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03/12/2006

Interstizi, de-lurking e conversazioni al BarCamp di Torino

di Antonio Sofi, alle 15:54

Un pezzetto del grafo della blogosfera italiana - by top.qix.itAssai piacevole l’esperienza al BarCamp di Torino, complimenti a Vittorio Pasteris che è stato padrone di casa impeccabile. Come al solito (e nella logica nativa dei BarCamp) il bello spesso stava negli interstizi tra una presentazione e l’altra, nella chiacchierata che si generava spontaneamente all’ingresso, al bar, ai margini degli eventi programmati. In questo senso faccio prima a citare Enrico, impagabile cicerone torinese e torinista:

In casi simili, tra un capannello e l’altro, le conferenze si auto-formano: uno sale in cattedra per 15 secondi, dice la sua, gli altri chiosano, poi la palla passa ad un altro e così via: siamo tutti transitoriamente conferenzieri . L’impressione che ho avuto è che non servano tanto *i temi* su cui conversare, ma *le occasioni* per conversare. E non è affatto obbligatorio che queste siano prefissate: si formano da sole, in base a chi c’è, ai temi del momento.


In ogni caso, ho anche con piacere seguito anche alcuni interventi (perdendomene altri per coincidenze e distrazioni): la croce e delizia del blogroll con Gaspar, Federico, Andrea, Tambu, e altri (tema già ampiamente dibattuto in Rete e dal quale, mi sembra, sia uscito fuori la non disprezzabile conclusione che ognuno-fa-un-po’-come-gli-pare) alla coraggiosa (lei dice “incosciente”, io insisto sul coraggio) Mafe sulla questione dell’aggregazione e ripubblicazione dei contenuti dei blogger; da Andrea Beggi che è riuscito per magia d’osmosi comunicativa a far capire – a me che non ne avevo la benché minima idea – cose fosse un tunnel SSH all’analisi tra politica e mobbing di Simone Morgagni (da approfondire), fino alla presentazione di Ludo & co sulla classifica dei blog italiani, che ha proposto alcuni affascinanti grafi della blogosfera italiana basati su link in ingresso e in uscita e preannunciato alcuni cambiamenti nei pesi specifici del ranking della classifica stessa – che sono tutti orientati verso una maggiore importanza delle live conversations e che qui si condividono pienamente.

L’impressione che ne ho tratto è che vi sia una maggiore consapevolezza generale della importanza delle conversazioni – una presa di consapevolezza che, come spesso accade, non segue le velocità della tecnica, ma ha bisogno dei tempi relativamente lunghi della pratica e dell’esempio concreto. Una blogosfera orientata alle conversazioni più che ai singoli post, ai link vivi più che a quelli tumulati nel blogroll, alle varie vite aggregative che i contenuti hanno tra politica e giornalismo. La blogosfera come un enorme nuvola pulsante che acchiappa le periferie con i link e ne fa comunque centro, separata da pochi link d’attenzione e d’interesse, che è fatta di persone che si incontrano, si scambiano e fanno emergere i contenuti (più o meno) migliori – spesso, appunto, negli interstizi dei media tradizionali.

De-lurking the Blogosphere
Agganciandomi a questo forte fil rouge conversazionale emerso spontaneamente ieri a Torino, sciolgo la mia presentazione sul de-lurking della blogosfera in qualche considerazione e un paio di domande aperte – che sono quelle da cui sono partito per riflettere sulle modalità di commenti e di commentatori nella blogosfera.

La prima domanda è: quando si commenta un blog, perché si commenta?
La seconda è: c’è o non c’è una percentuale di persone che “guardano ma non commentano” (lurkers, appunto)? E le persone che non commentano lo fanno perché non hanno niente di originale da dire, o per qualche altro motivo (abitudine ai media “tradizionali”, per esempio)?
Infine: quanto dello sviluppo della famigerata “big conversation” passa attraverso l’abitudine al commento, o meglio alle varie tipologie del commento?

Il commento (in tutte le sue forme) è un feedback pubblico e migliorativo – anche nelle sue tipologie più esiziali. Il punto è che chi ha un blog è inevitabilmente sia commentatore che commentato. E se come commentatori siamo spesso stitici e frugali, come commentati diventiamo avidi ed esigenti (il viceversa è probabilmente più raro).

Quindi – un po’ per gioco – ho provato ad individuare sei approcci estremi al commento sui blog – in parte confermatami dalle reazioni live, ma ben vengano nuovi approcci – che credo siano, più o meno, self-evident:

Approccio “negazionista”
"I commenti non esistono, né sono mai esistiti. Io non li uso e mai li userò. Se volete, qui c’è la mia mail"
Approccio “anarco-liberale” "Chi vuole commentare, commenta. Chi non vuole commentare, non commenta. I commenti sono porte aperte"
Approccio “trackbacchista” "I commenti ognuno a casa propria: se ho qualcosa da dire la dico sul mio blog e poi ti mando un fischio – o mi vieni a cercare"
Approccio “forumista” "I commenti servono a chiacchierare con una comunità di persone. Il post è spesso un mero spunto di discussione"
Approccio “scambista” "Commento ut des. Io do un commento a te, tu dai un commento (o qualcos’altro) a me"
Approccio “pedagogico”* "Bisogna commentare i blog che si leggono. Fare uno sforzo di “rottura” del vetro invisibile che separa autore e lettore"


[* Segnalo a tal proposito un post di Cool Cat Teacher, una piccola guida del commenting per i blog didattici dei più piccoli]

Conclusioni definitive non ce ne sono. O meglio sono aperte e “commentabili”.

Al di là dell’approccio, e delle modalità di contributo alla conversazione attraverso le varie forme di commenting (trackback oppure commenti in calce al post – che, come è emerso dalla discussione, possono tranquillamente convivere perché soddisfano differenti sfumature comunicative), una qualche riflessione sul de-lurking della blogosfera (specie per quanto riguarda coloro i quali leggono ma non hanno un blog) potrebbe contribuire – insieme a molte altre fatte ieri a Torino – a migliorare (qualitativamente più che quantitativamente) la conversazione globale.

Per gli amanti della biodiversità comunicativa, metto on line anche il pdf del mio intervento (63 kb) concepito come mero accompagnamento della presentazione, ma “commentato” (e visto l’argomento del de-lurking, direi opportunamente) da Gaspar e quindi leggermente modificato e/o migliorato :)

– altri post sul BarCamp di Torino
– Alcune foto: BarCampTurin, BarCamp

[tags]BarCamp, BarCampTurin, Big Conversation, Conversazioni, Lurking, Delurking, commenti, trackback, Torino[/tags]


  • BarCamp, equilibrio possibile tra conversazione e divulgazione?
  • BarCamp a Torino, Creatività a Firenze (non si sa mai)
  • WaveCamp. Un barcamp che ci arrivo con il motorino (o quasi)
  • Genetliaco babbione: cinque anni di Webgol.it

  • 51 Commenti al post “Interstizi, de-lurking e conversazioni al BarCamp di Torino”

    1. Nicola D'Agostino (.net) » BarcampTurin: un bilancio a caldo
      giugno 23rd, 2015 15:38
      1

      […] questi di sedie, divani, tavolini, proiettori, bagni e anche zone interstiziali per le fondamentali interazioni spontanee. Purtroppo proprio la sede e un altro elemento chiave del BarCamp, la connettività, sono stati […]

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