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04/01/2007

User Tested Content, ovvero l’anno delle metriche

di Antonio Sofi, alle 20:36

Metriche :)E’ l’anno delle metriche, secondo il bell’articolo di Giuseppe Granieri su Apogeonline. L’anno cioè in cui la Internet che conosciamo, da adolescente con un brutto carattere quale è non solo anagraficamente (l’intuizione è di Beppe Caravita) si farà adulta – si farà “prendere le misure” grazie a metriche ancora però in parte da inventare.

Metriche che saranno tanto più affidabili quanto riusciranno a prescindere da page views di stampo televisive, che non riescono più a rendere giustizia di un Web dinamizzato dalle mille possibilità di pubblicazione e di scrittura. Parametri del tutto nuovi, scrive Giuseppe: “affidabilità (sui singoli temi, non personale), capacità di influenza, relazioni” e chissà cosa altro diavolo ci si inventerà di meglio. I link tout court, per esempio, non stanno mica tanto bene, soli soletti e non semantici – come da dogma Google-centrico (trappola in cui secondo Giuseppe è caduta anche Technorati e chissà se si rialzerà).

Metriche, il navigatore satellitare della Rete
Queste nuove metriche che verranno non solo “serviranno a fare in modo che chi ragiona sulla pubblicità abbia sufficienti elementi per valutare l’impatto e il risultato degli investimenti in Rete” (e parleremo nei prossimi giorni ampiamente di Metafora, che in questa direzione vuole sperimentarsi in un doppio salto mortale), ma sperabilmente permetteranno a semplici utenti come noi di orientarsi meglio nei mille contesti più o meno piccoli e spesso poco conosciuti che come pezzi di puzzle compongono la Rete.

Il problema in fondo è sempre lo stesso: come fare a trovare la cosa che si cerca, sì, proprio quella lì.
E fosse solo trovarla! Ancora più importante è capire che la si è trovata.

L’identità c’azzecca
E forse c’azzecca anche l’identità, direbbe Di Pietro.
Per niente disarticolata dall’impatto terrifico dei social network di sharing video come YouTube, veri dominatori del 2006 sulla Rete.

Seppur dall’alto dei milioni di video scaricati ogni giorno, della creatività amatoriale o della condivisione di passioni mainstream (in barba o quasi al copyright), anche questi giganti si poggiano sulle migliaia di spalle dei blog più o meno nanetti, che si occupano di riverberare il contenuto, dargli un contesto e farlo arrivare fin dove forse non sarebbe arrivato con le semplici intenzioni di ricerca delle singole persone, per dirla con John Battelle.

Sul tema dell’identità riflette anche Federico Fasce con un bell’approfondimento dal titolo “Dai blog al Digital Lifestyle Aggregator“. E’ una lucida carrellata su come, a partire dai blog come centri di gravità identitari permanenti, l’identità digitale venga smaterializzata in mille atomi di comunicazioni attraverso mille rivoli e canali (dalle foto ai video, dalla musica ai preferiti, dai feed ai commenti, al maligno microblogging di Twitter, e così via).

Il problema è (forse) come rimaterializzarlo in modo sensato, non potendo usare (per ora) marchingegni alla Star Trek. Come tenerne traccia affinché poco vada disperso, poco sia non riconducibile ad una identità precisa – che peraltro ha voglia di conversare, ovvero di attirare a sé le voci esperte che parlino con lui.

Troppa condivisione fa male
Non sarà che forse si esagera, però? E che questo pervasive sharing (come lo chiama Andrea Martines fresco di blog non certo di Internet), questa condivisione a tutti i costi della propria vita personale oltre che professionale porterà alla fine più malefici che benefici?

Può darsi.
Ma è nella dinamica dei territori di frontiera (e di ricerca) – un’altalena giocosa tra apertura e chiusura. Si sperimenta e si prova, ci si tuffa come cavallette sul nuovo giochino, spingendolo al massimo e spolpandolo vivo, per poi tornare indietro alle cose che funzionano (l’unica vera tecnologia è ciò che funziona). Se le cose non servono davvero, ovvero non rispondono ad un bisogno profondo, non dureranno. Ma che ci sia gente che le testa è cosa buona, raffina le soluzioni.

User tested content Рnon ̬ forse questo il vero asso nella manica di Internet?


  • Il teatrino di Google su You Tube
  • Bozze di sceneggiature al femminile
  • Augurio au contraire per l’anno nuovo
  • I siti so’ piezz’e Core

  • 9 Commenti al post “User Tested Content, ovvero l’anno delle metriche”

    1. Luca De Biase
      gennaio 6th, 2007 19:02
      1

      stessi stanno discutendo in modo serio e approfondito su come questa metrica debba evolvere. Giuseppe Granieri, su Apogeonline, ha rilanciato un dibattito molto interessante, al quale hanno partecipato, tra gli altri, Enrico Sola su SuzukiMaruti, Antonio Sofi su Webgol, Andrea T su iBlog.it e altri. Trovo di enorme interesse tutto questo. Il problema che mi pongo è questo: c’è una relazione tra la metrica adottata e il tipo di contenuti che emergono? E se s

    2. Apogeonline - Home page
      gennaio 9th, 2007 15:24
      2

      commenta classifiche e mappe partendo dall’articolo di Giuseppe Granieri apparso su queste pagine. Non solo sono necessarie nuove metriche, ma serve soprattutto chiedersi quale sia la reale utilità di una classifica. Anche Antonio Sofi su Webgol commenta e si chiede se troppa condivisione non faccia male. Ma una cosa è certa, serve alla sperimentazione e alla crescita. YouTube uccide l’HdTv? Giuseppe Granieri commenta un pezzo (in inglese) di

    3. Sid05 weblog
      gennaio 9th, 2007 20:52
      3

      cultura (per esempio quella della pubblicità televisiva). E neppure deve tutto essere lasciato alla logica di un grande player (per esempio Google, anche se il suo modo di agire è molto aperto, almeno apparentemente). Altri link che vi consiglio: User Tested Content, ovvero l’ anno delle metriche – webgol, L’Internet del 2007 – Giuseppe Granieri – Apogeoonline, Classifiche, metriche, reti sociali – i blog Il terzo (s)punto, per completare questo raginamento, nasce da the sausage manifesto: ovvero problemi e proposte rivolte ai motori di ricerca ed in

    4. Musica pubblicita
      gennaio 4th, 2007 21:17
      4

      Original post: User Tested Content, ovvero l’anno delle metriche by at Google Blog Search: musica pubblicita

    5. sergio maistrello
      gennaio 4th, 2007 23:39
      5

      ti fanno bene le vacanze a te :)

    6. Luca Conti
      gennaio 4th, 2007 23:42
      6

      “Si sperimenta e si prova, ci si tuffa come cavallette sul nuovo giochino, spingendolo al massimo e spolpandolo vivo, per poi tornare indietro alle cose che funzionano (l’unica vera tecnologia è ciò che funziona).”

      Questa mi è piaciuta e la cito su un prossimo articolo: attento alla rassegna stampa della settimana prossima :)

    7. svaroschi
      gennaio 5th, 2007 00:37
      7

      Infatti…il che non vuol dire che puoi tornarci subito, in vacanza! :-P

      Poi: Twitter, per dire, è un curioso oggetto, in quanto votato al cazzeggio puro, per il momento.
      Del resto, le applicazioni di questo tipo rispondono ai bisogni (anche non stringenti) degli utenti. Si formano in base a quello, si arricchiscono (o no) in base a quello.

      Oggi se ne parlava con un nuovo arrivato a “twitterland”: senza contenuti non serve a nulla, diceva.
      Può essere, ma forse possiamo inserirli noi.
      O pensare di utilizzarlo diversamente da come è stato pensato.
      Senza andar di utopia, sia chiaro.
      Ed è proprio questo il bello: è un oggetto nelle nostre mani. Renderlo più o meno utile/interessante/divertente sta a noi.

      Uhm, devo aver già sentito queste frasi a proposito di qualcos’altro… ;-)

      P.S. Poi su Twitter avrei un paio di appunti in mente, ma cercherò di approfondire in seguito…

    8. Metafora AD Network » Blog Archive » L’anno delle metriche
      gennaio 5th, 2007 17:10
      8

      […] Il secondo è un post di Antonio Sofi su Webgol, che nel citare diversi spunti di attualità della Rete s’inventa un neologismo piuttosto interessante: Ma è nella dinamica dei territori di frontiera (e di ricerca) – un’altalena giocosa tra apertura e chiusura. Si sperimenta e si prova, ci si tuffa come cavallette sul nuovo giochino, spingendolo al massimo e spolpandolo vivo, per poi tornare indietro alle cose che funzionano (l’unica vera tecnologia è ciò che funziona). Se le cose non servono davvero, ovvero non rispondono ad un bisogno profondo, non dureranno. Ma che ci sia gente che le testa è cosa buona, raffina le soluzioni. […]

    9. PlacidaSignora
      gennaio 6th, 2007 10:53
      9

      Quoto il pensiero di Martines; quando è uscito Twitter il primo aggettivo che m’è venuto in mente è stato “ossessivo-patologico”. Secondo me l’ha inventato un amante geloso…;-D

    10. Webgol, a cura di Antonio Sofi » Blog Archive » User Tested Content, ovvero l’anno delle metriche
      gennaio 10th, 2007 09:13
      10

      […] 04/01/2007User Tested Content, ovvero l’anno delle metriche […]

    11. Matteo
      gennaio 10th, 2007 17:49
      11

      E’ la definitiva pornificazione del web, baby….
      ;-)

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