La navicella aliena di Italia.it

[Di seguito una versione di un mio articolo uscito oggi nelle pagine nazionali dei quotidiani epolis (scaricabili integralmente in pdf nel giorno d’uscita), con il titolo “Facciamo bello Italia.it”. Parla, ovviamente, di Italia.it e dell’iniziativa di rethink-tank di Ritalia.]

Logo di Italia.itIn Italia il turismo è la prima “azienda” del paese. Non su Internet, però, dove infatti mancava un portale nazionale rivolto ai tanti turisti che ogni anno scelgono l’Italia per trascorrere le vacanze. Un “buco nero” digitale che è stato riempito da Italia.it, il portale italiano presentato qualche giorno fa dopo anni di annunci caduti nel vuoto.

La storia di Italia.it è piuttosto tormentata. Annunciato come imminente due anni fa dal precedente ministro dell’Innovazione, Lucio Stanca, è presto diventato il “portale che non c’è”, in eterna costruzione. Proteste anche per il costo complessivo dichiarato: 45 milioni di euro tra realizzazione, redazione e contenuti – questi ultimi affidati alle Regioni, dotate peraltro quasi tutte di portale turistico regionale e accusate per un po’ di far melina sul portalone. (Roberto Falavolti, amministratore delegato di Sviluppo Italia, intervistato da Anna Masera su La Stampa.it, spiega la ripartizione dei 45 milioni di euro stanziati).

Il nuovo governo decide comunque di riprendere in mano il progetto: il portale ci vuole, per promuovere e rilanciare il turismo in Italia. Ed ecco che una settimana fa (il giorno stesso in cui il governo Prodi rassegna le dimissioni nelle mano di Napolitano: non era giornata) spunta il logo ufficiale. Una “i” con puntino rosso e una “t” verde stilizzata che dovrebbe ricordare la forma della penisola. Dovrebbe, perché ad alcuni ricorda una melanzana, ad altri un cetriolo. Non ha fortuna, il logo: tra i tanti sberleffi anche critiche autorevoli, come quelle dell’Aiap, associazione di categoria, che promuove una petizione per rifarne la grafica. Dopo il logo, il sito: Italia.it è on line. Apriti cielo. Tanta attesa è stata vana. Dai primi giudizi poco si salva: in molti ne criticano estetica, usabilità, sicurezza, contenuti. Trovare un giudizio positivo tra utenti e addetti ai lavori è impresa ardua: i soldi stanziati appaiono troppi a fronte del risultato finale.

Eppure non tutto il male viene per nuocere. Perché non solo di critiche è fatta la conversazione che s’accende sulla Rete. In poche ore un giovane programmatore, che si chiama Marco Pugliese, “riscrive” il layout della home page del portale utilizzando i css al posto delle vetuste tabelle, e mette a disposizione dei grafici ufficiali il suo lavoro. Spunta un blog multiautore, “Scandalo italiano”, che fa da aggregatore di opinioni e segnalazioni. Nasce dal basso “RItalia”, un progetto collaborativo volto a ripensare Italia.it, che in pochi giorni riesce a coinvolgere più di cento esperti in vari settori, che si sono divisi i compiti e si incontreranno dal vivo tra un mese. L’iniziativa, ci spiega il promotore Riccardo Cambiassi, ha come obiettivo quello di “di dedicare una giornata di lavoro per produrre un progetto per migliorare Italia.it, utilizzando gli strumenti e le risorse aperte disponibili in Rete”. Gratis, ovviamente, per puro spirito di servizio: “stiamo cercando di avere la presenza degli stessi rappresentanti del portale, per consegnar loro a fine giornata il risultato dei lavori”.

La morale è chiara. Italia.it ha fatto l’errore di calare sulla Rete italiana dall’alto, come una costosa navicella aliena. Senza mai aver provato ad “aprire” un po’ il cantiere dei lavori, ascoltando e coinvolgendo tutte quelle competenze che avrebbero portato consigli, passione e consenso. Dal basso e (forse) gratuitamente. La Rete questo insegna: più che il prodotto finito, conta saperlo fare insieme, alla luce del sole.

[tags]italia.it, ritalia, turismo, portale[/tags]

10 thoughts on “La navicella aliena di Italia.it

  1. Niente da aggiungere, solo che gli alieni (ricordi i Visitors) assumevano almeno sembianze umane, tanto per integrarsi; in questo caso restano alieni chiusi nelle loro tute spaziali, come spiegheresti altrimenti questa serp?
    Per me se la meritano ma una lettera a google la mando lo stesso (non per nazionalismo ma per difendere la categoria)…

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