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26/02/2007

BarCamp, equilibrio possibile tra conversazione e divulgazione?

di Antonio Sofi, alle 17:26

Eccomi di ritorno dal MarCamp di Ancona, ben organizzato da Luca & his crew. Ho seguito interessanti interventi divulgativi (da Flock di Koolinus a Second Life di Roberto Lupi), enogastronomici e aziendali (il gustoso Vino 3.0 di Giovy, e il solito bravo Tombolini) passando per i cittadini digitali di Nicola Mattina (che mi ha fatto accendere qualche interessante lampadina) e le serie tv via torrent di Luca Conti, fino alla passione fatta performance di Robin Good e la sua esperienza di “newsmaster”. Interessanti anche gli altri interventi, cui ho cercato di dare a tutti seppur breve ascolto contemporaneo tipo zapping dagli oblò delle aule universitarie.

La qualità degli interventi, e il piacere degli interstizi (e dei cocktail anconetani) non si discutono. E un BarCamp vale sempre il prezzo del biglietto (che peraltro non c’è).

Eppure, tornando in treno a Firenze, forte della mia quarta partecipazione a simili iniziative, mi sono domandato come questo straordinario format d’incontro si sia nella pratica concreta evoluto dal primo coraggioso BzaarCamp di Milano passando per Torino e Roma fino all’esperienza embedded di ActionCamp (l’unico cui non sono stato, finora) e al MarCamp, appunto.

Faccio quindi un discorso generale, da innamorato di questo format. La mia impressione è che il format BarCamp si sia impercettibilmente spostato da un piano orizzontale di conversazione e condivisione passionale ad un piano inclinato che tende a sposare un intento latamente divulgativo.

Nel primo caso si tratta di un approccio sintetizzabile in qualcosa tipo “Condivido con voi quello che so o che ho scoperto, e che non riguarda necessariamente cosa sto facendo io sul Web, così ne parliamo“; nel secondo caso è qualcosa tipo “Vi spiego cosa è questo sito/servizio, che spesso riguarda quello che sto facendo io sul Web, perché forse non lo conoscete e vi potrebbe interessare“.

Ad Ancona per esempio c’erano due sale, credo distinte anche in base a questa logica: una chiamata Bbigital!, da una bella idea di Andrea Toso, e dedicata alla divulgazione; l’altra General, che però non si è chiaramente differenziata dalla prima. Ma ovviamente non è colpa di nessuno. E’ che basta mettersi d’accordo. Nella sala “Conversation” non si può parlare più di cinque minuti ex cathedra e poi si può iniziare a chiacchierare. Io volevo far così: parliamo di Casini nei commenti di LiberoBlog? Ma c’ho pensato tardi e non c’è stato tempo.

Vorrei che fosse chiaro che il problema non è parlare di cose che ci riguardano in prima persona (in fondo è inevitabile, l’ho fatto anche io), ma l’approccio. Di chi parla e di chi ascolta. La mia impressione è insomma che si debba far di tutto per mantenere divulgazione e conversazione in un equilibrio virtuoso. Senza che uno dei due prevalga. Perché se prevale il primo, i più “esperti” magari si annoiano; se prevale invece il secondo i neofiti non capiscono nulla.

[tags]BarCamp, MarCamp, divulgazione, conversazione[/tags]


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  • 17 Commenti al post “BarCamp, equilibrio possibile tra conversazione e divulgazione?”

    1. .bernyblog –>
      marzo 3rd, 2007 02:26
      1

      interazione F2F magari davanti a un piatto d’insalata, o nel campus là fuori. E comunque nessuno dice che sia facile trovare un buon equilibrio tra divulgazione e conversazione, come si discute a latere del recente MarCamp italico. D’altronde anche David Weinberger ammette qualche passo falso più che personale all’evento del MIT—pur se i commenti negano alcuna “failure”. Ribadendo infine che, da una parte e dell’altra dell

    2. Tommy
      febbraio 26th, 2007 21:03
      2

      Ciao Antonio,

      inanzitutto ti confido che è stato un piacere conoscerti.

      A Roma un po’ per timidezza, un po’ per disorientamento di fronte alla prima esperienza, non ho osato romperti le scatole.

      Ad Ancona tra organizzazione, piccoli imprevisti e altro, ho dedicato poco tempo alla conversazione e quando ne avrei avuto modo non avevo più la forza per affrontare discorsi “raffinati” e spingermi oltre la mini-presentazione della cameriera “Diventa-imprenditore-di-te-stesso!” del locale.

      Pazienza, comunque, spero di rifarmi alla prossima occasione!

      Per quanto riguarda le sale l’idea era di creare 3 sale distinte: General, BDigital! e Demo con differenti tipi di speech.
      Inoltre avremmo dovuto allestire al posto del porticato (inutilizzabile dopo le 16.00) una stanza Social in cui chi vuole, lontano dai pasti, avrebbe potuto approfondire argomenti iniziati e perchè no iniziarne altri.

      Fatto sta che la presidenza (a cui sia chiaro vanno i miei più cari ringraziamenti) ci ha dato un’aula dalla parte opposta dell’edificio, rendendola di fatto funzionale solo per il pranzo.

      Inoltre nel giro di un’ora le presentazioni, poco più di una ventina quelle dichiarate sul Wiki, sono raddoppiate, andando a compromettere la scaletta che era stata creata, che prevedeva tempi più lunghi in grado di accogliere discussioni e domande.

      Per quanto riguarda l’approccio dici bene, nella nostra testa c’era la volontà di predisporre una stanza dedicata alla divulgazione, dove i non addetti ai lavori possono scoprire e imparare ed un’altra in cui si affrontano temi più “tosti” per “chi se la sente”!

      La conversazione è stata poi minata dai tempi, ma per evitare quello che è successo a Roma, ci siamo imposti di essere rigorosi, e così è stato a scapito degli interventi.

      Sinceramente mi spiace anche per la tua presentazione: probabilemente avrebbe potuto dare quel po’ di dialogo che è mancato!

      Ma si sa: da ogni BarCamp si impara qualcosa..e noi, nonostante la bellissima esperienza, siamo ancora in beta.

    3. Antonio Sofi
      febbraio 26th, 2007 21:24
      3

      Caro Tommaso, io ho segnalato la divisione delle sale proprio perché avevo colto e apprezzato proprio questo tentativo di equilibrio. E devo dire che, quanto a rispetto dei tempi e organizzazione, il MarCamp avrà da insegnare a tutti quelli che verranno dopo, dai cartelli “ora basta!” alle segnalazioni in TUTTE le sale di quello che c’era e ci sarebbe stato nella ALTRE sale. Voglio dire: utilissimo e molto ben congegnato.

      Sono contento che mi dai modo di specificare.

      Prima cosa: trovo assai utili i momenti puramente divulgativi. Se io faccio una cosa e la voglio condividere con te è comunque cosa buona e giusta. Ad Ancona, come in altri BarCamp, ho scoperto una miriadi di cose che non conoscevo, che mi sono appuntato e che mi sono andato a vedere. Una di queste era proprio la soluzione che stavo cercando per un mio progetto e non riuscivo proprio a trovare. La scoperta serendipitosa che nasce anche se non soprattutto, dall’incontro con l’altro.

      L’approccio “divulgativo” è comunque cosa buona. Sulla “conversazione”, la mia è una questione di approccio (mio, nostro, mi metto con tutti i piedi nel calderone). Un format come quello del BarCamp è una boccata di aria fresca per chi, come me, è abituato alle logiche dei convegni tradizionali, nonché ai corsi universitari. Ed è forse anche per questo che io sono più “affamato” di dinamiche informali, specie quando, come in questi casi, ci si ritrova tra persone che condividono passioni e comuni interessi.

      E nemmeno a dire che momenti di conversazione più orizzontale non ci sono stati, anzi! E’ solo che mi piacerebbe che, almeno in questi contesti, provassimo a liberarci ancora di più degli automatismi classici (c’è uno che parla e gli altri che ascoltano finché non finisce) e inventarsene alcuni di nuovi – come sia ad Ancona che in altri BarCamp talvolta è accaduto e che a mio parere sono stati i momenti più piacevoli e (oserei dire) più formativi e interessanti.

      :)

    4. Andrea Toso
      febbraio 26th, 2007 23:57
      4

      L’importante è il pensiero! Spero che ci sia una sala BDigital anche a Genova e Matera… :-)

    5. kOoLiNuS
      febbraio 27th, 2007 00:32
      5

      posto che condivido tutto quello che hai scritto nel post e seguente commento io trovo che il BarCamp italiano ha assunto dimensioni troppo “grosse”.

      nel senso che abbiamo fame di incontrarci, vederci, toccarci, sentirci, sorriderci o guardarci di sottecchi.

      e questa fame porta affluenza, che porta disordine che porta chi organizza ad imporre un ordine.

      io dico solo che se avessimo avuto un clima più mite o una sala “accoglienza” piu’ accogliente di un’aula universitaria forse l’equilibrio di cui parliamo l’avremmo colto al 100%

      che ne pensi ?

    6. Giovy
      febbraio 27th, 2007 12:51
      6

      Felice che ti sia piaciuta la mia presentazione, sto già pensando alla prossima che… sarà diversa, ma in qualche modo cercherà di tenere un certo filo conduttore… ci sto lavorando… :P
      Per tutto il resto, trovo che l’organizzazione abbia fatto davvvero un grande lavoro; certo, alcune cose erano perfettibili ma… ehi… va bene così per essere la prima volta!
      Al prossimo BarCamp (tanto ci vedremo di sicuro a Matera, no?) ;)

    7. riflessioni dopo il MarCamp (1 di …) at kOoLiNuS.net
      febbraio 27th, 2007 13:36
      7

      […] Concordo del tutto con le opinioni espresse nei post scritti dopo il MarCamp di Claudio Cicali, Antonio Tombolini e Antonio Sofi (nomi e cognomi, sei contento Nicola D’Agostino ? ) …. […]

    8. Effe
      febbraio 27th, 2007 16:08
      8

      come, a Matera?
      E il Litcamp di Torino?

    9. Antonio Sofi
      febbraio 27th, 2007 22:12
      9

      Io mi ripeto: sì forse la location “universitaria” avrà inconsciamente influito sul mood, ma penso che sia tutto tranne problema di organizzazione, che ad Ancona ha funzionato alla grande. E’ problema di nostro approccio.

      Dobbiamo investire di più, in quanto “presentatori” e in quanto “spettatori” in format diversi, più partecipati.

      Cosa che avviene perfettamente in Rete, e che è necessario provare a sperimentare anche se non soprattutto quando ci si vede dal vivo. Che conviva serenamente con presentazione più divulgative, che devono rimanere.

      Per esempio Casini nei commenti, ma anche altri temi che girano o stanno girando in rete. Non sarebbe stato utile e/o divertente una sessione di conversazione sulla pubblicità sui blog o, chessò, il caso Italia.it?

      Aggiungo questa bella intervista ad un simpatico omino che considero il papà dei BarCamp in Italia, Riccardo Bru Cambiassi – che parla anche della scalabilità dei barcamp, con considerazioni acuta da par suo (intervistato da Nicola Mattina) http://blog.nicolamattina.it/?p=380

    10. Antonio Sofi
      febbraio 27th, 2007 22:14
      10

      Effe, ma cavolo, ma con tutte le date disponibili proprio in contemporanea con quello di Matera? Disgraziati… :)
      chi inventa ubiquità?

    11. Apogeonline - Conversazione e divulgazione
      febbraio 28th, 2007 13:00
      11

      […] MarCamp, l’importanza della conversazione. Arrivano i commenti dettagliati del Marcamp, quarto BarCamp italiano tenutosi sabato scorso ad Ancona. Tra le presentazioni più seguite, quella di Robin Good sui blog commerciali, che Filippo di MacBlog ha registrato e condiviso. Fullo critica un po’ una certa frenesia nello svolgimento, mentre Antonio Sofi su Webgol ragiona sull’importanza di bilanciare la divulgazione con la conversazione. Strada che è stata seguita da Giovy, che racconta la sua esperienza e il suo talk, e merita gli applausi di Antonio Tombolini, che esorta a parlare delle proprie passioni. Maxime, alla sua prima esperienza di BarCamper, racconta con ironia la sua giornata. […]

    12. Alessandro
      febbraio 28th, 2007 17:07
      12

      anch’io ho notato una “flessione” della conversazione ad ancona. l’ho attribuita in parte alle aule universitarie, in parte all’assenza di interventi particolarmente adatti a scatenare la conversazione, come a roma erano stati ad esempio quelli di morgagni, pasteris e d’ottavio, per dire alcuni di quelli più partecipati. poi c’è da dire che c’era la metà della gente intervenuta a roma. ancora una concausa possibile? l’ottima organizzazione ha fatto in modo che non si sforassero i tempi degli interventi ma anche il dibattito probabimente non è stato incoraggiato. lo stesso robin good, che fa sempre molto discutere, a roma si è seduto in mezzo alla stanza, rifiutando anche la pochissima verticalità della stanzetta, e parlando a braccio; ad ancona ha fatto una presentazione da comunicatore consumato (e indubitablimente lo è) con slide e ritmo incalzante. quasi nessuno ha replicato, mentre a roma le domande erano state tante e non comodissime.
      insomma, per qualche ragione che può essere una di quelle che abbiamo individuato o tutte insieme, la conversazione ad ancona ha sofferto un po’. l’abbiamo notato tutti e per questo credo che alla prossima occasione ci rifaremo :-)
      ancora complimenti a chi di dovere, comunque, per l’ottima organizzazione.

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      febbraio 28th, 2007 20:07
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    14. Antonio Sofi
      febbraio 28th, 2007 20:16
      14

      E’ tutta questione di cultura. Oramai ci sono alcuni di noi che hanno frequentato più barcamp e sanno dalla propria esperienza cosa funziona e cosa no, quale equilibrio è opportuno ricercare. Sia in quanto “discenti” di divulgazione che “partecipanti” o “proponenti” di conversazioni (continuo a dire che sono importanti entrambi).
      Insomma, sta soprattutto a noi, senza delegare niente a nessuno… :)

    15. bernardo parrella
      marzo 1st, 2007 04:09
      15

      “what it is is up to us” — esatto, questo motto coniato da rheingold nei primi 90 qui con i giri di the welle e virtual communties, e’ sempre validissimo e va sottolineato in ogni dove, oggi piu’ che mai

      e siccome io ho frequentato quei giri, e i molti meeting di quegli anni in california e sulla east coast (ma non i bar camp italici, sorry), posso dire che questa ricerca di euilibrio esisteva gia’ allora, e che non e’ facile ricrearla ad ogni evento

      se pero’ e’ vero che e’ “tutta questione di cultura”, antonio, altrettanto vero e’ generazioni ed esperienze si mischiano a volonta’ e forse in sistuazioni tipo il barcamp meglio sarebbe privilegiare la conversazione a dispetto della divulgazione, che in fondo puo’ essere benissimo asincronica e online

      oggi come 15 anni fa, dovendo puntare a qualche squilibrio tra i due elementi per varie faccende logistiche, ritengo assai piu’ utile puntare su scambio e convivialita’ in questi F2F meeting, anche a dispetto di qualche falla nella divulgazione

      va anzi evitato il contrario, con situazione da vecchi tempi e old approach, che tuttavia sbuca non di rado anche qui; guardate questo (affidabile) report su un evento, svoltosi l’altro giorno al MIT, , formalmente promettente ma risoltosi negativamente a favore delal divulgazione (con qualche mea culpa di weinberge:

    16. Effe
      marzo 1st, 2007 12:48
      16

      eh, al sovrapposizione delle date (inconsapevole, all’inizio) è stata dettata dalla Fiera Internazionale del Libro di Torino, cui siamo, per contigità d’argomento e per fatto logistico, contemporanei.

    17. Antonio Fini :: Blog :: ZenaCamp
      aprile 12th, 2007 11:46
      17

      […] anche io mai stato, almeno fisicamente. Leggo i vari report di un caro amico assiduo frequentatore… […]

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