? ;-)
      Ma a proposito di narcisismi e pessimi caratteri…hai letto l’ultimo capriccetto della direttrice di Vogue America riguardante i blog? ;-*

    31. PlacidaSignora
      marzo 17th, 2007 00:38
      31

      (Dario in ogni caso ha spiegato bene quello che volevo dire.)

    32. Antonio Sofi
      marzo 17th, 2007 01:10
      32

      Eh, appunto, troppi “io”: male. Ma nessun io: male uguale. Mi viene in mente la battuta contro Nanni Moretti: “spostati e lasciami vedere il film”, “spostati e lasciami leggere la notizia” vi piace? :)

      Ma io insisto (anche per Nanni Moretti mi piace): nessun “io” è peggio e anacronistico, e io difendo un giornalismo personalizzato (senza esagerare, lo ridico di nuovo), anche per la cronaca. Basta esplicitare il punto di vista. Perché dietro il dito dei fatti spesso si nasconde un giornalismo raffazzonato, che non è quello che amo :)

      ps: no, mitì, che ha detto la direttrice?

    33. I "resti" del Carlini...e le sue "illusioni" « Blog a Progetto
      marzo 17th, 2007 12:30
      33

      […] Antonio Sofi con un bel post ha delinato precisamente la questione. Ora, io capisco che sia così difficile per un reporter (possibilmente italiano) poter pensare, per istinto di conservazione, che qualcuno che non abbia un tesserino o non sia iscritto ad un ordine possa scrivere e commentare fatti d’attualità, eventi o contribuire ad aumentare la diffusione dei contenuti, ecc… Ma in realtà è proprio così, bisognerebee semplicemente prenderne atto. […]

    34. Alessandro
      marzo 20th, 2007 09:11
      34

      più considero la periodicità di queste discussioni su blog e giornalismo, più mi convinco che il blog aiuta il giornalismo a riflettere su se stesso più di qualsiasi altra novità sia venuta fuori negli ultimi vent’anni.
      l’esplicitazione del punto di vista è la prima mossa critica del lettore, o autocritica del giornalista. e il blog mette in primo piano il punto di vista. è punto di vista prima di qualsiasi altra cosa, prima di qualsiasi contenuto voglia veicolare.
      grazie a te, e grazie a carlini, perché ha dato inizio a una discussione veramente interessante.

    35. Cronachesorprese » Le moyen c’est moi
      marzo 20th, 2007 09:15
      35

      […] Nella discussione sui “toni colloquiali” seguita a un articolo di Carlini, sono talmente d’accordo con Antonio Sofi che mi viene quasi voglia di spegnermi come “io” per far considerare quello che dice “lui” con la dovuta attenzione ;-) Faccio qualche sottolineatura. […]

    36. AssignmentZero: giornalisti e dilettanti per il giornalismo del futuro « Nòva Mob
      marzo 20th, 2007 16:58
      36

      […] AssignmentZero: giornalisti e dilettanti per il giornalismo del futuro Blogger e giornalisti litigano? (leggi a partire da qui, poi qui e qui…) […]

    37. Effe
      marzo 20th, 2007 17:06
      37

      Arrivo in ritardo e con il fiato corto (sono anziano, e qui gli è tutto un vorticare di parole veloci)
      La butto per ora lì:
      questo confronto sull’argomento ben s’attaglierebbe al Litcamp (Barcamp letterario) La rete dei Segni, che si terrà a TOrino il 12/5 presso Palazzo Graneri della Roccia, sul tema delle scriture in rete e collaterali.
      Così lei mi ingolosisce: La prego, ci sia, e siateci.
      Lo ingiungo e lo pietisco.
      F

    38. Alessandro
      marzo 20th, 2007 17:09
      38

      lei sa, esimio effe, che già m’iscrissi :-)

    39. Effe
      marzo 21st, 2007 09:58
      39

      Essì, e si auspica anche il coraggio e la generosità di proporsi per un talk

    40. Sempre meno CD venduti: viva la digital revolution « .bernyblog –>
      marzo 22nd, 2007 11:38
      40

      […] ./> pinna on Jimmy Wales: capitalizzare wiki-styleCarlini e i toni colloquiali. Ma il giornalismo di qualità è da persona a persona. Webgol, a cura di Antonio Sofi on L’illusione della democrazia attraverso i blogberny on L’allungamento del pene in retecarl0z on L’allungamento del pene in reteberny on Jimmy Wales: capitalizzare wiki-style –>… […]

    41. Autocitantesi at coseinfila
      marzo 27th, 2007 23:02
      41

      […] Che si diceva? […]

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