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03/12/2006

Interstizi, de-lurking e conversazioni al BarCamp di Torino

di Antonio Sofi, alle 15:54

Un pezzetto del grafo della blogosfera italiana - by top.qix.itAssai piacevole l’esperienza al BarCamp di Torino, complimenti a Vittorio Pasteris che è stato padrone di casa impeccabile. Come al solito (e nella logica nativa dei BarCamp) il bello spesso stava negli interstizi tra una presentazione e l’altra, nella chiacchierata che si generava spontaneamente all’ingresso, al bar, ai margini degli eventi programmati. In questo senso faccio prima a citare Enrico, impagabile cicerone torinese e torinista:

In casi simili, tra un capannello e l’altro, le conferenze si auto-formano: uno sale in cattedra per 15 secondi, dice la sua, gli altri chiosano, poi la palla passa ad un altro e così via: siamo tutti transitoriamente conferenzieri . L’impressione che ho avuto è che non servano tanto *i temi* su cui conversare, ma *le occasioni* per conversare. E non è affatto obbligatorio che queste siano prefissate: si formano da sole, in base a chi c’è, ai temi del momento.


In ogni caso, ho anche con piacere seguito anche alcuni interventi (perdendomene altri per coincidenze e distrazioni): la croce e delizia del blogroll con Gaspar, Federico, Andrea, Tambu, e altri (tema già ampiamente dibattuto in Rete e dal quale, mi sembra, sia uscito fuori la non disprezzabile conclusione che ognuno-fa-un-po’-come-gli-pare) alla coraggiosa (lei dice “incosciente”, io insisto sul coraggio) Mafe sulla questione dell’aggregazione e ripubblicazione dei contenuti dei blogger; da Andrea Beggi che è riuscito per magia d’osmosi comunicativa a far capire – a me che non ne avevo la benché minima idea – cose fosse un tunnel SSH all’analisi tra politica e mobbing di Simone Morgagni (da approfondire), fino alla presentazione di Ludo & co sulla classifica dei blog italiani, che ha proposto alcuni affascinanti grafi della blogosfera italiana basati su link in ingresso e in uscita e preannunciato alcuni cambiamenti nei pesi specifici del ranking della classifica stessa – che sono tutti orientati verso una maggiore importanza delle live conversations e che qui si condividono pienamente.

L’impressione che ne ho tratto è che vi sia una maggiore consapevolezza generale della importanza delle conversazioni – una presa di consapevolezza che, come spesso accade, non segue le velocità della tecnica, ma ha bisogno dei tempi relativamente lunghi della pratica e dell’esempio concreto. Una blogosfera orientata alle conversazioni più che ai singoli post, ai link vivi più che a quelli tumulati nel blogroll, alle varie vite aggregative che i contenuti hanno tra politica e giornalismo. La blogosfera come un enorme nuvola pulsante che acchiappa le periferie con i link e ne fa comunque centro, separata da pochi link d’attenzione e d’interesse, che è fatta di persone che si incontrano, si scambiano e fanno emergere i contenuti (più o meno) migliori – spesso, appunto, negli interstizi dei media tradizionali.

De-lurking the Blogosphere
Agganciandomi a questo forte fil rouge conversazionale emerso spontaneamente ieri a Torino, sciolgo la mia presentazione sul de-lurking della blogosfera in qualche considerazione e un paio di domande aperte – che sono quelle da cui sono partito per riflettere sulle modalità di commenti e di commentatori nella blogosfera.

La prima domanda è: quando si commenta un blog, perché si commenta?
La seconda è: c’è o non c’è una percentuale di persone che “guardano ma non commentano” (lurkers, appunto)? E le persone che non commentano lo fanno perché non hanno niente di originale da dire, o per qualche altro motivo (abitudine ai media “tradizionali”, per esempio)?
Infine: quanto dello sviluppo della famigerata “big conversation” passa attraverso l’abitudine al commento, o meglio alle varie tipologie del commento?

Il commento (in tutte le sue forme) è un feedback pubblico e migliorativo – anche nelle sue tipologie più esiziali. Il punto è che chi ha un blog è inevitabilmente sia commentatore che commentato. E se come commentatori siamo spesso stitici e frugali, come commentati diventiamo avidi ed esigenti (il viceversa è probabilmente più raro).

Quindi – un po’ per gioco – ho provato ad individuare sei approcci estremi al commento sui blog – in parte confermatami dalle reazioni live, ma ben vengano nuovi approcci – che credo siano, più o meno, self-evident:

Approccio “negazionista”
"I commenti non esistono, né sono mai esistiti. Io non li uso e mai li userò. Se volete, qui c’è la mia mail"
Approccio “anarco-liberale” "Chi vuole commentare, commenta. Chi non vuole commentare, non commenta. I commenti sono porte aperte"
Approccio “trackbacchista” "I commenti ognuno a casa propria: se ho qualcosa da dire la dico sul mio blog e poi ti mando un fischio – o mi vieni a cercare"
Approccio “forumista” "I commenti servono a chiacchierare con una comunità di persone. Il post è spesso un mero spunto di discussione"
Approccio “scambista” "Commento ut des. Io do un commento a te, tu dai un commento (o qualcos’altro) a me"
Approccio “pedagogico”* "Bisogna commentare i blog che si leggono. Fare uno sforzo di “rottura” del vetro invisibile che separa autore e lettore"


[* Segnalo a tal proposito un post di Cool Cat Teacher, una piccola guida del commenting per i blog didattici dei più piccoli]

Conclusioni definitive non ce ne sono. O meglio sono aperte e “commentabili”.

Al di là dell’approccio, e delle modalità di contributo alla conversazione attraverso le varie forme di commenting (trackback oppure commenti in calce al post – che, come è emerso dalla discussione, possono tranquillamente convivere perché soddisfano differenti sfumature comunicative), una qualche riflessione sul de-lurking della blogosfera (specie per quanto riguarda coloro i quali leggono ma non hanno un blog) potrebbe contribuire – insieme a molte altre fatte ieri a Torino – a migliorare (qualitativamente più che quantitativamente) la conversazione globale.

Per gli amanti della biodiversità comunicativa, metto on line anche il pdf del mio intervento (63 kb) concepito come mero accompagnamento della presentazione, ma “commentato” (e visto l’argomento del de-lurking, direi opportunamente) da Gaspar e quindi leggermente modificato e/o migliorato :)

- altri post sul BarCamp di Torino
- Alcune foto: BarCampTurin, BarCamp

[tags]BarCamp, BarCampTurin, Big Conversation, Conversazioni, Lurking, Delurking, commenti, trackback, Torino[/tags]


  • BarCamp, equilibrio possibile tra conversazione e divulgazione?
  • BarCamp a Torino, Creatività a Firenze (non si sa mai)
  • Genetliaco babbione: cinque anni di Webgol.it
  • WaveCamp. Un barcamp che ci arrivo con il motorino (o quasi)

  • 49 Commenti al post “Interstizi, de-lurking e conversazioni al BarCamp di Torino”

    1. Il blog nella didattica
      dicembre 12th, 2006 15:32
      1

      L’intervento [PDF 64,0 KB] di Antonio Sofi al BarCamp di Torino. Sofi individua sei approcci estremi al commento sui blog: negazionista, anarco-liberale, trackbacchista, forumista, scambista e pedagogico. Sì, pedagogico: “Bisogna commentare i blog che si leggono. Fare uno sforzo di

    2. succede@catepol
      dicembre 11th, 2006 17:34
      2

      , pepenero, pulcychan, 8e49, ABS, ilgattosilver, inquiline, medioborghesi, luorui, diego, UPDATE 2 : Prendo spunto dalle cose che si dicono a valle del BarCamp. Sto leggendo in giro. Mi soffermo su questo post dove si parla di de-lurking. Per i non addetti: in pratica l’uscire dall’anonimato per commentare sui blog che si leggono mettendo nel commento qualcosa di se stessi, conversando insomma (ho molto semplificato ma questo è). Scopiazzo i sei approcci estremi di Sofi al commento

    3. Scriptavolant
      dicembre 10th, 2006 02:26
      3

      first and make an english version available as soosn as possible. Mutazioni della scrittura, commenti, blogosfera, elite, questo grossolanamente è il percorso che mi ha portato ad intervenire in un dibattito che si snocciola tra le “case†di Antonio Sofi, Simone Morgagni e l’onnipresente Mafe che invidio ed ammiro tantissimo per la fertilità multitasking del suo pensiero. Ma le donne, si sà, hanno un marcia in più. Usando le categorie nelle quali si è divisa la blogsfera e a giundicare dai dati

    4. mamma in corriera
      dicembre 4th, 2006 13:36
      4

      Il fatto è che la maggior parte dei miei amici sono profondamente analogici, come direbbe Maurizio, insomma quanto di più lontano dalla Rete uno si possa immaginare, e l’idea di investire anche solo 10 minuti del loro tempo a chiedersi se e come delurkizzare la blogosfera gli farebbe ribrezzo. Quindi un raduno è, tutto sommato, un buon compromesso. Poi, stamattina (di scrivere prima non se ne parla nemmeno, tra bimbo-marito-spesa-bucato e poi trasloco della nipote e cena con gli amici con cui domani prendiamo un aereo e

    5. + BLOG
      dicembre 4th, 2006 09:58
      5

      Prendo in prestito da Antonio Sofi, reduce dal BarCamp di Torino, le tipologie di sei approcci estremi al commento sui blog, che sono una variante della chiave di lettura del ruolo del lettore proposto da Giulietta di PsicoCafé. Considerando la enorme quantit

    6. Gaspar Torriero gone verbose
      dicembre 3rd, 2006 20:21
      6

      Ieri a Torino mi hanno dato, alternativamente, del talebano e dell’anarco-liberale. Tornando a casa riflettevo che è vero, specialmente riguardo alla commistione “business e blog”, che io appartengo all’ala purista. Ma non perchè io persegua un qualche ideale più alto: piuttosto mi pare che tutti i goffi tentativi di riprodurre

    7. Philapple
      dicembre 3rd, 2006 19:09
      7

      La presentazione a me è piaciuta moltissimo, complimenti!

      P.S. Questo commento è di un “anarco-liberale”…..
      P.S. Nessuno ha commentato questo post oltre a me; non è che hanno tutti paura di essere analizzati e di venire “categorizzati” ?

    8. Antonio Sofi
      dicembre 3rd, 2006 20:55
      8

      Grazie :)
      In realtà il nostro approccio “reale” è sempre molto più morbido, e misto e “sensibile” degli approcci “rigidi” di cui sopra, ovviamente.
      Per quanto mi riguarda, per esempio, la ragione mi spinge a pensarmi liberalissimo sui commenti: sono appunto una porta aperta, una opportunità, e non c’è bisogno di nessun “buttadentro” per far commentare – come mi diceva prima di andare a torino un “anarco-liberista” doc. La posizione è molto molto sensata – quasi inattaccabile. Uno commenta quando ha voglia, quando ha qualcosa da dire, quando è fortemente motivato. Allo stesso tempo però, c’è una parte di me che sui commenti è pedagogica, e pensa che forse ci vorrebbe un po’ più di “cultura della conversazione”, che forse non è automatica, né subito comprensibile – specie per chi magari ancora non ha un blog.

      Forse – e ne parlavamo anche a margine ieri sera – è *anche* questione di pensare non solo a nuovi strumenti di trackback (e quello di technorati funziona assai bene, sebbene sia dannatamente lento a caricarsi) oppure a nuove interfacce di commenting, che superino la logica da “note a piè di pagina” cronologiche attuali, magari per una visualizzazione, chessò, a nuvola o a post-it…

    9. Tambu
      dicembre 3rd, 2006 21:42
      9

      “interstizi” mi si autoassocia a cosa fastidiosa tra i denti, ma hai ragione tu: la potenza della conversazione live è spesso in quelle terre di mezzo, nei quarti d’ora accademici. E’ SEMPRE stato così, alle conferenze classiche, ed è così – paradossalmente – anche alle non-conferenze nate come ripicca delle classiche :)

      (e si, devo trovare il coraggio di commentarti più spesso :) )

    10. svaroschi
      dicembre 3rd, 2006 22:26
      10

      Beh, alcuni blog (WP ma non solo) permettono di vedere gli ultimi commenti, magari anche a post vecchi (lampredotto docet :P). Personalmente è una cosa che trovo utile. Anche per mettere in evidenza e non perdere conversazioni.

      A dire il vero non capisco alcune cose:
      - perchè l’approccio trackbacchista (che bella parola, ci sono modi per utilizzarla di più, anche a sproposito, please?) escluda i commenti in calce ai post. Cioè tu dici che si tratta di due diverse esigenze comunicative e io sono d’accordo. Ma quindi quale sarebbe la logica di chi appartiene a questa categoria? Una forma di “egoismo” della serie se-ho-qualcosa-di-significativo-da-dire-la-scrivo-sul-mio-blog-così-è-più-in-evidenza? O cosa?
      - come mai l’approccio forumista, di per sè valido, finisca per essere più spesso una degenerazione forumista
      - come ti sia venuto in mente di chiamare un approccio “scambista”!! :-P (non suona mica bene – poi magari è efficace, che ne so)

      Nota a margine della classificazione.
      Direi che gli approcci non sono 6, ma 5+1: l’approccio pedagogico non lo inserirei tra gli altri, ma a parte. Come intento, magari. Che suona anche meglio.

    11. alice
      dicembre 4th, 2006 09:12
      11

      Fino a un paio d’anni fa mi ricordo che mi capitava spesso di leggere post contro chi
      commentava per autopromuoversi. Da un po’ invece
      si scrive (di solito contro) dei “lurkatori” . Mi piacerebbe sapere perché ci sia stato questo cambiamento. Più interesse per la discussione? Oppure (come credo) più commenti incidono in qualche modo sulla popolarità?

    12. 30 seconds to Tambu » Blog Archive » BarCamp: interstizi
      dicembre 4th, 2006 09:47
      12

      [...] Già che ci sono, volevo approfondire un commento lasciato da Antonio (così contamino il mio approcio tipicamente anarco-liberalista con un pizzico di trackbacchismo ): [...]

    13. svaroschi
      dicembre 4th, 2006 11:43
      13

      Beh, Alice, credo si tratti di due cose diverse.
      Tutt’ora chi commenta per autopromuoversi non è ben visto.
      Però magari ora c’è una maggiore attenzione verso chi non commenta, proprio perchè ci si è resi conto che un maggiore coinvolgimento è possibile, perchè i lurker non sono sempre tali perchè non hanno niente da dire. E magari, se parlassero, aggiungerebbero qualcosa alla – guessa what? – conversazione. ;-)

    14. pietroizzo
      dicembre 4th, 2006 12:00
      14

      Ciao Antonio, peccato che non ci siamo visti! io ero lì la mattina a fare un intervento, ma ero influenzato, ho tossicchiato un po’ e poi sono fuggito a casa sotto le coperte per il resto della giornata. sarà per un’altra volta…

    15. Dr. Stupid » Blog Archive » Commenti sì, commenti no…
      dicembre 4th, 2006 12:03
      15

      [...] Nella sua presentazione al BarCamp, Antonio Sofi ha individuato ‘6 approcci estremi’ ai commenti sui blog. La realtà si presenta in genere più spuria, gli approcci idealtipici si ricombinano e danno vita a nuove varietà, etc. Ma lo schema mi sembra che corrisponda anche intuitivamente alla mia esperienza. [...]

    16. Antonio LdF
      dicembre 4th, 2006 12:24
      16

      Io commento quando ho qualcosa da dire.
      La prima, la seconda o la terza volta.

      Se poi non ho un feedback, mi girano le balle e non commento più.
      Magari continuo a leggere, ma perdere tempo nello scrivere la mia opinione senza esser preso in considerazione, mi dà molto fastidio.

      Sarò sucettibile..

    17. vanz
      dicembre 4th, 2006 12:45
      17

      Anarco-liberale con approccio forumista.
      Me lo metto sulla carta d’identità.

    18. moltitudini intelligenti » BarCamp Turin
      dicembre 4th, 2006 12:53
      18

      [...] Il BarCamp di Torino è andato.Ne parlo solo ora perchè sono dovuto scappare a  Milano e sono appena arrivato. Bell’evento, bella gente, bei discorsi.Inutile spiegarvi tutto, quello che penso (come al solito) è stato già esplicitato da blogger abbastanza famosi (lui e lui, ma anche lui…l’elenco sarebbe lunghissomo). [...]

    19. webfruits
      dicembre 4th, 2006 17:14
      19

      Interessanti i sei approcci individuati, pur tenendo conto della varietà di gradi e sfumature con cui si esprimono. Proprio qualche giorno fa commentando un post sul blog di Html.it sui commenti, facevo riferimento a una sorta di conformismo social(e) per cui a chi non commenta per scelta si aggiunge chi lo fa soltanto (o più facilmente) se è preceduto da qualcun altro e se il blog è già luogo consolidato di scambio e di conversazione. Detto questo, sono per un approccio “anarco-liberale” e non sono molto tollerante nei confronti di quello “scambista”.

    20. Antonio Sofi
      dicembre 4th, 2006 17:39
      20

      Antonella/Svaroschi, la logica dell’approccio trackbacchista non direi che è egoista, è invece l’idea di migliorare la “tracciabilità” delle conversazioni – un contributo nei commenti spesso si perde (pensa anche alla lettura via feed), invece nei blog aumenta la possibilità di essere “tracciato” e seguito, via reciprochi link.

      Quanto alle differenti sfumature, secondo me abbiamo un esempio eclatante proprio in questi commenti, di complemetareità appunto tra commenti in calce e trackback – ovvero l’operazione di Tambu. Che ha commentato prima qui e poi “ripreso” e approfondito sul suo blog con un post – quel post sul suo blog servirà sia ai “suoi” commentatori (che magari qui non arrivavano) sia per essere “tracciato” da motori come technorati o blogbabel…

    21. Antonio Sofi
      dicembre 4th, 2006 17:54
      21

      Alice, hai ragione – credo che sia parte del processo di consapevolezzazione dell’importanza delle conversazioni di cui scrivevo. se diventano più importanti le conversazioni, il problema passa (anche) alla partecipazione alla conversazione stessa…

      Pietro, sono stato tutta la mattinata a chieder di te, disgraziato :)

    22. Antonio Sofi
      dicembre 4th, 2006 18:03
      22

      Antonio Ldf, è un tema che è uscito fuori anche in discussione… dire che bisognerebbe rispondere più a meno a tutti (non necessariamente come “persone” ma magari anche come “temi” magari aggregati) mi sembra banale, no?

      Vanz :)

      webfruits: questo invece *non* è stato affrontato, e invece è molto interessante – così, a caldo, sono abbastanza d’accordo con te

    23. svaroschi
      dicembre 4th, 2006 20:49
      23

      Ecco, appunto, io parlavo dell’approccio trackbacchista quando è deliberatamente esclusivo.
      (Poi l’utilità del trackback la vedo, mica no)

      Cmq direi che hai ancora un paio di punti a cui rispondere! ;-)

    24. Antonio Sofi
      dicembre 5th, 2006 10:08
      24

      non ci sarà mica anche l’approccio “reticente”? :)

      è che semplicemente non lo so perché il forumista degenera (e forse “degenera” è già un giudizio di valore – penso non ci sia in fondo niente di male nell’usare i commenti come spunto di conversazione tra una comunità di persone)

      “Scambista” si rifà (ironicamente, come in fondo le altre denominazioni) al voto di scambio della tripartizione classica (Parisi e Pasquino, 1977) nella politologia tra voto d’appartenenza, voto d’opinione e voto di scambio, quest’ultimo era appunto un do ut des :)

    25. svaroschi
      dicembre 5th, 2006 11:02
      25

      Nel mio caso, lo sai bene, sarebbe al massimo un approccio “polemico” (o capzioso, al limite)! ;-)

      Dicevo di “degenerazione” intendendo che l’approccio forumista può sfociare in qualcosa che non solo non porta niente di utile alla conversazione ma spesso (mica bisogna essere costruttivi per forza!) NON è nemmeno conversazione, ma solo una gara a chi urla di più o cmq dice delle cose a se stesso, più che agli altri, creando rumore di fondo e non molto di più.

    26. Mitì
      dicembre 5th, 2006 11:23
      26

      Sono tra anarco-liberale e pedagogico. Ma soprattutto convinta di commentare solo se ho qualcosa da dire. E che ai commenti si deve sempre una risposta. Non amo molto la forumizzazione invece, a meno che il post non sia decisamente cazzeggiante e nei commenti si svolga una specie di festa (fa sempre bene sorridere, no?). ;-*

    27. Noantri
      dicembre 5th, 2006 14:25
      27

      Trovo interessante il dibattito sui commenti. L’ho trattato spesso.

      A mio modo di vedere la stragrande maggioranza di chi commenta lo fa per fare pubblicità al proprio blog. Punto.

      Tuttavia i commenti sono fondamentali e fatico a concepire un’idea di blog con i commenti chiusi. Nel mio, ad esempio, ho fatto dei commenti una parte integrante dell’attività di scambio: spesso un post viene completato e reso più interessante dall’apporto comune dei lettori. Mi piace pensare di avere dei LETTORI più che dei VISITATORI: un visitatore che lascia un commento tanto per, equivale a un lurker che non lascia alcun commento. Bisognerebbe tracciare una linea qualitativa sui commenti: ci sono commenti e commenti. Ci sono dei post poco interessanti che vale la pena di tenere sotto osservazione per il dibattito scatenato nei (e dai) commenti.

      Quindi, in definitiva, l’interazione tra i lettori e l’autore di un articolo (o post) io la vedo come vera leva vincente della nuova informazione.

      A questo però si aggiunge un’ulteriore riflessione: è necessario che il tenutario del blog (l’autore dell’articolo) INTERVENGA a propria volta, rispondendo alle critiche e costruendo anche lui. Noto che, soprattutto tra i blogger più celebri, esiste questa moda di lanciare il sasso e nascondere il braccio: molti di questi non si palesano giammai nei propri commenti, men che meno tra i commenti dei blog altrui.
      [Ste]

    28. Matteo
      dicembre 5th, 2006 16:11
      28

      Ma, alla fine, qualcosa resterà?

    29. Myriam
      dicembre 5th, 2006 17:53
      29

      Da profana quale sono, e blogger un mese sì, tre no, a commentare mi parrebbe di impormi come ospite – sgradito o malsopportato- in una comunità che va benissimo avanti senza il mio banalissimo pensiero… :) PS: scusate se sono stata qui…

    30. svaroschi
      dicembre 5th, 2006 18:20
      30

      Oh, guarda, un commento-provocazione!
      (rientra nella casistica?)

    31. A X E L L
      dicembre 5th, 2006 21:04
      31

      Mi spiace non esser venuto a cena… E non aver parlato molto con te, che sei uno spirito positivo della nostra Rete.
      Approposito sabato ti ho citato una cosa che mi appassiona, guarda qui >Ciao.
      ps
      Video del barcamp da me rubato dal TGR Neapolis.

    32. Samuele
      dicembre 5th, 2006 21:35
      32

      Il prossimo sei tu:
      http://www.samuelesilva.net/dblog/articolo.asp?articolo=1187

      MUAHAHAHAHAHAHAHAHA

    33. Antonio Sofi
      dicembre 6th, 2006 19:41
      33

      Mitì: anche io “ossimorica” come te: liberale e pedagogica (difficile però!)
      Ste: concordo concordo (tranne sulla maggioranze che commenta per fare pubblicità: non è la mia esperienza). La frase migliore rimane quella di Rosen: il giornalismo è eidtato prima della pubblicazione, il blog dopo :)
      Myriam: grazie del commento. è proprio questo che intendevo: non devi sentirti un ospite, le conversazioni si alimentano di tutto, sono fuochi gentili. a me dispiace immensamente se qualcosa nel modo in cui io personalmente scrivo o nei commenti ti frena dal farlo: secondo me c’è ancora molto da fare per migliorare “l’amichevolezza” dei commenti (e il sito segnalato da Andrea – grazie Andrè! ti stavo scrivendo per chiedertelo! va un po’ in questa direzione).

    34. b.georg
      dicembre 7th, 2006 10:07
      34

      solo due appunti
      - imo il fatto che la blogpalla sia conversazionale non riguarda il fatto che tizio e caio siano effettivamente impegnati in un botta e risposta, o che scrivano testi brevi e correlati, ma dall’architettura della rete (multidirezionale, distribuita ecc ecc). Un blog senza commenti che non linka è immerso nella conversazione tanto quanto uno che pretende solo di rispondere a tutti. L’intenzione del singolo è irrilevante, quanto l’ideologia. In questo tipo di scrittura l’altro è presente a priori in me, sia che si manifesti che no, sia che io lo blandisca che lo tenga lontano. Cercare la specificità della scrittura in rete nella modalità di scrittura invece che nell’essere in rete è un errore consueto. le scritture, i format, non cambiano affatto, né esistono regole di scrittura sul web che non siano collezioni di sciocchezze (compresi i decaloghi di buone maniere in cui io stesso mi sono esercitato in passato); invece cambia il luogo in cui sono deposte e il luogo nelle sue tipicità retroagisce sull’autore in modo diverso che il medium “scarso” (stampa), e di conseguenza sulla sua possibilità di dominare nel modo consueto le dimensioni ulteriori del testo (io narrante, personaggi, dimensione attoriale – dimensioni che agiscono in tutte le scritture, non solo in quelle con pretese letterarie). La mutazione avviene a questo livello, ed è molto più profonda che il rispondersi o non rispondersi, lincarsi o non lincarsi.
      - imo la consapevolezza non precede ma soprattutto non segue gli sviluppi della tecnica, i due lati sono necessariamente contemporanei. La consapevolezza infatti non è tanto un fatto mentale o discorsivo, ma un processo di rimbalzo corporeo relativo al rapporto con altri che solo in ultima istanza usa la dimensione discorsiva (e nella blogpalla, che è un esperimento di consapevolezza distribuita la cosa è tautologica). Sono tali rimbalzi, guidati a loro volta da una somma di fattori estremamente complessa (culturali motivazionali ecc), a forzare i limiti tecnologici e a imporre direzioni agli sviluppi (non tutti gli sviluppi possibili avvengono né hanno fortuna, infatti. e sono gli utenti gli unici esperti reali a selezionare gli sviluppi vincenti e i tecnici quando forzano un limite lo fanno in quanto utenti interessati che “sanno” come vorrebbero muovere il proprio “corpo virtuale, cioè potenziale”). Da questo punto di vista la cultura è essenzialmente un saper fare con sé e con gli altri (la contrapposizione tecnici – umanisti, o utenti – esperti, è quindi poco sensata).
      (so di essere un po’ criptico, parlavo di queste cose in passato, ora sono un po’ arrugginito)

    35. Antonio Sofi
      dicembre 7th, 2006 11:14
      35

      Sei invece sempre straordinariamente acuto :)

      Mi convince soprattutto la questione della consapevolezza – spesso (è anche il mio errore) la banalizzazione passa da un inutile “confronto all’americana” tra cluster che non sono in realtà aggregabili. Penso ai discorsi e ai confronti sulle “generazioni”, per esempio – e allo stesso modo in questo caso sulle categorizzazioni nella diffusione dell’innovazione, come quella classica di Rogers. Forse davvero non c’è motivo di pensare a consapevolezze aggregate, ma esperienze più o meno individuali, di “rimbalzo” con le tecnologiche possibilità (banalizzo ovviamente, e spero di aver capito bene). Abbracci e grazie, as usually :)

    36. Myriam
      dicembre 7th, 2006 13:39
      36

      Forse mi sono espressa male: non si tratta di quello o come lo scrivi ma nel sentirsi un outsider rispetto a una comunità di blogger che non si nutre solo di commenti ma di continui confronti :) Grazie della risposta

    37. Simone Morgagni
      dicembre 7th, 2006 18:21
      37

      Non so se essere d’accordo con tutto quanto dice b.georg sulla scrittura. Altrimenti le mie ricerche su come la scrittura elettronica sta modificando i metodi attraverso cui l’uomo significa perderebbero di senso all’istante. E non mi pare il caso a questa ora della sera.

      Comunque sia ho aggiunto qualche altra parola alla discussione sul mio blog. Sperando di non aver delirato troppo…

    38. Antonio Sofi
      dicembre 8th, 2006 15:20
      38

      Grazie Simone, molto molto interessante – ci penso e commento da te con un po’ più di calma…
      Per la cronaca e per la precisione il contributo di Simone è in questo post.

    39. b.georg
      dicembre 8th, 2006 18:15
      39

      antonio è troppo buono, non sa quello che scatena. non rifletto su queste cose da tempo, ma mi provo di ricordare qualche risultato cui credo di essere giunto, con scuse preventive circa l’ermeticità del tutto. (stavo pensando di tradurre in italiano e accorpare un po’ di roba dei miei archivi, forse questa è l’occasione per iniziare)

      la scrittura elettronica è ambigua, perché conserva tutti i caratteri della scrittura alfabetica standard (sas) proposta sui media scarsi, ma viene agita in un medium abbondante al limite dell’infinito e soprattutto istantaneo e capace di feedback immediato. Il senso amplificato dalla sas – l’occhio, la visibilità – qui entra in concorrenza principalmente col tatto (versione “virtale-potenziale dell’udito dell’oralità primaria – cliccare è toccare e la prossimità è tattile; scrivere un post è toccare con parole, e-movere). Quindi la tendenza alla visibilità universale e all’aspirazione verso la maggioranza, tipiche dei media alfabetici scarsi, slitta verso la relazione di prossimità (orecchio-tatto) e la permanenza in minoranza, ma in un regime di ubiquità e di velocità istantanea (oralità secondaria, di cui credo parli de kerkhove). La blog palla è un infinito e non riassumibile intreccio di minoranze variamente connesse all’infinito, di cui non si può dare per principio rappresentazione unitaria, che non può tendere ad alcuna maggioranza, che non funziona come opinione pubblica (non c’è movimento verso il potere-maggioranza ma con-sistenza sul luogo e suo spostamento). A livello del singolo, l’esposizione urticante dell’io relativamente stabile, proprio della sas, alla presenza immediata dell’altro – nella rete l’altro è necessariamente e costitutivamente in praesentia – non agisce sulle strutture formali-lessicali, ma sul temperamento dell’io. Ciò che emerge è l’impermanenza delle Forme, ciò che vorrei definire l’emergere del “monstrum” (mostro, etimologicamente singolarità). Il livello di nascondimento del corpo tipico della sas (la scrittura è per principio l’assente, il morto che parla al vivo) qui è impossibile, la forma è instabile, l’occultamento della sconvenienza improponibile: l’altro c’è, giudica, sa, prima ancora di intervenire. Nella scrittura distribuita scopriamo i nostri lati peggiori, e siamo posti di fronte al bivio: comprenderne il senso o delirare, accettare la propria mostruosità o radicalizzare la rigidità dell’io fino al suicidio virtuale (chiusura del blog) o alla paranoia, farsi domande autoreferenziali o far finta di niente rifugiandosi in qualche ideologia (la più gettonata negli ambienti tech è quella che attribuisce valore etico in sé della comunicazione). Tutto ciò, comunque, non modifica la scrittura: modifica noi.

    40. Simone Morgagni
      dicembre 9th, 2006 17:14
      40

      Scusami Antonio, ho notato solo ora che avevo inserito il trackback ma wordpress non deve averlo digerito e non é comparso. Ora riprovo…

      Grazie comunque per il link e, per gli altri lettori…Scusatemi!

    41. Sproloqui semiosici
      dicembre 9th, 2006 17:14
      41

      Tipologie di commento. Riflessioni in seconda battuta…

      La presentazione tenuta nel corso dell’ultimo BarCamp torinese da Antonio Sofi è stata indubbiamente molto interessante. Forse proprio per questo sono riuscito a perdermela.
      Per cercare di recuperare o forse perché ieri notte non avevo molto sonno, mi …

    42. Setalend
      gennaio 16th, 2007 09:46
      42

      [...] Non viaggio aggiornata sul mondo della blogosfera, così un certo evento, intitolato “De-Lurking Days” mi è sfuggito… quasi sotto al naso!Sotto al naso è il caso di dirlo, perchè qualcuno si è affacciato qui, evidendemente a lurking blogger, per lasciare un segno della sua esistenza durante i giorni dell’evento.Facendo una veloce ricerca sul “De-lurking” ero giunta a dedurre che la sua fosse una burla per il numero dei commenti che mi erano stati lasciati all’ultimo post.Ora ho svelato il mistero!Per chi, come me, non fosse al corrente dei “de-lurking days”, svelo che questo “evento” era compreso nel periodo tra il 9 e il 13 gennaio.Da wikipedia (Lurker) :”Lurkare è un verbo che fa parte del gergo di Internet. È una italianizzazione del verbo inglese to lurk, che può essere tradotto approssimativamente “spiare da dietro le quinte”.Wikipedia quindi spiega: Lurker è colui che è iscritto ad una mailing list o frequenta un newsgroup o un forum e ne legge anche con attenzione i messaggi, ma non ne scrive o ne invia mai di propri. A volte i lurker restano sconosciuti per sempre ai partecipanti della mailing list o del newsgroup o del forum. Altre volte scrivono un messaggio ogni tanto, messaggio dal quale si può desumere la loro attenzione alla vita della mailing list, del newsgroup o del forum, il che in genere sorprende i partecipanti “regolari”. Il termine lurker non ha generalmente connotazioni negative. Il fatto che segua con attenzione i contenuti delle discussioni rende comunque “simpatico” il lurker al resto dei partecipanti più attivi.”Dunque i De-lurking days sono i giorni in cui i lettori silenziosi dei blog, che mai lasciano commenti, sono invitati ad apparire, come si può leggere su Fiaschi.Org:”Come ogni anno, anche nel 2007 è giunto il “delurking day”.Cos’è? È il giorno dedicato a te, lettore che passi di qui e non commenti. Purtroppo capita di sabato, giorno triste per il web, ma ce ne facciamo una ragione.Cosa prevede? Che tu lettore silenzioso che passi leggi e te ne vai, oggi devi lasciare un commentino clickando proprio qua sotto su “comments”. Non devi strapparti le meningi per farti venire un’idea decente, basta un “Eccomi qua, ci sono anch’io!” “.Una volta documentata, ho capito che Riccardo/Hari Seldon, passando di qui venerdì 12, e augurandomi un “Buon De-Lurking Day”, non stava facendo lo spiritoso, ma stava apparendo per dirmi che c’era anche lui!E girovagando ho scoperto che anche su molti altri Blog è stato menzionato il De-lurking Day, su Gibidao’Cafè, per esempio, il quale a sua volta ha fatto riferimento a SID 05, che a sua volta si è collegato a Veerle’s blog, che sul suo post “No More Lurking! It’s De-Lurking Time Again” ha visto depositare ben 521 commenti!!Per ogni altra curiosità c’è anche una ricerca di Blogbabel!Dopo questa scrittura informativa, mi sposto su un piano riflessivo.Infatti, partendo da un’altra ricerca, e da un altro blog, mi era sembrato interessante lo sviluppo intorno alla tematica di una mancanza di commentazione da parte di un visitatore, magari anche assiduo.Questo punto di vista si legge su Webgol nel post del 3 Dicembre “Interstizi, de-lurking e conversazioni al BarCamp di Torino”, di Antonio Sofi:”Agganciandomi al fil rouge conversazionale emerso ieri a Torino, sciolgo la mia presentazione sul de-lurking della blogosfera in qualche considerazione e un paio di domande aperte – che sono quelle da cui sono partito per riflettere sulle modalità di commenti e di commentatori nella blogosfera.La prima domanda è: quando si commenta un blog, perché si commenta?La seconda è: c’è o non c’è una percentuale di persone che “guardano ma non commentano” (lurkers, appunto)? E le persone che non commentano lo fanno perché non hanno niente di originale da dire, o per qualche altro motivo?Infine: quanto dello sviluppo della famigerata “big conversation” passa attraverso l’abitudine al commento, o meglio alle varie tipologie del commento?Il commento (in tutte le sue forme) è un feedback pubblico e migliorativo – anche nelle sue tipologie più esiziali. Il punto è che chi ha un blog è inevitabilmente sia commentatore che commentato. E se come commentatori siamo spesso stitici e frugali, come commentati diventiamo avidi ed esigenti (il viceversa è probabilmente più raro).Quindi – un po’ per gioco – ho provato ad individuare sei approcci estremi al commento sui blog [...]:Approccio “negazionista” “I commenti non esistono, né sono mai esistiti. Io non li uso e mai li userò. Se volete, qui c’è la mia mail”Approccio “anarco-liberale” “Chi vuole commentare, commenta. Chi non vuole commentare, non commenta. I commenti sono porte aperte”Approccio “trackbacchista” “I commenti ognuno a casa propria: se ho qualcosa da dire la dico sul mio blog e poi ti mando un fischio – o mi vieni a cercare”Approccio “forumista” “I commenti servono a chiacchierare con una comunità di persone. Il post è spesso un mero spunto di discussione”Approccio “scambista” “Commento ut des. Io do un commento a te, tu dai un commento (o qualcos’altro) a me”Approccio “pedagogico” “Bisogna commentare i blog che si leggono. Fare uno sforzo di “rottura” del vetro invisibile che separa autore e lettore”. “Appartengo all’universo della blogosfera da pochi mesi, e sto imparando strada facendo praticamente tutto!Prima di aprire il blog, non sapevo neppure cosa fosse! Sono stata invitata a farlo da un’amica che si è accinta all’opera un mese prima di me! (Blodelance!)Sono curiosa, mi piace scrivere, quindi mi sono aperta questo spazio sul web!Ora scopro un de-lurking day!Rifletto. Se i blog hanno iniziato ad esistere, e quindi questo tipo di scrittura, di espressione su queste pagine, qualsiasi sia il tema trattato, ciò che resta importante è essenzialmente lo scambio che si innesca attorno! Uno scambio che si può innescare solo attraverso l’esprimere e il comparire, l’essere!Diventando un blogger ho scoperto un interessante ed umano intreccio: conosciuto pensieri, modi di scrivere, e proprio nel lasciare il mio commento, il mio pensiero è accaduto che si sia aperto un minimo di confronto e di dialogo.Se fossi passata senza mai usare la mia voce…non sarebbe stato sterile anche il mio scrivere e creare post? Se non si creasse l’intreccio di voci e di apparizioni, non sarebbe triste scrivere in modo isolato?Insomma, per fortuna che esiste chi si espone!Come tutte le persone che piano piano sono qui apparse e mi hanno fatto veramente molto piacere, mi hanno regalato una parola, un sorriso, anche tanto altro con il loro “Esserci”! E ancora:Ciao a tutti gli usuali lurking del De-lurking day, grazie per aver testimoniato la vostra presenza lasciando il vostro saluto! Eppure, se fossimo una blogosfera di lurking! Che silenzio!!!Ma il mondo è bello perchè è vario, no? [...]

    43. Webgol, a cura di Antonio Sofi » Blog Archive » Interstizi, de-lurking e conversazioni al BarCamp di Torino
      gennaio 21st, 2007 16:08
      43

      [...] 03/12/2006Interstizi, de-lurking e conversazioni al BarCamp di Torino [...]

    44. Apogeonline - Barcamp, atto secondo
      gennaio 22nd, 2007 13:30
      44

      [...] Tra il Barcamp e gli slideshow. Sabato si è tenuto, a Torino, il secondo Barcamp italiano. Web*.0 riporta qualche impressione a caldo sulle presentazioni e sul tema generale che è emerso dalla giornata. Suzukimaruti osserva come in questo genere di manifestazioni la parte più interessante sia quella che si svolge al di fuori degli interventi, e Antonio Sofi riprende il suo pensiero per tirare le somme sulla manifestazione e riassumere le idee che ne ha ricavato. Gaspar Torriero lancia un suggerimento: defiscalizzare i pennarelli per incoraggiare i relatori ad abbandonare PowerPoint, strumento ormai abusato. Di riflesso Daveblog, che pure non ha partecipato al Barcamp, riflette sulle slide e sui segreti per creare presentazioni efficaci. Maurizio Goetz, autore di uno degli slideshow più criticati spiega le sue scelte. Marlenek non era presente, così ha tentato un esperimento: partecipare al Barcamp via blog, con un post sulla gestione delle informazioni. [...]

    45. Una boccata d’aria › Sergio Maistrello
      gennaio 23rd, 2007 18:30
      45

      [...] Del BarCamp di Roma saluto con gioia la seconda fioritura di serendipity nel nostro piccolo mondo. Mi pare di capire che la terza non-conferenza sia andata piuttosto bene, nonostante qualche disaccordo sulle contaminazioni tra idee e affari. Mi spiace molto non essere riuscito a essere presente negli interstizi, ma mi appresto a recuperare il recuperabile nei racconti (anche audio), tra le foto e attraverso i video disponibili. Ora tutti al NoCamp di Vercelli, però. [...]

    46. Webgol, a cura di Antonio Sofi » Blog Archive » BarCamp, equilibrio possibile tra conversazione e divulgazione?
      febbraio 26th, 2007 17:27
      46

      [...] La qualità degli interventi, e il piacere degli interstizi (e dei cocktail anconetani) non si discutono. E un BarCamp vale sempre il prezzo del biglietto (che peraltro non c’è). [...]

    47. bloGDiesis » Blogger o non blogger
      aprile 23rd, 2007 06:40
      47

      [...] beh, Beppe Grillo potrebbe anche partecipare alla discussione in veste di trackbacchista (cfr Antonio Sofi al Barcamp), facendo sentire il suo punto di vista RELAZIONATO a quello degli altri. [...]

    48. La coda lunga dei barcamp › Sergio Maistrello
      maggio 31st, 2007 11:29
      48

      [...] I barcamp e gli eventi affini sono ormai talmente tanti, e sempre alla legittima ricerca di visibilità, che a parlare di tutti si finirebbe per fare tante copie del già ottimo BarcampItalia, il blog dedicato alle non-conferenze italiane creato da Giovy. Faccio con piacere un’eccezione per il PubCamp, il barcamp anomalo che Massimo Marino sta organizzando per il 23 giugno in un pub di Chieti. L’idea della birreria va di pari passo con quella di favorire la divulgazione non specialistica dei blog e delle altre applicazioni mature di Internet, tra una birra e l’altra. Un po’ barcamp un po’ blogfest, dice Massimo. Il paradiso degli interstizi, a occhio. [...]

    49. catepol
      agosto 3rd, 2007 09:41
      49

      [...] UPDATE 2 :  Prendo spunto dalle cose che si dicono a valle del BarCamp. Sto leggendo in giro. Mi soffermo su questo post dove si parla di de-lurking. Per i non addetti: in pratica l’uscire dall’anonimato per commentare sui blog che si leggono mettendo nel commento qualcosa di se stessi, conversando insomma (ho molto semplificato ma questo è).  Scopiazzo i sei approcci estremi di Sofi al commento sul blog per chiedervi (oltre al link di cui sopra) anche: "E tu che commentatore sei?" [...]

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