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19/12/2006

I nuovi media e l’autoghettizzazione reciproca

di Antonio Sofi, alle 18:09

Cover story di Time, sull'uomo dell'anno 2006Ieri i quotidiani italiani hanno fatto sbornia di ottimismo a seguito della cover story del settimanale Time sull’uomo del 2006 che uomo non √® ma molteplicit√† vagante e generante sul Web (una piccola selezione su Quinta di Copertina di ieri). In sottofondo un’aria melliflua di sdoganamento pi√Ļ o meno forzato: via libera ai nuovi media.

Anche oggi, ma √® giusto per fare un esempio tra mille, a margine di un articolo che annunciava l’accordo tra la News Corp di Murdoch, la Cbs e la Nbc per lanciare una piattaforma concorrente di You Tube, Ettore Livini su Repubblica scrive che √® “la battaglia del vecchio contro il nuovo che avanza”.

Ma stiamo davvero parlando di nuovi media? O meglio: ha ancora senso definirli tali? O ancora meglio: quali sono le cause e gli effetti del chiamarli nuovi – questi media che si conquistano la copertina furbetta di Time? Ne scrivevo qualche giorno fa, a margine di un incontro a Roma in cui Stefano Epifani interpret√≤ il pensiero di molti di noi dicendo “ma quando la finiremo di chiamarli nuovi?”. Appunto.

Dal punto di vista del cosiddetto giornalismo online, riprende l’argomento Mario Tedeschini Lalli, giornalista che non certo da ieri si occupa di nuovi media. Tedeschini Lalli ricorda l’iniziale diffidenza dei colleghi verso le professionalit√† giornalistiche che iniziavano una decina di anni fa a confrontarsi con le sfide del Web (e che ricorda quell’accusa di “paragiornalismo” rivolto ancora prima ai nascenti uffici stampa – come ha pi√Ļ volte scritto Giovanni Bechelloni): ¬ęEravamo indicati come “quelli di Internet”, considerati dei tipi “che sapevano di computer”, ecc. Della serie: “Divertiti, ragazzo, ma lasciami lavorare”¬Ľ. E quindi aggiunge:

Peccato che, nel frattempo, molti di noi che il “giornalismo online” pensavano di farlo fossero andati invece scoprendo che – appunto – il “giornalismo online” non esiste, che esiste cio√® un unico giornalismo. Un giornalismo che usa strumenti digitali in qualunque medium il prodotto si esprima, che i media sono o possono essere perci√≤ tendenzialmente invarianti rispetto al contenuto e che una testata giornalistica che voglia fare i conti con la realt√†, deve riconsiderare e ricomprendere il proprio prodotto come diretto a pubblici diversi, con strumenti diversi, in luoghi e momenti diversi.

E quindi, sulla questione “nuovi o vecchi media” scrive parole, per quanto mi riguarda, conclusive di ogni ulteriore eventuale dibattito. Da leggere attentamente (grassetto mio):

Se questi concetti hanno una qualche misura di validit√† descrittiva e interpretativa, √® pericoloso parlare di “new” media non solo o tanto perch√© i cosiddetti nuovi media siano ormai anagraficamente “vecchi”, ma perch√© cos√¨ facendo se ne sottolinea l’alterit√†, la natura “aggiuntiva”, piuttosto che comprendere il totale cambiamento di paradigma che il nuovo ambiente tecnologico e culturale comporta.

Paradossalmente, l’insistenza sul concetto di “nuovi” media √® funzionale tanto a chi lavora e produce informazione in forma di old media (“Io continuo come sempre, voi vedete un po’ quello che riuscite a fare, chi ha pi√Ļ filo da tessere si vedr√†”), quanto a chi lavora o produce informazione in forma di new media (“Io sono il futuro, giornali, tv e radio, sono il passato, moriranno di consunzione e supponenza”). E’ l’autoghettizzazione reciproca, di chi non si rende conto di star giocando in realt√† la stessa partita, sullo stesso campo da gioco, davanti allo stesso pubblico (un pubblico, peraltro, che √® sceso in campo o pu√≤ scendere in campo anch’esso).

C’√® davvero poco altro da aggiungere – prover√≤ per primo anche io a rinunciare d’ora in poi alla semplicit√† descrittiva della locuzione “nuovi media”. Sperando che, almeno per un po’, non ne inventino una nuova davvero.

[tags]Mario Tedeschini Lalli, nuovi media, internet, Time, giornalismo[/tags]


  • Teorie e Tecniche dei Nuovi Media
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  • 9 Commenti al post “I nuovi media e l’autoghettizzazione reciproca”

    1. Il Blog di Stefano Epifani
      dicembre 19th, 2006 23:56
      1

      si pensa alla TV (il “qualche” √ɬ® un auspicio, ovviamente).√ā¬†√ā¬†In altri termini, oggi la commistrione tra strumento e mezzo, tra internet ed il web, tra comunicazione e tecnologia ritengo defocalizzi un po’ la questione. Non posso che concordare con Antonio Sofi, quando definisce√ā¬†“conclusive” le osservazioni che Mario Tedeschini Lalli fa nel suo ultimo post, dal provocatorio titolo “E se scoprissimo che internet non esiste?”. Il dibattito sulla natura dei “nuovi” media (che, come da auspici, √ɬ® davvero

    2. antoniocontent
      dicembre 20th, 2006 00:23
      2

      Credo che sar√† difficile liberarsi del fenomeno dell’autoghettizzazione finch√® i creatori dei contenuti continueranno a caratterizzarsi non per il tipo di contenuti (un racconto, un articolo, un film) ma per il fatto di adottare una particolare modalit√† di distribuzione dei contenuti stessi (io sono un “blogger”, tu sei un “podcaster”, tu invece sei “vecchio” perch√® scrivi per la carta stampata, tu sei “becero” perch√® fai la TV tradizionale, etc etc).

      Tra l’altro in questo modo si genera non poca confusione: in questo post (http://piublog.splinder.com/post/10287664/Le+parole+magiche) l’autore sostiene che il termine “podcasting” √® inutile, e potrebbe essere tranquillamente sostituito da “contenuti video”. E anche se il grido di dolore contro le “parole alla moda” √® del tutto condivisibile, in questo caso c’√® una evidente confusione tra un contenuto (il video o l’audio) e la sua modalit√† di distribuzione (il podcasting, lo streaming, l’etere, il satellite…). Ma la colpa di questo caos semantico non √® certo di chi ha scritto il post, ma della stampa tradizionale che (come forse nessuno sa meglio di te) quando uscirono i blog fecero i titoli con “Blog, il giornale-fai-da-te” o “Il podcasting, la radio del futuro”.
      a

    3. stragatto
      dicembre 20th, 2006 01:46
      3

      Chi parlava di “contenuti video” ero io (e mi e’ scappato di scrivere cosi’ ma avrei dovuto scrivere “audio e video” e per pura pigrizia poi non ho corretto) … ma attenzione: forse sono scivolato sulla ambiguita’ semantica della parola “contenuto”. Cioe’, posto che il contenitore e’la pagina web, come “contenuto” intendevo quello che e’nella pagina web, che puo’essere classificato come testo, immagine statica, suono o video, e che e’ “contenuto” in quanto sta in un “contenitore”. Perche’inventare parole nuove per qualcosa che nuovo non e’, se non per “venderlo” meglio? E non era un grido di dolore il mio, ma semplicemente un richiamo a quella che mi sembra una realta’ plausibile. In fondo, e’prassi comune studiare imballaggi piu’ attraenti, che di sicuro aiutano nella vendita dei prodotti piu’ svariati.
      Bene, anzi male: volevo commentare a proposito dell’autoghettizzazione, discorso sul quale sono totalmente d’accordo, sul quale non ho scritto in pubblico, ma ho borbottato in privato almeno in due occasioni a Roma, e invece mi sono impelagato tra contenitori e contenuti. Sorry.

    4. Mitì
      dicembre 20th, 2006 17:23
      4

      Forse c’entra poco, ma ogni tanto invidio un pochino i francesi che ammettono solo parole nel loro idioma (ess√¨los√≤ sono un’autarchica ;-D). In ogni caso anche per me, da sempre, √® “media” e basta (anche se preferisco “mezzi di comunicazione”). L’iniziale diffidenza dei colleghi credo fosse data anche dall’iniziale diffidenza verso lo strumento pc (monitor/tastiera/unit√† centrale); ne ho visti alcuni in preda al panico e all’isteria quando se lo son trovati per obbligo sulla scrivania: il mostro! Non aiutati anche da chi quel mostro lo conosceva gi√† per i fatti suoi, e faceva un po’ il sotuttoio-lassap√®rde- tuseiscemo-enoncapiraimai. Roba da far odiare tutto il web-ambaradan a vita. Ma poi (generalmente) la paura diffidente √® passata. E passer√† sempre di pi√Ļ. (ottimista oltre che autarchica eh?) ;-*

    5. Antonio Sofi
      dicembre 20th, 2006 20:33
      5

      Antonio, Stragatto, io vedrei anche se non soprattutto il bicchiere mezzo pieno – sono in fase ottimistica, succede prima o poi mi passa :) Con le parole si fanno cose, e spesso, banalmente, dalle etichette (perdute, cambiate, ritarate dopo iniziali usi distorcenti) spuntano i fiori dei contenuti :)
      grazie delle riflessioni

    6. Antonio Sofi
      dicembre 20th, 2006 20:38
      6

      Mit√¨, sull’ottimismo gi√† detto su, ma fa piacere aver compagni di bicchieri mezzi pieni. Proprio quel passaggio che tu racconti √® stato un vero e proprio “cleavage” culturale prima che tecnologico (altre funzioni, altre responsabilit√†) che hanno portato sempre di pi√Ļ la professionalit√† giornalistica ad allargarsi alla crossmedialit√†. Credo (e molte cose si vedono gi√† e si ono gi√† viste, eh) che inevitabilmente, nel metamedia di cui dice Mario, ritorni ad essere centrale il contenuto, “sciolto” per vari luoghi e media, trainato dalla centralit√† della persona (che scrive e che legge). abbracci e complimenti anche per la tua casa nuova :)

    7. antoniocontent
      dicembre 21st, 2006 11:11
      7

      Antonio, Stragatto, Mitì, grazie a voi delle riflessioni, magari proseguiamo la discussione al BarCamp di Roma. Ci siete?
      :-) a

    8. Ubik» Blog Archive » L’epoca della controriforma
      dicembre 21st, 2006 21:29
      8

      […] Dal ch√ɬ® si deduce ulteriormente che la spinta innovativa che aveva preso il via con la diffusione su larga scala di Internet sembra gi√ɬ† esaurirsi e all’orizzonte si prospetta una fase di normalizzazione del web con il rischio che l’aggettivo nuovi associato ai media debba essere abbandonato non per i motivi di cui parla Antonio Sofi ma perch√ɬ® di nuovo c’√ɬ® davvero pi√ɬĻ poco. […]

    9. stragatto
      dicembre 22nd, 2006 00:22
      9

      E chi ha detto che io vedo il bicchiere mezzo vuoto? Vero e’ che un proverbio siciliano dice: “Quannu ‘u diavulu t’accarizza, v√≤li l’anima”, ma se anche e’ vero che la farina del diavolo diventa crusca, se la farina e’ del nostro sacco sempre farina rimane, anche se la dovesse trasportare e distribuire Satanasso in persona.

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